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Come spiegare Napoleone ai bambini

di Niccolò De Rosa - 05.05.2021 - Scrivici

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Imperatore o tiranno? Conquistatore o liberatore? Ecco come spiegare Napoleone ai bambini senza annoiarli troppo

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Come spiegare Napoleone ai bambini

Tra i grandi personaggi del passato, Napoleone Bonaparte è senza dubbio uno di quelli che ancora oggi esercita un fascino incrollabile. Nato quasi dal nulla, in pochi decenni l'ambizioso soldato divenne prima il generale invincibile e poi un imperatore, sbaragliò eserciti, conquistò interi regni, arrivò ad essere l'uomo più potente della Terra e poi, quasi in un battito di ciglia, perse tutto e morì in rovina: una parabola straordinaria che ha consegnato alla Storia una di quelle figure che segnano i destini d'intere poche.

Ma come raccontare un uomo del genere - complesso, contradditorio, amato da molti e odiato da altrettanti - ad un giovanissimo che per la prima volta s'incuriosisce dei grandi protagonisti della Storia? Ecco come spiegare Napoleone ai bambini.

L'uomo venuto dalla Corsica

Quella di Napoleone potrebbe benissimo essere una storia da romanzo per ragazzi, piena di colpi di scena e trame complesse, con tanto di riflessioni romantiche sul destino e la sua mutevolezza. Già perché quando Napoleone nacque in Corsica il 15 agosto 1769, non era minimamente prevedibile prevedere che quel bimbo nel giro di qualche decennio avrebbe deciso le sorti di tutta Europa...

Napoleone Bonaparte infatti venne al mondo in una famiglia della piccola nobiltà italiana (la Corsica era stata sempre italiana, ma appena un anno prima della nascita di Napoleone la Republica di Genova aveva ceduto l'isola al regno di Francia), senza pretese e senza particolari aspirazioni. Il giovane Napoleone però era un ragazzo ambizioso, intelligente e intraprendente, così nel 1784 decise di entrante all'Accademia Militare e quindi arruolarsi nell'esercito.

Caso volle - e il caso spesso ci mette spesso lo zampino in storie come queste - che Napolone si trovò a cominciare la propria carriera militare proprio a ridosso di quell'evento epocale che fu la Rivoluzione francese (1789), la quale spazzò via l'Antico Regime (e tagliò la testa al Re e a molti aristocratici) e diede l'opportunità a giovani talentuosi di farsi strada a prescindere dai privilegi di nascita. Da quel momento infatti, nell'esercito non solo il merito cominciò a valere più di un titolo nobiliare, ma si moltiplicarono le occasioni per dimostrare il proprio valore visto che i grandi sovrani d'Europa, sentendosi minacciati, cominciarono subito ad attaccare con ferocia la Francia rivoluzionaria per restaurarne la monarchia.

Il generale invincibile

Unitosi al  neonato esercito repubblicano dunque, Napoleone ebbe occasione di mettere in mostra il suo carisma e le straordinarie doti strategiche, arrivando infiine a conquistarsi il grado di generale di brigata in seguito all'assedio di Tolone (1793), dove, nonostante una condizione di netta inferiorità, il rampante ufficiale respinse le truppe inglesi che miravano ad abbattere il nuovo regime rivoluzionario.

L'anno successivi però fu abbastanza turbolento, poiché la caduta del regime di Robespierre (il leader della frangia più estremista e "sanguinaria" dei rivoluzionari) rallentò la scalata di Napoleone, il quale dovette attendere ancora un po' per la sua grande occasione, la quale si presentò nel 1795, quando contribuì in modo decisivo a reprime un colpo di Stato. Forte del prestigio ritrovato, Napoleone venne quindi inviato in Italia a combattere l'Impero austriaco.

La Prima Campagna d'Italia (1796-1797)

Quella in Italia fu la prima vera grande impresa del generale Bonaparte. Al comando di truppe numericamente inferiori rispetto al nemico ma molto ben addestrate e organizzate, Napoleone infatti sbaragliò ripetutamente gli arroganti generali austriaci, i quali vennero sorpresi dalle sue tattiche audaci. 

Tali sbalorditivi risultati cominciarono ad alimentare il mito di Napoleone, il quale cominciò ad essere considerato dagli italiani come un liberatore che veniva a scacciare gli oppressori stranieri e ad instarurare nuovi regimi più libertari. In pochi mesi infatti gli austriaci furono costretti ad abbandonare il Nord-Ovest del Belpaese, dove venne instaurata la Repubblica Cisaplina e sembrava che nel giro di poco tempo l'intero Nord Italia sarebbe stato liberato Le aspettative di intellettuali e sognatori (come il celebre letterato Ugo Foscolo) vennero però deluse già nel 1797, quando con il Trattato di Campoformio che concluse la Campagna, Napoleone preferì cedere il veneto all'Austria sconfitta per rafforzare il propio potere nelle regioni già conquistate.

