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È vero che a scuola i ragazzi verranno promossi per legge? I contenuti della legge

di Alice Dutto - 08.09.2017 - Scrivici

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Fonte: Pixabay
Che cosa prevede il decreto decreto legislativo 62 relativo a promozioni e bocciature alla primaria e alla secondaria di I grado e quali sono le ricadute sugli insegnanti

«Affermare che da quest'anno sarà vietato bocciare alla primaria e alla secondaria di I grado è falso. Si tratta di semplificazioni che non entrano nel merito dei contenuti della legge e che ne travisano gli obiettivi» è questo il commento del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, in merito quanto si è letto negli ultimi giorni sul decreto decreto legislativo 62 approvato ad aprile ed entrato in vigore il 31 maggio scorso.

I CONTENUTI DEL DECRETO ATTUATIVO

La norma approvata ad aprile «stabilisce che nel primo ciclo di istruzione, che comprende primaria e secondaria di I grado appunto, il tema dell'ammissione alla classe successiva diventi parte di un processo più ampio di presa in carico delle studentesse e degli studenti» ha commentato la Fedeli.

1. Nella scuola primaria

non per rendere impossibile la bocciatura

strategie di miglioramento

azioni mirate

2. Nella scuola secondaria di I grado

diverso sistema di valutazione

GLI OBIETTIVI DELLA LEGGE


Il tentativo del decreto, ha spiegato il ministro, è quello di dare vita a una scuola più inclusiva, riducendo i numeri molto alti in Italia di abbandono scolastico. Secondo quanto emerge dal rapporto sulla povertà educativa in Italia di Save the Children la percentuale degli “early school leavers” nel 2015 è arrivata al 15%, quattro punti percentuali in più rispetto alla media europea che è dell'11%. Con questo dato il nostro Paese si classifica al quartultimo posto nella classifica europea, seguito solo da Romania (19%), Spagna e Malta (entrambe al 20%).

«La dispersione scolastica è in calo nel nostro Paese, ma i dati certificano che i tassi più alti si verificano proprio nei contesti di maggiore disagio, dove le famiglie hanno minori possibilità economiche e una minore partecipazione al sistema formativo alle spalle».

L'obiettivo della legge, dunque, non è quello di vietare le bocciature, ma di «lottare contro le povertà educative, favorire l'inclusione delle ragazze e dei ragazzi più deboli attivando, ben prima degli scrutini di fine anno o di decisioni importanti e impattanti come quella di non ammettere alla classe successiva, tutte le misure di accompagnamento possibili per non lasciare indietro nessuno. Soprattutto chi ha più difficoltà. Magari perché viene da un contesto socio-economico più svantaggiato, perché a casa non può essere seguito come altre bambine o bambini, perché ha bisogni educativi diversi».

PERCHÉ BOCCIARE NON SERVE

la bocciatura non ha alcun senso

Università Milano-Bicocca

paura

deterrente

relazione

Tutti i bambini devono essere felici

per alcuni docenti


DARE A TUTTI LE STESSE OPPORTUNITÀ

La maggiore difficoltà nel bocciare un alunno può rappresentare dunque un deterrente per quegli insegnanti che pensano che la scuola sia solo per i ragazzi che vanno bene a scuola, «ragazzi che però, in genere, sono quelli che hanno più strumenti cognitivi e culturali grazie alle famiglie di provenienza. Gli studi dicono infatti che il successo scolastico è correlato non alla provenienza economica dei bambini, ma alle lauree dei genitori: i migliori risultati li hanno i figli di mamme e papà laureati».

Il compito della scuola, però, è quello di dare a tutti le stesse possibilità, evitando la dispersione e gli abbandoni prima del tempo, «ecco perché è importante che siano attivati dei sistemi per migliorare i livelli di apprendimento».

IL PROBLEMA DELLE RISORSE

«La legge non ha fatto che istituzionalizzare quanto già avveniva nella scuola, cioè il fatto che le bocciature siano praticamente assenti alle elementari e alle medie – aggiunge Isabella Milani, insegnante e autrice del libro “L'arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi” –. E sebbene l'intento di non lasciare nessuno indietro sia ammirevole, la vera domanda è come faremo ad attuare le “specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento” previste dal decreto per i ragazzi più bisognosi in una scuola che ha pochissime risorse?» .

La situazione, infatti, non è rosea: «Il taglio degli insegnanti di sostegno, la fine della co-presenza e classi sempre più affollate e ricche di alunni con problematiche BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) rendono talvolta difficile la realizzazione di quella che si vorrebbe far diventare una “Buona Scuola”» prosegue Milani.

«Questa riforma, purtroppo, non è inserita all'interno di una strategia più globale che preveda maggiori investimenti e risorse per realizzare i suoi intenti anche positivi: viene semplicemente detto che cosa si deve fare, ma senza dare gli strumenti giusti per farlo – riprende Meiani –. Personalmente, per rimuovere gli ostacoli e aiutare i bambini a ottenere buoni risultati uso molto del mio tempo libero, ma non tutti sono disposti a farlo e, al momento, la scuola non ha le risorse adeguate per supportare davvero questo cambiamento».

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