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Come spiegare la mafia ai bambini

di Niccolò De Rosa - 08.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Un male da conoscere per poter sempre scegliere la via della legalità. Ecco qualche consiglio per spiegare la mafia ai bambini

Che piaccia o no, "mafia" è una parola che un bimbo o una bimba inizieranno a sentire molto presto nel corso della loro vita, dunque potrebbe essere un bene iniziare già in giovane età a parlarne. Ma in che modo? Senza indorare la pillola e raccontando vite e testimonianze di chi ha lottato in prima linea per la legalità.

In questo articolo

Perché spiegare la mafia ai bambini?

Il male è una componente inevitabile delle nostre vite, dunque perché nasconderla? Spiegare la mafia ai giovanissimi può essere infatti la via più semplice giusto per farli crescere come cittadini consapevoli e dare loro fin da subito gli strumenti per riconoscere certe realtà e starne bene alla larga.

Il sistema mafioso dopotutto, ancor prima di tradursi in organizzazioni criminali ramificate in ogni anfratto della società, prolifera come un sistema di valori, o meglio di disvalori, che fa leva su principi come paura e violenza, concetti perfettamente comprensibili già in tenera età e che se metabolizzati permetteranno di formare ragazzi e ragazzi che nel momento del bisogni sapranno sempre fare la scelta più giusta.

Cos'é la mafia?

Benché oggi nel mondi esistano molte strutture criminali di stampo mafioso, la mafia è purtroppo un fenomeno nato in Italia, in particolare nella parte meridionale del nostro Paese. Si tratta di un sistema molto complesso e gerarchizzato in cui un gruppo di persone riesce a prendere il controllo di un territorio e, sostituendosi alle autorità legali, detta le regole attraverso intimidazioni e atti violenti.

Leonardo Sciascia, noto scrittore siciliano e autore del celebre Il giorno della Civetta la definì così:

«Un'associazione per delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato».

La mafia infatti opprime i cittadini onesti estorcendo loro beni (es: con il pizzo), impedisce una corretta concorrenza in qualsiasi campo (solo gli "amici degli amici" vanno avanti, chi è fuori dal sistema non vince concorsi, appalti ecc...), sfrutta i disperati per fare soldi (es: ragazzi usati come sentinelle o migranti costretti nei campi per pochissimi euro al giorno) e alimenta la corruzione per garantire la propria sopravvivenza.

Le origini

Oggi siamo abituati a pensare alle cosche mafiose come a organizzazioni criminali che operano nascondendosi dalla legge, ma in origine non era proprio così.

La prima mafia infatti nacque nelle campagne del Sud Italia (soprattutto in Sicilia) come mezzo di controllo "armato" da parte dei grandi proprietari terrieri che, anche dopo l'Unità l'talia, ebbero vita facile nel sostituirsi al nuovo Stato per gestire interi territori. Il termine stesso "mafia" probabilmente deriva infatti da alcune forme di dialetto siciliano, dove per mafiusu s'indicava qualcuno particolarmente spocchioso e spavaldo.

Questi signori locali e i loro scagnozzi dunque decidevano chi poteva lavorare, a chi spettavano i terreni, quali politici si dovevano eleggere e via discorrendo. Ma non finiva lì. Infatti questo sistema mafioso si reggeva anche su regole di comportamento interne al sistema, basate su un distorso senso dell'onore. I mafiosi infatti si definivano "uomini d'onore" e dovevano seguire un codice basato, almeno sulla carta, sul rispetto delle gerarchie e l'omertà, ossia una forma di solidarietà tra affiliati che si esprimeva nel silenzio assoluto nei confronti di chi veniva a ficcare il naso (es: la polizia o qualche altra autorità) negli affari delle loro zone. Chi sgarrava, subiva pesanti conseguenze.

Il radicamento sul territorio era tale che durante la Seconda Guerra Mondiale furono a questi boss locali che gli anglo-americani si rivolsero per un appoggio decisivo della popolazione allo sbarco delle truppe Alleate in Sicilia (1943).

La mafia italo-americana

Tale visione del mondo e della gestione del potere attraverso la prepotenza venne "esportata" fuori dall'Italia agli inizi del '900, quando molti abitanti di queste zone rurali e molto povere migrarono all'estero in cerca di fortuna. Infatti, se la maggior parte degli italiani se ne andò per guadagnarsi da vivere in modo onesto, è vero che alcuni migranti iniziarono a imporre nelle comunità italiane Oltreoceano - specialmente negli Stati Uniti d'America - quella gestione di stampo mafioso che purtroppo prosperò.

Le neonata mafia italo-americana infatti crebbe a dismisura a partire dagli anni '20, mettendo le mani su qualsiasi attività redditizia legale e illegale come il contrabbando di alcolici (ai tempi vigeva il Proibizionismo e le mafie fecero montagne di denaro fornendo illecitamente alcolici alle grandi città degli U.S.A). Sono questi ad esempio gli anni in cui sorse la stella criminale di Al Capone, forse il ganster più famoso della storia, il quale per un certo periodo fu davvero il signore di Chicago, intoccabile persino dalla polizia.

