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Come rendere autonomi i ragazzi nello studio

di Sara De Giorgi - 15.04.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Come rendere autonomi i ragazzi nello studio? Abbiamo intervistato la professoressa Elisabetta Nigris, docente di Didattica generale dell'Università degli studi di Milano -Bicocca, chiedendole informazioni al riguardo e alcuni consigli per rendere autonomi i più giovani nello studio.

Rendere autonomi i ragazzi nello studio

Acquisire autonomia nello studio, in questo periodo complesso soprattutto per la scuola, è molto importante per i ragazzi. La didattica a distanza è stata ed è fondamentale nel cuore dell'emergenza sanitaria, ma ha messo a dura prova lo studio e l'apprendimento.

Con l'obiettivo di favorire l'autonomia degli studenti è stata recentemente realizzata la collana I saperi essenziali (Giunti Edu): si tratta di una raccolta di tre volumi dedicata alle scienze, alla storia e alla geografia, rivolta soprattutto ai ragazzi e alle ragazze delle classi terze della scuola secondaria di primo grado.

La collana è curata da Elisabetta Nigris, docente di Didattica generale e Progettazione didattica e valutazione all'Università degli studi di Milano-Bicocca. Lo scopo è rendere ragazzi e ragazze autonomi nello studio e nel ripasso e, contemporaneamente, offrire un'esperienza immersiva e appassionante verso quei saperi irrinunciabili, essenziali, a volte percepiti come troppo complessi e distanti per appropriarsene veramente.

Abbiamo intervistato la professoressa Elisabetta Nigris, chiedendole informazioni in più al riguardo e alcuni consigli per rendere autonomi i più giovani nello studio. 

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Come favorire l'interesse per lo studio

«I testi sono stati concepiti con l'idea di cercare dispositivi e strategie per motivare alla lettura e incuriosire i ragazzi. Se gli studenti non sono incuriositi da quello che leggono, imparano meno facilmente. Questo lo dicono anche le ricerche neurolinguistiche. Un esempio: se io penso che ciò che viene proposto è lontano da me o non abbia senso per la mia esperienza esistenziale, non lo imparo o comunque lo imparo più difficilimente.

Per questa ragione è stata usata la narrazione di episodi rispetto, ad esempio, alla storia delle scoperte scientifiche o di nuovi mondi, mettendo in rilievo ciò che ha permesso di scoprire qualcosa che prima era assolutamente sconosciuto all'essere umano, ecc. Tutto questo è stato fatto non solo con la narrazione, ma anche con le domande, non formulate solo per verificare se il ragazzino ha studiato. Spesso si usano le domande non per "interrogazioni", ma per "interrogatori" veri e propri. Nei volumi invece le domande sono utilizzate per incuriosire o per accompagnare i passaggi concettuali.

La presenza dei disciplinaristi ha garantito la rigorosità e la correttezza dei contenuti disciplinare. A volte alcuni testi, proprio per essere vicini ai ragazzi, finiscono per dire cose improprie dal punto di vista scientifico. D'altra parte, i disciplinaristi non hanno sempre la capacità di trasporrre i loro saperi complessi in saperi che possono essere appresi ad una certa età. Dunque, disciplinaristi e didatti hanno lavorato insieme per capire quali sono i contenuti irrinunciabili per una disciplina: il didatta, in particolare, ha aiutato a capire quali concetti possono essere davvero appresi da un ragazzino di terza media.

C'è stato un lavoro enorme sull'individuazione dei passaggi difficili dal punto di vista concettuale in una disciplina: in quel caso sono state usate domande di tipo euristico, che spingono a interrogarsi su ciò che si sta leggendo, oppure sono state usate immagini che servono a spiegare concetti che sono più difficili da descrivere e da recepire».

Didattica a distanza, come agire per non far restare indietro i ragazzi?

«Sicuramente occorre rendere autonomi i ragazzi. I nostri volumi possono essere usati da loro in autonomia per studiare, senza l'accompagnamento dell'insegnante (che in classe aiuta a fare determinati ragionamenti) e dei genitori.

Uno dei problemi della scuola italiana è la richiesta, consistente e discriminante, dell'aiuto delle famiglie nello studio a casa. Vi sono realtà internazionali in cui non c'è questo tipo di richiesta.

Nel nostro Paese si fanno richieste che non sono sostenibili da ragazzini a casa da soli. I libri (o in generale gli strumenti) che aiutano i ragazzi a studiare da soli - soprattutto durante la didattica a distanza - possono essere preziosi».

Consigli per rendere autonomi i ragazzi nello studio

1. Mai sostituirsi ai figli nello studio. Creare interesse per i contenuti scolastici non è un compito dei genitori. Non è possibile, ad esempio, chiedere a un genitore straniero di aiutare i ragazzini nello studio in Italia. Per aiutare i figli, soprattutto in questo momento particolare, non bisogna mai sostituirsi a loro, che devono provare a fare da soli.

2. Restare invece al loro fianco, con la curiosità di ascoltare i loro racconti e facendo loro capire che è importante il lavoro che stanno facendo. Bisogna sostenere molto i loro sforzi.

3. Farsi raccontare quello che i ragazzi stanno facendo. E, se si hanno gli strumenti, aiutarli a capire dove non sono riusciti a far da soli.

La collana "i saperi essenziali"

«La collana parte da un'idea lungimirante della casa editrice, che da anni lavora sulle difficoltà dei ragazzini con difficoltà di apprendimento di fronte a contenuti molto complessi e a libri di testo che sono esaustivi, ma che non facilitano l'apprendimento. E parte dall'idea che l'obiettivo della scuole deve essere "rendere i ragazzini autonomi nello studio". Ciò sgrava le famiglie e soprattutto non crea discriminazioni nei confronti degli allievi che non hanno genitori con strumenti sufficienti per poterli aiutare, o che non hanno mezzi per cercare qualcuno che li aiuti.

Questa è stata l'idea primaria, che si è incrociata con il fatto che il nostro gruppo di ricerca, all'Università di Milano-Bicocca, da anni sta lavorando proprio sul rapporto tra didattica e saperi disciplinari, collaborando con docenti di molti atenei italiani su come rendere accessibili i saperi agli studenti, come motivare allo studio di saperi complessi (anche molto lontani dai ragazzi) e come aiutare a superare le paure che i ragazzini hanno in particolare rispetto a certe discipline.

Dunque, in base alle due esperienze, una editoriale e una di ricerca, è nata l'idea de I saperi essenziali in tre ambiti, che sono la storia, le scienze e la geografia, e che per tre ragioni diverse possono creare difficoltà ai ragazzi nella comprensione, nello studio, nella memorizzazione.

L'idea innovativa è stata quella di far collaborare un esperto di una determinata disciplina con un esperto di didattica e, quindi, con ricercatori o formatori che da anni lavorano sulle strategie che facilitano l'apprendimento».

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