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Come far amare la filosofia ai bambini

di Sara De Giorgi - 28.05.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
È possibile far amare la filosofia ai bambini? Come farli avvicinare? La scrittrice Emma Nanetti, nel libro Il filosofo è un pirata , propone percorsi e laboratori per aiutare i più piccoli a riflettere sulle tematiche che incontrano nel quotidiano, incoraggiando all'uso del pensiero autonomo

In questo articolo

È possibile far amare la filosofia ai bambini? Come? La pratica filosofica è pensata come azione astratta ed è spesso percepita come distante dalla vita di tutti i giorni. Ma se si intende per filosofia un metodo per esercitare il pensiero ponendosi domande e cercando risposte, allora si tratta di un esercizio che facciamo tutti, fin da quando siamo bambini. 

La scrittrice Emma Nanetti, nel libro Il filosofo è un pirata. Appunti e spunti per la filosofia con i bambini (Edizioni La Meridiana) propone percorsi e laboratori mirati ad affidare nelle mani di "piccoli filosofi" strumenti per riflettere sulle tematiche che incontrano nel quotidiano, incoraggiando all'uso del pensiero autonomo e all'esercizio del diritto alla libera espressione, nel confronto continuo con gli altri.

Emma Nanetti (Livorno, 1988) si è laureata a Pisa nel 2012 con una tesi sulla filosofia con i bambini. Da allora, visita scuole, biblioteche e teatri inventando storie insieme a tutti i bambini curiosi che incontra, a cui spiega che per essere filosofi non serve avere la barba. Nel frattempo, ha preso un dottorato, ha scritto un libro su Giambattista Vico e ha iniziato a insegnare storia e filosofia nei licei della provincia di Modena. Vive a Vignola con un marito e due gatti.

Il libro "Il filosofo è un pirata", a chi è rivolto

Emma Nanetti ci ha spiegato che da anni si occupo di ideare e realizzare laboratori di filosofia con i bambini in giro per tutta Italia.

«Nei laboratori è capitato spesso che alcuni genitori, al termine degli incontri, mi chiedessero sulla spinta dell'entusiasmo generato dove poter trovare informazioni sull'attività appena svolta insieme ai loro figli. Puntualmente, non riuscivo a dare se non poche, scarne informazioni, rimandandoli al mio blog o invitandoli a qualche conferenza che avrebbe avuto luogo magari in un'altra città.

Così, dopo anni di progetti ed esperienze, mi sono decisa a raccontare quegli incontri, così come le idee che li hanno animati, in un libro pensato per i genitori, ma anche per educatori, maestri, bibliotecari, nonni e fratelli curiosi».

Perché il filosofo è un pirata?

«Il parallelismo è nato quasi per caso durante un laboratorio: insieme a un gruppo di bambini in una scuola primaria avevamo immaginato il ritratto di un filosofo-tipo, descrivendolo come un tipo avventuroso, coraggioso, sempre alla ricerca di qualcosa, curioso e capace di pensare con la propria testa, incurante dei giudizi altrui.

Ma allora il filosofo è un pirata! - ricordo che esclamò uno dei bambini. L'immagine riscosse un immediato successo, il filosofo-pirata sembrò a tutti - me compresa - l'emblema di un sapere che non accetta dogmi e costrizioni, ma solca i mari del libero pensiero alla ricerca di un sapere che è il suo tesoro nascosto, da condividere con gli altri membri dell'equipaggio. Il sapere infatti è libero e prezioso e tutti hanno diritto ad averne una fetta».

È importante parlare ai bambini di filosofia?

«Nelle mie attività con i bambini non parlo loro dei grandi filosofi del passato cercando di spiegargli che cosa pensassero Socrate, Spinoza o Kant. Si tratterebbe di semplificare temi complessi e ridurli in "pillole" poco utili per chi le fabbrica e chi le fruisce.

Il punto semmai è riflettere insieme su come le domande dei filosofi sono le stesse che possiamo farci anche noi nella vita di tutti i giorni: chi sono io? Che cosa significa provare un'emozione? È sempre giusto rispettare le regole?

Mi piace pensare alla filosofia come a una cassetta per gli attrezzi: qualcosa che può essere utile per costruire qualcos'altro. Imparare a riflettere con i giusti strumenti su stessi, le proprie emozioni e il proprio comportamento è fondamentale per crescere cittadini liberi e consapevoli, e la filosofia in questo può essere un validissimo alleato».

Come far avvicinare i bambini alla filosofia a casa e a scuola?

