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Scuola: chi l'ha inventata?

di Ines Delio - 01.09.2023 - Scrivici

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Chi ha inventato la scuola, perché si chiama così, come e cosa si studiava nell'antichità: origine e storia 

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Chi ha inventato la scuola

Amata e odiata, la scuola è un'istituzione senza la quale, con tutti i suoi pregi e difetti, la società come la conosciamo non potrebbe esistere. Un sistema complesso di fondamentale importanza che ha il compito di educare, formare e istruire intere generazioni. Ma chi ha inventato la scuola?

Perché si chiama scuola

Il termine 'scuola' deriva dal latino 'schola', che a sua volta proviene dal greco 'scholé'. Pensate che in origine significava "tempo libero", come la parola 'otium' per i latini, inteso come uso piacevole dell'intelletto, indipendentemente da ogni bisogno pratico. Solo più tardi, avrebbe designato il luogo dove si studia, accezione con cui tutt'oggi la conosciamo.

La scuola nell'antichità

Per capire chi ha inventato la scuola, bisogna andare indietro di millenni, benché non si possa dire con esattezza quando e come sia nata l'idea di scuola. Quel che è certo, è che l'istruzione scolastica così come la intendiamo noi oggi è il risultato di un percorso molto lungo e articolato che si è protratto nei secoli.

Nelle più antiche civiltà orientali incontriamo un tipo di scuola sacerdotale con finalità religiose, che a volte prepara anche alti funzionari pubblici, come accadeva ad esempio nell'antico Egitto. Anche i Sumeri, fin dal IV millennio a. C, avevano scuole per gli scribi, simili a quelle egizie. Ricordiamo che proprio i Sumerii furono tra i primi a inventare la scrittura.

È soltanto in Grecia, però, già a partire dal VI secolo, che la scuola si libera da preoccupazioni religiose e pratiche, diventando strumento di un'educazione liberale. Ad Atene l'organizzazione scolastica è privata, benché controllata e talvolta sovvenzionata dallo Stato, i giovani – tutti maschi - erano guidati dai 7 ai 18 anni prima dal grammatista che insegnava a leggere e scrivere e a far di calcolo, poi dal citarista che insegnava a suonare la cetra e la poesia melica, e dal pedotriba, la versione più antica dell'insegnante di educazione fisica.

A questi insegnamenti ne seguivano spesso altri.

Nella seconda metà del V secolo, per opera dei sofisti, si determinano nell'ambito dell'educazione superiore, indirizzi diversi, rivolti prevalentemente alla formazione filosofica e politica e a quella retorica, che preannunciano la costituzione di istituti di alta cultura paragonabili alle università, che troveremo in epoca alessandrina. Nel periodo ellenistico le innovazioni investono anche l'istruzione elementare e secondaria, con il diffondersi della scuola pubblica, benché spesso a finanziarla siano le fondazioni dei privati.

Nell'antica Roma, l'educazione rimane a lungo confinata nell'ambito familiare e con destinazione prevalentemente pratica. L'istruzione era affidata alla madre nella prima infanzia e in seguito al padre, il quale doveva anche trasmettere ai figli i valori religiosi, sociali e civili secondo quelli dei propri antenati e in base all'estrazione sociale. Sin dalla fine della repubblica, la famiglia affidava solitamente i figli a un pedagogo privato – generalmente greco – o li mandava a scuola. Gli studi si interrompevano quando i ragazzi sapevano leggere, scrivere e far di conto, mentre tra i 12 ed i 15 anni le ragazze smettevano di studiare per sposarsi. Una vera e propria scuola pubblica si sviluppa solo sotto l'influsso greco, e in seguito al formarsi di una letteratura romana, cioè solo a cominciare dal III e II secolo a. C, quando furono aperte le prime scuole pubbliche di grammatica, dove si imparavano la lingua e la letteratura greca e latina, studiandole soprattutto sui poeti, e nozioni fondamentali di storia, geografia, fisica e astronomia.

Quando è nata la scuola in Italia

Chi ha inventato la scuola italiana moderna? Ebbene, l'atto di nascita della nostra scuola si fa risalire a prima che nascesse lo Stato italiano, ossia al 1859 per iniziativa del Regno di Sardegna, estesa prima al Piemonte e alla Lombardia poi a tutto il Regno d'Italia, nel corso del processo di unificazione nazionale.

Fu il Conte Gabrio Casati ad elaborare la legge che sanciva l'obbligo dell'istruzione elementare per il corso inferiore – in forma gratuita – impartita dai Comuni, i quali avevano anche il compito di assumere insegnanti. Gli allievi dovevano imparare a "leggere, scrivere e far di conto". Tuttavia, non tutti i Comuni erano in grado di pagare le spese per gli insegnanti, e i maestri scarseggiavano, tanto che nei primi anni la maggioranza era rappresentata da sacerdoti.

L'obbligo scolastico fu fatto effettivamente osservare a partire dagli anni trenta del secolo XX. Inizialmente fissato per i bambini dai 6 ai 12 anni, nel secondo dopoguerra fu portato a 14 anni e, poco prima dell'inizio del XXI secolo, a 16 anni. L'ordinamento scolastico fu riordinato in maniera significativa nel 1923 dal ministro Giovanni Gentile, con una riforma che rimase in vigore sino agli inizi del XXI secolo. Negli anni Sessanta fu gradualmente resa obbligatoria la frequenza dei tre anni della scuola media inferiore per i bambini dagli 11 ai 14 anni, mentre vennero abolite le classi sesta, settima e ottava della scuola elementare, all'epoca ancora in funzione nei piccoli centri.

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