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Filosofia, consigli per aiutare i bambini ad imparare a pensare

di Sara De Giorgi - 28.04.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Come si spiega la filosofia ai più piccoli? Perché può essere davvero importante per loro? Giuseppe Visciano, filosofo, pedagogo e autore di Nausicaa e Nonno Ulisse: Storia della filosofia raccontata ai ragazzi (ed. Kindle Direct Publishing Amazon), libro nel quale presenta alcuni filosofi significativi del passato ai più piccoli, ci ha dato alcuni preziosi consigli per aiutare i bambini ad imparare a pensare.

Come spiegare la filosofia ai bambini? Come insegnare loro a pensare? Qual è l'utilità delle questioni filosofiche per i più piccoli? A tutti questi interrogativi ha provato a rispondere Giuseppe Visciano, filosofo, pedagogo e autore di Nausicaa e Nonno Ulisse: Storia della filosofia raccontata ai ragazzi (ed. Kindle Direct Publishing Amazon), libro nel quale presenta alcuni filosofi significativi del passato ai ragazzi. Lo scopo è quello di preparare i giovani a recepire il pensiero filosofico con semplicità, divertimento e leggerezza. Lo abbiamo intervistato per voi.

Visciano ha pubblicato anche il libro per ragazzi Nonno Ulisse in mongolfiera (ed. Kindle Direct Publishing Amazon) ed è autore dei testi Il pensiero determinativo (ed. Kindle Direct Publishing Amazon) e La leggenda di Antonio Morese (ed. Kindle Direct Publishing Amazon).

Cos'è la filosofia?

«Cominciamo con una domandona. È ipotizzabile che appena l'homo sapiens sapiens abbia cominciato a pensare, la curiosità di sapere il senso della vita ha dominato per sempre i suoi sogni. È troppo riduttivo dire che la filosofia sia "amore per il sapere". Emanuele Severino, grande pensatore italiano, lo ha ben definito. La filosofia è un folle desiderio di scoprire di momento in momento il vero, pur sapendo che la verità è sempre un passo avanti oltre i pensieri. Questa perenne curiosità dell'uomo è la filosofia.

Paradossalmente un bambino può comprendere meglio degli adulti i postulati filosofici, infatti il suo approccio con la realtà è semplice, istintivo, a dirlo in breve è sincretico, ossia è una percezione d'insieme indistinta. Diceva bene Ludwig Wittgenstein: i risultati filosofici sono semplici, piuttosto è il metodo per arrivarci complesso. La complessità della filosofia non la si coglie nei contenuti, piuttosto nel nostro intelletto annodato. È luogo comune credere che la filosofia abbia pensieri contorti. Ma il suo scopo dovrebbe essere il contrario, cioè chiarificare le idee. Se partiamo dal presupposto che essa sia una dottrina ricadiamo nel dogmatismo. Ma se la consideriamo attività del pensiero allora diventa chiarificazione e principio illuminante».

Come spiegare la filosofia ai bambini?

«Uno dei più gradi scrittori per bambini, Gianni Rodari, lo ha dimostrato. La sua magnifica filastrocca "Ci vuole un fiore" non è forse il concetto aristotelico di atto e potenza? L'uomo, nella sua infanzia razionale, spiegava il perché delle cose attraverso i miti, anche i bambini potrebbero comprendere i concetti filosofici attraverso semplici favole. Ancora Rodari:

Le favole dove stanno?/Ce n'è una in ogni cosa:/nel legno, nel tavolino,/nel bicchiere, nella rosa…/La favola sta lì dentro/da tanto tempo, e non parla:/è una bella addormentata/e bisogna svegliarla…/Ma se un principe, o un poeta,/a baciarla non verrà/un bimbo la sua favola/invano aspetterà.

Se poi si vuole raccontare la storia dei filosofi, sarebbe utile costruire una narrazione fantastica e avvincente. Un esempio per tutti. Se si volesse presentare ai bambini Anassimandro, potremmo mettere in risalto la sua straordinaria propensione a raffigurare il mondo, pur non avendo a disposizione mezzi aerei. Si darebbe sfogo alla curiosità, allo stupore, alla meraviglia. Per non parlare del fascino dei miti platonici, potrebbero essere una magica fiaba. Il diavoletto di Cartesio, le monadi di Leibniz come tante bolle di sapone e così via. Insomma la filosofia come un bel racconto con tanti perché».

Giochi per scoprire la filosofia

«Qui bisogna dare fondo alla creatività. Uno dei giochi più idonei per imparare a pensare è senza dubbio il gioco degli scacchi oppure quello della dama, magari il gioco dei perché.

