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La didattica dell’asilo all'aperto

di Stefano Padoan - 24.09.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La scuola post-Covid sta riscoprendo gli spazi esterni e l'esperienza degli asili nel bosco è di ispirazione. Ma come si fa la didattica all'aperto all'asilo?

La didattica dell’asilo all'aperto

Questo periodo di ripartenza dopo l'emergenza da Covid-19 impone alla scuola tradizionale un ripensamento degli spazi e dei modi di strutturare le attività e lezioni. Una sfida complessa, ma anche una grande opportunità per fare di necessità virtù e svecchiare alcuni schemi un po' stantii. Spunti molto interessanti arrivano dalle scuole all'aperto, realtà ormai consolidata anche in Italia. Come è possibile pensare una didattica all'aperto per gli asili nido e le scuole per l'infanzia? Lo abbiamo chiesto a Michela Schenetti, Professoressa associata e docente di Didattica Generale presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna, che dal 2008 concentra i suoi studi e ricerche sul tema dell'educazione e della didattica all'aperto collaborando con servizi e scuole per diffondere pratiche di Outdoor Education.

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Perché l’asilo all’aperto

Il bisogno di natura è di tutti i bambini ed è questo l'obiettivo che si prefigge la didattica all'aperto: «Si tratta - dice la professoressa, coautrice del libro "La scuola nel bosco. Pedagogia, didattica e natura" (Ed. Erickson, 2015) - di restituire il mondo ai bambini e i bambini al mondo, di consentire loro di riappropriarsi del contatto con la terra e l'aria aperta e promuovere apprendimenti attraverso il gioco e il movimento».

«I nostri bambini solitamente crescono in contesti costruiti ad hoc per loro, il più delle volte artificiali e iperstrutturati. Raramente fanno esperienze dirette ma per lo più mediate da qualcosa (giocattoli, libri, tecnologie) o qualcuno (adulti di riferimento) e questo il più delle volte non stimola la libera iniziativa e non intercetta la loro curiosità. I luoghi in cui siamo immersi parlano un linguaggio silenzioso, suggerendo vincoli o possibilità, diventa quindi importante sceglierli consapevolmente e fare in modo che abbiano determinate caratteristiche. Gli spazi esterni ad esempio non sono edulcorati e semplificati, privi di "rischi", e proprio per questo sono interessanti dal punto di vista educativo. Sono luoghi complessi, pieni di elementi che offrono stimoli e sfide per imparare; sono spazi "spigolosi", provocatori e avventurosi e per questo in piena sintonia con la straripante spinta evolutiva dei bambini 0-6 anni».

Didattica all’aperto negli asili: i falsi miti

Sfatiamo subito due preconcetti che potrebbero avere i genitori e che chi si occupa della formazione di maestre ed educatori sulla didattica all'aperto si trova ad affrontare.

  1. All'aperto ci si ammala di più. «Da anni i pediatri ripetono che non è vero che fuori ci si ammali di più e - anzi - è soprattutto in inverno che stare al chiuso favorisce l'insorgere di malattie a carica virale» spiega l'esperta. Certo, i benefici dell'educazione all'aperto non si riducono alle questioni di salute, ma in questi mesi acquisiscono un'importanza cruciale perché negli spazi esterni le norme di distanziamento per limitare il rischio contagio sono maggiormente rispettabili e diminuisce il rischio di contaminazione».
  2. I bambini all'aperto sono ingestibili. I genitori potrebbero pensare che i bambini all'aperto siano portati a scappare da ogni parte e a non ascoltare la maestra perché distratti da tutti gli stimoli provenienti dalla natura. «Può essere vero se, per esempio, l'uscita in giardino è relegata solo a un breve momento di svago. In questo caso sì, i bambini sfogano tutte le loro energie compresse». Se però stare fuori diventa un'abitudine, è vero il contrario: «Sono molto più spesso gli spazi chiusi, a detta degli insegnanti stessi, ad essere "esplosivi". Contesti che costringono i bambini a stare seduti, ad aspettare il proprio turno generano aggressività. Se però il contesto che li accoglie è meno caotico e rumoroso, e più interessante in sé, sentono meno la necessità di urlare, litigare e competere. Una maggior libertà di scelta e di azione li rasserena e li rende anche più attenti alle indicazioni degli adulti di riferimento, educatori, insegnanti e più collaborativi con i compagni».

Asilo all'aperto: i benefici educativi

Quali sono i maggiori vantaggi, per bambini e adulti, di una didattica all'aperto?

