bambini cerebrolesi

Che cos'è il Metodo Doman

Di Alice Dutto
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06 Febbraio 2017
Messo a punto da Glenn Doman nel 1955, questo trattamento per aiutare i bambini cerebrolesi si basa sulla stimolazione neurologica mediante una serie di movimenti ed esercizi fisici. Dopo un apposito corso, i genitori vengono messi nelle condizioni di effettuare in prima persona il programma. Ma non mancano le critiche
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Chi ha un figlio con problematiche di sviluppo cerebrale molto probabilmente avrà sentito parlare del Metodo Doman, un programma che si propone di aiutare i bambini cerebrolesi a raggiungere la normalità, ma anche i piccoli intellettualmente normodotati ad arrivare all’eccellenza. L'approccio, però, non è esente da critiche.

 

La figura del fondatore Glenn Doman


Il Metodo prende nome del suo fondatore Glenn Doman, che a partire dal 1955 a Philadelphia ha dato vita agli IAHP, gli Institutes for the Achievement of Human Potential (ovvero Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano in Italia), aiutando personalmente migliaia di bambini in tutto il mondo. Il suo pensiero, nato dal lavoro cominciato con il neurochirurgo Temple Fay e proseguito in molti anni di ricerca, è racchiuso nel libro Che cosa fare con il vostro bambino cerebroleso”, primo di una serie di volumi specifici sull’argomento. Oggi a portare avanti l’impegno di Glenn Doman c’è suo figlio Douglas Doman, vicedirettore degli Institutes for the Achievement of Human Potential a Philadelphia e presidente degli Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano in Europa (IRPUE).

 

La stimolazione delle parti cerebrali lesionate

«Il metodo Doman si propone di curare le cause e non i sintomi, attraverso una stimolazione neurologica a 360 gradi», spiega la responsabile dei corsi Wanda Zanghi. «Riteniamo che i disturbi siano legati a un danno cerebrale che blocca il cervello impedendogli di crescere. Il nostro obiettivo, quindi, è quello di stimolare le parti lesionate – dal tronco cerebrale al midollo spinale, fino al mesencefalo e alla corteccia – riportando il bambino al potenziale che aveva nel momento della nascita. La stimolazione permette alle aree compromesse di riattivarsi, iniziando a fare quello che da sole prima non facevano».

 

Le principali situazioni d'intervento

Tutti i bambini possono essere seguiti con il Metodo Doman ad eccezione di quelli affetti da malattie degenerative. «Ovviamente, prima si interviene, maggiori sono le possibilità di recupero, ma ci occupiamo anche di bimbi con età superiore ai 6 anni e di adulti che hanno subito un ictus o in stato di coma». Sono curati bambini con:

·      Paralisi cerebrale

·      Autismo

·      Sindrome di Down e altre malattie genetiche

·      Problemi motori

·      Lesioni lievi e ritardo psicomotorio

·      Disturbi dell’apprendimento (disgrafia, dislessia, discalculia)

·      Iperattività

·      Rigidità muscolare

·      Ritardo mentale

·      Spasticità e rigidità muscolare

·      Ipotono muscolare

·      Disturbi respiratori

 

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I genitori diventano i terapisti dei loro figli

La grande differenza rispetto ai trattamenti tradizionali sta nella centralità attribuita ai genitori che, attraverso un corso specifico curato dagli esperti dell’IRPUE, vengono messi nella condizione di diventare loro stessi i terapisti dei propri figli. «In questo modo le madri e i padri sono liberi dall’obbligo di ricorrere a uno specialista e possono vivere in prima persona il programma, partecipando attivamente ai progressi del loro bambino». I corsi si svolgono nella sede italiana dell’IRPUE a Fauglia, in provincia di Pisa.