La mafia in Italia

A partire dagli anni '60/'70 il sistema mafioso in Italia, pienamente intrecciato con il potere politico locale e nazionale, gestiva ampie fette della società nel Mezzogiorno. Adesso s'identificani prevalentemente quattro grandi realtà nel mondo mafioso italiano, anche se ciascuna cela un mondo complesso e variegato

  • Cosa Nostra è il nome della mafia siciliana, la più potente e pericolosa fino agli anni '90. Organizzata come una "cupola" (con una commissione che controlla clan e "soldati"), Cosa Nostra è la mafia "per antonomasia" e nei decenni passati dichiarò una guerra aperta allo Stato, organizzando attentati e massacrando uomini e donne delle istituzioni come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il capo di Cosa Nostra più famigerato è Totò Riina, brutale capo della cosca di Corleone che partendo dall'omonimo paesello della provincia di Palermo arrivò, tra nefandezze e orrendi delitti, a comandare un vero impero criminale.
  • La Camorra è invece nata in Campania e resta molto radicata non solo nelle periferie, ma anche nei centri storici delle grandi città come Napoli. Questa organizzazione criminale al centro anche di narrazioni Pop come il filone di libri, film e serie TV ispirate a Gomorra, il libro-inchiesta di Robero Saviano, trae il proprio potere in partiocolare dallo spaccio di droga, il traffico di armi e la gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti, un business molto redditizio.
  • La 'Ndrangheta è la mafia calabrese, oggigiorno quella più ricca e maggiormente in espansione, tanto che le sue radici sono ormai arrivate in moltissime zone del Centro e del Nord Italia. È organizzata in 'ndrine formate da famiglie che gestiscono appalti milionari e un traffico internazionale di droga tra i più redditizi al mondo.
  • La Sacra Corona Unita è invece il sistema mafioso radicatosi in Puglia, molto pericoloso e protetto da forti legami di clientele e fedeltà tra affiliati.

Come agisce la mafia?

Al di là delle singole organizzazioni, per mafia oggi s'intende un vero e proprio sistema criminale capace di gestirsi come uno Stato nello Stato (e infatti non si parla solo di mafia italiana, ma anche di mafia russa, mafia giapponese ecc...).

Tale sistema - molto simile per struttura e modo d'agire a quello delle società segrete, con membri affiliati e una rigida gerarchia interna - si fonda principalmente su alcuni elementi che alimentano il regime di violenza e controllo:

La paura: la più grande arma a disposizione delle mafie è la paura che insitillano nella popolazione. Attraverso atti di violenza efferati (pestaggi, intimidazioni, omicidi ecc...) infatti il sistema mafioso crea nel territorio che "governa" un regime di terrore tale da zittire ogni forma d'opposizione. 

L'omertà: tra gli affiliati è una forma di solidarietà, tra i cittadini è una conseguenza della paura diffusa dalla violenza. L'omertà infatti consiste sostanzialmente nel farsi i fatti propri, senza mai collaborare con le autorità che indagano in seguito a crimini o delitti. I mafiosi non si denunciano nemmeno tra clan rivali (lo considererebbero un disonore), mentre le persone comuni preferiscono tenere la bocca chiusa per evitare guai.

La sostituzione allo Stato: i mafiosi si spacciano per protettori della povera gente e spesso promettono guadagni facili a chi è in difficoltà. Questo fa sì che nei quartieri più degratadati i clan mafiosi diventino loro stessi i garanti delle regole, tanto da diventare un riferimento per cittadini bisognosi di lavoro o protezione.

La crudeltà: la mafia non guarda in faccia nessuno. Se qualche decennio fa qualcuno poteva ancora nutrire l'immagine "romantica" della "mafia di un tempo", che almeno non toccava donne e bambini, ora senza dubbio la realtà è del tutto diverso. Le mafie infatti, oltre ad arricchirsi sfruttando il lavoro e la salute altrui (es: lo spaccio di droga) non si fanno alcuno scrupolo ad ammazzare chiunque - siano essi uomini, donne, bambini, poliziotti, innocenti ecc... - possa essere d'intralcio ai loro affari. 

Le storie di chi si è opposto alla mafia

Dopo aver compreso quale grande male sia la mafia, è bene però mostrare ai nostri ragazzi come questo nemico non sia invincibile.

In passato infatti sono stati molti gli uomini e le donne che si sono opposti con forza al crimine organizzato, spesso pagando questa scelta coraggiosa con la vita, ma riuscendo comunque a infliggere gravi ferite al sistema malavitoso. Storie come quelle di Giovanni Falcone, Carlo Alberto dalla Chiesa, Paolo Borsellino e Peppino Impastato sono infatti piccoli semi che, se coltivati a dovere, possono sbocciare formando futuri cittadini rispettosi del prossimo e amanti della legalità.

