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Cos’è l’arteterapia e che applicazioni può avere con i bambini

di Stefano Padoan - 30.09.2021 - Scrivici

arteterapia
Fonte: Shutterstock
L’Arteterapia, un tempo nata in ambito psichiatrico, oggi è una disciplina molto usata con bambini e adolescenti nelle scuole e non richiede alcuna competenza artistica: ecco come funziona e a chi si rivolge

Cos’è l’arteterapia e che applicazioni può avere

Nell'ambito della prevenzione e del trattamento di difficoltà sociali, di apprendimento e psico corporee, la pratica dell'Arteterapia Clinica viene spesso suggerita e impiegata nella scuola di ogni ordine e grado, oltre che con gli insegnanti e con i genitori. L'approccio alle difficoltà e al disagio esistenziale dei bambini e dei giovani, infatti, può risultare più facile e il trattamento molto più efficace quando vengono impiegati strumenti espressivi e creativi. Ma in cosa consiste l'Arteterapia? È necessario avere competenze artistiche per approcciarvisi? Lo chiediamo a Paola Pezzenati, Arteterapeuta e Docente di Lyceum Academy di Milano.

In questo articolo

Cos’è l’Arteterapia

Nel mondo greco e romano era convinzione diffusa che l'uso delle differenti forme d'arte potesse favorire lo sblocco di emozioni represse e il ritorno ad una vita emotiva più equilibrata. Tale idea non ha fatto che rafforzarsi nei secoli: «Quando fai emergere sotto forma di prodotto artistico vissuti personali - spiega l'esperta - ti ritrovi di fronte a un'immagine interiore che è divenuta esteriore e visibile: ciò ti aiuta a rielaborarla. L'atto stesso poi di mettere in forma qualcosa, manipolando un qualunque materiale, mima in linguaggio non verbale conflitti, tensioni o abilità: l'opera artistica finale, così, attraverso il fare, risulta spesso più consapevole di quanto la persona stessa sentiva e sarebbe riuscita a esprimere. Se nella psicoterapia si parte dalla testa, qua al contrario si parte dalla "pancia" e dal mondo inconscio e inconsapevole».

Storia dell’Arteterapia

Già dal Rinascimento per molti artisti le proprie opere erano strumenti terapeutici per esprimere il proprio mondo sofferente ed alienato e salvarsi dalla follia. È però con lo sviluppo delle istituzioni psichiatriche, nella seconda metà dell'Ottocento, che i medici notarono quanto l'espressione artistica giovasse ai pazienti: «Gli stessi psicoanalisti Sigmund Freud e Carl Gustav Jung contribuirono alla diffusione dell'arte con funzione terapeutica, ma lo sguardo in quegli anni era orientato solo all'analisi diagnostica, estetica e stilistica dei lavori». L'Arteterapia vera e propria, che fa del processo artistico un'esperienza terapeutica di per sé, nacque solo nel secondo dopoguerra grazie alle austriache di origine ebraica Edith Kramer (1916-2014) e Friedl Dicker Brandeis (1898-1944). Quest'ultima lavorò sui traumi dei bambini del ghetto di Praga e del campo di transito di Terezin prima di morire ad Auschwitz e l'allieva, rifugiatasi negli Stati Uniti e completati gli studi in psicologia, elaborò una precisa linea metodologica chiamata "Arte come Terapia".

Casi di applicazione dell’Arteterapia

«L'Arteterapia è adatta a bambini, adolescenti, adulti e anziani senza alcuna preparazione artistica e interviene in termini non verbali sulle problematiche e sulle situazioni esistenziali della persona, lavorando anche solo a livello emotivo». È applicabile ai seguenti scopi:

  • Preventivi. Rivolta a soggetti senza patologie al semplice scopo di aumentarne l'equilibrio e il benessere o prevenire qualunque forma di disagio psicosociale come quello adolescenziale.

  • Socio-educativi/psicopedagogici. Per lo sviluppo di competenze emotive e relazionali fin dalla scuola dell'infanzia, per supportare i bisogni evolutivi di bambini e adolescenti.

  • Terapeutici. Con funzione riabilitativa e psicoterapeutica, l'Arteterapia è indicata in tutte le situazioni in cui una terapia verbale non è ottimale, come in caso di deficit mentale, demenza o psicosi. È utile per la rielaborazione di situazioni oncologiche, lutti e abbandoni e per disagi psichici o dipendenze; o anche per gli stessi caregiver. Oppure può affiancarsi e integrarsi a una terapia psicologica classica.