Un altro espediente divertente e istruttivo è creare dal nulla una vicenda partendo da un personaggio della vita quotidiana. Oppure, ancora più interessante, la costruzione di una storia insieme.

È anche istruttivo invitare il bambino a essere un altro da sé. Il gioco delle invenzioni originali. Oppure dare vita a oggetti e renderli protagonisti. Altro esperimento potrebbe essere quello di proporre frasi storiche dei grandi filosofi e costruirvi una spiegazione plausibile con più soluzioni e poi scegliere quella convincente. Ad esempio: il famoso enunciato di Eraclito "Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume" o anche la massima di Socrate "So di essere ignorante", come pure l'espressione di Kant "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me".

Si può anche sperimentare qualche pensiero più profondo, ad esempio la frase di Plutarco "La mente non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere". Scoprire le reazioni dei bambini di fronte a questi pensieri filosofici crediamo che sia stupefacente e sorprendente. Quante risposte originalissime!

Ecco questo è un modo semplice per giocare con la filosofia. Sarebbe un divertimento per i piccoli allievi e una grande rivelazione pedagogica per gli insegnanti».

Come può la filosofia insegnare l'inclusione ai bambini?

«Prima di immaginare come i bambini possano comprendere appieno il concetto di inclusione, è bene puntualizzare alcune cose. Inizialmente si parlava di "inserimento" dei diversamente abili, dei socialmente diversi, degli stranieri nella scuola comune. Mediante l'inserimento si "aggiunge" un soggetto in più ad un gruppo, con il sottointeso intento che questi riesca in qualche modo ad adattarsi al "funzionamento" del resto del gruppo.

Se parliamo invece di "integrazione" facciamo riferimento ad una relazione biunivoca tra il soggetto integrato ed il gruppo integrante, ovvero sottolineiamo il valore di uno scambio. In questi ultimi anni il tradizionale vocabolo "integrazione" è stato gradualmente sostituito da quello di "inclusione". Non si tratta di una semplice variazione, ma di un rimando a scenari educativi molto diversi. L'idea di integrazione muove dalla premessa che è necessario "fare spazio" al "diverso" nel contesto scolastico.

L'idea di inclusione invece non si basa sulla misurazione della distanza che c'è tra il livello dell'alunno diverso e un presunto standard di adeguatezza, ma sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica di tutti i soggetti. Se l'integrazione è uno stato, l'inclusione è un processo, una cornice entro cui tutte le condizioni possono essere valorizzate, rispettate e fornite di opportunità a scuola.

In tale contesto come possiamo, attraverso la filosofia, insegnare ai bambini a vivere intensamente e con leggerezza l'inclusione delle diversità? Abbiamo detto che è un processo, quindi occorre costruire giorno per giorno il rapporto di convivenza mediante simulazioni diversificate fino ad arrivare al convincimento che l'inserimento è comunque esclusione perché oppone il gruppo ai singoli. Passando poi all'integrazione: sarebbe opportuno, per gli allievi, percepire come l'integrazione è riduttiva perché offre una sola opportunità, quella di integrare il soggetto col gruppo. Pertanto è il singolo che deve integrarsi e gli altri lo devono accogliere.

L'inclusione invece è uno scambio alla pari, è una reciproca accettazione che giorno per giorno diventa esperienza e poi convivenza. È importante interiorizzare che nei rapporti interpersonali non esiste la disabilità, piuttosto le diverse abilità. Un esempio di inclusione riferita a un non vedente, potrebbe essere quello di vivere insieme la cecità mediante una benda collettiva e scoprire con quali possibilità sensoriali emotive e affettive si possa interagire in tale condizione. Gli esempi si possono enumerare con altre diversità. Concludendo, l'inclusione è un'opportunità di crescita e non un ostacolo da sopportare».

Come può la filosofia aiutare i bambini a stare a casa durante l'isolamento?

«La grande sfida culturale che ha lanciato Martin Heidegger è quella di convincere l'umanità a saper pensare. Ecco questo potrebbe essere un buon pretesto per cogliere, in questi momenti, l'occasione di ridimensionare l'idea di spazio vitale. Il bambino potrà notare tali differenze. La fantasia come libertà.

Noi possiamo essere prigionieri fisicamente ma la fantasia resterà sempre libera. La magnifica canzone di Toquinho "Acquarello" è un buon filo conduttore per dimostrare come un semplice disegno possa mettere le ali e uscire fuori dagli spazi fisici. È necessario incoraggiare il bambino a fare domande, e rispondere a quelle domande in modo diretto e chiaro.