 

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Un programma personalizzato per ogni bambino

Il primo passo è l’analisi delle capacità sensoriali del bambino, e in particolare della vista, dell’udito e del tatto, accanto a una disamina della mobilità, dell’uso del linguaggio e delle competenze manuali. «Solo dopo la valutazione completa, che si svolge rigorosamente presso l’IRPUE, il piccolo riceve un programma specifico, che prevede esercizi fisici e movimenti ad hoc, tra cui quelli chiave di striscio e carponi. A questo punto i genitori tornano a casa ed eseguono quotidianamente il programma di esercizi per sei mesi, per poi eventualmente accedere a un programma di trattamento intensivo. Il contatto con gli specialisti è continuo, con visite, conferenze e consultazioni domestiche in caso di necessità».
 

Su YouTube c'è il canale IAHP dove sono caricati molti video in lingua originale, ma anche i

Webinair per genitori italiani con gli interventi di Douglas Doman e la traduzione a cura della dottoressa Wanda Zanghi.
 

Il metodo Doman per l'apprendimento precoce


Dati i risultati ottenuti con i bambini affetti da gravi patologie, Doman si chiese cosa sarebbe potuto accadere a tutti gli altri attraverso il suo metodo. Così scrisse una serie di libri (qui ne trovate alcuni), tra cui “Leggere a tre anni”, e inventò diversi materiali per potenziare l'intelligenza in età prescolare.

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L'esperienza diretta


«Più che un metodo riabilitativo, è una filosofia di vita, che dà speranza e che considera tuo figlio una persona e non un vegetale che non ha possibilità di migliorare le sue condizioni – dice Silvana Papiccio, presidente dell'Associazione ABC Triveneto e co-autrice del libro “La bambola. Storie di mamme e di figli cerebrolesi” –. I genitori sono protagonisti necessari ed essenziali per lo svolgimento del programma riabilitativo assegnato dallo staff di Glenn Doman al loro figlio».

Lo sbaglio, però, è pensare che questo metodo “guarisca” i bambini malati: «Qualche volta i genitori potrebbero fraintendere quello che Glenn Doman afferma e cioè che il suo metodo potenzierà tutte le funzioni del proprio figlio cerebroleso e tradurre la parola "potenziare" con la parola "guarire". Questo produrrà in loro una forte delusione se il loro figlio non guarirà come avevano sperato – continua Silvana Papiccio –. Comunque, i benefici superano la delusione dei genitori, che con il tempo vedono i miglioramenti in tutte le funzioni del proprio bambino e imparano ad amare quel figlio anche imperfetto, ma a cui stanno dando tutte le possibilità per stare meglio».

Le critiche


Il metodo, però, non è esente da critiche che gli vengono mosse dall'ambiente neuropsichiatrico infantile. Questo perché afferisce alle metodiche neuro-motorie utilizzate negli anni '70-'80 che, a oggi, sono superate dalle scoperte sul funzionamento motorio e cognitivo del cervello.

«Il Metodo Doman non costituisce un protocollo clinico di riabilitazione supportato dalla letteratura scientifica – conferma Giuseppe Viola, specializzato in neuropsichiatria infantile a Brescia e consulente presso lo “PE. & PSY- Studio di pedagogia e di psicologia” di Milano –. Uno dei principali studi clinici sul Metodo condotto nello scorso millennio aveva reclutato un campione di “cerebrolesi” senza un gruppo di controllo pertanto di nessuna validità scientifica».

Tra l'altro, con il passare del tempo, da un approccio riabilitativo/abilitativo per “cerebrolesi” il progetto di Doman ha ampliato le sue possibilità d'intervento: «Si è passati ad applicarlo anche su bambini con altre diagnosi (autismo, Sindrome di Down, DSA…) e a bambini sani, con il duplice obiettivo di una precocissima e innaturale acquisizione degli apprendimenti e il miglioramento delle performance cognitive con la speranza di confezionare dei “piccoli geni”».

In questo modo, però è possibile che vengano trascurati gli aspetti emotivi del bambino e lo sviluppo di una “intelligenza sociale”. «Penso che sia più importante per i genitori domandarsi perché desiderino che i bambini riescano a imparare a leggere così presto. Personalmente, sono sfavorevole a questo approccio per i bambini che non presentano alcuna patologia».