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I vantaggi di andare al nido spiegati da una psicologa

di Giulia Foschi - 03.06.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Frequentare l’asilo nido è di grande beneficio per i bambini, perché nei primi tre anni di vita la relazione con gli altri li aiuta a formare la loro personalità

I vantaggi di andare al nido

Il nido è più importante di quanto si possa immaginare. Non soltanto perché il bambino impara a socializzare, capacità di cui è già dotato, ma perché nei primi tre anni di vita si forma la sua personalità. Tramite il confronto con gli altri può allora imparare a conoscere sé stesso, a realizzare i propri pensieri e desideri e a comprendere che anche gli altri ne hanno. Una competenza che gli sarà molto utile in futuro. Ne parliamo con la professoressa Barbara Ongari, psicologa e psicoterapeuta.

In questo articolo

I vantaggi che offre il nido

"Abbiamo ampiamente superato il concetto che andare al nido serva per socializzare. I bambini sono già dotati di una serie di competenze che permettono loro di entrare immediatamente in contatto con gli altri. L'asilo permette al bambino di comprendere progressivamente, tramite il confronto con i propri pari e con gli educatori e le educatrici, i propri pensieri, i propri desideri, e il fatto che anche gli altri esseri umani sono a loro volta dotati di aspettative, desideri e pensieri. La relazione permette di sviluppare l'empatia e di cogliere il significato della mente altrui. Oggi le famiglie sono sempre più di frequente mononucleari, ed è facile riscontrare situazioni di solitudine tra i bambini e i ragazzi. La capacità di confrontarsi con gli altri, di percepire gli stati emotivi degli altri è una risorsa enorme".

I possibili svantaggi del nido

Gli svantaggi si presentano solo se l'organizzazione e la qualità del nido non sono buone. In alcune circostanze, legate a situazioni sociali massificate dove regna la confusione e in cui non vi sono sufficienti figure di riferimento, si può verificare un'esperienza collettiva che aumenta lo stress del bambino. Semplificando, se ci sono troppi bambini e pochi educatori, o se questi cambiano in continuazione, l'esperienza può non essere positiva. Il bambino deve avere la possibilità di sviluppare relazioni stabili e continuative, specialmente quando è molto piccolo e ancora non parla. È molto importante che il nido sia organizzato sulla base di piccoli gruppi di bambini e che gli educatori e le educatrici li seguano con continuità".

L'importanza pedagogica del nido

"Sappiamo che i primi tre anni di vita sono il periodo di crescita più importante che c'è nell'essere umano. Abbiamo imparato, negli ultimi anni, che il bambino non nasce come un essere vuoto che deve essere riempito da parte degli adulti tramite l'apprendimento. Al contrario, il bambino nasce come un essere sociale che ha solo bisogno di trovare nel contesto familiare e nei contesti educativi tutte le combinazioni possibili perché il suo cervello e la sua mente imparino ad organizzarsi: tutte le competenze cognitive, emotive, simboliche e affettive si costruiscono sulla base di quello che il bambino sperimenta. Stare con altri bambini (e altri adulti) gli permette di capire chi è. Fondamentale anche il processo imitativo, che nei primi anni di vita costituisce il metodo principale di apprendimento. Naturalmente avviene prima di tutto in famiglia, ma tramite il confronto con i propri pari è diverso, ed è altrettanto importante".

L’età consigliata per il nido

"Il nido è per i bambini dai 3 mesi ai 3 anni. Pe quanto riguarda l'età migliore, non c'è una regola. I bambini molto piccoli, che ancora non parlano, possono certamente ambientarsi, ma c'è bisogno di persone che sappiano interpretare il loro comportamento, leggerlo, e agire di conseguenza. Subentra anche un discorso di necessità: ci sono situazioni in cui i genitori non possono fare a meno di portare il bambino al nido da piccolissimo. L'importante è vagliare situazione per situazione con cura e delicatezza e stabilire insieme le modalità di inserimento in questo nuovo mondo. Ad esempio, se un bambino viene ancora allattato al seno, metterlo da un giorno all'altro in un contesto in cui non c'è più questa possibilità ha senso? Dipende, bisogna comprendere le motivazioni, analizzare la situazione familiare e le esigenze dei genitori e del bambino. In linea generale, consiglio di evitare passaggi traumatici e cercare di trovare una soluzione graduale per l'inserimento".

Le condizioni che possono provocare effetti negativi

"Come anticipato quando abbiamo parlato degli svantaggi, si possono presentare effetti negativi solo quando l'organizzazione del nido non consente un approccio individuale al bambino. Pur essendo in un contesto collettivo, infatti, il bambino deve essere seguito personalmente, il suo percorso va costruito sulla base della sua specificità e della sua individualità, con il coinvolgimento dei genitori. Purtroppo la scarsa valorizzazione da parte dello Stato e degli enti pubblici della figura dell'educatore fa sì che la gestione molto spesso non sia all'altezza delle necessità di ogni bambino. Mentre quella dell'educatore è una figura di fondamentale importanza, che ha una responsabilità altissima. Allo stesso tempo, osservando la situazione dalla prospettiva di chi, appunto, svolge questo lavoro, è chiaro che devono essere rispettate le condizioni per gestirlo al meglio: trascorrere otto ore con bambini molto piccoli è molto più impegnativo di quanto si possa immaginare".

L'intervistata

Barbara Ongari è psicologa e psicoterapeuta. Professoressa di psicologia dello sviluppo e del ciclo di vita all'Università degli Studi di Trento, è autrice del libro "Un nido di persone. Costruire benessere per adulti e bambini" (Ed. Junior, 2019).

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