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Coronavirus e bambini: che rischi ci sono?

di Valentina Murelli - 07.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Gli ultimi dati confermano: il coronavirus sembra avere effetti più lievi sui bambini ma, seppur rari, non sono da sottovalutare alcuni rischi.

Gli ultimi dati disponibili sulle caratteristiche epidemiologiche dell'infezione da nuovo coronavirus sembrano confermare una tendenza che stiamo osservando da ormai alcuni mesi e cioè che i bambini sembrano essere la fetta di popolazione che corre meno rischi con il nuovo coronavirus.

Secondo un recente studio italiano, pubblicato sulla rivista Pediatrics, i bambini con Covid-19 presentano raramente sintomi gravi. Lo studio ha analizzato i casi di bambini con coronavirus in 17 pronto soccorso pediatrici italiani, confermando che nella maggior parte dei casi i bambini contraggono una forma lieve della malattia. I ricercatori affermano però che si sono osservate anche manifestazioni più gravi di Covid-19, soprattutto in relazione alla sindrome infiammatoria multisistemica o alla malattia di Kawasaki.

Sebbene quindi i bambini presentino sintomi solitamente più lievi rispetto agli adulti, bisogna fare attenzione ai rischi. In Italia dall'inizio della pandemia sono stati registrati oltre 43mila casi nella fascia di età 0-9 anni e oltre 105 mila nella fascia 10-19. I decessi registrati nei bambini e ragazzi da 0 a 19 anni sono stati 8 finora.

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Perché i bambini corrono meno rischi

Anche uno studio multicentrico pediatrico della Società Italiana di Pediatria (SIP) e della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), presentato in occasione del Congresso straordinario digitale della SIP, ha evidenziato come l'infezione da SARS-CoV-2 nell'infanzia avvenga prevalentemente in modo asintomatico o paucisintomatico (sintomi lievi). Il perché i bambini, soprattutto quelli più piccoli, corrano meno rischi però non è ancora ben chiaro. Nel comunicato stampa gli esperti SITIP hanno sottolineato che "le varie ipotesi attribuiscono un valore protettivo a una migliore risposta immunitaria, magari per il maggior stimolo delle altre infezioni virali frequenti nell'infanzia, per le tante vaccinazioni, per la minore espressione di recettori ACE-2 presenti nell'infanzia. Tutte ipotesi molto verosimili, ma ancora da confermare".

Per ora dunque non sappiamo ancora come mai la maggior parte dei bambini sviluppi sintomi più lievi o addirittura non ne sviluppi proprio.

I sintomi del Covid-19 nei bambini

Quali sono i sintomi con cui il coronavirus si manifesta nei bambini? Purtroppo, per essere certi che si tratti proprio dei sintomi del coronavirus sia nei bambini che negli adulti, è necessario effettuare un tampone molecolare o un test antigenico rapido. Generalmente però i sintomi del Covid-19 nei bambini sono lievi e tra questi troviamo:

Sintomi che, com'è stato più volte spiegato, sono del tutto simili a quelli della classica influenza stagionale.

Secondo lo studio della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica, il sintomo d'esordio più frequente nei bambini con infezione da SARS-CoV-2 è la febbre (81,9% dei casi), seguita poi dalla tosse (38%), dalla rinite (20,8%) e infine dalla diarrea (16%).

L'indagine ha evidenziato che esiste una sorte di pattern, uno schema tipico di come la malattia si presenta a seconda dell'età del paziente. "Mentre i bambini sotto l'anno presentano più frequentemente tosse e rinite, i ragazzi più grandi, in età adolescenziale e preadolescenziale, hanno sintomi più tipici a quelli dell'adulto: alterazioni del gusto e dell'olfatto, vomito, mal di testa e dolore toracico" spiegano Silvia Garazzino, vicepresidente SITIP e Luca Pierantoni, consigliere della SITIP.

Gli autori dello studio, sottolineano poi che si ammalano in modo più grave quei bambini che presentano già una patologia cronica, proprio come succede negli adulti e negli anziani.



