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Adolescenti: quali sono i conflitti necessari per crescere?

di Zelia Pastore - 21.02.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Con chi e con cosa devono avere conflitti gli adolescenti? E in che modo? Ci aiuta a capirlo Laura Petrini, formatrice e counselor pedagogica del CPP.

Adolescenti: i conflitti necessari per crescere

Il corpo e la voce che cambiano, le porte della cameretta sbattute, la musica a tutto volume, la negoziazione infinita su quanto tempo si possa passare attaccati allo smartphone: benvenuti nell'adolescenza dei vostri figli. Si tratta di un'età di scoperte e trasformazioni ma anche di conflitti che spesso mettono a dura prova genitori, educatori e insegnanti. Confronti che parlano del crescente bisogno dell'adolescente di sganciarsi dal controllo dei genitori per costruire la propria individualità e conquistare la propria autonomia. Ma quali sono i conflitti "evolutivi", quelli davvero necessari alla crescita di un adolescente? Ne abbiamo parlato con Laura Petrini, formatrice e counselor pedagogica del CPP.

In questo articolo

Come sono gli adolescenti di oggi

Per capire come confliggere in maniera sana e costruttiva con questi ragazzi, bisogna anzitutto capire come sono fatti. "Sono molto diversi dagli adolescenti di ieri" spiega Laura Petrini. "Si tratta di ragazzi e ragazze spesso accuditi e iperprotetti ben oltre l'età infantile, molto poco allenati a vivere e saper gestire le frustrazioni, a cui sono stati dati pochi limiti e pochi argini. In molti casi vediamo giovani che inseguono il bisogno narcisistico (tipicamente infantile) di essere considerati e amati, sempre e comunque, dai propri genitori, dagli insegnanti, dal gruppo dei pari così come dal mondo social. Le famiglie autoritarie di un tempo (dove era preponderante la figura del padre-padrone) hanno ormai ceduto il posto alle famiglie affettive (in cui spesso sono i bambini a decidere e scegliere qualsiasi cosa, dal cosa mangiare al dove andare in vacanza). In questo nuovo scenario familiare l'interesse è tutelare il legame ad ogni costo più che a spingere verso l'autonomia".

I conflitti importanti per gli adolescenti

Perchè per gli adolescenti il conflitto è importante come occasione di crescita (e perché i genitori non devono viverlo come un dramma)?

"Il conflitto è parte della relazione: ogni relazione sana è fatta anche di conflitti! La questione non è evitarli, scappare o reprimerli, ma iniziare a riconoscerli come possibilità di apprendimento e di cambiamento. Questo è quello che il nostro istituto propone e sostiene da sempre. Se partiamo dal presupposto che il conflitto è qualcosa di sano, qualcosa che rende la relazione viva e autentica, non possiamo che sperare che questi adolescenti imparino anche nei conflitti e dai conflitti. Questa è la chiave di accesso al mondo adulto: serve per rompere con l'infanzia, per "tradire" il legame che li tiene inchiodati alla loro fanciullezza e pemettere loro di "rinascere" come individui nuovi. I genitori quindi non devono temere questo movimento di rottura perchè è una tensione sana, vitale, che porta  all'autonomia. Dovrebbero invece preoccuparsi del contrario: quando cioè questo movimento è frenato o del tutto impedito da un eccesso di accudimento che si protrae ben oltre il dovuto. Lasciamo che trovino la loro strada, con coraggio e determinazione".

Con chi deve essere il conflitto in adolescenza

Con chi e come devono confliggere gli adolescenti? "In generale con il mondo adulto.
Con i propri genitori, certo, come modello da cui congedarsi ma con cui comunque continuare a fare i conti. E' un conflitto evolutivo, che consente l'allontanamento e lo sviluppo della propria personalità. Non deve far pensare ad un legame che si rompe per sempre ma ad una relazione forte, che si trasforma e che cambia. Se i ragazzi riescono a fare questo, dobbiamo riconoscerli come degli adolescenti "sani".

