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Consigli per migliorare l'autostima dei bambini a scuola

di Sara De Giorgi - 14.09.2022 - Scrivici

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Come migliorare l'autostima dei bambini a scuola? Abbiamo intervistato Sandro Marenco, definito dal "Sole 24 ore" il professore più amato dei social e autore del volume Dillo al Prof, edito da Salani.

Come migliorare l'autostima dei bambini a scuola? Esistono alcune strategie che, se ben applicate, possono indirizzare i nostri figli verso l'acquisizione di corrette abitudini, che possono potenziare il senso di autostima.  

Abbiamo intervistato Sando Marenco, definito dal "Sole 24 ore" il professore più amato dei social, Ambassador del "Dove Progetto Autostima" e autore del volume Dillo al Prof, edito da Salani.

Marenco ci ha spiegato qual è secondo lui la funzione educativa della scuola, spiagndo il perché dell'eccessivo valore attribuito ai voti e ci ha indicato le strategie utili per incrementare l'autostima nei più piccoli.  

In questo articolo

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La funzione educativa della scuola

«La società cambia molto velocemente e le esigenze, i sogni, quando ci sono, e i desideri degli adolescenti di oggi sono molto diversi da quelle che abbiamo vissuto noi negli anni '90», ha affermato Sandro Marenco.

«In un panorama così differente è chiaro che anche la scuola debba cambiare per poter rispondere alle richieste che vengono portate quotidianamente dagli studenti. Quando andavo a scuola io la scuola non era caricata così tanto come adesso della responsabilità educativa.

I miei genitori si preoccupavano che io fossi gentile ed educato ma non si andava oltre, certe tematiche erano taboo, altre non erano così popolari come adesso. Gli episodi di bullismo e di razzismo non è che fossero assenti, ma non se ne parlava, rimaneva tutto taciuto nel cuore di chi subiva quelle ingiustizie.

In questi anni abbiamo tutti alzato l'asticella, pretendiamo di più, chiediamo di più, in generale ma anche dalla scuola. Ed è giusto che sia così. I genitori fanno la propria parte a casa ma si aspettano che, anche a scuola, i loro figli vengano educati oltrechè istruiti. La scuola di oggi deve educare alla vita, al bello, al rispetto e all'accettazione di sé.

E' una brutta parola "accettare" ma è questo il processo che si deve instillare nei ragazzi, accettare le proprie imperfezioni perché solo così potranno capire che non sono tali bensì tratti distintivi.

I docenti, in quanto educatori, non hanno solo il compito di fornire nozioni, quello è solo il punto di partenza, devono assolutamente far nascere la voglia di creare cose belle, di scoprire cose belle e di rispettarle».

Perché la scuola può distruggere l'autostima dei bambini?

«Perché noi adulti spesso ci dimentichiamo di essere degli esempi viventi. Specialmente in questo periodo storico le parole non contano molto, quello che sorprende i bambini e insegna anche ai ragazzi è il nostro comportamento. E' il nostro fare o non fare, agire o non agire.

Io ho vissuto per quasi quattro anni della mia vita in Austria e vi racconto un breve aneddoto che mi aiuta a farvi capire meglio cosa intendo dire: ero fermo ad un semaforo, pronto per attraversare la strada. Con me c'era una carissima amica austriaca. Il semaforo per noi pedoni era rosso, era sera quindi non c'era traffico. Guardo a destra poi a sinistra, non ci sono macchine in arrivo e così attraverso, la mia amica resta immobile dall'altro lato.

Quando il semaforo diventa verde mi raggiunge e mi dice: "Sa, non va bene quello che hai fatto" le rispondo che sapevo benissimo quello che avevo fatto ma "non c'era nessuno dai" le dico. Lei mi guarda e mi dice con naturalezza: "e se ti avesse visto un bambino lassù dalla finestra?" indicando uno dei palazzi lì vicino e poi continua "avrebbe imparato da te che anche con il rosso si può passare ma un bambino non ha la capacità che hai tu di calcolare la velocità di una macchina".

Sono rimasto senza parole e da quel giorno non ho mai più attraversato una strada con il semaforo rosso.

Questo per dire che un professore viene visto come un esempio, quello che dice o fa il prof è, per definizione, corretto e giusto. Allora se un bambino o un ragazzo ad esempio non capisce quello che ho spiegato e io mi scoccio o addirittura mi innervosisco, manderò a quello studente il messaggio che non capire indispone e che, quindi, se non capisci non vai bene.

Sono queste le piccole grandi cose a cui noi docenti dobbiamo fare attenzione, in generale abbiamo il dovere morale di non far sentire mai nessuno come un "diverso", già facendo così avremmo degli studenti più felici e sereni di essere come sono».

Come far capire ai bambini il valore del "brutto voto"?

