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La Resistenza italiana spiegata ai bambini

di Simona Bianchi - 19.04.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Grazie alla Resistenza partigiana cadde la dittatura in Italia. Perché i più piccoli devono conoscerla e cosa ha significato

In questo articolo

Cos’è stata la Resistenza italiana

La Resistenza italiana è nota anche come Resistenza, Resistenza partigiana o Secondo Risorgimento. Con questo termine s'intende l'insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l'armistizio si opposero al nazifascismo nell'ambito della guerra di liberazione. Nello specifico la Resistenza è la lotta portata avanti da formazioni armate, costituite da partigiani, contro l'occupazione nazista in Europa. In Italia il movimento fu attivo nelle regioni del Centro-Nord. Cosa ha rappresentato la Resistenza Antifascista nel nostro Paese è un argomento importante e complesso da affrontare e l'approccio da adottare dipende molto dall'età dei bambini o dei ragazzi e dal livello di comprensione storica che possono raggiungere. L'obiettivo è capire il contesto storico e politico in cui questo movimento si è sviluppato, nonché il significato che ha avuto nella lotta per la libertà e per la democrazia.

Perché è nata la Resistenza

La Resistenza è stata un movimento di opposizione politica, culturale e morale. È nata con l'appoggio di gruppi politici, di cerchie intellettuali e di istituzioni religiose, ma è stata anche organizzata illegalmente nelle fabbriche, in partiti ridotti alla clandestinità dopo l'instaurazione delle dittature con partito unico, nella propaganda politica di fogli stampati distribuiti illegalmente. Il movimento è nato per opporsi allo Stato fascista e nazista che aveva il potere in Italia. Lo scopo della Resistenza era ristabilire nelle coscienze e nelle concrete istituzioni lo Stato aperto a tutti,"democratico" secondo le libertà formulate nella Carta Atlantica, riferimento ideale della grande alleanza anti-nazista. Il 25 aprile, con la Festa della Liberazione, si ricordano tutti coloro che hanno preso parte alla Resistenza italiana, ovvero i partigiani. 

Come agiva la Resistenza

La Resistenza era organizzata in brigate, controllate dal CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), mentre nelle città agivano piccoli gruppi, come i GAP (Gruppi d'Azione Partigiana) e le SAP (Squadre d'Azione Patriottiche). Le brigate erano formate da uomini comuni, che cercavano di sfuggire alle persecuzioni tedesche, volontari che combattevano contro la dittatura, soldati preparati ed ex-combattenti.

Ma nei movimenti di rivoluzione ebbero un ruolo importante anche le donne. I partigiani italiani nelle brigate organizzavano e compivano continui attentati contro i nazifascisti che consistevano, principalmente, nel far saltare in aria le principali vie di comunicazione su strada o rotaie. Il loro metodo di aggressione era basato su un attacco a piccoli e medi gruppi armati in un lasso di tempo abbastanza breve e sempre seguito da una veloce fuga.

Il ruolo delle donne nella Resistenza

I partigiani erano combattenti volontari che facevano parte di formazioni armate clandestine. La maggior parte di loro viveva nascosta in montagna, altri conducevano una doppia vita in città fingendo di essere normali cittadini e prendendo parte in segreto a incontri o recuperando e inviando cibo e armi ai compagni nelle brigate. La loro vita non era semplice perché vivevano nell'illegalità, dovevano nascondere la loro attività ed erano sempre sotto l'ombra di possibili rappresagli da parte dei fascisti nel caso in cui fossero stati scoperti. In questo contesto, un ruolo fondamentale è stato quello delle donne partigiane. Queste ragazze e signore facevano da tramite tra le varie brigate. Essendo donne riuscivano a passare inosservate e permettevano così il passaggio di armi, informazioni e cibo dalla città ai gruppi nelle alture. Erano inoltre proprio le donne ad avvisare i partigiani dell'arrivo imminente dei soldati nazi-fascisti. I compiti ricoperti da ragazze e signore nella Resistenza furono molti: fondarono squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati, contribuirono nella raccolta di indumenti, cibo e medicinali, si occuparono dell'identificazione dei cadaveri e dell'assistenza ai familiari dei caduti. Si sono inoltre rese indispensabili alla collettività partigiana per cucinare, lavare, cucire e assistere i feriti. Partecipavano alle riunioni portando il loro contributo politico ed organizzativo e all'occasione sapevano anche cimentarsi con le armi. Particolarmente prezioso era il loro compito di comunicazione: con astuzia riuscivano sovente a passare dai posti di blocco nemici raggiungendo la meta prefissata.

Le loro azioni erano soggette a rischio quanto quelle degli uomini e quando cadevano in mano nemica subivano le più atroci torture.

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