Anche i conflitti con le istituzioni (che una volta erano più presenti) sono evolutivi. Basti pensare a tutti i ragazzi che durante il lockdown del 2020 sono stati letteralmente ignorati e che finalmente negli ultimi mesi hanno avuto il coraggio di farsi sentire, reclamando il ritorno ad una didattica in presenza. Quelle proteste parlavano del desiderio di riappropriarsi della loro socialità e del loro mondo. Gli adolescenti hanno bisogno di vivere nella socialità, di confrontarsi con i pari, di imparare dal gruppo. E' paradossale che ci si interroghi su quanto siano dannosi social e mondo digitale e non si riescano ad offrire a questi adolescenti delle valide alternative per sostenerli nei loro compiti di sviluppo, perché possano fare esperienza nel mondo reale. La scuola prima di tutto, ma anche esperienze di volontariato, spazi di aggregazione, centri sportivi. Dobbiamo sostenere e incoraggiare queste realtà, dobbiamo rendere visibili le iniziative di tutti coloro che a vario titolo operano sul territorio con e per gli adolescenti. Non appena sarà di nuovo possibile usufruirne, è fondamentale che questi spazi siano tutelati e sostenuti a gran voce dal mondo adulto, perché sono palestre di allenamento al conflitto!".

La differenza tra conflitto e violenza

Una premessa che potrebbe risultare ovvia ma che è sempre bene fare: il conflitto di cui si parla non ha niente a che vedere con la violenza, sia fisica che verbale. "Quando parliamo di conflitti parliamo di una sana ribellione che permette all'adolescente di sganciarsi dai genitori e di iniziare a fare le sue scelte, che possono essere divergenti da quelle proposte dai genitori. I conflitti sono una palestra di vita. Più imparano a gestire i conflitti e a saperci stare dentro, più saranno capaci anche da adulti di usarli in ottica di crescita ed evoluzione ed eviteranno invece di ricorrere alla violenza come ultima spiaggia per affermare i propri bisogni o la propria individualità. Tutto quello che attualmente le cronache dei giornali ci propongono sul tema della violenza tra adolescenti è da ricondurre ad un deficit di competenza conflittuale, ad un'incapacità a stare nel conflitto, a gestirlo in modo competente".

Come genitori ed educatori possono stare in questo conflitto

Coraggio. "Ci vuole coraggio per educare, oggi più che mai. ma c'è anche bisogno di restituire agli adolescenti il coraggio e la fiducia nel futuro. Far vedere loro il bicchiere mezzo pieno, aiutarli ad utilizzare le loro risorse, le loro competenze. Spesso ci si concentra sul "cattivo funzionamento" di questi ragazz*, invece è importante concentrarsi sulle parti che funzionano. Perché queste parti esistono sempre, si tratta solo di farle emergere".

Creatività. "Il cervello degli adolescenti è dotato di un potenziale creativo unico e straordinario: basti pensare che i più grandi pensatori e scienziati del nostro secolo hanno avuto grandissime intuizioni in età adolescenziale. Sono bravi a mettersi nei guai ma sono altrettanto bravi a trovare soluzioni creative per tirarsene fuori. La neuroplasticità, in questa fase della maturazione, è massima e va sfruttata e sostenuta. Aiutateli ad essere creativi, non semplificandogli la vita ma al contrario aiutandoli a riconoscere che anche gli ostacoli possono  essere una opportunità di apprendimento: nelle difficoltá e nella fatica si impara sempre qualcosa di inedito."

Organizzazione. "Educare significa soprattutto organizzarsi bene. Le mosse educative più efficaci sono frutto soprattutto di buona organizzazione. Recuperare le giuste informazioni, accordarsi tra adulti, definire regole e saperle negoziare... Non c'è un decalogo a cui attenersi, le mosse giuste arrivano soprattutto quando ci facciamo delle buone domande maieutiche".

L'intervistata

Laura Petrini è formatrice e counselor pedagogica del CPP. Il 24 febbraio è in partenza un corso da lei tenuto con Filippo Sani, pedagogista e formatore Cpp, proprio sul tema dei conflitti in adolescenza:QUI tutte le info.

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