«Attraverso il gioco! Nel libro propongo molte attività ludiche che offrono la possibilità sia ai grandi che ai piccoli di scambiarsi opinioni e punti di vista giocando insieme, imparando a conoscersi meglio e ad ascoltarsi di più.

Per farlo, basta rispettare alcune semplici regole:

  1. Sbagliare va bene, anzi benissimo: commettere errori ci permette di essere creativi e meno ansiosi. Se un bambino ad esempio ci parla del suo sorriso spuntaneo perché "spunta" da solo, il nostro primo impulso non dovrebbe essere quello di correggerlo spiegandogli che bisogna dire "spontaneo"!
  2. I bambini non sono tutti uguali, ci sono quelli chiacchieroni (come me da piccola!) e quelli più taciturni: nel gioco è importante imparare a rispettare parole e silenzi, vale a dire l'indole di ciascuno. Solo così tutti avranno la possibilità di divertirsi, senza costrizioni.
  3. In filosofia non sempre ci sono risposte esatte, quello che conta sono soprattutto le domande. Imparare a farsi tante domande, domande che portano ad altre domande, è spesso più importante che avere le risposte giuste - ma nessuna curiosità da soddisfare. Allo stesso modo, non sempre quando si gioca si vince: l'importante è aver partecipato ed essersi divertiti!
  4. Per giocare ai filosofi bisogna sporcarsi le mani! Chi si è aspetta che fare filosofia con i bambini significa farli sedere in cerchio ad ascoltare nozioni in religioso silenzio, è destinato a rimanere deluso. Nei miei laboratori si usano pennarelli, pennelli, colla e didò, ci si sporcano le mani, i vestiti... e qualche volta anche i capelli.
  5. Nel descrivere i vari progetti, ho indicato l'età dei destinatari e i materiali occorrenti, ma volutamente non ho precisato nulla riguardo ai tempi: credo sia impossibile stabilire a priori quanto tempo è necessario per un'attività filosofica con i più piccoli, e penso sia giusto così. Ci sono troppe variabili: il luogo, l'umore dei partecipanti, il momento della giornata, il numero di domande che emerge (e che richiedono una risposta). Per fare filosofia non si può avere fretta».

Quali sono i vantaggi della scoperta della filosofia per i bambini?

«Innumerevoli, secondo me (ma io sono una filosofa, quindi un po' di parte!), però voglio citarne due: attraverso la filosofia è possibile parlare coi più piccoli delle loro emozioni, come la rabbia o la paura, e insegnare loro che nessuna emozione è sbagliata, anzi, è importante accogliere e comprendere soprattutto quelle che ci fanno stare male; la filosofia inoltre ci aiuta a "rallentare", a far fare lunghi respiri alle nostre menti indaffarate e preoccupate, così da concentrarsi sulle cose davvero importanti».

Laboratorio filosofico per bambini

«Ecco la descrizione di una delle attività proposte nel libro:

Mucchi misteriosi

Età 10+

Materiali barattolo pieno di sabbia, gomitolo di lana, quaderno, torta

Svolgimento

Eubulide di Mileto, un filosofo greco che apparteneva alla cosiddetta scuola stoica, amava ragionare attraverso paradossi, con i quali faceva cadere in contraddizione tutti i suoi interlocutori. Tra questi si ricordano quello del mentitore, quello del velato, quello del coccodrillo… e poi il mio preferito: il paradosso del sorite (o "del mucchio", sóros in greco significa "mucchio").

Dato un mucchio di sabbia, quanti granelli dobbiamo togliere perché non sia più un mucchio? Naturalmente si può porre la domanda anche ribaltando la questione: quanti granelli di sabbia sarà necessario aggiungere a un singolo granello per avere un mucchio? Il problema non interessa solo i mucchi di sabbia, ma anche tanti altri oggetti di uso quotidiano: quand'è che un gomitolo di lana smette di essere un gomitolo? Quante pagine dobbiamo strappare a un quaderno a quadretti perché non sia più un quaderno?

Computer e calcolatrici ci consentono di fare calcoli precisissimi senza possibilità di errore ma in che modo possono aiutarci a rispondere a domande come queste? Se è sempre facile determinare la quantità di qualcosa, non altrettanto semplice è capirne la qualità: se questi due elementi sono legati tra loro, l'impresa diventa ancora più complicata.

Per finire "in dolcezza", si può porre ai bambini un ultimo quesito: quante fette devo tagliare a una torta per restare con una fetta senza torta? Ognuno potrà tentare di dare la risposta esatta… oppure contribuire attivamente alla soluzione del dilemma servendosi una porzione della torta che avremo portato a scopo dimostrativo!».

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