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Come affrontare "l'ansia da pagella"?

di Luisa Perego - 28.05.2024 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Arriva il momento dell'anno più temuto e sale l'ansia da pagelle e per le valutazioni. Che cosa possono aiutare i genitori per aiutare i propri figli

In questo articolo

Il conto alla rovescia è iniziato. La fine della scuola si avvicina. Se da un lato gli studenti iniziano a gioire per l'avvicinarsi delle vacanze estive, dall'altro cresce l'ansia da pagella e per le valutazioni. Questo è senza dubbio il momento più temuto dell'anno scolastico, non solo dagli studenti ma anche dai genitori.

Parlare di ciò che accade a scuola durante l'anno non è mai facile. Le informazioni che arrivano a casa sono spesso scarse e piuttosto generiche. Alla classica domanda "Come è andata oggi?", molti bambini e ragazzi rispondono semplicemente con un "Tutto bene". La fine dell'anno scolastico può quindi diventare un'occasione di dialogo e confronto tra genitori e figli, un momento di raccoglimento in cui analizzare insieme il percorso fatto. Come comportarsi dunque in questa fase finale? Ma soprattutto, come affrontare l'ansia che sale quando si viene giudicati da pagelle e voti? Risponde Giovanna Giacomini, pedagogista, formatrice e ideatrice del paradigma pedagogico Scuole Felici®

Come affrontare il prima e il dopo?

È importante parlare con i nostri bambini della scuola e del sistema di valutazione prima dell'arrivo della pagella durante tutto l'anno scolastico con sincerità e serenità. Affrontare qualcosa all'ultimo minuto infatti può aumentare il livello di stress e ansia. La pressione del momento può compromettere anche la capacità dei genitori di comunicare in modo efficace scatenando risposte "di pancia".  Frasi come "Adesso manca poco", "Siamo alla fine della scuola vedremo come è andata", "Hai ancora solo poche settimane per rimediare" non aiutano di certo a mantenere la calma e il focus sugli obiettivi.

Diciamo subito che un po' di asia è del tutto normale per i bambini e ragazzi e non è necessariamente qualcosa di negativo. Prima di un evento che consideriamo importante proviamo tutti un'emozione molto forte che a volte facciamo fatica a controllare.

Essere sicuri di aver dato il massimo di noi stessi può aiutare a ridurre l'ansia. Ma per alcuni bambini non basta. È importante allora canalizzare l'emozione, trascorrendo maggior tempo all'aria aperta, facendo attività fisica o praticando la respirazione profonda o lo yoga. Oggi sono numerosi gli studi che ci mostrano i benefici di una pratica meditativa per gli studenti e in alcuni paesi è addirittura una prassi molto comune.

I genitori e gli insegnanti possono stimolare nei bambini la riflessione sulla valutazione. Mettere in prospettiva il peso delle valutazioni aiuta a prendere le distanze e permette ai bambini di non mettere in discussione il loro valore come persone.

Dopo aver ricevuto la pagella si deve passare attraverso una fase di accettazione. È normale sentirsi delusi se non si ottengono i risultati desiderati, ma è importante non lasciare che ciò influenzi negativamente la propria autostima. Scrivere le proprie emozioni su un diario per i bambini o condividere con il gruppo dei pari per gli adolescenti diventa fondamentale. È il momento di analizzare i risultati in modo costruttivo per capire cosa ha funzionato bene e cosa potrebbe essere migliorato. Possiamo proporre loro di rappresentare graficamente le aree in cui hanno avuto maggior successo e celebrare i risultati positivi. Allo stesso tempo di identificare le aree in cui hanno bisogno di migliorare e pensare insieme a strategie per affrontarle.

Cosa non fare?

Innanzitutto occorre evitare il terzo grado, non approcciarsi ai nostri figli con un atteggiamento indagatore, inquisitorio o punitivo ma sfruttare questo momento come spunto di riflessione. Ricordiamoci che la pagella e le valutazioni possono essere visti come un punto di partenza, non solo di arrivo.

Possiamo riflettere insieme su quali sono state le difficoltà riscontrare nella pagella e utilizzare queste informazioni per riorganizzare il metodo di studio, il luogo dove avviene e la distribuzione del tempo da dedicare nonché l'eventuale coinvolgimento di un professionista a supporto.

