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Perché l'inclusività di genere passa anche da bambine e ragazze che studiano le materie STEM

di Elena Cioppi - 26.11.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ragazze e materie STEM, perché è importante sensibilizzare sul valore che studiare scienza, tecnica e coding per parlare di inclusività.

Parlare di inclusività di genere e di futuro, oggi, passa soprattutto per la consapevolezza che ogni bambino potrà essere l'adulto che vuole, un domani. Lo STEM, in questo, è un ottimo baluardo per eliminare il linguaggio basato sulle etichette maschio/femmina: l'acronimo inglese rimanda a quattro discipline scientifiche che hanno già un grande impatto sull'economia mondiale e che, un domani, faranno la differenza in molti settori economici. Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica sono il cuore delle discipline scientifiche-tecnologiche a cui si aggiungono anche quelle digitali, con grande attenzione sul coding. Per pregiudizio e pigrizia, questi settori vengono spesso associati agli uomini. Come siamo messi invece, col binomio bambine, ragazze e materie STEM?

In occasione del convegno online STEM oggi, Leader domani organizzato dall'associazione Girls Code it Better che si muove in seno a Officina Futuro Fondazione MAW, abbiamo parlato con la fondatrice Costanza Turrini, che, col suo lavoro, si batte per abolire la disparità di genere in ambito scientifico e sviluppare il potenziale di bambine e ragazze con progetti e attività nelle scuole. E per promuovere lo studio e l'approfondimento delle materie STEM e in particolare del coding con le bambine e i loro genitori. Il convegno sarà online in diretta streaming il 26 novembre 2020 dalle 17.00 ed è aperto a tutti, per parlare da un punto di vista nuovo (e necessario) di didattica, attività STEM e possibilità per tutti.

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Bambine, ragazze e materie STEM, perché parlarne

Secondo il report di Linkedin Emerging JObs 2019, la tecnologia in Italia ha avuto un ruolo predominante nel 2019 e sarà ancora più di impatto nel futuro. Questo significa che i lavori che faranno tra dieci anni i nostri figli oggi ancora non esistono, soprattutto se si parla di digitale in continua evoluzione. Secondo i dati dell'edizione di Women in Digital Scoreboard del 2019, l'Italia è al quartultimo posto rispetto alla partecipazione delle donne nell'economia digitale. Non solo si può fare di meglio, ma si deve: proprio in questo contesto si muove Girls Code it Better, che in 7 anni di lavoro ha collaborato con 116 scuole e 200 insegnanti per coinvolgere 4500 ragazze in progetti ad alto tasso scientifico. 

Costanza Turrini, che questi progetti li ha ideati e li promuove, racconta che il progetto nasce da un'esigenza: quella di aumentare il numero di donne che lavorano e innovano. "Purtroppo le ragazze non si avvicinano alle discipline STEM. A dire il vero non si avvicinano solo a Ingegneria, Informatica, Fisica e queste sono strade di sicuro appeal per il mondo del lavoro".

Come fare per scrostare questo pregiudizio che, spesso appartiene anche alle bambine, come se la scienza non fosse "cosa loro"? Partire dalla scuola secondaria di primo grado aiuta a intercettare le ragazze in un momento in cui gli stereotipi di genere non hanno ancora attecchito. "Sono pregiudizi che si incollano in questo periodo, che spingono sul fatto che le ragazze sono poco inclini alle discipline scientifiche. Questo le porta ad auto-escludersi". La strada per la sensibilizzazione prosegue poi nei licei e negli istituti tecnici, per avvalorare non solo l'idea che la scienza è di tutti ma che le donne la fanno pure bene.

Perché le materie STEM sono considerate "affare da uomini"

Per Costanza Turrini l'idea che le ragazze non possano cimentarsi in ambiti scientifici anche con risultati d'impatto non è che una "consuetudine, un pregiudizio. Un po' come l'idea che le discipline umanistiche siano per le femmine. E una certa comunicazione, la pubblicità, persino alcuni giocattoli non aiutano a mischiare le carte e a mostrare che un ragazzo potrebbe essere un meraviglioso insegnante quanto una ragazza una fantastica ingegnera meccanica". Insomma, è una questione di educazione di genere, che inizia a casa ma prosegue anche a scuola. Alla base però c'è anche un problema di linguaggio: "In Italia" secondo la Turrini, "stiamo ancora discutendo sulla credibilità di professioni prestigiose declinate al femminile… non è un capriccio femminista, è una regola grammaticale. Anche questo contribuisce a rendere più difficile pensarsi in ruoli diversi da quelli che ci si aspetta dalle donne".

Le ragazze coinvolte nelle attività di Girls Code it Better si muovono a scuola, con un insegnante e un "maker": un gruppo di lavoro che le guida tra creatività e digitale. Si sviluppano progetti tra schede elettroniche e automazione, sviluppo di siti web, app e videogiochi, percorsi di realtà virtuale e aumentata. E questo moto perpetuo non si è fermato neanche in lockdown, durante il periodo più caldo della pandemia e della didattica a distanza. I progetti hanno continuato a vivere online, segno che non c'è bisogno della presenza (se non è possibile goderne) per apprendere, appassionarsi, lavorare insieme. 

Consigli per i genitori che vogliono avvicinare le ragazze alle STEM

La scuola e le associazioni come Girls Code it Better danno una mano importante nella diffusione di questa cultura inclusiva, di una didattica no gender e senza etichette. Ma è in famiglia che le bambine e le ragazze che vogliono fare la scienza trovano terreno fertile. Per Costanza Turrini "sostenere i ragazzi e le ragazze nelle loro scelte individuali è un compito fondamentale. E bisogna stare attenti, perché gli stereotipi inconsci di genitori, insegnanti e amici si sommano anche alle sollecitazioni della comunicazione dei media". Per capire come impattano certi stereotipi sulla vita delle ragazze, l'associazione sta portando avanti una ricerca incrociata con gli esperti Michela Carlana della Harvard Kennedy School e Margherita Fort (Università di Bologna). Il risultato? I primi dati dicono che le ragazze che frequentano un solo anno di corso orientato alle materie STEM cominciano già a pensarsi in ruoli prima mai contemplati.

Ma di che pasta sarà fatto il futuro? Per i genitori che si stanno chiedendo quali sono le materie su cui puntare per realizzare i sogni delle loro figlie in ambito tecnico-scientifico, il digitale è già oggi il cuore di questa rivoluzione.

"Il futuro è di pensatrici, di artiste e di filosofe, e queste dovranno saper tradurre i loro pensieri in linguaggi di programmazione, avremo bisogno di ingegnere e di informatiche, perché l'innovazione ha bisogno anche di un pensiero femminile, diverso da quello che si sta affermando ora". 

Il link per seguire in diretta il convegno su bambine, materie STEM e futuro (26 novembre 2020 dalle ore 17.00) di Girls Code it Better è questo.

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