  1. Didattica all'aperto e motricità. «Per prima cosa, all'aperto l'esperienza motoria è più completa e sappiamo quanto - soprattutto nella fascia 0-6 anni - tutti gli apprendimenti siano in primis senso-motori e passino attraverso i 5 sensi. Viene così rimessa al centro la corporeità del bambino, liberandolo da spazi angusti o dallo stare seduto per tempi troppo lunghi. Fuori, grazie a una varietà elevata di materiali, viene favorito il toccare, annusare, manipolare, trasformare, ma anche il fare, l'osservare, il costruire. E così il bambino sviluppa la propria identità in modo globale in coerenza con la progettazione pedagogica dei nidi d'infanzia o le Indicazioni Nazionali Ministeriali delle scuole dell'infanzia».
  2. Tempi a misura di bambino. Rimettere al centro il benessere del bambino vuol dire anche rallentare i ritmi, che ormai già dal nido rischiano di accelerare oltre misura per allinearsi alle necessità di genitori e insegnanti. «Una routine giornaliera che trasferisce i bambini da un posto chiuso all'altro rischia di privare i bambini anche della classica ora d'aria che si concede ai carcerati: L'educazione all'aperto invece distende i tempi e li riporta in linea con le esigenze dell'infanzia».
  3. Autonomia e collaborazione. Negli spazi esterni i bambini scelgono i contesti di gioco che attirano maggiormente la loro attenzione. Questa esplorazione da un lato incoraggia la loro autonomia e la loro autostima, dall'altro li pone di fronte a incertezze e "paure" tipiche di uno spazio aperto e in parte imprevedibile: «Ecco perché l'educazione all'aperto sostiene un atteggiamento più collaborativo e meno competitivo: i bambini si rendono conto di aver bisogno gli uni degli altri, ma anche della maestra, per superare alcune sfide e comprendono con l'esperienza che il gruppo vale più del singolo».
  4. Educazione ambientale. Riconnettere i bambini alla natura vuol dire anche mettere le giuste basi per il rispetto dell'ambiente, tema riconosciuto come cruciale soprattutto oggigiorno. «Se non hanno una relazione significativa con il mondo naturale, con il territorio anche urbano che li accoglie i nostri sforzi educativi rischiano di rimanere normativi. Essere in relazione profonda con i luoghi che vivono li renderà probabilmente disposti a prendersene cura».
  5. Un'occasione per gli adulti. Cambiano anche le conoscenze e competenze dell'adulto che inizia ad andare fuori a fare scuola: «Gli insegnanti e gli educatori scoprono innanzitutto nuovi aspetti dei loro alunni, che nelle dinamiche di aula non sarebbero emersi. Rimettono poi in discussione le proprie metodologie e strumenti, scoprendosi spesso più dotati e creativi di quanto non sospettassero. Infine, soprattutto i più giovani, ritrovano tanti concetti studiati all'università che però negli spazi ristretti della scuola faticano ad applicare».

Cosa si impara all’asilo all’aperto

Ma cosa fanno i bambini negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia all'aperto? «Innanzitutto è importante sottolineare che negli spazi esterni, più che in quelli interni, i campi di esperienza ci sono tutti e sono intrecciati fra loro. Sta all'abilità degli educatori saperli riconoscere, connettere e trasformarli in conoscenze senza perdere l'occasione di sostenere le competenze emotive e sociali dei bambini, che è poi tra gli obiettivi primari di qualsiasi servizio educativo».

Ecco perché c'è un'attenzione altissima sulle competenze degli insegnanti per l'asilo all'aperto: «Non ci si può improvvisare, ma ormai sono sempre di più i percorsi sul tema che sostengono la formazione degli adulti o gli strumenti che offrono tantissimi spunti pratici di attività in natura: come Pasticciamo con la matematica! Attività di didattica all'aperto nella scuola dell'infanzia (Ed. Erickson, 2020) di J. Robinson che offre 300 idee per fare matematica all'aperto».

Attività dell'asilo all'aperto. L'organizzazione della giornata dipende da servizio a servizio. «Sono ormai molteplici le esperienze attive in Italia a dimostrazione di quanto non sia più necessario guardare solamente ai servizi del Nord Europa in cerca di modelli. I servizi all'aperto, gli asili e le scuole nel bosco si svolgono prevalentemente all'aperto, con ogni clima, e hanno come ultima risorsa gli spazi interni. In generale, le giornate sono organizzate per routine: il cerchio del mattino in cui si decide chi farà cosa: esplorazioni, costruzioni, capanne, camminate avventurose, raccolte. Al termine delle attività libere solitamente si organizza un momento di nuovo insieme, per condividere e raccontare agli altri com'è andata, le difficoltà, le scoperte, fare nuove ipotesi e darsi nuovi obiettivi». Di certo sono garantite e potenziate tutte le attività fondamentali (motorie, manipolative, creative e di socializzazione) e questo grazie anche al fatto di poter proporre più esperienze nello stesso momento non uguali per tutti.

La didattica all’aperto negli asili tradizionali

È possibile portare qualche elemento di questa didattica, da subito, negli asili tradizionali? Michela Schenetti, che da anni e formatrice per servizi per l'infanzia tradizionali, assicura di sì, come argomenta nel libro "La scuola nel bosco". Questa, a suo avviso, sarebbe proprio la grande emergenza e sfida.

«È errato pensare che questo tipo di didattica sia possibile solo in scuole di campagna o in piccoli paesi. Anzi, sono tante le realtà che stanno ripensando le scuole e cercando spazi aperti e accessibili alle diverse sezioni. Non sempre infatti 'all'aperto' si traduce con 'in natura': i servizi per l'infanzia possono scegliere come contesti all'aperto il bosco, la campagna, la golena, ma anche i parchi pubblici urbani o addirittura semplicemente i giardini dei servizi educativi, che per legge in Italia possono contare su ampie metrature e permettono una grande varietà di attività. In diversi progetti nati in questi anni, servizi educativi insieme a ASL, referenti gestori delle aree verdi, pedagogisti e insegnanti stanno lavorando ad una riprogettazione dei giardini scolastici più attenta agli interessi dei bambini, introducendo più materiali naturali come sassi, tronchi, pigne, legnetti, in alternativa o sostituzione dei classici arredi da parco come scivoli e altalene».

Didattica all'aperto: come iniziare

Passare più tempo all'aperto è dunque un obiettivo raggiungibile da tutte le scuole: «È necessario che ciascun insegnante si adoperi per ristabilire almeno un equilibrio tra il tempo che si passa dentro e quello che si passa fuori. Il primo passo è iniziare ad uscire con regolarità, per sentirsi più sicuri, per sviluppare un senso di familiarità con spazi e metodologie che tendono a trascurare. Senza contare quanto andare fuori sia già di per sé, nella scuola dell'infanzia, un grande esercizio di autonomia del bambino che deve provare a vestirsi da solo per uscire e a riporre i propri indumenti per poi re-indossarli.

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