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La didattica della scuola primaria all'aperto

di Stefano Padoan - 25.09.2020 - Scrivici

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La scuola post-Covid sta riscoprendo gli spazi esterni e l'esperienza delle scuole elementari nel bosco può essere di ispirazione

La didattica della scuola primaria all'aperto

Questo periodo di ripartenza dopo l'emergenza da Covid-19 impone alla scuola elementare tradizionale un ripensamento di spazi e modi di fare lezione. Si parla molto di "stare in giardino" e di "didattica all'aperto": spunti molto interessanti in questo senso arrivano dalle scuole all'aperto, realtà ormai consolidata anche in Italia. È possibile pensare una didattica all'aperto per le scuole primarie? Lo abbiamo chiesto a Michela Schenetti, Prof.ssa Associata e docente di Didattica Generale presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna che dal 2008  concentra i suoi studi e ricerche sul tema dell'educazione e della didattica all'aperto collaborando con varie scuole pubbliche per diffondere pratiche di Outdoor Education

In questo articolo

Perché una scuola primaria all'aperto

«Le scuole all'aperto sono nate un secolo fa in tutto il mondo e in diverse città italiane come Torino, Bologna, Roma, Milano per garantire l'accesso all'aria pulita, alla cura del sole e a un'adeguata istruzione ai bambini gracili e tubercolotici, come ci ricorda il libro "Per una storia delle scuole all'aperto in Italia" Mirella D'ascenzo. La storia insegna che la necessità di stare all'aperto promosse da subito una riflessione sulla didattica, sull'organizzazione di tempi e spazi che portarono allo sviluppo di nuove strategie didattiche, così come sta succedendo ancora oggi». 

Oggi più di ieri infatti l'educazione all'aperto è la chiave per affrontare l'emergenza educativa: «Rischiamo di crescere generazioni di bambini che stanno sempre più seduti e che escono sempre meno. La posizione seduta è passiva, quindi meno propedeutica all'apprendimento, così come meno stimolanti sono le emozioni che generano gli spazi chiusi delle aule». 

Curiosità, interesse, entusiasmo, motivazione sono invece emozioni fondamentali per spingere un bambino ad imparare: «Gli studi sui processi di apprendimento sottolineano la centralità dell'esperienza diretta e attiva. La scuola dovrebbe restituire ai bambini ambienti ricchi di opportunità, complessi, sfidanti per rimettere al centro del proprio mandato il benessere fisico, emotivo, cognitivo e sociale dei propri protagonisti. Ambienti che permettano ai bambini di esprimersi e di decomprimere quelle emozioni individuali e di gruppo che spesso non trovano spazio nelle giornate scolastiche».

Miti da sfatare sulla scuola all’aperto

Oltre al fatto che non è vero che all'aperto ci si ammala di più (anzi sono proprio gli spazi chiusi a favorire la diffusione dei virus) ci sono altri miti da sfatare in merito alla didattica all'aperto.

  • I bambini si distraggono. Che gli spazi chiusi siano più sicuri, più comodi, più appropriati per istruire è una convinzione degli adulti che li privilegiano perché loro, in primis si sentono più in comfort zone. «I bambini all'aperto si scatenano proprio quando all'uscita in giardino è associato lo svago, la possibilità di sfogare tutte le loro energie compresse. Sono in realtà gli spazi chiusi, a detta degli insegnanti stessi, ad essere "esplosivi". Se invece stare all'aperto diventa una routine, i bambini sono molto più concentrati sia sull'attività che su quanto propone l'insegnante: in un parco, ad esempio, non cercano lo scivolo o l'altalena ma vengono assorbiti dalla ricerca di materiali naturali, insetti, da un disegno, dalla soluzione di un problema. E poi cambia il modo di usare quegli spazi anche quando li frequentano con i genitori, perché hanno assunto un significato diverso e non per forza collegato al gioco sfrenato».
  • I genitori non vogliono. Convinzione di molti insegnanti è che i genitori non amino che la scuola porti fuori i bambini. «Non è così. Certo, il tema della sicurezza è importante ma si fidano degli insegnanti e delle ragioni che li porta fuori se condivise. Nella mia esperienza di ricerca degli ultimi anni ho trovato per lo più genitori curiosi di capire, ben disposti verso questa possibilità e anche disponibili a contribuire e farsi coinvolgere per comprendere meglio il valore di queste esperienze».

