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Non cognitive skills: cosa sono e come la scuola può svilupparle

di Stefano Padoan - 30.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Le capacità non cognitive sono molto importanti per la crescita del bambino: ecco quali sono e come svilupparle a casa e a scuola

Non cognitive skills: cosa sono e come la scuola può svilupparle

Le competenze non sono solo cognitive come ricordare, parlare, comprendere, fare nessi, dedurre, valutare. Esistono infatti anche le "non cognitive skills" o "character skills", disposizioni della personalità quali apertura mentale, capacità di collaborare, sicurezza che sono altrettanto fondamentali per lo sviluppo psico-fisico del bambino e per renderlo un cittadino attivo un domani. E la scuola è orientata sempre più anche allo sviluppo di questi aspetti: Francesco Pisanu, Sostituto Direttore dell'Ufficio per la Valutazione delle Politiche Scolastiche della Provincia Autonoma di Trento, ci dà qualche consiglio su come svilupparle a casa e in classe.

Non cognitive skills: significato

Sotto l'etichetta di "Non cognitive skills" (capacità non cognitive) ricadono tutte quelle qualità umane non legate alla cognizione, ma comunque fondamentali da acquisire nell'età dello sviluppo: «Il termine è nato nel contesto anglosassone, per enfatizzare proprio tutto ciò che non viene immediatamente collegato alle capacità principalmente richieste dai percorsi didattici» spiega l'esperto. «Alle abilità alfabetico funzionali, linguistiche, logico-matematiche, scientifiche, tecnologiche e digitali si aggiungono caratteristiche umane trasversali come la coscienziosità, l'apertura mentale, il senso di efficacia, la resilienza, l'autodeterminazione, la mentalità dinamica. Anche il termine "character skills" (competenze caratteriali, di personalità) indica qualcosa di meno misurabile o valutabile a scuola, ma assolutamente fondamentale per la vita».

Non cognitive skills: cosa sono

Le Non cognitive skills sono dunque risorse di tipo psico-sociale, abilità e atteggiamenti che gli studenti devono acquisire per sviluppare un approccio più positivo e funzionale a ogni ambito di vita. Sono divisibili in tre componenti, sui quali bisogna lavorare parallelamente:

  1. Tratti di personalità, carattere o temperamento. «Se le caratteristiche di temperamento sono considerate ereditarie, carattere e personalità sono educabili e modificabili. I cosiddetti "Big Five", i cinque principali tratti di personalità (coscienziosità, estroversione, gradevolezza, stabilità emotiva e apertura mentale) sono frutto anche degli interventi educativi e dell'ambiente e sono connotate perché sono competenze, non si limitano a descrivere la persona ma piuttosto la portano a certi comportamenti».
  2. Capitale psicologico. «È un'altra risorsa di tipo psicosociale che ha una forte caratteristica di malleabilità, caratterizzata, secondo il modello HERO, da quattro componenti: speranza, autoefficacia, resilienza, ottimismo. Non portano solo a una condizione positiva nella vita in generale, ma permettono ai bambini di pianificare e anticipare ciò che potrà accadere; non significa dunque semplicemente essere di buonumore, ma essere in grado di sapere cosa si potrà attivare in caso di bisogno e di circostanze negative. Il capitale psicologico può dunque potenziare i tratti di personalità: se ad esempio un bambino è coscienzioso, ma non positivo nei confronti di ciò che studia, non svilupperà la giusta motivazione».
  3. Elementi motivazionali. «Si tratta dell'aspetto da apprendere in modo particolare. Consiste nella capacità di sapersi motivare sulle sfide della quotidianità in termini di autoregolazione, ovvero di essere in grado di trovare la motivazione dentro di sé e non in relazione a fattori esterni come premi, voti o punizioni. Possiamo indicare motivazioni intrinseche il piacere della scoperta e dell'apprendimento o quello di portare a termine un buon lavoro».