Napoleone sarebbe poi tornato dalle nostre parti nel 1800 per la Seconda Campagna d'Italia, ma a quel punto la cavalcata del generale verso la conquista dell'Europa era già ben avviata.

Dall'Egitto al Consolato

Nel 1798 la fama di Napoleone era già tale da preoccupare un po' i membri del Direttorio (il governo della Francia rivoluzionaria), i quali decisero quindi di affidargli una bella gatta da pelare in Egitto, lontano dalle grandi questioni europee. Nella Terra dei Faraoni Bonaparte avrebbe dovuto dare filo da torcere agli inglesi, che controllavano i porti e i punti strategici del Paese.

Militarmente la campagna non fu proprio un successo - anzi, nonostante qualche vittoria roboante l'esercito francese fallì nel tentativo di prendere possesso della zona - ma Napoleone non solo riuscì lo stesso ad alimentare la propria nomea di genio militare, ma divenne un beniamino del popolo, anche grazie agli straordinari tesori che riportò in patria. Se infatti l'avventura militare in Egitto fu un flop, la spedizione "scientifica" invece fu un colpaccio storico dal momento che i francesi riportarono alla luce reperti egizi come la Stele di Rosetta, che permise agli studiosi di capire l'alfabeto geroglifco degli Egizi!

Imperatore e conquistatore

Ritornato in Francia dunque Napoleone aveva abbastanza prestigio per "fare la voce grossa". Sostenuto dalle sue truppe e da nuove amicizie politiche, artecipò dunque alla cospirazione per rovesciare il Direttorio e si fece nominare tra i tre consoli che avrebbero retto il nuovo governo. Come console Napoleone avviò una serie di riforme - prima su tutte, la dotazione di un nuovo Codice Civile - che rafforzarono la sua posizione (sia in patria che nello scacchiere internazionale) e cominciarono a strutturare l'assetto di una nuova Francia.

Dopo qualche anno passato a sconfiggere  gli oppositori (venne abolita anche la libertà di stampa), nel 1804 Napoleone era forte abbastanza da compiere il grande passo, così il 2 dicembre del 1804, nella cattedrale parigina di Notre Dame, Napoleone venne incoronato Imperatore dei francesi. O meglio, con un gesto emblematico Napoleone s'incoronò da solo, pronunciando al celebre frase «Dio me l'ha data (la corona N.d.R), guai a chi me la toglie!».

Dopo la fondazione dell'Impero, Napoleone passò a rivolgere il suo sguardo oltre condine, dove da tempo le monarchie secolari europee avevano deciso di coalizzarsi per abbattere questa formidabile minaccia al loro potere. Questo fu il periodo più entusiasmante per Napoleone, che in pochi anni cominciò a surclassare sonoramenete e ripetutamente gli eserciti austriaci, prussiani, russi e borbonici in battaglie che sono passate alla storia (Ulma, Austerlitz, Gena ecc...). Solo gli inglesi riuscivano a tenergli testa grazie alla fortissima flotta, tantro che nella celebre Battaglia di Trafalgar (21 ottobre 1805) l'ammiraglio Nelson, che pure morì durante lo scontro, riuscì ad ottenere una decisiva vittoria che sul lungo periodo sarebbe stata fatale per la Francia napoleonica.

Il declino

Negli anni dal 1805 al 1812 Napoleone fu il dominatore incontrastato dell'Europa continentale, con solo l'Inghilterra capace di sfidarlo sui mare. Nel 1812 però la sete di potere portò l'imperatore a tentare la conquista della Russia per detronizzare lo zar Alessandro.

L'inizio dell'impresa fu incoraggiante, poichè l'esercito russo era molto pià debole e arretrato di quello francese, ma Napoleone aveva sottovalutato la vastità del territorio e i problemi climatici: l'astuto generale russo Kutuzov infatti, conscio dell'inferiorità delle sue truppe, scelse volontariamente di far penetrare l'esercito napoleonico nel cuore del Paese, bruciando campi e risorse in modo che i francesi non trovassero rifornimenti lungo la loro avanzata. Quando sopraggiunse l'inverno quindi, Napoleone e il suo esercito si trovarono isolati nelle profondità delle steppe russe, senza cibo e abiti adeguati per le rigide temperature. Quando i russi contrattacarono quindi, la spedizione si trasformò in una disfatta.

Fu l'inizio della fine. Napoleone, pesantemente sconfitto, dovette quindi rititarsi e i suoi nemici ne approfittarono subito. L'ennesima coalizione antifrancese infatti si organizzò per affrontare i francesi, i quali vennero sbaragliati a Lipsia (ottobre 1913) e dovettero sottostare alle richieste nemiche. Napoleone venne dunque esiliato sull'isola d'Elba e la monarchia francese venne riportata al potere.

La storia però non era ancora finita. Dopo poco più di un anno, nel 1815 Napoleone - che era ancora amato dall'esercito e da molti compatrioti -  riuscì a fuggire dall'isoletta toscana e tornò in Francia a reclamare il potere. In quelli che passarono alla storia come i Cento Giorni, Napoleone si rimise alla testa di un nuovo esercito e per un attimo parve in grado di riprendersi tutto quello che aveva perso. Tuttavia gli avversari questa volta erano troppo forti e nella celeberrima battaglia di Waterloo (1815) Napoleone venne sconfitto definitivamente.

