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Lettura e musica per bambini: il valore di farle insieme al tempo di audiolibri, podcast e assistenti vocali

di Valentina Murelli - 04.03.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Soprattutto per i bambini più piccoli lettura e musica devono essere prima di tutto occasioni per promuovere la relazione con i genitori, perché è proprio attraverso la relazione che passano i benefici di queste attività

C'erano una volta i vecchi mangiadischi e mangiacassette per le fiabe sonore o le canzoni per bambini, sostituiti oggi da discendenti più tecnologici: podcast e audiolibri, assistenti vocali tipo Alexa e Google Home, app e raccontastorie di vario tipo. Dispositivi che permettono ai bambini di ascoltare la lettura di favole, interi libri o canzoni anche in autonomia. Ma che valore possono rivestire questi strumenti nell'ambito dell'esperienza di lettura e di ascolto musicale dei bambini?

Per quanto riguarda la lettura mediata da dispositivi, la pedagogista Monica Castagnetti, formatrice del Centro per la Salute del Bambino di Trieste e volontaria del progetto Nati per Leggere, non ha dubbi: "Può essere interessante per i bimbi più grandi, intorno ai sei anni, che riescono a trarre piacere da un racconto in quanto tale. In questo caso può rivelarsi utile soprattutto in alcune circostanze come i lunghi viaggi in auto. Per i più piccoli, invece, è molto meno significativa, perché nei primi anni di vita la lettura ha senso in quanto esperienza condivisa di relazione, che non può essere mediata da un dispositivo".

Dello stesso avviso la musicista Antonella Costantini della segreteria nazionale del progetto Nati per la Musica: "Nei primi anni di vita l'ascolto della musica dovrebbe essere condiviso, perché solo in questo modo genitori e figli possono mettersi in relazione attraverso la voce (cantando insieme) e il movimento (cullando, ballando, giocando in vario modo) ed è solo così che si possono ottenere i benefici della pratica musicale per lo sviluppo cerebrale e motorio del bambino".

I benefici della lettura ad alta voce

"Leggere ad alta voce a un bambino già dalla nascita (ma, perché no, anche prima, durante la gravidanza) significa fare qualcosa di buono per il suo sviluppo cerebrale, fornirgli la possibilità di mettere la sesta in autostrada, quando sarà il momento" afferma Castagnetti. In effetti sono ormai numerosi i risultati scientifici che indicano i vantaggi della lettura condivisa ad alta voce (in altre parole del leggere insieme) per lo sviluppo del bambino a breve e a lungo termine.

Come ricorda il pediatra americano John Hutton, autore di diversi studi sull'argomento e promotore negli Stati Uniti di un'iniziativa analoga a Nati per Leggere (readaloud.org), la lettura ad alta voce promuove lo sviluppo del linguaggio arricchendo il vocabolario e "addestrando" ai meccanismi della narrazione, insegna ad apprezzare i libri, permette di imparare qualcosa di nuovo ogni volta, favorisce l'esercizio della memoria: tutte abilità che torneranno utilissime nel momento dell'accesso a scuola perché i benefici acquisiti nella prima infanzia con la lettura durano nel tempo. Non solo: "La lettura condivisa promuove la capacità di immedesimarsi in un personaggio, propedeutica alla capacità – più avanti – di mettersi nei panni degli altri" prosegue Castagnetti.

E ancora: leggere insieme è uno strumento potentissimo per costruire legami, relazioni tra genitori e figli. Relazioni che sono poi le vere artefici di questo "arricchimento" educativo garantito dalla lettura insieme, come pure dall'ascolto condiviso di musica.

I benefici dell'ascolto della musica

"Un buon ascolto della musica già dalla prima infanzia influenzerà positivamente la vita scolastica dei bambini" ricorda Costantini. "Da un lato, infatti, aiuta a sviluppare la capacità di concentrazione, per esempio aiutando a mantenere l'attenzione sulla voce dell'insegnante mentre i compagni fanno chiasso e dall'altro promuove l'equilibrio di relazione". 

Quanto leggere ai bambini piccoli

Spesso chi non ha familiarità con i libri e la lettura pensa che si tratti di un'esperienza difficile, noiosa, solitaria. Be', per i bambini piccoli non è mai così. "Per i piccolini i libri sono prima di tutto oggetti da esplorare e la lettura è prima di tutto un gioco e uno strumento di relazione" ricorda Castagnetti. Sottolineando che leggere ai bambini è un gesto semplice, naturale, economico: "Se è vero che i libri possono essere costosi, non dimentichiamo che esistono le biblioteche. E in mancanza di libri va benissimo anche leggere insieme il volantino promozionale del supermercato".

