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Bambini e discalculia: cause, sintomi e rimedi

di Rosy Maderloni - 04.11.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quando le difficoltà in matematica sembrano impossibili da gestire, vale forse la pena chiedersi se nostro figlio non abbia problemi di discalculia. Ne parliamo con la ricercatrice in Neuroscienze Silvia Elena Benavides Varela

Bambini e discalculia: cause, sintomi e rimedi

"Tanti, pochi. Maggiore, minore. Io proprio non li capisco". Non sono capricci, non è stanchezza e neanche rifiuto di volersi applicare: il bambino che mostra fatica o addirittura incomprensione delle quantità e dei numeri non ha "semplicemente" difficoltà con la matematica, potrebbe invece avere un problema di discalculia.

Gli ultimi dati disponibili del Ministero dell'Istruzione relativi all'anno scolastico 2017-2018 rivelano che gli alunni con discalculia in Italia sono poco meno di 87 mila.

Quali possono essere le cause, i sintomi e come comportarsi con i bambini con discalculia ce lo spiega Silvia Elena Benavides Varela, ricercatrice del Babylab del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione - DPSS dell'Ateneo di Padova.

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Cosa si intende per discalculia?

"La discalculia è un disturbo dell'apprendimento caratterizzato da una difficoltà specifica e persistente con il calcolo e l'aritmetica: viene valutata e diagnosticata nel tempo. È presente in una percentuale dell'1-3% in bambini con un'intelligenza ritenuta normale: questo implica che persino bambini con buona padronanza del linguaggio e abilità visuo-spaziali potrebbero essere discalculici, e quindi avere difficoltà solo matematiche", premette la ricercatrice. "Questa è una possibilità, spesso invece nei soggetti con questo disturbo si presentano comorbidità come la dislessia".

A quali sintomi della discalculia prestare attenzione, anche nei bambini molto piccoli

"Un genitore potrebbe trovare anche nei bambini più piccoli alcuni segni non determinanti di un possibile futuro problema di discalculia– aggiunge Benavides -: il piccolo nei primi anni di età potrebbe risultare goffo nei movimenti o mostrare difficoltà nella gestione degli spazi ed essere particolarmente disorganizzato. Queste caratteristiche non devono essere associate in forma univoca a questo problema. Vero è che in molti casi dopo la diagnosi di discalculia, il genitore riporta come questi tratti siano stati presenti nell'infanzia: possiamo dunque ritenerli campanelli d'allarme non deterministici ma con possibile correlazione. Più attenzione dovrebbe porsi invece a difficoltà riscontrate nel comprendere ad esempio dove si trovano più o meno giocattoli, biscotti e altri oggetti frequenti nell'ambiente quotidiano dei piccoli".

"La diagnosi vera e propria è richiedibile a partire dalla terza elementare quando è più probabile che non ci siano falsi positivi. Prima di recarsi in una realtà specializzata si può valutare:

  • difficoltà e lentezza nelle procedure di calcolo;
  • difficoltà nella comprensione della quantità, contare saltando qualche numero senza comprendere la mancanza nella sequenza;
  • difficoltà nello svolgere i calcoli a mente e anche nello scritto, occorre più tempo per attivare le procedure;
  • difficoltà nella comprensione dei simboli arabi quando si fa attività con i numeri in forma scritta;
  • più avanti negli anni scolastici, difficoltà nell'imparare le tabelline e moltissima fatica anche nella lettura e scrittura di procedure e concetti matematici complessi.

"Il bambino rimarrà indietro alle elementari rispetto ai suoi compagni e questa difficoltà tende a protrarsi tanto che poi nell'età adulta della scelta professionale la persona discalculica tende a preferire percorsi lontani dalla matematica.  Da questo punto di vista avere una diagnosi può  permettere alla persona di cercare aiuto per compensare le sue difficoltà".

Cause della discalculia

"Ci sono diversi elementi per pensare esista un deficit congenito nella rappresentazione mentale dei numeri, probabilmente legata a una condizione neurologica tipica di aree associate al calcolo che, a ricerche effettuate, sembrano essere meno attivate anche di fronte a stimoli apparentemente semplici, come riconoscere tanti o pochi elementi, maggiori o minori insiemi. Voglio sottolineare quel "probabilmente" perché non è un risultato che possiamo prendere per conclusivo al momento. La diagnosi al momento continua ad effettuarsi sulla base di risultati di prove carta e matita".

"La discalculia è diagnosticata da specialisti in neuropsicologia dello sviluppo e neuropsichiatri attraverso test tarati adeguatamente per l'età. Esistono inoltre test che possono essere utilizzati dalle educatrici/maestre che non hanno lo scopo di rivelare una diagnosi, ma per fornire indicazioni del livello di difficoltà che può avere un bambino rispetto alla sua età". 

"Le difficoltà in matematica, invece, sono molto più frequenti e spesso hanno cause ambientali o legati al supporto accademico, ossia ai metodi e alle attività con cui è praticata la matematica". 

Discalculia: come aiutare i bambini con i compiti di matematica

"I bambini che hanno avuto certificazione di discalculia seguono training specializzati – conferma la ricercatrice Benavides -. Anche in classe se ne tiene conto: non basta avere un educatore in più o un supporto generico: il neuropsicologo propone training più efficienti in base al profilo individuale partendo sempre dai punti di forza del soggetto che ha di fronte. Ogni percorso segue valutazioni molto specifiche facendo leva sulle capacità del bambino, ad esempio l'ambito verbale, il visuo-spaziale o la memoria di lavoro e si imposta un percorso sulla base di questo. Questi supporti vengono dati insieme a strumenti compensativi per la scuola".

Il ruolo dei genitori. "I genitori possono fare molto per supportare i propri figli. Evitando innanzitutto l'ansia e la fretta di voler vedere i propri bambini terminare i compiti o raggiungere i pari. A questi bambini occorrerà sentire accanto l'adulto che lo faccia sentire meglio a livello di autostima. Esistono inoltre tanti modi per spiegare dei concetti ai bambini, più strade si usano per avvicinare alla comprensione e più è probabile che il bambino abbia successo in quello che sta facendo".

L'intervistata

Silvia Elena Benavides Varela è ricercatrice del Babylab del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione - DPSS dell'Ateneo di Padova.

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