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7 gennaio e scuola, difficile valutare l'impatto sulla diffusione del Covid-19

di Sara De Giorgi - 04.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Secondo il rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità non sembra che nelle scuole ci possa essere un aumento significativo dei contagi, ma pare che comunque gli istituti scolastici possano, in base al contesto esterno e all'andamento dell'epidemia, contribuire ad accelerare o a rallentare la diffusione del virus.

L'Istituto Superiore della Sanità ha analizzato tutto ciò che è accaduto dal 24 agosto al 27 dicembre nella curva dei contagi e l'impatto della riapertura e della conseguente chiusura delle scuole sulla diffusione dell'epidemia da Covid19. Tale rapporto dell'Iss dovrà servire al governo per prendere decisioni nelle prossime settimane.

Gli studiosi che hanno partecipato alla stesura del documento hanno sottolineato che se, da un lato, le scuole sembrano, allo stato attuale delle conoscenze, ambienti sicuri purché siano adottate tutte le misure verificate e consolidate (mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani, ecc.), dall'altro, poiché i dati non sono definitivi e completi, «l'impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro».

Praticamente la decisione se riaprire le scuole o no il 7 gennaio è del governo. Secondo il rapporto, infatti, non sembra che nelle scuole ci possa essere un aumento significativo dei contagi, ma pare che comunque possano, in base al contesto esterno e all'andamento dell'epidemia, contribuire ad accelerare o a rallentare la diffusione del virus. 

I suggerimenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

Il documento riporta i consigli dell'OMS e li inquadra come fattori per valutare la decisione di ripartire:

  • «epidemiologia del COVID-19 a livello locale, poiché la trasmissione del virus può variare da un luogo all'altro;
  • individuazione dei probabili benefici e rischi per i bambini e per tutto il personale scolastico derivanti dal mantenimento dell'apertura delle scuole;
  • intensità di trasmissione nell'area in cui opera la scuola;
  • impatto complessivo della chiusura delle scuole su istruzione, salute generale, benessere e sulle popolazioni fragili;
  • efficacia delle strategie di apprendimento a distanza;
  • capacità di rilevazione dei casi e risposta da parte delle autorità sanitarie locali;
  • capacità delle scuole e istituzioni educative di operare in sicurezza».

Bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza

Resta il fatto che la percentuale dei focolai nelle scuole si è sempre mantenuta piuttosto bassa. Secondo l'Iss «le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia, che sono nell'ordine il contesto familiare/domiciliare, sanitario assistenziale e lavorativo».

Ecco invece il suggerimento dei ricercatori del ministero della Salute: «Le scuole devono far parte di un sistema efficace e tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un'adeguata ventilazione dei locali». E l'Iss dichiara che «per un ritorno a scuola in presenza è necessario bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza».

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