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Come fare didattica all'aperto nel cortile della scuola

di Rosy Maderloni - 26.11.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Ogni cortile riserva possibilità di apprendimento. La didattica all’aperto può essere svolta con efficacia in qualunque spazio scolastico outdoor se si trova la giusta chiave per intrattenere e si rispetta lo scopo educativo di ciascuna attività.

Come fare didattica all'aperto nel cortile della scuola

Quando pensiamo all'educazione all'aria aperta la mente ci porta tra prati fioriti, boschi accoglienti e una visuale che si affaccia a paesaggi incontaminati. Poi gran parte di noi riapre gli occhi tra tombini, asfalto e palazzoni e pensa di non trovarsi in un posto adeguato per questo tipo di insegnamenti. Sbagliando.

Ogni cortile può sorprendere e diventare un laboratorio a cielo aperto per imparare e ogni scuola che possiede anche il più piccolo o non attrezzato spazio outdoor può puntare su un luogo dall'enorme, inesplorato, potenziale didattico. Proprio per contrastare la diffusione del deficit di natura - disturbo che riguarda prevalentemente quei bambini che vivono in contesti fortemente urbanizzati con scarsità di aree verdi disponibili - la didattica all'aperto organizzata anche in un chiostro di una scuola della periferia metropolitana può diventare una desiderabile soluzione. Ne parliamo con Ilaria D'Aprile, educatrice alla sostenibilità impegnata in progetti di formazione per insegnanti e studenti, presidente dell'associazione Essere terra e autrice del libro "Apprendere con Gioia: outdoor education nei cortili scolastici" (Edizioni La Meridiana).

In questo articolo

Perché una scuola all’aperto

"I dati della commissione ministeriale sullo stato di benessere e malessere dei preadolescenti italiani a scuola parlano chiaro – premette Ilaria D'Aprile -: il 73% di loro supera la soglia di malessere e il 60% sostiene di soffrire da quando ha memoria della scuola (Fonte: Commissione istituita dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi insieme al Miur). Questo ci dice che più della metà dei ragazzi attribuisce il proprio malessere al percorso scolastico. Inoltre, i ragazzi vivono in una condizione che potremmo definire di "arresti domiciliari-scolastici". Secondo i dati Istat, infatti, trascorrono circa l'85% del loro tempo rinchiusi tra casa e scuola. Infine, il concetto di aula ha più di 200 anni. La scuola nasce con un processo umanistico legato alla rivoluzione industriale. Restare chiusi immobili dentro un'aula era un'ottima preparazione per quello che avrebbero fatto dopo, ovvero lavorare al chiuso di una fabbrica. Per tutte queste ragioni la scuola va cambiata e in particolare in questo momento storico in cui stiamo ripensando ogni forma del nostro vivere. Grazie alla neuroscienza oggi sappiamo che le emozioni si fissano nella memoria e che ricordiamo meglio e più a lungo tutto quello che si apprende con gioia. Un bravo maestro deve promuovere esperienze piacevoli che sviluppino serotonina (ormone del piacere), irisina (ormone della concentrazione) e dopamina (ormone della ricompensa). Per questo ritengo che la natura (più o meno selvatica) sia il miglior contesto per favorire l'incontro dei bambini con lo stupore e la meraviglia, per emozionare, stimolare il gioco e la cooperazione, promuovere il movimento, l'esperienza diretta e sviluppare l'intelligenza ecologica".

Il tempo scuola per la didattica in cortile

"Alla didattica in cortile si può dedicare tutto il tempo necessario (perché se un'esperienza è significativa bisogna avere il coraggio di rinunciare a fare altro); in qualunque stagione (perché non esiste il cattivo tempo ma solo un abbigliamento poco adeguato); esplorando qualunque materia (perché quello che ci circonda è talmente complesso che non può essere scisso in discipline né appreso in maniera lineare, dal più semplice al più complesso). E' il bambino che decide quando, come e cosa imparare.

