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Didattica a distanza e genitori che lavorano: se la DAD continuasse a settembre?

di Luisa Perego - 24.08.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
La DAD, didattica a distanza, non è conciliabile con il lavoro. E il 30% delle mamme è disposta a licenziarsi dovesse continuare a settembre. E tu? Partecipa al sondaggio

Didattica a distanza a settembre?

E se la DAD, didattica a distanza, dovesse continuare anche a settembre?

Il 65 per cento delle mamme-lavoratrici non ritiene conciliabile DAD e lavoro e tra queste, il 30 per cento prenderebbe in considerazione di lasciare il lavoro, se l'uso della didattica a distanza dovesse continuare anche a settembre.

Sono i dati che emorgono dal primo report dell'indagine nazionale "Che ne pensi? La DAD dal punto di vista dei genitori", predisposto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze umane per la formazione, formato da Giulia Pastori (coordinamento scientifico), Andrea Mangiatordi, Valentina Pagani e Alessandro Pepe.

L'indagine è stata fatta tramite canali social su 7.000 genitori di bambini e ragazzi di scuola primaria e secondaria, per un totale di circa 10.000 bambini e ragazzi. I ricercatori hanno approfondito con i genitori come sono stati vissuti questi mesi di scuola "in casa" e la ricerca restituisce anche un bilancio finale sulla modalità della didattica a distanza, dando spunti di riflessione per il futuro.

Chi ha partecipato al questionario

Al questionario hanno risposto per il 94 per cento madri, con un'età media di 42 anni e in grande maggioranza con un livello d'istruzione superiore.

  • l'80% di chi ha risposto è lavoratrice e durante il lockdown ha continuato a lavorare (67%), in modalità smartworking il 57%. 

I pro e i contro sono diversi: di positivo, c'è stato

  • il maggior utilizzo di tecnologie digitali per lo studio e la didattica;
  • la possibilità di conoscere maggiormente le attività didattiche dei propri figli
  • e l'acquisizione di nuove competenze digitali da parte dei bambini.

I contro però non mancano:

  • le relazioni a distanza con i compagni e con gli insegnanti;
  • la quantità di compiti da svolgere, ritenuta spesso eccessiva;
  • la scarsa varietà nella proposta didattica;
  • il difficile bilanciamento del tempo dedicato alle lezioni, ai compiti e allo svago.

«La ripartenza della scuola, così come di nidi e scuole d'infanzia – dice Giulia Pastori, coordinatrice scientifica della ricerca - è un'emergenza sociale di massima urgenza che è stata ed è ancora molto trascurata. Bisogna fare tutto il possibile perché ripartano e bene, ne va del benessere di bambini e ragazzi in primis, ma anche dei loro genitori, in particolare delle donne. L'esperienza della DAD ha reso ancora più evidente che abbiamo bisogno di una politica per la scuola al contempo tempestiva e lungimirante.»

E tu, che cosa ne pensi della DAD? Partecipa al nostro sondaggio.

Se la didattica a distanza dovesse continuare anche a settembre?

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