«Guardi, riprendo il discorso che io ho fatto qualche tempo fa alla Giornata dell'Autostima, un evento davvero di valore sul tema dell'autostima, organizzata da Dove di cui io sono ambassador per il Dove Progetto Autostima nelle scuole. In quell'occasione dicevo come il voto sia diventato troppo importante per ragazzi e famiglie.

Quando i ragazzi tornano a casa dopo un'interrogazione o un compito in classe la prima domanda è quasi sempre "Com'è andata? Quanto hai preso?". C'è la tendenza a considerare la scuola come un votificio ma, come ho detto sopra, il ruolo dell'insegnante va ben oltre anche la valutazione. Resta comunque uno dei momenti importanti del percorso di ogni studente ma bisogna ridimensionare la valenza che gli abbiamo attribuito.

Il voto di un compito in classe non è il voto a te come persona, lo dico sempre all'inizio dell'anno alle mie classi. Quel numero indica solo il livello tuo di preparazione per quella singola prova in quel preciso momento. Se, per ipotesi, la stessa prova ti fosse sottoposta un giorno dopo o tre mesi prima, la performance sarebbe diversa.

Perché questo? Perché ogni studente porta a scuola la sua vita, i suoi disagi, le sue gioie e, soprattutto nel periodo dell'adolescenza dove i ragazzi vivono di emozioni, è naturale che le stesse influiscano in negativo o in positivo sulle performance.

Io, davanti ad un brutto voto, dico sempre: "Ricordati che io ho sempre avuto 4 di inglese e poi mi sono laureato in lingue e adesso lo insegno"».

Consigli per migliorare l'autostima a scuola

  1. «Davanti ad una risposta errata di un alunno mai dire NO, hai sbagliato. Provare a capire insieme il ragionamento che lo ha portato a dare quella risposta e, se non lo si trova, far capire che il percorso che ha fatto con la sua mente poteva funzionare in altri contesti ma non in quel momento. Cerchiamo di non distruggere i processi naturali specifici di ogni individuo, non è sbagliato, semplicemente non è funzionale a quel momento ma potrà esserlo in altre occasioni.
  2. Se uno studente non eccelle nella nostra materia non facciamone un dramma, non diciamo, nemmeno con i colleghi, "ma quello non capisce niente" perché non è vero. Magari non capisce la nostra materia come vorremmo noi, magari non è un genio a scuola ma quasi sicuramente sarà eccellente in altre cose. Ognuno ha il proprio cammino che va rispettato.
  3. E' importante sottolineare sia privatamente che davanti a tutta la classe i piccoli miglioramenti che i singoli studenti riescono ad ottenere durante l'anno scolastico. Mai evidenziare l'errore o la caduta ma sempre rafforzare i successi.
  4. Non fare mai paragoni con gli altri compagni perché ognuno di noi ha il proprio vissuto e, di conseguenza, il proprio carattere, predisposizione, fiducia, voglia di studiare, voglia di creare. Rispettare la diversità di ognuno anche nei tempi e nelle modalità di apprendimento. Siamo in classe per aiutarli, non per distruggerli».

Sandro Marenco, autore del libro "Dillo al Prof»

Sandro Marenco è definito dal "Sole 24 ore" il professore più amato dei social. Marenco è anche Ambassador del "Dove Progetto Autostima". Per maggiori informazioni sul progetto doveprogettoautostima. it

Autore del libro Dillo al Prof, edito da Salani, Marenco ci ha raccontato come è nata la sua attività sui social e l'idea di scrivere un testo.

«Nel periodo della pandemia ho deciso di sbarcare sulla piattaforma che, in quel periodo, stava crescendo con numeri di download incredibili. Ho creato un account su Tiktok e uno su Instagram e ho iniziato a scherzare con i ragazzi facendo ironia sull'incapacità di noi insegnanti di fare una lezione in Dad e sulla loro astuzia nell'approfittare di una situazione per riuscire a copiare e suggerire durante le interrogazioni.

Abbiamo scherzato molto e loro hanno iniziato a fidarsi di me. Il nostro rapporto è cresciuto giorno dopo giorno fino a che hanno anche iniziato a raccontarmi le loro storie più private e dolorose. Si sono confidati con me, ho cercato di aiutarli, li ho invitati a parlarne con i loro genitori o di rivolgersi ad uno psicologo.

Ho letto storie che mi hanno toccato tutte le corde dell'anima e del cuore. Le ho poi volute raccogliere e raccontare a tutti. Per questo motivo nasce Dillo al Prof edito da Salani, per far conoscere a chi ancora pensa che questa generazione sia superficiale e senza voglia di fare niente.

Ho voluto sbattere in faccia a chi la pensa così tutta la loro bellezza, la loro sensibilità e anche la loro voglia di raccontarsi. Sono tutte storie vere che loro hanno raccontato a me perché, dicono loro, si sono sentiti compresi e mai giudicati».

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