Mi rendo conto che senza alcuna intenzionalità pedagogica di contenuto qualcuno potrebbe pensare che l'outdoor education si presti a derive ideologiche di tipo spontaneistico o di ingenuo naturalismo. Ma non si tratta solo di gioco e movimento libero. Se consideriamo l'apprendimento non solo come trasmissione di nozioni (quelle non mancano ai bambini) ma come quello che coniuga conoscenza, abilità, atteggiamenti orientandoli nella direzione di uno sviluppo personale, allora consentire ai bambini di trascorrere tempi non residuali ma significativi all'aperto è la condizione fondamentale per affidare a loro stessi autonomia di azione e di relazione, impossibile in ambienti chiusi".

Come fare concretamente scuola nei cortili della scuola

"Con il libro "Apprendere con Gioia: outdoor education nei cortili scolastici", la mia intenzione non vuole né prescrivere istruzioni e neppure somministrare facili ricette su come fare educazione all'aperto, perché nella progettazione di percorsi di outdoor education sono indispensabili formazione (perché non è possibile andare fuori e riprodurre quello che si fa in aula), sperimentazione (documentandola per aver memoria dell'esperienza) e ricerca, non esistendo un modello da applicare in maniera standardizzata – precisa l'educatrice ambientale -. L'Outdoor Education, è un orientamento pedagogico che valorizza al massimo le opportunità dello star fuori e concepisce l'ambiente esterno in sé come luogo di formazione. Obiettivi e attività dipendono essenzialmente dal contesto educativo, dai bisogni dei bambini e dalla specificità degli educatori. Nella seconda parte del libro suggerisco 6 cammini (Coltivare il silenzio, Celebrare la bellezza, Praticare il buono, Abbracciare la gentilezza, Imparare la cooperazione, Celebrare la lentezza) che spostano lo sguardo su alcune attitudini che gli educatori dovrebbero tenere in conto per costruire una scuola dove si apprenda con gioia, a partire dai suoi cortili. Per dare qualche suggerimento pratico posso dire che per abitare il cortile di una scuola è importante innanzitutto osservare gli spazi esterni, leggerne le potenzialità e mapparle insieme ai colleghi, connettendo cultura e natura. In questo modo lo spazio esterno è percepito come un naturale ampliamento delle potenzialità di vita quotidiana educativa della scuola. Quindi in generale il lavoro dell'insegnante, al fine di accompagnare i bambini in una scoperta attiva, dovrà concentrarsi su alcuni punti:

  • Contatto diretto con l'ambiente che permette ai bambini di fare scoperte autonome utilizzando un gancio a partire da ciò che i bambini già sanno e pensano;

  • Raccolta di informazioni, osservazioni e domande e predisposizione di materiali (libri, foto, giochi di simulazione) che producono conoscenza, consapevolezza e stimolino il problem solving;

  • Ascolto: contestualmente alle ricerche e esplorazioni si dedicano momenti per conversazioni e dialoghi, registrando e trascrivendo le opinioni dei bambini; Per questo diventa rilevante stimolare i bambini a ragionare anche collettivamente, in modo che una serie di domande ne inneschi delle altre.

Attività da fare con i bambini dell’asilo

"Con i bambini più piccoli bisogna partire da quello che stimola il loro interesse – suggerisce D'Aprile -. Se per esempio sono attratti dagli uccelli di un albero, insegniamo loro a prendersene cura. Ecco dei modi possibili

  • realizzando delle mangiatoie e le pappe per il periodo invernale;

  • leggendo, ad esempio, la storia di Cipì di Mario Lodi;

  • facendo una ricerca sui canti degli uccelli per imparare a riconoscerli. Tutto questo può aiutare a rafforzare la loro naturale empatia per ogni forma di vita".

Attività da fare con i bambini della scuola primaria

"Con i bambini più grandi, che manifestano desiderio di autonomia, si possono fare proposte che tengano conto di un ascolto profondo dei bisogni dei bambini come ad esempio.