L'esilio

Napoleone terminò i suoi giorni sull'isola di Sant'Elena, un fazzoletto di terra sperduto in mezzo all'Oceano Atlantico, lontano da qualsiasi possibilità di tornare èer l'ennesima volta. Vinto e fiaccato, Napoleone morì il 5 maggio 1821, evento che il nostro Alessandro Manzoni immortalò con la celebre poesia Cinque Maggio, a chiarire una volta ancora quanto quell'uomo venuto dalla Corsica aveva contribuito a cambiare la Storia.

Curiosità su Napoleone Bonaparte

È normale che un uomo che, nel bene e nel male, fu straordinario come Napoleone abbia alimentato una serie infinita di dicerie e curiosità sul proprio conto. Per conoscere bene il personaggio però, è importante non cadere in qualche fake che però tutt'oggi è dura a morire. Ecco dunque qualche curiosità e "smentita" sul conto di Napoleone

Napoleone era davvero così basso?

Il mito della proverbiale bassa statura di Napoleone spesso torna anche utile per sottolineare il contrasto tra le ridotte dimensioni del corpo e l'ego smisurato dell'uomo, eppure le verità storico raccontano qualcoa di diverso. In fattio, sebbene Napoleone Bonaparte probabilmente non avrebbe mai potuto giocare a basket, per l'epoca non era assolutamente così basso: dalle misrazioni effettuate dagli studiosi infatti, è stato confermato come l'impertore fosse alto circa 1,68 cm, ben tre centimetri più della media dei francesi di quel tempo!

La paura dei gatti

Talvolta si racconta che Napoleone fosse terrorizzato dai gatti. Ebbene le fonti storiche non confermano appieno tale diceria, in quanto il generale non aveva paura in sè dei felini, ma era molto superstizioso e si teneva bene alla larga dai gatti neri.

La mano nella giacca

Perché l'immagine che abbiamo di Napoleone (ripresa da molti dipinti e ritratti) ci mostra il generale mentre tiene la mano destra infilata nella giacca? Negli anni si è palrato di tic o di disturbi allo stomaco che portavano l'imperatore e massaggiarsi istintivamente la pancia, ma in reatà era solo una posa particolarmente di moda all'epoca per ispirare autorevolezza.

Libri su Napoleone

Naturlamente il mondo della letteratura e dell'intrattenimento (anche per ragazzi) si è spesso occupato di un personaggio straordinario come Napoleone. Ecco qualche consiglio per scoprirlo insieme ai nostri bambini.

Mister Napoleone (Luigi Garlando, Piemme

15 ottobre 1815. È l'alba quando a bordo della Northumberland si sente gridare: «Terra!». Ecco Sant'Elena. Un pezzo di carbone in mezzo al mare. Da quel giorno Napoleone Bonaparte, l'uomo che è entrato vincitore in tutte le capitali d'Europa, si ritrova segregato su una roccia in mezzo all'oceano. Con lui c'è Emanuele, quindici anni, che sogna di diventare un soldato della Grande Armata, di cavalcare imprendibile come Murat e di avere in battaglia il coraggio folle di Massena. E che soprattutto sogna di potersi presto vendicare combattendo contro gli inglesi traditori al fianco del suo Imperatore. Per questo Emanuele de Las Cases comincia a scrivere un diario: per raccontare, momento per momento, il loro viaggio all'inferno di Sant'Elena e poi il loro ritorno sul trono del mondo. Ma Amani, un ragazzino africano dai denti di luna che non ama le battaglie e che si accompagna a un esercito di granchi pacifici, farà traballare la sua sete di vendetta. Perché Amani, nella lingua della sua terra, significa «pace».

Età consigliata: 10 anni

Il giovane Napoleone (Ernesto Rerreo, Gallucci)

La storia dell'infanzia e della giovinezza di Napoleone raccontata da lui stesso a una giovane ragazza inglese di 15 anni, Betsy Balcombe, durante l'esilio a Sant'Elena. Qual è stata l'educazione dell'uomo che ha cambiato il mondo moderno? Come è cresciuto in Corsica, discendente di immigrati italiani, al margine della Francia e dell'Europa, lo statista dell'Impero post-rivoluzionario? Ferrero svela i primi 18 anni del generale, la parte sommersa di una vita poi tutta pubblica: gli anni fondamentali della formazione intellettuale e sentimentale dell'uomo più potente, più amato e più combattuto dell'Ottocento.

Età consigliata: da 9 anni.

Parola di Napoleone (Claudia Sfilli, Arka)

Al Museo delle cere, le storie di tutto il mondo si fermano per farsi guardare. E storie nuove possono nascere, come quella del piccolo Emilio, dopo il suo incontro con il grande Napoleone!

Età consigliata: da 4 anni.

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