I bambini, come gli adulti, riescono a gestire meglio lo stress se capiscono cosa sta accadendo e come si può reagire alla situazione pericolosa. È fondamentale dialogare con loro per far comprendere l'importanza della solidarietà e della fiducia tra le persone per far fronte al pericolo comune.

Facciamo sempre esempi concreti, raccontiamo ciò che medici, infermieri, protezione civile, forze dell'ordine, governanti, ma anche tutti i cittadini e noi stessi della famiglia stiamo facendo per fronteggiare la situazione, spiegando anche i motivi per cui molte persone si stanno impegnando con generosità e dedizione. Aiutiamo il bambino ad individuare azioni concrete, cosa può fare per aiutare se stesso e coloro che si trovano in difficoltà (ad esempio telefonare ai nonni perché si sentano meno soli, fare una donazione alla protezione civile).

È molto importante che egli comprenda bene ciò che si può fare "qui e ora" piuttosto che su "ciò che si sarebbe dovuto fare" per prevenire la situazione. L'acquisizione della temporalità concreta è un dato fondamentale per la sua crescita. "Andrà tutto bene" non significa che siamo immortali e invincibili, significa che è possibile, con l'impegno di tutti, cambiare questa situazione e uscirne anche migliori di prima.

La noia è anche riflessione e stimolo alla creatività di ognuno, bambini e adulti. Ecco la filosofia intesa alla maniera di Wittgenstein, essa deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che altrimenti sarebbero torbidi e indistinti. A tal proposito ho scritto il testo Il pensiero determinativo (ed. Kindle Direct Publishing Amazon) dove intendo dimostrare come la filosofia possa essere un codificatore, una bussola per orientare il pensiero nell'interpretazione dei codici culturali».

Consigli per aiutare i bambini ad imparare a pensare

  1. «Considerare la creatività un'abilità piuttosto che un talento. Sarebbe interessante invogliare il bambino a stilare, ogni giorno, un elenco di almeno 5 pensieri, originali ed efficaci, per svolgere una certa attività (convincere un compagno a leggere un libro di racconti, dimostrare alla mamma che ha capito una lezione, convincere l'insegnante che è capace in una determinata attività..). All'inizio, probabilmente, farà un po' di fatica, ma, se persevera qualche settimana, si accorgerà che ideare nuove soluzioni diventerà sempre più familiare… Altro esempio è, magari, quello di scegliere un oggetto a caso (o una parola da un libro) e sforzarsi di trovare dei "collegamenti" con l'attività che si sta affrontando. Se, ad esempio, l'oggetto-stimolo è un frullato alla frutta, ci si può chiedere: "Come posso rendere la mia attività più colorata e attraente?".
  2. Sviluppare una mente aperta. I bambini sono molto creativi, dalla mente molto aperta, sono capaci di accogliere nuove idee e si divertono a sperimentare nuovi punti di vista. Quando un bambino incontra una nuova idea deve imparare ad ascoltarla, accoglierla e non giudicarla subito. Non chiediamogli subito una spiegazione, lasciamolo riflettere, dopo qualche ora (o, meglio ancora, qualche giorno) torniamo a riproporla: certamente apparirà più familiare e questa nuova rilettura lo aiuterà a cogliere nuove prospettive.
  3. Il gioco delle domande "scomode". Le domande che ci poniamo, di solito, sono domande "ordinarie" di cui conosciamo già, nella maggior parte dei casi, la risposta. Questo approccio, però, non stimola la nostra creatività e non ci aiuta a risolvere i problemi in modo innovativo. Le domande scomode, invece, sono quelle che mettono in discussione lo status quo, che ci spronano a pensare in modo differente, sono quesiti che costringono il nostro pensiero a compiere un salto in nuove direzioni. Come farei a scrivere sul quaderno se non avessi la penna? Come farei a difendermi dal freddo, senza un cappotto, sulla neve? Come farei ad aiutare uno che affoga non sapendo nuotare?...
  4. Organizzare incontri creativi di gruppo. Sarebbe interessante organizzare i ragazzi in gruppi eterogenei che si riuniscono con cadenza regolare, fuori dall'ambito scolastico, per confrontarsi e scambiare idee per migliorare le proprie conoscenze. Occorrerebbe dare vita a incontri particolarmente brillanti e creativi. È importante che tutti i partecipanti siano curiosi, motivati a collaborare e generosi nel condividere conoscenze ed esperienze. Dovrebbero avere interessi comuni, ma non necessariamente appartenere alla stessa classe: più il gruppo è eterogeneo (per sesso, età, formazione, ecc.) e più risulta stimolante e produttivo l'interscambio culturale. Incontrarsi in gruppo è l'ideale; però è possibile, comunque, sentirsi anche on-line (via Skype, Google ecc.). Gli incontri dovranno essere quanto più creativi possibile (in musei, mostre, attività sportive, teatrali ecc.), realizzando escursioni (in montagna, al mare ecc.) o progettando sfide e giochi (caccia al tesoro, gioco degli scacchi a squadre ecc.).
  5. Potenziare l'uso dell'intero cervello. Non è semplice descrivere che cosa accade nel nostro cervello quando pensiamo, quando elaboriamo gli stimoli sensoriali, quando pianifichiamo o eseguiamo attività motorie; sappiamo, però, che vengono coinvolte numerose aree dei diversi lobi (frontale, parietale, temporale e occipitale) in entrambi gli emisferi. Come possiamo sfruttare le (meravigliose) potenzialità del nostro cervello? Poniamoci come obiettivo di imparare qualcosa di nuovo ogni settimana, meglio se fuori dall'ambito scolastico. È utile iscriversi a lezioni di ballo, di cucina, di musica, di judo, di disegno, ecc. "Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, o facciamo una nuova esperienza, il cervello crea nuove connessioni sinaptiche per formare nuovi schemi o reti neurali" e questo avviene a qualsiasi età. Quando utilizziamo nuovi circuiti in nuovi modi, modifichiamo la rete neurale del cervello, perché si attivi secondo nuove sequenze».