Guarda il video sul coronavirus e i bambini

Covid-19 e malattie croniche

I bambini con malattie croniche come la fibrosi cistica, il diabete di tipo 1, l'asma o i bambini immunodepressi, rischiano di più in caso di contagio da Sars-CoV-2. I bambini con malattie croniche non sono più soggetti a contrarre il Covid-19, ma sono più "fragili" e in caso di contagio potrebbero andare incontro a complicazioni. Soprattutto in caso di asma grave, fibrosi cistica, allergie respiratorie e broncopneumopatia, i polmoni dei bimbi sono già provati dalla patologia e potrebbero dunque non essere abbastanza forti per combattere l'infezione. 

Va evidenziato però che anche in alcuni bambini senza precedenti patologie si sono registrati effetti molto gravi: parliamo della sindrome di simil-Kawasaki definita anche sindrome infiammatoria multisistemica.

Covid-19 e sindrome infiammatoria multisistemica

C'è anche un'altra sindrome che sta facendo preoccupare i genitori. Con la seconda ondata della pandemia infatti, si stanno presentando nuovi casi di sindrome simil-Kawasaki: si tratta della sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C o PIMS) che può colpire i bambini contagiati da Sars-CoV-2. Secondo un recente rapporto dei CDC (centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) degli Stati Uniti, la MIS-C si sviluppa generalmente due settimane dopo i primi sintomi del coronavirus, ma potrebbe comparire anche qualora il bambino fosse stato asintomatico.

La sindrome interessa in modo particolare il cuore, proprio come la malattia di Kawasaki, ma si estende poi ad altri organi e può essere davvero pericolosa per i bambini tanto che in alcuni casi è stato necessario il ricovero in terapia intensiva. I casi però sono abbastanza rari e tutti i bambini che hanno manifestato la sindrome sono stati curati e stanno bene.

Coronavirus e bambini, le precauzioni da prendere

Anche se i bambini solitamente contraggono forme più lievi della malattia, è importante proteggerli dall'infezione: questo per evitare, come ha affermato il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci - che i bambini stessi "possano rappresentare il serbatoio di infezioni per genitori e nonni". Ma non solo è importante evitare il contagio anche per proteggere quei compagni di asilo o di scuola che sono più suscettibili.

L'Unicef ricorda che è fondamentale applicare anche ai bambini tutte le misure di prevenzione e igiene consigliate dalle autorità sanitarie. Ricordiamole ancora una volta: 

  • lavare spesso e bene le mani;
  • non toccare occhi, naso e bocca con le mani;
  • coprire bocca e naso quando si starnutisce e si tossisce;
  • evitare il contatto ravvicinato con persone che mostrano sintomi di infezioni respiratorie (tosse, raffreddore...)

Molti genitori poi sono preoccupati che i loro figli possano contagiarsi a scuola, ma gli ultimi studi disponibili ci rassicurano.

Il contagio a scuola

Nel corso del Congresso straordinario digitale della Società Italiana di Pediatria è stata presentata anche una rassegna di studi internazionali sulla contagiosità dei bambini. Per alcuni il ritorno a scuola è sinonimo di maggiore diffusione del virus, ma in realtà numerose indagini internazionali dimostrano che la trasmissione del Covid-19 avviene solitamente all'interno della famiglia o altrove, mentre nelle scuole vi è una bassa trasmissibilità. Anche uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha dimostrato che le scuole non sono dei "punti caldi" per il contagio da coronavirus.

Ecco perché scuole e asili possono rimanere aperti, adottando le apposite precauzioni, e anzi è bene che restino aperti proprio per la loro importanza nell'educazione e nella socializzazione dei più piccoli. Ricordiamo infatti che il coronavirus e il lockdown hanno avuto degli effetti indiretti per i bambini, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze psicologiche.

Conseguenze psicologiche del Covid-19

L'isolamento sperimentato dai bambini e dalle loro famiglie durante i mesi del lockdown ha causato l'insorgenza di problematiche comportamentali e sintomi di regressione nel 65% dei bambini di età inferiore ai 6 anni e nel 71% di quelli di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Questi dati emergono da un'indagine sull'impatto psicologico del lockdown nei bambini e nei ragazzi effettuata dall'Ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Tra i disturbi più frequenti sono stati evidenziati: aumento dell'irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d'ansia.

Revisionato da Francesca De Ruvo

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