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Amico immaginario: perché è importante

di Silvia Ferretti - 09.06.2021 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Amico immaginario: perché è importante accettarlo? Perché è funzionale per la crescita del bambino? Le risposte della pedagogista

Amico immaginario: perché è importante

Mamma e papà, come vi sentite quando il vostro bambino aggiunge un posto a tavola per il suo amico immaginarioSiete preoccupati?

Per i genitori accettare l'amico immaginario del proprio bambino a volte è difficile. Quasi incomprensibile!

In questo articolo

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A quale età può comparire l'amico immaginario e chi è?

Normalmente compare intorno ai 2-3 anni e scompare verso i 7-10 anni.

In questo periodo della vita del bambino può nascere un compagno invisibile a cui si rivolge nei momenti di solitudine o di difficoltà, perché è paziente e sempre disposto ad ascoltare, a dare ragione, a condividere gli aspetti più segreti, a differenza dei genitori o degli amichetti.

Come reagiscono i genitori a questa fase un po' insolita del bambino?

Molti genitori si dimostrano davvero preoccupati perché classificano questi comportamenti "fuori dal normale" e, alcuni di loro, la vivono come una situazione davvero allarmante e angosciante. Ma riversando queste preoccupazioni sul proprio figlio, sminuiscono tutto il lavoro di fantasia e di immaginazione creato dal bambino.

Qual è il timore più frequente dei genitori?

La paura più grande è che il proprio bimbo abbia dei disagi nello sviluppo o dei problemi di socializzazione e quindi, che preferisca confrontarsi con il proprio amico immaginario, favorendo però una chiusura con il mondo esterno.

Ma è davvero così?

No, tranquilli! Avere un amico immaginario non è qualcosa di disfunzionale. E' invece funzionale per lo sviluppo psicologico del bambino.

Perché è funzionale avere l'amico immaginario?

Il bambino relazionandosi con il proprio amico immaginario arriva a conoscere meglio se stesso e di conseguenza a sviluppare empatia verso gli altri, migliorando la qualità delle sue condivisioni sociali.

Inoltre, attraverso il supporto e la consolazione da parte del proprio amico immaginario,  riesce a gestire meglio anche i momenti più difficili della giornata, come ad esempio quando è stanco o quando deve salutare i genitori che vanno al lavoro.

L'amico immaginario come si riflette sullo sviluppo cognitivo del bambino?

Per imparare a capire il bambino occorre comprendere i molteplici processi del suo pensiero magico. Il pensiero magico rappresenta una modalità di pensiero predominante nell'infanzia che assume il valore di un mezzo di adattamento. Durante l'infanzia sono molteplici le situazioni in cui si manifesta questo processo: nel gioco, per esempio, ma non solo.

Spesso sono modalità con le quali il bambino compensa situazioni reali frustranti. I bambini organizzano le esperienze in base ai vari significati, colmano lacune cognitive facendo uso delle fantasie, dell'invenzione di un proprio linguaggio e di una concreta e vivida visione della realtà.

Il pensiero magico non è qualcosa di confuso, folle, separato dal mondo.

E' una forma di intelligenza commisurata all'età, che permette ai bambini di essere creativamente attivi e di strutturare, comprendere e spiegare a se stessi, il mondo che li circonda.

Capita spesso che i bambini siano convinti che le cose accadano perché loro le hanno desiderate.

Il pensiero magico, guidato dall'io del bambino, dalla sua voglia di risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica, di assoggettare la realtà oggettiva ai suoi desideri, è fortemente emotivo. Il bambino sviluppa inizialmente una visione del mondo animata, percependo gli oggetti come dotati di un'anima e in stretta relazione con lui.

Nel corso dello sviluppo il pensiero magico favorisce nel bambino l'autostima e contribuisce alla costruzione dell'identità.

La fantasia è un modo di leggere il reale.

Nel mondo della fantasia l'inverosimile e l'incredibile diventano possibili e realizzabili. Così il mondo esterno e quello interno del bambino perdono i rispettivi confini, s'intersecano e si mescolano.

Dunque, il bambino, promotore dei suoi personaggi, inventa esseri invisibili che per un determinato periodo, diventano i suoi accompagnatori, per scomparire poi nuovamente dal suo mondo.

In questo modo, i bambini riescono a esorcizzare situazioni per loro incerte o inquietanti. Può anche capitare che i bambini regrediscano, tornando a stadi di sviluppo precedenti, per potersi sottrarre a situazioni emotivamente troppo forti.

I bambini utilizzano le loro capacità magico fantastiche per spiegare il mondo ed elaborare la paura. Il superamento delle paure e delle incertezze, è uno dei compiti che lo sviluppo pone al bambino, chiedendogli di mettere in atto tecniche e strategie apparentemente tanto semplici quanto magiche, che permettono un'efficace elaborazione della paura.

Per far sì che i bambini possano gestire le paure è fondamentale che essi partecipino al processo di elaborazione con la loro fantasia e creatività, sviluppando così fiducia in loro stessi e nelle proprie forze.

Come devono comportarsi gli adulti in questi casi?

Gli adulti devono rispettare la natura privata di tali fantasie perché per il bambino è molto preziosa.

Quindi consigliamo ai genitori di accogliere in famiglia i nuovi amici e di stare al gioco.

Qual è il punto di vista del bambino?

Al bambino risulta fisiologico proiettare le proprie paure e speranze su un amico di fantasia e comunicare quello che vive attraverso questo canale.

La mamma dice: "E' ora di andare a dormire!"

La bimba risponde: "Non è vero! Jimmy ha detto che è ancora presto!"

L'essere umano non può fare a meno del pensiero magico perché è parte di lui!

Sull'autrice

Silvia Ferretti, pedagogista, formatrice, titolare di un Centro per l'Infanzia 12/36 mesi e operatore formato nell'Approccio Touchpoints Brazelton. Mi piace seminare bellezza nei cuori dei bambini 

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