Per documentarsi si può consultare l'elenco delle vittime di mafia pubblicato online dal Progetto Legalità (Fondazione Paolo Borsellino) o le tanti associazioni contro la mafia del nostro Paese (es: Libera o Portale ANSA della Legalità)

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Sono stati due giudici siciliani, uccisi entramabi da Cosa Nostra nel 1992. Falcone e Borsellino furono tra i magistrati che isituirono le basi per il Maxi-Processo di Palermo che rivelò al mondo i crimini della mafia siciliana. Fino ad allora infatti una buona parte della politica italiana non vedeva (o non voleva vedere) la realtà dei fatti, sottovalutando o addirittura negando l'esistenza della mafia. Grazie a Falcone, Borsellino e i loro collaboratori invece, finalmente le istituzioni aprirono gli occhi sull'estesa rete d'interessi criminali intessuta dai clan, in particolare quello corleonese comandata da Salvatore (Totò) Riina e Bernardo Provenzano, all'epoca latitanti.

Naturalmente Cosa Nostra percepì il pericolo e agì con tutta la brutalità di cui era capace. Il 23 maggio 1992 un ordigno piazzato dagli sherri di Riina fece saltare in aria il tratto d'autostrada nei pressi di Capaci (PA) proprio durante il transito delle macchine di Falcone e la sua scorta. Il giudice, la moglie Giovanna Morvillo (anch'essa magistrato) e i poliziotti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro morirono nell'attentato. Pochi mesi dopo, il 19 luglio 1992, toccò a Paolo Borsellino perdere la vita in seguito allo scoppio di una bomba piazzata dentro un auto parcheggiata in Via d'Amelio a Palermo. Anche questo omicidio fu commissionato da Riina e i suoi.

Libri per spiegare la mafia ai bambini

Sono molte le letture che raccontano le ombre del mondo mafioso e le storie di chi si è battuto per liberare il mondo da questo cancro. Ovviamente, prima di passare a letture impegnate come La Storia della Mafia di Leonardo Sciascia o L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino di Giuseppe Lo Bianco, i ragazzi si possono avvicinare al tema con libri più adatti alla giovane età.

La mafia spiegata ai bambini. L'invasione degli scarafaggi di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Becco Giallo)

Nell'immaginaria Castelgallo, un colorato paese affacciato sul mare e abbracciato dalle montagne, la mafia diventa una strana malattia che comincia a trasformare gli abitanti in disgustosi scarafaggi. Chi subisce questo destino però, ha una cosa in comune: ha compiuto dei crimini (rapine, bullismo ecc...). Anche tra i bambini della scuola elementare qualcuno mostra i sintomi della malattia, la quale è favorita dal silenzio che ha permesso al male di diffondersi.

Età: dai 7 anni

Cosa Nostra spiegata ai ragazzi di Paolo Borsellino

«È il 1989. La seconda guerra di mafia ha insanguinato la Sicilia e imposto sull'isola la dittatura armata dei corleonesi di Riina, ma non è ancora giunto il momento dell'attacco al cuore dello Stato. Nonostante questo, il giudice Borsellino - di fronte agli studenti di un liceo di Bassano del Grappa - racconta una storia che, a 30 anni di distanza, sorprende ancora per la sua triste attualità. Con parole semplici, chiare e dirette, il magistrato delinea un quadro inquietante fatto di omicidi, estorsioni e rapimenti. E lo fa di fronte a ragazzi del Nord Italia, una realtà apparentemente lontana da certi scenari. Ma i tentacoli della piovra sono lunghi e Borsellino lo sa bene. E con questo discorso cerca di mettere in guardia la giovane platea, affinché impari a riconoscere la mafia in tutte le sue manifestazioni, dalle più eclatanti a quelle più nascoste e, per questo, insidiose».

Età: dai 10 anni

La Mafia Spiegata ai ragazzi di Antonio Nicasio

«Gerlando Alberti, vecchio boss di Palermo, a un poliziotto che gli chiede cosa sia la mafia, risponde ridendo: "Che cos'è? Una marca di formaggio?" Totò Riina, uno dei mandanti delle terribili stragi di Palermo, alla domanda di un magistrato, finge di non conoscerla: "Questa mafia di cui tutti parlano io l'ho letta solo sui giornali". Anche Mommo Piromalli, importante boss della 'ndrangheta, risponde con sarcasmo: "Che cosa è la mafia? E qualcosa che si mangia? È qualcosa che si beve? Io non conosco la mafia, non l'ho mai vista". Nonostante quello che dicono i boss mafiosi, noi sappiamo che la mafia esiste sul serio. E sicuramente non è una marca di formaggio. Antonio Nicaso, forte anche della sua decennale esperienza giornalistica, ha messo insieme tutte le principali informazioni sulla mafia e sulle mafie, in Italia e nel mondo. In questo libro si parla di ingiustizie, ma anche di giustizia, impegno e legalità».

Età: dai 12 anni

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