Mini storia di filosofia per bambini.

«A questa domanda rispondo proponendo il mio progetto di filosofia per i ragazzi. Tale idea mi è venuta nel tempo, partendo proprio dalla constatazione che la filosofia è l'unica materia scolastica che viene proposta all'improvviso al terzo anno dei licei, in precedenza nessuna traccia. Gli studenti hanno le più svariate reazioni. Chi si stupisce, chi si affida al nozionismo mnemonico subendo gli autori e mai interiorizzando i concetti. C'è pure chi mal sopporta la materia, considerando una liberazione la fine del ciclo di studi.

 

Tutte reazioni plausibili e giustificabili. Dovute al fatto che di filosofia se ne parla solo nei licei. Dunque perché non accostare i bambini a questa materia? Ed ecco l'dea dei miei tre libri. L'ho fatto nel primo volumetto mediante un simpatico dialogo con la mia nipotina Nausicaa. Immagino che lei chieda a nonno Ulisse cos'è la filosofia ed egli si lascia affascinare dalla sua curiosità e man mano le propone qualche filosofo dell'antica Grecia, raccontando, come in una fiaba, la vita e il pensiero. La narrazione è leggera, divertente, incalzante. Di tanto intanto una favola di Gianni Rodari fa da esempio fantastico ai concetti filosofici esposti.

 

Il secondo volumetto, diversamente dal primo, rappresenta una vicenda fantastica. Nonno Ulisse, che sarei io, s'immagina d'imbattersi con un merlo parlante che su una mongolfiera, insieme ai nipotini, li porta nel cielo dei pensieri perduti, dove lì incontrano alcuni filosofi cristiani, come Agostino e Tommaso. Tutto accade con capovolgimenti di fronte e persino con due finali a scelta del
lettore.

 

Il terzo volumetto è ancora in preparazione, però posso accennarvi, in esclusiva, qualche anticipazione. Si tratta, questa volta, di tecnologia futuristica. Il fantomatico nonno Ulisse s'imbatte in otto quadri parlanti che diventano tali mediante un visore VR appositamente creato per lui da due informatici scandinavi. Magicamente potrà dialogare con Cartesio, Galileo, Kant e altri.
Una storia fantastica, avvincente, dentro la quale girano i pensieri, le idee, le proposizioni dei grandi filosofi, però tutto detto con semplicità, chiarezza, essenzialità.

 

Credo che il processo educativo di una persona, nel suo svolgersi sia già filosofia. Noi abbiamo l'abitudine estrema di dire che una persona faccia filosofia quando parla di cose astratte, irrealizzabili, magari di sogni, di pensieri in libertà. Quante volte diciamo, in senso dispregiativo: "Non fare filosofia"! Concludendo occorre far capire ai bambini che la filosofia non è altro che il modo di intendere la vita in una maniera più ordinata, avere una sorta di buon senso che ci guidi verso la soluzione dei nostri problemi quotidiani. Allora, alla domanda da quando si fa filosofia, potremmo rispondere così: da quando abbiamo avuto la necessità di ordinare i nostri pensieri», conclude Visciano.

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