  • realizzare una capanna coltivando piante di girasoli, invitandoli a progettare i solchi e responsabilizzandoli nella cura delle piante. Nella capanna potranno sentirsi protetti e accolti pur trovandosi da soli. Quando poi i semi di girasole saranno maturi si può organizzare una festa in giardino per condividerli con gli amichetti.

  • Ancora, se il desiderio dei bambini è di migliorare l'aspetto del cortile e renderlo più vario si potrebbe realizzare un giardino delle farfalle con piante nutrici, quelle che ospitano i bruchi e quelle ricche di nettare per le farfalle".

Attività in cortile con erba e alberi

"Per quanto povero di essenze e poco organizzato per l'accoglienza, assicurata una manutenzione ordinaria – aggiunge l'autrice - un cortile, anche nel cuore di una metropoli, è pur sempre costituito da aria, acqua, terra, piante, animali.Si potrebbe organizzare il cortile coinvolgendo i bambini nella progettazione, un modo per stabilire con loro una relazione di fiducia che permetta di renderli responsabili per una gestione serena degli spazi, soprattutto se condivisi. Domandare loro: in che modo vorrebbero fruire dello spazio? Con quali finalità? Questo sarebbe un interessante punto di partenza".

Attività adatte anche al cortile di cemento e al prato sintetico

"Abbiamo una tendenza a creare spazi per i bambini standardizzati, che offrono esperienze sensoriali limitate per consentire loro di non correre alcun rischio – aggiunge D'Aprile -. Che cosa accadrebbe se potessimo ricreare nei cortili spazi di esplorazione sicuri in cui poter riprodurre i limiti fisici che i bambini incontrano nella realtà che li circonda (ruvidezza, durezza, freddo)? In questo caso per rendere più accoglienti e interessanti i luoghi dell'esplorazione, si può proporre una "caccia al tesoro naturale" e realizzare in famiglia una ricerca del materiale stilando un elenco dei tesori (pezzetti di legno da utilizzare come Lego; semi di specie diverse da inserire in barattoli trasparenti; rami; conchiglie; sabbia, licheni, sassolini etc.) e dei luoghi dove è possibile reperirli (giardini, campagna, montagna, spiaggia, ecc.). Inoltre è importante procurarsi dei contenitori per riporre il materiale e renderlo accessibile ai bambini all'inizio dell'esplorazione. E' importante proporre i materiali non strutturati un poco alla volta perché i bambini abituati ai giocattoli, non perdano subito l'interesse".

Come conciliare gioco in cortile e compiti per casa

"Il gioco è uno strumento fondamentale di conoscenza (di sé, dell'altro e dell'ambiente intorno) perché utilizza il motore più eccitante che l'uomo conosca: il piacere – commenta l'esperta -. Quale attività meglio del gioco attiva naturalmente e tiene allenate le diverse aree celebrali? Durante le attività ludiche il cervello produce un surplus di glucosio e ossigeno, energie che permettono di continuare l'esperienza. Il gioco migliora l'umore: stimola l'autostima: favorisce la creatività, migliora la mobilità fine; migliora la motricità: insegna la perseveranza.

Giocare richiede concentrazione, capacità di prendere decisioni, stimola le emozioni e i sensi. Attraverso il gioco la plasticità celebrale, che permette di apprendere, funziona al massimo. Per questo il gioco, lungi dall'essere considerato una perdita di tempo, dovrebbe avere un ruolo centrale nell'apprendimento a tutte le età. In questo periodo in cui è più necessario rimanere in casa qualunque spazio all'aperto può costituire un luogo meraviglioso per cominciare l'esplorazione del mondo. Così anche la Didattica a distanza può essere organizzata fornendo ai bambini dei compiti che abbiano a che fare con l'esplorazione del mondo esterno: che sia un cortile, un balcone o una finestra aperta dove sia possibile osservare le stelle; così facendo si scoprirebbe che i bambini oltre a desiderare di andare a scuola amano anche fare i compiti!".

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