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100 anni dalla morte di Giacomo Matteotti: perché è stato ucciso

di Simona Bianchi - 05.06.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Nel 2024 ricorrono i 100 anni dall'uccisione del politico Giacomo Matteotti. Cosa denunciò, come e per quale motivo venne assassinato

In questo articolo

Chi era e cosa sapere su Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti è stato un politico, giornalista e antifascista nato il 22 maggio del 1885. Membro del Partito Socialista Italiano, venne eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1919 per poi essere rieletto anche nel 1921 e nel 1924, in quest'ultimo caso con il PSU. Era soprannominato "Tempesta" dai compagni di partito per il suo carattere battagliero e intransigente e in pochi anni preparò numerosi disegni di legge e relazioni, intervenendo 106 volte in Aula, con discorsi su temi spesso tecnici, amministrativi e finanziari. Nel 1921 pubblicò una famosa Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia, in cui si denunciavano, per la prima volta, le violenze delle squadre d'azione fasciste durante la campagna elettorale di quell'anno. Nell'ottobre del 1922 Matteotti fu espulso dal Partito Socialista Italiano con tutta la corrente riformista legata a Filippo Turati. I fuoriusciti fondarono il nuovo Partito Socialista Unitario, di cui Matteotti divenne segretario. Il 10 giugno del 1924, ovvero cento anni fa, Matteotti fu rapito e assassinato da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini, a causa delle denunce del politico riguardo alle illegalità commesse dalla nascente dittatura di Benito Mussolini. Il corpo del segretario del PSU fu ritrovato circa due mesi dopo l'omicidio: il 16 agosto del 2024. Il 3 gennaio del 1925 in un discorso alla Camera, il Duce si assunse pubblicamente la "responsabilità politica, morale e storica" del clima nel quale si era verificato l'assassinio di Matteotti.

In cosa consiste la denuncia di Giacomo Matteotti

Nell'aprile del 1924 Matteotti andò a Londra in forma strettamente riservata per far pubblicare la traduzione del suo libro "Un anno di dominazione fascista", che venne poi dato alle stampe col titolo: "The Fascists exposed; a year of Fascist Domination". Nel testo venivano riportati meticolosamente gli atti di violenza fascista contro gli oppositori. Nell'introduzione del libro, il politico ribatteva puntualmente alle affermazioni fasciste, in particolare a quelle che affermavano l'uso della violenza squadrista utile allo scopo di riportare il Paese a una situazione di legalità e "normalità" col ripristino dell'autorità dello Stato dopo le violenze socialiste del biennio rosso, affermando la continuazione delle spedizioni squadriste contro gli oppositori anche dopo un anno di governo fascista.

Il 30 maggio del 1924 è rimasto famoso il discorso che il segretario del Partito Socialista Unitario fece alla Camera per contestare i risultati dell'elezione del 6 aprile di quell'anno. In quell'occasione Matteotti denunciò con grande coraggio la nuova serie di violenze, illegalità ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni. Tra le frasi del discorso del politico vi è un'accusa ai fascisti che avrebbero privato ciascun elettore italiano della libertà "di decidere con la sua volontà... [...] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se a esso il consenso mancasse" e poi ancora "noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni".

Come e perché è stato ucciso Giacomo Matteotti

Al termine del suo discorso, Giacomo Matteotti si rivolse a Giovanni Cosattini seduto accanto a lui e indirettamente a tutti i suoi compagni di partito: "Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me". Con quell'atto coraggioso, infatti, il politico sapeva di aver firmato la sua condanna a morte. Per capire la reazione da parte dei fascisti alle parole del segretario del Partito Socialista Unitario, bisogna comprendere il clima politico in cui si era arrivati alle elezioni, periodo costellato da violenze e intimidazioni che diede la sensazione che nulla potesse più ostacolare i fascisti. Secondo lo storico Giorgio Candeloro, il discorso di Matteotti diede a Mussolini "la sensazione precisa di avere di fronte in quella Camera un'opposizione molto più combattiva di quella esistente nella Camera precedente e non disposta a subire passivamente illegalità e sorpusi". Il 31 maggio, il giorno dopo la discussione alla Camera.

Il Popolo d'Italia, quotidiano fondato da Mussolini, scrisse che quello di Matteotti era stato un discorso "mostruosamente provocatorio". Ma il capo dei fascisti ritenne che l'atto del segretario del PSU avrebbe meritato una risposta ben più tangibile. Il 10 giugno del 1924, intorno alle 16.15, Matteotti uscì a piedi dalla sua casa in via Pisanelli 40 per andare nell'ufficio a Montecitorio. Avrebbe dovuto trovarsi a Vienna, in Austria, per un congresso socialista internazionale, ma aveva cambiato i piani in vista di un prossimo discorso in aula incentrato sulla gestione del bilancio e delle finanze pubbliche e, probabilmente, su un caso di corruzione in grado di chiamare in causa il governo. Anche a causa del mancato coordinamento tra la questura e la direzione generale della pubblica sicurezza, la possibilità di essere scortato non si era concretizzata. All'altezza del Lungotevere Arnaldo da Brescia era ferma un'auto con alcuni individui. Al passaggio del politico, alcuni uomini uscirono dalla vettura, gli si avventarono addosso e lo sequestrarono. Durante una colluttazione Matteotti riuscì a gettare fuori il suo tesserino da parlamentare che venne ritrovato da due contadini vicino al Ponte del Risorgimento. Non riuscendo a tenere fermo il politico, qualcuno estrasse un coltello e colpì Matteotti all'ascella e al torace. Il segretario del PSU morì dopo un'agonia durata diverse ore. In seguito i sequestratori furono identificati come i membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. In breve tempo si capì che la scomparsa di Matteotti era di natura politica. Il 16 agosto il corpo dell'onorevole venne ritrovato nella macchia della Quartarella, presso Riano. La vicenda diede il via ad aspre contestazioni e critiche al Governo fascista, Mussolini prese tempo fino ad arrivare al discorso pronunciato il 3 gennaio del 1925.

Cosa afferma Mussolini nel discorso del 3 gennaio del 1925

In una situazione di forti tensioni interne al Partito Fascista, il presidente del Consiglio decise di pronunciare un discorso alla Camera, nel pomeriggio del 3 gennaio del 1925, nel quale gettava la maschera e svelava quello che di fatto era il fascismo.

Le parole dette quel giorno vengono considerate il principio del ventennio fascista concretizzatosi nei mesi successivi con le leggi fascistissime. Mussolini si assunse la responsabilità di tutto ciò che aveva fatto il fascismo, compreso il delitto Matteotti sebbene specificando una responsabilità morale e non materiale del delitto. Tra le frasi, il dittatore affermò: "Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un'associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato". Dopo il discorso fece inviare una circolare dal ministro dell'Interno Luigi Federzoni ai prefetti che dispose drastiche limitazioni alla libertà di stampa e la chiusura di tutti i circoli dei partiti di opposizione in tutto il Paese. Quello è il momento storico considerato l'inizio della dittatura in Italia.

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