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Il cielo in una stanza: come avvicinare i bambini all'astronomia

di Rosy Maderloni - 14.06.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Avvicinare i bambini all'astronomia non è poi così arduo: ecco i consigli dell'astrofisico per rendere avvincente imparare la scienza che studia l'universo

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L'intero universo sa stare tutto dentro la curiosità e la capacità di stupirsi di un fanciullo. Se per la maggioranza di noi tanti concetti dell'astrofisica possono sembrare difficili o complicati è perché abbiamo molto probabilmente smesso di utilizzare quegli strumenti di conoscenza disponibili - per fortuna - a tutti durante l'infanzia: il desiderio di esplorare e la gran voglia di divertirsi. Avvicinare i bambini all'astronomia è una sfida eccitante perché esercita nei più piccoli una fascinazione positiva verso l'ignoto, l'altro e verso i grandi movimenti intorno a noi. Non ci sono concetti deliberatamente inaccessibili e per imparare a esplorali insieme ai più piccoli abbiamo messo alla prova Stefano Sandrelli, astrofisico dell'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) all'Osservatorio astronomico di Brera e autore di libri per ragazzi

Avvicinare i bambini dai 3 ai 6 anni all'astronomia

Prima ancora di imparare le operazioni matematiche o di saper leggere i nomi delle stelle su una mappa del cielo, i più piccoli possono già maneggiare concetti astronomici fondamentali

Forme e colori

"Nella fascia 3-6 anni i bambini familiarizzano con elementi come le forme e colori - introduce Stefano Sandrelli -: le galassie possono presentarsi come spirali ed ellissi e i bambini imparano a riconoscerle come tali. L'osservazione del cielo apre al riconoscimento dei colori e con i più piccoli si può giocare a individuarli e a compiere operazioni di addizione o sottrazione di colori, scovare cosa si vede, cosa non si vede e come si trasforma nelle sfumature visive un dato corpo celeste, ad esempio".

Gli extraterrestri

"A quest'età non è presto per introdurre il concetto di Altro, di alieno, di diverso ma anche di simile: l'extraterrestre che potrebbe vivere nel nostro stesso universo ha già in comune con noi di abitare la stessa casa, per quanto potrebbe anche non assomigliarci granché al momento di un eventuale primo incontro".

Avvicinare i bambini dai 6 ai 10 anni all'astronomia

"Tra i 6 e 10 anni la maturità cognitiva del bambino cambia molto - spiega l'astrofisico -: in generale si lavora sull'idea dello spazio e del tempo e di come questi si evolvano.

Il movimento degli astri e i cicli 'cosmici' rimandano alla scoperta di un tempo organizzato, un movimento sistematico, non casuale che avviene nell'universo. Qualche esempio pratico è osservare con loro la lunghezza delle ombre nell'arco della giornata o nel corso delle stagioni. Con questa fascia d'età si possono progettare insieme semplici strumenti astronomici, come gli gnomoni degli orologi solari. Le stelle sono oggetti interessanti e in una nuova luce possono essere raccontati per le fasi della loro evoluzione: le stelle esplodono e quando accade producono elementi chimici che hanno molto a che vedere con la nostra vita, basti pensare all'ossigeno che respiriamo i cui atomi sono prodotti dalle stelle". 

Avvicinare i bambini dagli 11 ai 13 anni all'astronomia

"Negli anni della scuola secondaria inferiore le capacità del bambino si sviluppano velocemente e se in prima media possiamo proporre alcuni concetti validi anche per i bambini della scuola elementare, coi più grandicelli abbiamo a disposizione le conoscenze matematiche utili a misurare il mondo. Da un approccio qualitativo possiamo passare a esercizi mentali e fisici da realizzare insieme".

Esperimenti da fare insieme

"Un esperimento semplice è provare a riprodurre in scala le distanze dei pianeti dal Sole o altre misurazioni astronomiche su strumenti semplici e quotidiani come una corda, ad esempio. Un esercizio come questo non è soltanto un approfondimento sulle distanze 'siderali' ma ci aiuta a visualizzare il significato di vuoto in astronomia, ossia di come oggetti molto piccoli siano immersi in uno spazio tanto più grande. L'universo non è un ambiente 'colmo'". 

I buchi neri spiegati in modo semplice

"L'esperimento è mostrare ai bambini cosa succede se si lancia un sasso verso l'alto - spiega Sandrelli -, questo ricade a terra perché attratto verso il basso dalla forza di gravità. Se lo facessimo vicino a un buco nero noteremo che la sua capacità di attrazione è tale da riuscire a catturare anche la luce che lui stesso emette: in altri termini, un buco nero lancia la propria luce in alto, ma poi la fa ricadere su se stesso con la sua enorme forza di attrazione.

E dunque risulta nero! Infatti i nostri occhi raccolgono la luce che rimbalza sugli oggetti. Se un oggetto, invece, trattiene la luce, per noi risulta totalmente nero".

Il Big Bang spiegato ai bambini

"Le osservazioni celesti ci portano a pensare che in passato il cosmo fosse contenuto in un volume molto più piccolo rispetto a quello attuale - aggiunge lo scienziato. - Un volume più piccolo significa racchiudere più energia in meno spazio: è questa l'idea alla base della teoria del Big Bang: l'idea che l'universo abbia avuto origine da uno stato in cui era molto concentrato e la sua temperatura molto alta. Lo spazio sarebbe nato con l'universo stesso, nel momento del suo dispiegarsi".

Il sistema solare e la via lattea: che cosa sono?

"Questo tema suona spesso non nuovo ai bambini, che hanno già sentito nominare un tal pianeta o sanno cosa sono i satelliti naturali - conclude Sandrelli -. Nella nostra spiegazione ci concentreremo sul ruolo del Sole, stella che ha la caratteristica di mantenere in orbita intorno a sé altri pianeti oltre a quello su cui viviamo, comete e asteroidi, corpi celesti che generano sempre molto interesse. I movimenti di rivoluzione intorno al Sole sono dovuti proprio alla gravità che questa stella genera: sono movimenti armonici, organizzati, che possiamo riconoscere. La Via lattea, infine, è la galassia nella quale viviamo, è l'insieme dei corpi luminosi che si vedono di notte dalle nostre finestre e con i quali condividiamo un incredibile e lentissimo moto di rotazione intorno al buco nero di 4 milioni di masse solari che è nel centro della Via Lattea". 

L'intervistato

L'intervistato è Stefano Sandrelli, tecnologo dell'Inaf presso l'Osservatorio Astronomico di Brera, dirige l'Office of Astronomy for Education Center Italy dell'International Astronomical Union. Già responsabile nazionale della Didattica e Divulgazione per l'Ufficio Comunicazione dell'INAF dal 2016 al 2020. Collabora con le riviste Sapere e Focus Junior, per le quali tiene rubriche mensili. Dal maggio 2000 al dicembre 2015 ha curato per l' Agenzia Spaziale Europea (ESA) oltre 500 puntate di una rubrica televisiva in onda da Rainews24 e RAI 3. Autore per Zanichelli, Einaudi e Feltrinelli. 

Decisamente da ascoltare con i propri bambini è il podcast con protagonista Martina Tremenda, bambina curiosa alla scoperta dello spazio.

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