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Giornata mondiale dedicata alle capacità dei giovani

di valentina vanzini - 20.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Nel 2014 è stata istituita dalle Nazioni Unite la Giornata mondiale delle capacità dei giovani, per valorizzare il potenziale dei ragazzi.

Il 15 luglio si celebra la Giornata Mondiale dedicata alle capacità dei giovani: si tratta di un'iniziativa volta a stimolare l'inclusività sociale e ad aumentare gli stanziamenti per l'istruzione. La giornata, istituita dalle Nazioni Unite nel 2014, mira a valorizzare il potenziale non sfruttato di milioni di giovani, intervenendo per garantire loro istruzione, opportunità e competenze, soprattutto nelle situazioni più svantaggiate.

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Ascolta il podcast con la filastrocca di Mimmo Mòllica dedicata alla Giornata

La Giornata Mondiale dedicata alle capacità dei giovani

Secondo l'ILO, International Labour Organization, sono circa 400 milioni i giovani in tutto il mondo che non riescono a fare il loro ingresso nel mondo del lavoro, in particolare ottenendo una posizione che garantisca una continuità e, di conseguenza, un futuro più stabile.

L'UNESCO ha stimato che per più di 30 settimane, tra il marzo 2020 e il maggio 2021, metà delle nazioni del mondo ha visto le scuole parzialmente o totalmente chiuse. Quest'anno più che mai è dunque necessario celebrare questa giornata e pensare a come investire nelle capacità dei giovani.  
 
"In questa giornata Mondiale dell'abilità della Gioventù rinnoviamo la nostra determinazione a investire di più nelle capacità e abilità dei nostri giovani. Quando lo facciamo, essi possono meglio far avanzare la missione più ampia delle Nazioni Unite per la Pace, lo Sviluppo sostenibile ed i Diritti Umani per tutti" - ha affermato l'ex Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon.
 
Anche Save the Children si occupa del futuro dei più giovani. Nel suo rapporto, l'associazione ha evidenziato come ben 258 milioni di bambini e adolescenti non avevano accesso all'istruzione ancor prima dello scoppio dell'emergenza sanitaria. Il rischio elevato è che i bambini di molti Paesi a medio e basso reddito non riescano a tornare a scuola dopo la chiusura a causa del Covid-19.
 
Il report afferma che l'emergenza ha infierito notevolmente sul futuro di tantissimi giovani: i profondi tagli al budget per l'istruzione e la crescente povertà potrebbero costringere almeno 9,7 milioni di bambini a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest'anno, mentre milioni di altri bambini avranno gravi ritardi nell'apprendimento.

La scuola prima di tutto

Qual è la reale influenza del Covid-19 sulle possibilità di istruzione dei più giovani? Lo rivela l'indagine globale dell'UNESCO, dell'UNICEF, della Banca Mondiale e dell'OECD "Survey on National Education Responses to COVID-19 School Closures". Questa analisi ha portato alla luce dati sconvolgenti: 1 Paese su 3, tra quelli in cui le scuole sono state chiuse, non sta implementando i programmi di recupero per i ragazzi che hanno vissuto l'emergenza sanitaria. Nel contempo, solo un terzo dei Paesi sta iniziando a valutare le perdite nei livelli di istruzione primaria e secondaria – soprattutto tra i Paesi ad alto reddito.  

In meno di un terzo dei Paesi a basso e medio reddito tutti gli studenti sono tornati a scuola di persona. Questo aumenta il rischio di perdita di apprendimento e di abbandono scolastico. Tuttavia, si è manifestato anche qualche segnale positivo: nella maggior parte dei Paesi è stata introdotta almeno una forma di sostegno per incoraggiare il ritorno a scuola degli studenti, tra cui il coinvolgimento della comunità, il monitoraggio scolastico, il cambiamento dei servizi idrici, sanitari e igienici, gli incentivi finanziari e la revisione delle politiche di accesso.  

Nel 2020, in tutto il mondo le scuole (intese nel senso più ampio del termine, che ricomprende tutti e quattro i livelli di istruzione) sono rimaste completamente chiuse per una media di 79 giorni di insegnamento. Una cifra che si avvicina al 40% dell'intero anno scolastico, nella media dei Paesi dell'OCSE e del G20. La forbice variava dai 53 giorni nei Paesi ad alto reddito ai 115 giorni di quelli a medio e basso reddito.

L'indagine è giunta a risultati allarmanti. In particolare, è emersa la varietà di misure adottate dai Paesi di tutto il mondo per mitigare la potenziale perdita dell'istruzione a causa della chiusura delle scuole. Una di esse, adottata da circa il 40% dei Paesi, prevede ad esempio l'estensione dell'anno scolastico.

Ma più della metà dei Paesi ha affermato di non avere in programma alcuna misura.

Per quanto riguarda gli esami, molti Paesi hanno adottato migliorie negli standard sanitari e di sicurezza presso i centri in cui gli studenti si recano per sostenersi. Ma altri hanno preferito cancellare gli esami stessi: il 28% dei Paesi lo ha fatto per quelli della scuola secondaria superiore e il 18% per quelli della scuola secondaria superiore.

La diffusione limitata del riesame o della revisione delle politiche di accesso genera grande preoccupazione in particolare per le ragazze adolescenti, che sono più a rischio di non tornare a scuola nei Paesi a medio e basso reddito. In questi ultimi, d'altra parte, si sta verificando un ritardo nell'attuazione anche delle misure più basilari che possano garantire il ritorno a scuola. Se il 96% dei Paesi ad alto reddito ha risorse sufficienti per assicurare la massima igiene, meno del 10% dei Paesi a medio e basso reddito ha a disposizione sapone, acqua pulita, strutture igieniche e mascherine.

"Misurare le perdite nell'istruzione è un primo essenziale passo per limitare le conseguenze. È fondamentale che i paesi investano nel verificare la portata di queste perdite per implementare le misure di recupero appropriate," ha dichiarato Silvia Montoya, Direttore, Istituto per le Statistiche dell'UNESCO.  

"I programmi di recupero sono fondamentali per aiutare i bambini che hanno perso la scuola a rimettersi in pari e ridurre le perdite di apprendimento a lungo termine. Questo richiede uno sforzo urgente di misurare i livelli di apprendimento degli studenti oggi e raccogliere dati di buona qualità per indirizzare le attività in classe, come previsto dal Learning Data Compact dell'UNICEF, dell'UNESCO e della Banca Mondiale" – ha dichiarato Jaime Saavedra, Direttore globale per l'Istruzione della Banca Mondiale.  

Fonti articolo: Unesco 

Aggiornato il 15.07.2021

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