La pagella e le valutazioni devono diventare strumenti di crescita per aiutare i ragazzi a migliorare non solo il rendimento ma anche e soprattutto la motivazione.

Pagella e voti negativi? Non sono un fallimento

Questi sono semplicemente una fotografia, un istante nel percorso della vita di una persona e di conseguenza dicono ben poco del vissuto a scuola. Possiamo prenderlo come un elemento base dal quale partire per poterne discutere con i bambini, i ragazzi, le insegnanti e la scuola. Di fronte a un voto o a una pagella negativa evitiamo di mettere in atto punizioni o castighi che difficilmente portano da qualche parte e che sicuramente non aiutano a sollecitare i ragazzi a impegnarsi maggiormente.

Spesso gli studenti non si preoccupano eccessivamente del brutto voto, arrivano a percepirlo come un fallimento perché è la famiglia a viverlo come tale sono i genitori a interpretarlo in questo modo. Ciò è dovuto al fatto che gli adulti hanno delle difficoltà a porsi alla giusta distanza, quella che permetterebbe loro di vedere i propri figli come persone diverse da loro e non come estensioni di loro stessi. Questa visione diventa ovviamente un problema nel momento in cui il bambino o il ragazzo prende decisioni diverse da quelle che avremmo preso noi o se dovesse incontrare una frustrazione o un fallimento.  

Quando le cose non vanno per il verso giusto utilizzare frasi come - da te non me lo sarei aspettato - vanno assolutamente evitate perché non fanno altro che porre il focus su quello che sta succedendo, sulle nostre di emozioni e non su quelle dei ragazzi che già vivono un disagio, aumentando così il carico con la nostra delusione. È quindi necessario mettere da parte le proprie emozioni e focalizzare l'attenzione sul vissuto dei propri figli. Riflettiamo sul fatto che non si può tornare indietro e non ha senso rimuginare sul passato.

È più utile partire dal qui e ora, e cercare di tracciare nuove linee per il futuro insieme a nostri ragazzi facendogli sapere che ci siamo e che siamo sempre pronti a sostenerli.

La performance a ogni costo: un mito che va sfatato

S'è una grande differenza tra essere felici e raggiungere quel successo dettato da qualcosa che sta al fuori di noi. In realtà la felicità va ritrovata e ri-collocata dentro di noi e non è assolutamente detto che coincida per forza con gli obiettivi prefissati dall'esterno. La soluzione è normalizzare il fallimento e prendersi maggior tempo per ripensare al proprio benessere, altrimenti i più giovani si sentiranno sempre più sopraffatti.

È necessario ridisegnare le nostre priorità di adulti e in qualche maniera coinvolgere i nostri figli in questo processo di acquisizione di una maggiore consapevolezza in modo da poter diventare veramente padroni di noi stessi e non farci influenzare eccessivamente. La conclusione dell'anno scolastico può essere anche questo, un momento in cui ribadire a noi stessi e ai nostri figli che sbagliare è umano e che un insuccesso non definisce chi siamo.

Cosa fare se la pagella va benissimo?

Possiamo focalizzarci sull'impegno e non lodare solo i risultati, riconosciamo loro lo sforzo, la dedizione e la perseveranza. L'obiettivo è promuovere una mentalità di crescita continua. Possiamo usare un linguaggio che enfatizzi il miglioramento e l'apprendimento continuo utilizzando frasi come - sei migliorato molto in questo aspetto o hai fatto un ottimo lavoro.

Sull'intervistata

Giovanna Giacomini è formatrice e pedagogista. Nel 2015 fonda GD EDUCA, società che si occupa di servizi educativi e di formazione. Utilizzando i propri servizi all'infanzia come officina creativa, dà vita all'esperienza di «Scuole Felici®» che si ispira al modello danese dell'educazione e alle culture orientali. A oggi 10 scuole dell'infanzia in Italia hanno scelto di seguire la filosofia "Scuole Felici". Giovanna Giacomini è inoltre l'ideatrice del portale Educatori WOW che fornisce corsi online e materiali per genitori, educatori e docenti.

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