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Maltrattamenti al nido, come riconoscerli e cosa fare

di Giulia Foschi - 04.02.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstocks
Cambiamenti bruschi nel bambino possono essere spia di un pericolo: cosa fare se si sospetta l'eventualità di maltrattamenti al nido?

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Maltrattamenti al nido, come riconoscerli e cosa fare

Accade purtroppo di sentire periodicamente notizie in cui si riportano situazioni di umiliazioni e soprusi a danni dei bambini da parte delle maestre o del personale scolastico. Il caso dell'asilo nido di Vanzago ha riacceso i riflettori su un argomento delicatissimo, che non deve scatenare il panico ma nemmeno essere preso con superficialità, perché purtroppo i maltrattamenti al nido possono verificarsi, e le conseguenze sono molto gravi. Per questo ne abbiamo parlato in modo approfondito con Ilaria Maggi, consulente in analisi e prevenzione del maltrattamento a scuola e presidente dell'associazione La via dei colori, associazioe con un team interdisciplinare specializzato nella formazione e nella tutela legale in casi di maltrattamenti a scuola.

Maltrattamenti al nido: quali segnali cogliere

Quali segnali aiutano un genitore a riconoscere episodi di maltrattamenti al nido, soprattutto quando i bambini ancora non parlano?

"Una premessa: un grosso problema deriva dalla normalizzazione di alcune modalità punitive, come la 'sedia del pensiero' o qualsiasi altro mezzo che possa ledere il benessere psicofisico del bambino. Non è ammesso dalla legge, in alcun caso, urlare a due centimetri dal volto del piccolo, fare battute di scherno, utilizzare nomignoli offensivi, lanciare oggetti, lasciare i bambini chiusi da soli in bagno al buio, legarli al seggiolone  o nel passeggino mentre si dimenano o lasciarli legati per molto tempo e così via. Neppure se un soggetto 'facesse il diavolo' in quanto non esistono alunni ingestibili; esistono adulti che non sono in grado di contenere bambini che hanno una modalità complessa di esprimere il proprio disagio. Purtroppo, questo accade anche tra coloro che dovrebbero essere formati proprio per questo scopo. Ciò detto, i segnali che i genitori possono cogliere sono di varia natura, ma sempre legati a un cambiamento improvviso, negativo e apparentemente immotivato nel comportamento, nell'umore, nelle abitudini: dormire, mangiare, parlare.

Non voler andare più all'asilo, di per sé, non è un motivo sufficiente per sospettare che all'asilo nido accada qualcosa di negativo. Così come il fatto che il bambino continui ad andarci volentieri non significa necessariamente che tutto vada bene. Occorre mettere insieme diversi elementi, ma l'aspetto centrale è sempre il cambiamento repentino e negativo".

Maltrattamenti al nido: condividere o no il sospetto con altri genitori

Condividere con altre famiglie il proprio sospetto è giusto o sbagliato?

"Qui entriamo in un terreno molto scivoloso. La risposta è che condividere indiscriminatamente il proprio sospetto è sbagliato. Ecco perché:

  • Intanto, la prima cosa da evitare è parlarne con le maestre: può sembrare banale, ma può venire naturale farlo, ed è ovvio che in presenza di comportamenti scorretti le maestre saranno le prime a negare, additando il bambino come un bugiardo. E nonostante tutto, i genitori tendono a fidarsi più degli adulti.
  • In secondo luogo, io sconsiglio vivamente di diffondere i propri sospetti attraverso le famigerate chat di WhatsApp, dove c'è tutta la classe: rischia di scatenarsi il panico. Ma non solo. Dobbiamo capire che le famiglie sono tutte diverse. C'è chi
    potrebbe negare, magari perché non è pronto ad accettare una simile verità. Potrebbero esserci dei genitori – ed esistono - che pensano che picchiare i bambini sia un metodo educativo corretto. Qualcuno potrebbe fare uno screenshot e denunciarci per diffamazione.
  • Inoltre, un'altra ragione per la quale è sbagliato esprimere i propri sospetti è il rischio di innescare una suggestione collettiva: se una madre chiede al figlio se è vero che la maestra gli ha tirato in testa un dinosauro, è possibile che lui dica di sì anche se non è vero, e che così facciano molti altri bambini. Ci si può porre in ascolto, ma non si devono mai suggerire delle risposte".

Maltrattamenti al nido: cosa fare in caso di sospetti

Qual è, dunque, il modo giusto di comportarsi?

"Una cosa che quasi nessuno sa è che fare un esposto in procura per verificare anche un solo dubbio non comporta alcun rischio per chi lo presenta. Nell'esposto infatti non si accusa qualcuno di maltrattamento ma si presentano dei dati oggettivi sui quali indagherà la Procura al fine di accertare o meno l'esistenza di un reato".

Niente sfoghi sui social. Esternare i propri dubbi in pubblico o sui social network invece sì; anche soltanto parlando a voce davanti a un gruppo ristretto di persone si può essere accusati del reato di diffamazione. Quindi, se sospettate qualcosa, rivolgetevi alle autorità e ai centri preposti a questo scopo. Se proprio volete prima "tastare il terreno", provate a parlare con un genitore che conoscete e del quale vi fidate, ma sempre senza esporvi. Chiedete piuttosto come sta suo figlio, se ha notato cambiamenti e così via, al solo scopo di raccogliere informazioni e senza voler giungere ad alcuna conclusione: saranno i professionisti deputati a farlo".

Conseguenze dei maltrattamenti al nido su vittime e su chi assiste

Quali sono le ricadute sui più piccoli se sono vittime o testimoni inconsapevoli di maltrattamenti al nido?

"La legge italianaha ha finalmente recepito gli orientamenti della Corte di Cassazione, non distinguendo più tra vittime di violenza così detta "diretta" e vittime di violenza così detta assistita: sono vittime allo stesso modo. Anzi, talvolta le conseguenze sono più gravi nei bambini che hanno assistito rispetto a coloro che hanno subito una forma di violenza. Così come non c'è più differenza tra chi subisce maltrattamenti fisici o psicologici: il reato si configura in entrambi i casi.

Anche perché terrorizzare attraverso le urla, le minacce, le punizioni o le umiliazioni non crea solo danni psicologici, ma scatena anche reazioni fisiche: il bambino digrigna i denti, si fa la pipì addosso, sviluppa dei tic, non dorme, non mangia e così via.

L'entità del danno è difficile da quantificare ma spesso è molto pesante ed è permanente. Abbiamo bambini che, a dieci anni dall'accaduto, presentano ancora danni permanenti superiori al 10 per cento. Inoltre, le conseguenze possono mutare nel tempo, perché l'impatto di un trauma non si esaurisce nel momento in cui accade e può prendere altre forme anche in età adulta. In queste situazioni le vittime sono molteplici: i bambini che subiscono il danno, i bambini che assistono e i genitori. Queste violenze rappresentano un trauma e un danno (anche economico) per intere famiglie. Ecco perché è fondamentale rivolgersi a professionisti specializzati per gestirne al meglio le conseguenze".

L'intervistata

laria Maggi, consulente in analisi e prevenzione del maltrattamento a scuola e presidente dell'Associazione La Via dei Colori, un'associazone centro con un Team interdisciplinare specializzato nella consulenza, nella formazione e nella tutela legale in casi di maltrattamenti a scuola.

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