Ancora: leggere non richiede tempi lunghi, ma basta farlo "per il tempo di una storia e di una coccola". John Hutton, per esempio, invita a leggere insieme ai bambini per 15 minuti al giorno, che oggettivamente non sono molti. E come sottolinea Alfonso Cuccurullo, attore e formatore dei lettori volontari di Nati per Leggere, è qualcosa di sempre disponibile: "Quante volte capita di vedere, in aereo o in treno genitori che leggono una storia ai figli per tranquillizzarli durante il viaggio".

Come leggere ai bambini

Non servono abilità da attori e soprattutto non bisogna avere ansia da performance, ma abbandonarsi insieme a un momento di vicinanza, che dovrebbe essere il più possibile fisico – cosa c'è di meglio che leggere in braccio alla mamma, o sul lettone accanto al papà? - e interattivo. "L'obiettivo non è leggere una storia senza interruzioni solo per scoprire come va a finire, ma leggere insieme una storia, per scoprire insieme tutti i mondi che vi sono racchiusi" precisa Castagnetti. Per esempio, con un bambino di sei mesi basterà seguire il suo interesse spontaneo verso l'oggetto libro, osservare dove punta la sua attenzione per nominargli gli oggetti raffigurati, permettergli anche l'esplorazione sensoriale – sì, spesso il momento di lettura con un bambino così piccolo finisce con un'assaggiatina del libro – rimandare di continuo al quotidiano del bambino: Hai visto qui? C'è una palla. Anche tu hai una palla?.

Ecco perché secondo Castagnetti nei primi anni di vita non dovrebbe esserci molto spazio per i dispositivi: "Per un bambino la lettura non è solo l'ascolto di una voce, ma contatto fisico, interazione. Per quanto sofisticata, una macchina non interromperà la lettura se il bambino si sta annoiando e non risponderà di conseguenza agli input inviati dall'ascoltatore, come uno sguardo sorpreso, un'esclamazione di paura, una risata".

Secondo Cuccurullo, inoltre, la lettura da parte dei dispositivi non lascia spazio all'imprevisto, all'imperfezione, alla sorpresa, che sono sempre agganci formidabili per la creazione di relazione e di ricordi. "Se leggendo ci scappa una parola sbagliata i bambini scoppiano a ridere, e cosa c'è di più bello che ridere insieme ai nostri figli? L'episodio può essere così divertente che i bambini potranno chiederci di sbagliare appositamente a ogni nuova lettura di quella parola e noi ci ricorderemo a lungo di quanto divertimento suscitava quella parola. Idem se ci scappa uno starnuto, o se va via la luce e dobbiamo correre ai ripari, o se veniamo interrotti da un forte rumore".

Senza contare che la lettura di persona permette di modulare la scelta del libro allo stato emotivo del momento, del bambino o di chi legge. "Se siamo tranquilli e rilassati potremo scegliere un libro in cui dominano queste emozioni, mentre se siamo arrabbiati o nervosi ne sceglieremo uno con personaggi arrabbiati, trovando una consonanza emotiva tra quello che proviamo e quello che leggiamo", consiglia Cuccurullo. Indicando una strategia che aiuta la vicinanza emotiva tra genitori e figli e dunque rappresenta anche una possibilità di educazione emotiva.

Per Cuccurullo questo non significa demonizzare audiolibri e simili: "Per gli adulti possono essere molto importanti per l'arricchimento culturale: pensiamo a chi ascolta I fratelli Karamazov o Guerra e pace mentre viaggia per lavoro, a testimoniare che abbiamo sempre bisogno di storie. E anche per i bambini più grandi possono rappresentare uno strumento interessante, ma non l'unico mezzo di esposizione alla lettura".

Quando leggere ai bambini

Genitori che non sono abituati alla lettura spesso si chiedono quale sia il momento giusto per leggere un libro a un bambino. "Non ci sono indicazioni precise, se non quella di allenarsi a sentire quando è questo momento, quando per esempio il bambino sta vivendo un vuoto che può essere riempito con un libro" afferma Cuccurullo. "Di sicuro la lettura non deve essere un'imposizione da parte dell'adulto, ma è molto probabile che, dopo le prime esperienze, sarà il bambino stesso a chiedere a mamma o papà di leggere qualcosa".