Come si sviluppano le Non cognitive skills nella scuola dell’infanzia

La dinamicità tipica dell'età dello sviluppo rende la fase prescolare e di prima scolarizzazione particolarmente adatta a sviluppare le Non cognitive skills: «Prima si inizia meglio è, e gli approcci possono essere molto diversi. La scuola dell'infanzia, già di per sé, è focalizzata su attività non strettamente cognitive perché, a parte alcune pre-abilità funzionali al successivo percorso scolastico, il focus è proprio sulle soft skills: i bambini, attraverso giochi e laboratori, imparano a stare con gli altri, socializzano e sviluppano l'empatia. Gli agenti educativi e i genitori, a questa età, dovrebbero allearsi nell'individuare le predisposizioni personali e di temperamento dei bambini per sviluppare, in maniera empirica e adatta alle esigenze, alcune attività funzionali sul modello di quelle che vedremo in seguito».

Come si sviluppano le Non cognitive skills nella scuola primaria

Nella scuola primaria permane una parte ludica evidente, ma si introduce l'insegnamento delle classiche materie scolastiche: «I maestri e le maestre non devono dividere gli insegnamenti cognitivi da quelli non cognitivi, perché non devono essere trattati come materie a parte ma essere percepiti come trasversali. Le attività sono dunque integrate alle varie discipline, ma non per questo sono mimetiche, anzi: devono essere esplicitate per far capire l'importanza delle Non cognitive skills e il loro peso all'interno della valutazione. Nelle nostre sperimentazioni abbiamo osservato che lo sviluppo di queste capacità migliorano l'autoregolamentazione e la soluzione autonoma dei conflitti in classe, ma anche il rendimento negli aspetti cognitivi».

Come si sviluppano le Non cognitive skills a casa

Il lavoro sui tratti della personalità e sul capitale psicologico non è diffuso in famiglia, ma basta poco per cambiare le cose: «Ai genitori suggerisco di inserire qualche routine e micro pratica quotidiana per cominciare a sviluppare le Non cognitive skills del proprio figlio.

  • Creare una continuità con la scuola. «Ad esempio creare una continuità con il lavoro fatto a scuola prendendo spunto dalle attività suggerite in seguito».
  • Insegnate ai bambini a percepirsi competenti. «In generale, l'impostazione definita "mindset" è frutto di un lavoro quotidiano portato avanti in modo coerente da tutti gli agenti educativi: l'obiettivo anche in casa è quello di non favorire comportamenti disfunzionali con l'apprendimento, come ad esempio il pensiero che la matematica sia insormontabile o il non sentirsi in grado di superare un ostacolo. Percepirsi competenti necessita di essere insegnato».

Gli strumenti per allenare le Non cognitive skills in classe

In Provincia di Trento è stato ideato un kit scuola per l'implementazione di un approccio didattico alle Non cognitive skills, con l'obiettivo di fornire strumenti pratici accanto a una formazione specifica per i docenti. «Ha la caratteristica di essere orientato verso i comportamenti; attento soprattutto alla dimensione del fare, per valorizzare la dimensione dell'essere; considera gli alti livelli di malleabilità e l'educabilità delle competenze non cognitive, soprattutto nella fascia d'età tra elementari e medie».

Tra le risorse da utilizzare a scuola con i ragazzi ci sono:

  • Poster attività in classe. È suddiviso per singola competenza non cognitiva (carattere, capitale psicologico e motivazione) e consente due azioni di classe: «La prima consiste, con la guida del docente, nello scrivere sul cartellone dei personaggi famosi che secondo gli studenti hanno le varie competenze non cognitive; poi gli studenti devono rappresentare a che punto sono, come classe, rispetto alla competenza non cognitiva considerata e quali cambiamenti vogliono ottenere entro la fine dell'anno. Il poster, sempre presente e aggiornato in aula, dà ai ragazzi consapevolezza e un senso di pianificazione e intenzionalità di questo percorso formativo, oltre che aiutare i docenti in un costante monitoraggio dei loro progressi».
  • Questionari e griglie di valutazione. «Checklist e questionari sono strumenti di misurazione delle competenze non cognitive che, accanto al metodo di calcolo dei punteggi, danno modo ai docenti di creare grafici e immagini metaforiche da condividere con i ragazzi per mostrare loro i progressi. La valutazione formativa delle competenze non è finalizzata ad assegnare un voto, ma a pianificare un percorso di miglioramento».
  • Guide operative con le strategie di apprendimento e le attività didattiche per lo sviluppo delle competenze non cognitive.

Attività per sviluppare le Non cognitive skills

Per ogni competenza non cognitiva, le Guide operative suggeriscono alcune strategie generali di apprendimento e poi delle specifiche attività, alcune delle quali replicabili anche in famiglia.

