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Come affrontare il colloquio con gli insegnanti quando il bambino na va bene a scuola

di Elena Berti - 29.11.2021 - Scrivici

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Come affrontare il colloquio scuola-famiglia quando nostro figlio non va bene a scuola: consigli per risolvere le difficoltà scolastiche.

Colloquio scuola-famiglia quando il bambino non va bene

I genitori di oggi sono accusati di occuparsi troppo delle questioni scolastiche dei figli, interferendo col lavoro degli insegnanti, quindi delle persone preposte a occuparsi della loro formazione. Ma se è vero che rispetto a un tempo le mamme e i papà di oggi sono più presenti, questo non rappresenta per forza un problema. Per esempio, il colloquio scuola-famiglia è un momento fondamentale per valutare la situazione quando un bambino ha delle difficoltà scolastiche.  

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Che cos’è il colloquio scuola-famiglia

Generalmente, sia alla scuola primaria che secondaria di primo grado a inizio anno si svolgono i primi colloqui con gli insegnanti, che servono a parlare insieme dell'alunno, dei suoi punti di forza e di quelli di miglioramento. In genere iniziano dopo almeno un mese di lezioni, in modo da poter valutare l'andamento su delle basi più concrete. Quando un bambino non va bene a scuola, è probabile che siano gli stessi docenti a contattare la famiglia, ma dipende molto dall'istituto. Se trovate quindi che vostro figlio abbia delle difficoltà, non aspettate che siano gli insegnarvi a contattarvi ma proponetevi per primi: non si tratta di interferenza, ma di interesse per la carriera scolastica dei propri figli.  

Cosa fare se il proprio figlio va male a scuola

Se dal colloquio con gli insegnanti emergono delle difficoltà in una o più materie, niente panico. Non date la colpa alla scuola o ai singoli, non è necessario trovare un colpevole ma risolvere il "problema". Non prendetevela nemmeno coi vostri figli, i motivi per cui non si riesce a scuola possono essere tantissimi. Ascoltate quindi cosa hanno da dire i docenti, che osservano vostro figlio in un ambiente che vi è sconosciuto. I bambini e i ragazzi, infatti, sono soliti comportarsi molto diversamente da come sono a casa! 

Vi potranno dire che non studia, oppure che è disorganizzato, o ancora che non si comporta come dovrebbe.

Fate tesoro di queste informazioni e non cercate di difendere a tutti i costi vostri figlio: se vi dicono che non è mai preparato ma voi ripetete con lui le lezioni ogni giorno, provate a capire insieme il perché, per esempio, di questo blocco. Come mai se studia poi non riesce a prendere la sufficienza?

Consigli per recuperare i brutti voti

Se i brutti voti sono dovuti a difficoltà dello studente, che non capisce bene le lezioni oppure non riesce a casa a organizzare il lavoro, potreste avere bisogno di un supporto. Che sia - secondo loro - l'insegnante che "non sa spiegare" oppure il motivo sia un altro, non fatevi carico voi stessi di colmare le lacune: siete genitori, non insegnanti. Un aiuto ci sta, ma quando ci sono difficoltà è meglio rivolgersi a persone competenti. Nelle scuole si sta diffondendo sempre di più la figura del consulente didattico, una persona che può seguire gli studenti in difficoltà per preparare con loro un percorso personalizzato. Molte scuole, in particolare quelle private, prevedono delle integrazioni per chi non raggiunge la sufficienza: sfruttatele e non prendetele come un fallimento, a volte si tratta di un periodo di fatica, altre volte una materia può essere particolarmente ostica.  

Se invece non trovate figure di riferimento all'interno della scuola, potete cercare un tutor o qualcuno che dia ripetizioni. L'importante, però, è parlare coi propri figli per far capire loro che colmare le lacune serve per poi avere un percorso più lineare: più le lacune si sommano, più sarà difficile andare avanti senza faticare molto.  

Molti genitori sperano di avere dei piccoli geni in famiglia, ma in realtà le difficoltà scolastiche possono essere moltissime, anche per i bambini e i ragazzi più brillanti.

Capirle in tempo, anche grazie al colloquio scuola-famiglia, permette di intervenire e aiutare i propri figli a vivere con più serenità il percorso scolastico.  

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