In generale, comunque, un buon momento è quello in cui il bimbo si prepara ad andare a dormire. "Sappiamo – ricorda Cuccurullo – che può essere un momento difficile per molti bambini, che darebbero qualunque cosa pur di rimanere svegli. Leggere insieme una storia può essere un buon modo per accompagnare il piccolo distraendolo della sue ansie".

Come ascoltare e fare musica con i bambini piccoli

Anche in questo caso, come per la lettura, non c'è niente di complicato. "La musica, la sonorità, fa parte della vita di ciascuno. Tutti noi abbiamo un repertorio familiare di canti, ascolti, sonorità: quando arriva un bambino si tratta semplicemente di fare un po' d'ordine in questo repertorio, per riproporglielo in modo coerente con il suo sviluppo" suggerisce Antonella Costantini.

Un esercizio interessante da fare quando magari il bambino è ancora nel pancione è quello di riflettere sulle peculiarità della propria voce – che il piccolo comunque già ascolta e che sarà un importantissimo mezzo di comunicazione dopo la sua nascita – e dell'ambiente sonoro in cui si vive. "Per esempio si può registrare la propria voce mentre si canta o si legge in vari contesti (dalla filastrocca per bambini all'articolo di economia), per scoprire come cambia il profilo intonativo. E si può prestare attenzione alle sequenze sonore che si producono mettendo in atto i vari riti quotidiani come il ritorno a casa dal lavoro (la chiave che entra nella toppa, la porta che si apre e poi si chiude, le scarpe che vengono tolte, i saluti), perché saranno quelle che all'inizio permetteranno al bambino di riconoscere le varie persone (la mamma, il papà, lo zio, la nonna) anche senza vederle". Anche per facilitare questo riconoscimento è bene nei primi mesi di vita non sovraccaricare l'ambiente di troppi suoni in contemporanea (tv accesa, telefono che squilla, elettrodomestici in funzione).

E perché non creare in questo periodo anche un album di ricordi dei suoni, oltre a quello classico di fotografie? "Non solo i meravigliosi suoni prodotti dal bambino, ma in generale quelli nei quali è immerso: la nonna che lo saluta, il gatto di casa che fa le fusa, il cane che abbaia, le campane e così via", consiglia Costantini. E quando il bambino sarà più grande, perché quando si esce insieme non utilizzare lo smartphone non solo per scattare fotografie ma anche per registrare suoni che serviranno a costruire una mappatura sonora degli ambienti esplorati? Anche questo è un fantastico esercizio di relazione.

Quanto alla musica come la intendiamo di solito – canzoni, melodie – di nuovo i consigli sono molto semplici. "Spesso si pensa che fare musica o saper ascoltare musica sia legato in modo esclusivo allo studio di uno strumento, ma in realtà tutto parte da un lavoro domestico di rivalutazione dell'ascolto". Come per la lettura, la musica non deve essere un sottofondo, ma un'occasione di interazione, di relazione: cantare insieme, ballare insieme, cullarsi, giocare a ritmo di musica.

"È molto importante che genitori e figli condividano sia la componente melodica, cantando, sia quella ritmica, muovendosi a tempo" sottolinea Costantini. Precisando che non esiste un tipo di musica più o meno adatto per iniziare: "Si può partire da quello che piace ai genitori e dalle loro tradizioni familiari, per poi aprirsi al mondo. Tenendo conto del fatto che i bambini sono molto più capaci degli adulti di interpretare qualunque repertorio musicale, anche quello che ai grandi può sembrare più ostico". Uniche accortezze: evitare l'ascolto esclusivo di canzoncine per bambini ("sarebbe come continuare a dare omogeneizzati poco saporiti") e contestualizzare l'ascolto rispetto al momento e al senso che si vuole dargli. "Se è il momento di andare a nanna, o il piccolo è a disagio per una colica si sceglierà qualcosa di rilassante, in grado di cullare e contenere. Se è il momento di un gioco insieme benissimo qualcosa di più ritmato per rimbalzare sulle ginocchia di mamma o papà".

Via libera, infine, a eventuali laboratori musicali che permettano di vivere l'ascolto musicale all'interno di un gruppo di pari, che in genere permette di potenziare la componente ludica dell'attività.

Aggiornato il 10.03.2020

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