1) Carattere e personalità

Strategie:

  • Favorire l'autovalutazione e i feedback, ad esempio focalizzandosi sulla comprensione degli errori piuttosto che sul voto (coscienziosità)
  • Stimolare la valutazione tra pari e la correzione reciproca, ad esempio dando suggerimenti ai compagni su come migliorare nella qualità del lavoro svolto (estroversione, coscienziosità)
  • Domande per stimolare il ragionamento (apertura mentale)
  • Lezioni non frontali, ma dialogate (apertura mentale)
  • Sviluppare la creatività (apertura mentale)

Attività: "Un semaforo per pensare"

L'attività nasce come tentativo di collegare la valutazione tra pari con l'autovalutazione individuale.

  1. Gli studenti devono autovalutare un lavoro che hanno svolto con tre bollini: uno verde, uno giallo e uno rosso.
  2. Dopo questa fase l'insegnante forma gruppi di 4 alunni. Nei gruppi ciascuno è chiamato a giustificare il proprio giudizio ai compagni portando prove di quanto dice ed eventualmente spiegando agli altri i propri errori commessi.

2) Capitale psicologico

Strategie:

  • Semplici gesti quotidiani e scambi comunicativi, come i "Saluti positivi": al mattino raccogliete su dei bigliettini i pensieri positivi e quanto successo di buono nel giorno o nella settimana passata. Poi ognuno prende un bigliettino e si discute per capire come si è generata quella situazione positiva (speranza, autoefficacia),
  • Mindset ("mentalità") di psicologia positiva: scrivere una "Lettera di gratitudine" (ottimismo)
  • Esperienze formative per l'autoconsapevolezza, come il "What Went Well?" per il riconoscimento delle ragioni di un successo (autoefficacia): «Che ingredienti hanno portato al tuo bel voto? Hai studiato per tempo, hai sottolineato bene, hai fatto un riassunto?».

Attività: "Piano intelligente, risultato assicurato!"

L'attività può agire simultaneamente sulla speranza e sul senso di efficacia personale: «Un approccio positivo minimizza il rischio che gli eventi negativi determinino il nostro umore e l'esito delle nostre azioni; anzi permette di organizzare le proprie risorse ed essere resilienti di fronte agli ostacoli, ad esempio pianificando delle attività di recupero di fronte a un brutto voto».

  1. Si individua in classe un obiettivo importante, ambizioso che vale la pena realizzare durante l'anno scolastico
  2. Si discute per renderlo realistico, raggiungibile e misurabile
  3. Si redige la lista degli ostacoli che possono impedire il raggiungimento dello scopo
  4. Si definiscono i piani A, B, C per il superamento degli ostacoli
  5. Si mette in atto i piani e si valutano i risultati: «Hanno funzionato? Ci diamo un premio», «Non hanno funzionato? Ci premiamo lo stesso per averci PROVATO, non perdiamo la SPERANZA!».

3) Motivazione

Strategie:

  • Formare una mentalità dinamica e fare collegamenti
  • Rendere significativo l'apprendimento, ad esempio rispondere alla domanda "A cosa mi serve?" (motivazione intrinseca)
  • Stimolare la curiosità (orientamento all'apprendimento)
  • Insegnare per la comprensione profonda: una lezione tenuta dagli alunni

Attività: "A che cosa mi serve?"

A chi e a cosa serve la lezione o l'unità che si sta per affrontare? Ecco un esempio di attività di storia per le scuole medie sul tema "La prima metà del XX secolo", per attribuire un senso, un'utilità e un valore a ciò che sarà appreso.

  1. Il docente avvia un sondaggio sulle scuole superiori, oppure sugli indirizzi universitari che hanno intenzione di scegliere gli studenti.
  2. Presenta le linee generali del periodo storico: tutti devono possederle.
  3. In base agli interessi di studio degli alunni, affronta poi singoli approfondimenti: a coloro che, ad esempio, sono indirizzati verso curricoli scientifici e tecnologici consegna questioni legate allo sviluppo scientifico, alle scoperte e alle loro conseguenze sociali; a quelli orientati verso materie economiche assegna lo studio delle teorie economiche; agli studenti che intendono scegliere percorsi giuridici propone il tema delle riforme che hanno permesso la nascita delle democrazie rappresentative e delle dottrine politiche presenti in quel periodo storico.

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