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La storia di Antonio Meucci, l'inventore del telefono

di Ines Delio - 07.05.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La storia di Antonio Meucci, l'inventore del telefono al centro di una disputa sulla paternità di una delle tecnologie più rivoluzionarie

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Antonio Meucci, l'inventore del telefono

Il telefono  è stato tra le più importanti tecnologia di comunicazione introdotte negli ultimi due secoli, il primo mezzo che ha consentito alle persone di parlare da un luogo all'altro del pianeta, avvicinandole e rendendo così il mondo più piccolo. Al giorno d'oggi è impossibile pensarci fuori casa (ma anche in casa) senza i nostri smartphone a portata di mano, sempre più indispensabili nelle nostre vite. Ma chi ha inventato il telefono? Il suo nome è Antonio Meucci e la sua storia è davvero incredibile.

Chi era Antonio Meucci

Antonio Meucci nacque a Firenze il 13 aprile 1808. Iniziò gli studi superiori nel 1821, all'età di 13 anni, presso l'Accademia di Belle Arti, dove studiò Chimica e Meccanica, acquisendo, attraverso quest'ultima materia, conoscenze di Fisica ed Elettrologia. Una delle sue prime esperienze di lavoro fu quella di assistente macchinista del Teatro della Pergola. Qui si distinse per la costruzione di un "telefono acustico" che permetteva le comunicazioni tra il palcoscenico e il personale del piano superiore.

Nel 1835, venne espatriato a Cuba insieme a sua moglie Ester Mochi, per sottrarsi alla persecuzione politica dopo aver partecipato ai moti per l'unità d'Italia, tra il 1833 e il 1834. Si stabilì a L'Avana, dove restò fino al 1850, lavorando come sovrintendente tecnico del Gran Teatro de Tacón. Nel 1849, durante la permanenza a Cuba, Meucci, sperimentò per la prima volta la trasmissione della parola attraverso l'elettricità, ideando così un primo sistema di comunicazione telefonica.

Trasferitosi nel 1950 a New York, Meucci si stabilì definitivamente con la sua famiglia a Clifton, un quartiere di Staten Island, nel New Jersey, dove rimase per il resto della sua vita. Qui avviò un'impresa per la produzione di candele steariche, basata su un procedimento da lui stesso concepito. Tuttavia, accanto alla sua attività di produttore di candele, Meucci non abbandonò mai la ricerca scientifica nel campo dell'elettricità e della trasmissione della voce per mezzo di essa.

La casa e la piccola fabbrica di Meucci a Clifton furono un punto di riferimento per i tanti esuli italiani riparati in America dopo aver combattuto nelle guerre d'indipendenza, tra i quali anche Giuseppe Garibaldi, ospite di Meucci per quattro anni, tra il 1850 e il 1854. Proprio nel 1854, all'interno della sua abitazione, l'inventore toscano riuscì a realizzare un piccolo collegamento telefonico, definito "Teletrofono", che metteva in comunicazione la camera da letto della moglie, costretta a letto da una grave infermità, e altri locali della casa e del suo laboratorio.

Gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta dell'Ottocento furono senza dubbio i più fecondi per Meucci. In questo periodo, infatti, sperimentò e sviluppò diverse decine di modelli di comunicazione telefonica, fino ad arrivare tra il 1864 e il 1865 a risolvere il problema del diaframma, la cui corretta vibrazione era essenziale per permettere la trasmissione vocale a distanza.

Nel frattempo, però, l'inventore era alle prese con una grave difficoltà economica. Rimasto infermo in seguito a un incidente, continuò lo stesso a a impegnarsi per provare a concretizzare la sua invenzione. Dopo aver fondato con altri soci italiani la Telettrofono Company, che ebbe purtroppo breve durata, alla fine del 1871 riuscì finalmente a depositare il caveat n. 3335 (un brevetto preliminare) presso l'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti. Intitolato 'Sound Telegraph', il brevetto conteneva la descrizione, in sintesi, della sua invenzione del telefono.

La controversa paternità del telefono

Per più di un secolo, il primato dell'invenzione del telefono non è stata attribuita ad Antonio Meucci, bensì all'altro grande pioniere della comunicazione telefonica, Alexander Graham Bell, ex dipendente della Western Union. Il mancato rinnovo di 10 dollari del caveat da parte di Meucci, a causa delle sue difficoltà economiche, permise infatti a Bell, quattro anni più tardi, di presentare la domanda di brevetto per il telefono elettrico.

Antonio Meucci reclamò in ogni sede e in ogni occasione la sua priorità, che si fondava sul fatto che la sua invenzione era di dominio pubblico nell'area di New York e pertanto, secondo la legge vigente, il brevetto Bell non costituiva una "nuova ed utile arte... non prima conosciuta o usata in questo paese...". Antonio Meucci morì a Clifton il 18 ottobre 1889. Soltanto nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto ufficialmente – anche se molto in ritardo – Antonio Meucci come l'inventore del telefono. Pochi giorni dopo la morte dell'inventore italiano, fu posto nel prato antistante il suo cottage un piccolo ceppo con la scritta: "Antonio Meucci - The Inventor of the Telephone" ("Antonio Meucci – L'Inventore del Telefono"), sul cui fianco destro furono fissati i suoi due telefoni del 1854 e del 1864 e gli schemi elettrici dei più importanti modelli realizzati.

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