Come funziona l’Arteterapia Clinica

Il particolare metodo dell'Arteterapia Clinica si rifà alle intuizioni della Kramer: «Il nostro focus è sul processo creativo e non solo sull'opera realizzata. Nell'atto creativo vengono mobilitate fantasie ed energie, attivate capacità e risorse, evidenziate modalità di funzionamento e strategie adattive, magari di fronte alla difficoltà data dalla scelta o dalla manipolazione di uno specifico materiale e delle sue caratteristiche intrinseche. Il doppio livello pratico e simbolico va di pari passo, perché non solo l'opera che stiamo creando ma anche le prassi adottate dicono qualcosa di noi, oltre che promuovere un senso di autostima e autoefficacia». L'arte diventa così uno strumento di consapevolezza e conoscenza di sé: «Il nostro corpo, attraverso sensazioni visive e tattili implicate nel lavoro artistico, esprime in modo più autentico della parola stessa il nostro mondo interiore: "pancia", cuore e testa viaggiano insieme, e così questo metodo aiuta molto sia chi è molto razionale o viceversa chi fatica a mentalizzare».

Come si svolge una sessione di Arteterapia Clinica

Un incontro di Arteterapia Clinica può durare anche più di un'ora ed essere individuale o di gruppo: «Il gruppo è una risorsa in più perché si osservano anche le interazioni tra i partecipanti e dinamiche come leader-gregario. Spesso i bambini lavorano addirittura insieme alla stessa opera». Lo svolgimento è il seguente:

  1. Setting. L'Atelier è uno spazio accogliente e protetto, pensato e preparato per essere neutro senza stimoli come quadri o musica. «Il contesto richiama l'atteggiamento del terapeuta che è innanzitutto una guida sicura e senza giudizio con cui il partecipante instaura una relazione simile a quella con il caregiver primario. Non offre stimoli e si limita solo a rispondere a richieste di aiuto o consiglio».

  2. Presentazione dei materiali. Ai partecipanti non si propone né un tema né una tecnica, ma si presenta una tavola imbandita con gli strumenti:

  • Tele, fogli e cartoncini colorati e non.

  • Materiali di controllo. Matite, pennarelli, pastelli poco sfumabili: «Si chiamano "di controllo" perché sono meno fluidi e difficili da gestire, vengono scelti prevalentemente quando una persone è agitata o vuole mantenere una certa precisione e controllo nella definizione dei dettagli. Riempire gli spazi con un pennarello ad esempio può essere un gesto autoregolatore».

  • Materiali espressivi. Tempere acriliche e non, acquerelli, creta, materiali di recupero e ritagli: «Sono materiali che permettono gesti fluidi e maggiori possibilità di sfumatura e, nel caso della creta, possono anche avere una funzione regressiva: si possono tagliare e incollare, impastare, sbattere, spezzare...».

  1. Riordino. Rimettere a posto il proprio spazio dopo il caos creativo ha un forte significato simbolico di ritorno all'ordine interiore.

  2. Verbalizzazione finale. C'è poi un momento finale, facoltativo, della verbalizzazione in cui chi vuole commenta la sua opera e come si è sentito durante la sua realizzazione. «Non diamo mai delle interpretazioni delle opere, perché noi osserviamo solo la persona mentre fa il lavoro, a ciò che fa quando lo produce. L'opera finale può diventare oggetto di confronto attraverso l'uso della metafora artistica, per far emergere possibili contenuti o riflessioni se il partecipante apre il dialogo».

Come diventare Arteterapeuti

L'Arteterapeuta è un professionista che rientra nella Legge 4/2013 e svolge la propria attività in ambito socio-educativo e sanitario pubblico o privato (CSE Centri Socio Educativi, RSA Residenze Socio Assistenziali, CPS Centri Psicosociali, NOA Nuclei Operativi Alcologia, SERT Servizi Tossicodipendenza, UONPIA Unità Operative di Neuropsichiatria per l'Infanzia e l'Adolescenza, Centri di Salute Mentale, Scuole). In Italia èAPIArT (Associazione Professionale Italiana Arteterapeuti) a riconoscere e abilitare le diverse scuole, tra cui la Formazione Triennale in Arteterapia Clinica il cui diploma permette di iscriversi al Registro Professionale Nazionale. Al corso, composto da 1600 ore di formazione e tirocini, possono accedere laureati triennali (Psicologia, Scienze dell'Educazione, Beni Culturali, Architettura, Lettere ad indirizzo artistico o settore Socio-Sanitario) o diplomati in Accademia di Belle Arti.

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