I benefici educativi della scuola all’aperto

Ma quali sono i benefici della didattica all'aperto? «I bambini innanzitutto tornano ad essere i protagonisti del loro apprendimento. C'è un coinvolgimento diverso del bambino, che viene lasciato libero di esplorare, muoversi, comprendere mediante il corpo, pur senza escludere obiettivi disciplinari ben definiti e finalità chiare da raggiungere».

  • Motricità e socialità. I dati dell'Oms e della ricerca internazionale mostrano, anche in Italia, un'infanzia sempre più fragile: sola, con problemi di sovrappeso, con minori capacità e opportunità di stare all'aperto e a contatto con gli altri. «I bambini della scuola primaria sono sempre più "legati' dal punto di vista motorio e psicomotorio. Con la scuola all'aperto invece i bambini si riconnettono con questa dimensione e la potenziano, con evidenti benefici fisici e sociali».

  • Collaborazione e attenzione all'ambiente. Riconnettere i bambini alla natura modificando il rapporto e l'immagine che essi ne hanno vuol dire anche farli crescere nel rispetto dell'ambiente. Un approccio diverso all'insegnamento inoltre da un lato incoraggia la loro autonomia e la loro responsabilità individuale, dall'altro «l'apprendimento torna ad essere un processo di ricerca da svolgere in collaborazione con i compagni e le maestre».

I benefici per gli insegnanti

Agire sugli spazi del fare scuola richiede anche che gli insegnanti rimettano in discussione la loro figura. «Nel mio lavoro di formazione noto che per loro è una bella opportunità per riscoprire competenze difficili da tirar fuori in aula».

  • Relazione e non nozioni. Per prima cosa riescono a sintonizzarsi di più sulla relazione con i propri studenti, cosa che ammettono di perdere un po' in aula: «In classe non vedono quasi più i bambini, perché sopraffatti dal dover organizzare, semplificare ed 'erogare' il proprio sapere». Affinché un contenuto passi c'è però bisogno di cogliere bisogni, domande e predisposizioni degli alunni: «Nella didattica all'aperto è più facile proporre i contenuti al momento giusto, per sostenere gli apprendimenti anziché anticipare le scoperte».
  • Accompagnare e non spiegare. Il disorientamento causato dal cambio di ambiente porta poi gli insegnanti a riconoscere che sono davvero molte le cose che non sanno: «Per loro è la riscoperta della vera funzione dell'adulto nella scuola: non erogatore di nozioni o semplicemente colui che spiega, ma una figura che accompagna i bambini, che conosce i diversi stili di apprendimento e li sostiene, che si mette nella condizione di imparare ad imparare insieme a loro ritrovando quello sguardo di ricerca indispensabile per promuovere saperi duraturi».

Cosa si impara nella scuola primaria all’aperto

Nelle scuole primarie all'aperto si perseguono gli stessi obiettivi didattici della scuola tradizionale, così come definiti dalle indicazioni del Miur. «Le scuole che praticano l'educazione all'aperto utilizzano classi, laboratori, spazi polifunzionali senza dimenticare i giardini scolastici e gli spazi esterni del territorio per fare scuola»

  • Tutte le materie. «Negli spazi esterni, più che in quelli interni, i campi di esperienza ci sono tutti e, in più, possono essere fruiti in contemporanea. Cosa che favorisce la multidisciplinarietà tanto ricercata dai programmi ministeriali». Come nella vita vera, in cui la divisione in materie "italiano", "matematica" etc. non è netta e artificiosa come a scuola. «All'aperto non si possono approfondire solo scienze, geografia o educazione fisica. Ci sono attività per apprendere tecnologie, informatica, arte, italiano, matematica, inglese».
  • Attività della didattica all'aperto. Insomma, stare meno sui banchi alle prese con penne e libri non vuol dire imparare meno. Le lezioni possono svolgersi in vari modi: «Per esempio, davanti agli alberi si può parlare delle stagioni. A partire dalla loro osservazione si può scrivere un testo descrittivo, lavorare sugli aggettivi, categorizzare per forma le foglie, misurare la circonferenza o calcolare il diametro. Gli spazi esterni, non codificati e non omologati ai libri di testo, permettono di essere più creativi e concreti allo stesso tempo ma anche di svolgere contemporaneamente ricerche diverse divisi in gruppetti».
  • L'attività all'aperto può precedere o seguire l'esposizione di un contenuto: «Può essere l'occasione di esplorare, suscitare domande, fare ricerche e raccogliere le ipotesi dei bambini prima di affrontare un nuovo tema oppure di mettere in pratica, "verificare" o approfondire un concetto già spiegato. La base è di rendere i bambini parte attiva nel loro apprendimento». Trasformare in competenze queste esperienze pratiche è il compito degli insegnanti, che possono avvalersi di molti materiali come il libro Sporchiamoci le mani. Attività di didattica all'aperto per la scuola primaria (Ed. Erickson, 2019) di J. Robertson, di cui Schenetti ha curato l'edizione italiana.

La didattica all’aperto nelle scuole primarie tradizionali

È possibile portare qualche elemento di questa didattica, da subito, nelle scuole elementari tradizionali? Michela Schenetti, che è anche promotrice e formatrice della Rete di Scuole pubbliche all'aperto, assicura di sì.

  • Un mix tra outdoor e digitale. Nelle scuole primarie è impensabile fare tutto outdoor: «Dentro alle aule si possono fare esperienze didattiche di un certo tipo, fuori dall'aula esperienze diverse. Non sono in antitesi, ma anzi complementari. Quello che è a mio avviso urgente fare è ristabilire un equilibrio tra il tempo passato in aula e quello fuori. Si può imboccare questa strada con la stessa spinta posta sulle esperienze digitali, anch'esse per nulla in contraddizione con l'outdoor education: rappresenterebbero anzi insieme ad essa un'adeguata combinazione tra momenti di apprendimento mediati da strumenti più "statici" e altri in cui i bambini ricominciano a fare con le mani, a sporcarsi, a fare esperimenti pratici, rimettendo in moto il corpo».
  • Consigli per iniziare. Passare più tempo all'aperto è dunque un obiettivo raggiungibile da tutte le scuole: «Si può cominciare introducendo un'attività all'aperto una volta alla settimana, di italiano o matematica, anche in base a quale insegnante sente l'esperienza più vicina alle proprie metodologie e possibilità è più intraprendente. Senza stravolgere il modo di fare scuola, ma introdurre nuove pratiche poco alla volta è necessario e creare un'abitudine è il primo passo. Ci sono tanti modi di stare all'aperto: si può cominciare osservando i giochi spontanei dei bambini durante la ricreazione per raccogliere indizi sugli interessi dei bambini oppure coinvolgendoli in un breve gioco per introdurre un tema o proporre un'attività più strutturata che duri un'intera mattinata. O si possono organizzare intere giornate fuori, come le outdoor journeys un approccio promosso anche da alcune scuole in Italia: che pianificano e organizzano uscite nei dintorni della scuola con regolarità».

  • Non dite non c'è' tempo. Sbagliato è pensare che non si abbia abbastanza tempo e che il programma incombe: «Se si considera l'uscita come una disciplina a sé stante, indubbiamente si ha poco tempo da dedicarvi. È invece una possibilità interdisciplinare, che mette al centro le indicazioni nazionali e ministeriali e che rispetta gli obiettivi di favorire l'esperienza diretta, il rapporto con il territorio e lo sviluppo delle competenze trasversali, emotive e sociali lavorando su spirito critico, osservazione e ricerca».

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