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Balbuzie nei bambini: come prevenire in età prescolare

di Nostrofiglio Redazione - 08.03.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La balbuzie nei bambini si può prevenire in età prescolare con esercizi e giochi per il controllo della respirazione. Ne parliamo con la dott.ssa Dora Siervo

Balbuzie nei bambini: come prevenire in età pre-scolare

Sulla balbuzie ci sono diverse teorie discordanti e sono ancora pochi i professionisti che se ne occupano. Diversi studi hanno evidenziato una componente fisiologica del problema, altri hanno posto l'attenzione su un'origine psicologica e da altri è emerso un aspetto ereditario. Ciò che accomuna le varie teorie è che si tratta di un problema multifattoriale legato a fattori fisiologici, psicologici e ambientali. 

Abbiamo intervistato la dott.ssa Dora Siervo, responsabile del progetto Cura della balbuzie,  psicoterapeuta esperta in psicosomatica, Counselor operatrice balbuzie, con la quale abbiamo affrontato il tema della prevenzione della balbuzie in bambini in età pre-scolare

Che cos'è la balbuzie

La balbuzie è un disturbo della fluenza che ha esordio nell'infanzia. Secondo la definizione del DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) si tratta di un disturbo neuro sviluppo e della comunicazione

Che cos'è la disfluenza e come può essere?

La disfluenza è un eloquio non fluido. Può essere:

  • una ripetizione di suoni e sillabe ( Ad esempio ma-ma-ma-mamma),
  • un prolungamento di suoni, vocali o consonanti, (Ad esempio m___amma),
  • blocchi udibili o pause nel discorso,
  • dis-ritmie, ovvero pause all'interno della parola.

Quando può essere diagnosticata la balbuzie?

La diagnosi di balbuzie viene fatta dopo i 6 anni. Nell'età evolutiva dai 3 ai 6 anni, spesso si tende a sottovalutare la difficoltà di respirazione fisiologica, che incide nel linguaggio e che si manifesta intorno ai tre anni, pensando ad una fase transitoria. 

In realtà proprio in questa fascia di età sono tanti i bambini che hanno questa problematica di respirazione e di blocco della parola. Ma questo è un segnale preditivo perché se un bambino, intorno ai 3/4 anni, ha difficoltà nella fluenza e ha avuto un rallentamento nell'utilizzo del linguaggio corretto (per esempio ha iniziato a parlare tardi) e intorno ai 5 anni balbetta, è difficile che poi ai sei anni possa parlare in maniera fluente e la balbuzie possa sparire. 

L'incidenza della balbuzie nei maschi è di 4 a 1 rispetto alle femmine

Le disfluenze in età prescolare possono essere modificate, migliorate? Se sì, in che modo?

Pur non potendo essere diagnosticata, perché troppo presto, la disfluenza in età prescolare può essere modificata e migliorata

Io mi sono basata sul metodo che ho studiato, applicabile ai bambini di oltre sei anni, e ne ho colto il principio adattandolo ai bambini in età prescolare creando dei giochi con la collaborazione di pediatri e logopedisti. 

Il controllo del respiro e il rilassamento possono influire nel controllo delle disfluenze?

Assolutamente si.

Una delle cose su cui io vado a lavorare da subito è quella di togliere le sincinesie o spasmi muscolari, tutti quei tic che da un lato servono a scaricare tensione ma dall'altro innervosiscono, perchè ripetitivi. 

Un discorso molto importante è quello relativo alla respirazione e all'ansia. Quale delle due si manifesta per prima? Può l'una  interferire sull'altra?. Per fare un esempio consideriamo la situazione di un adulto che soffre di ansia generalizzata e innanzi ad un attacco di panico ha la sensazione di mancanza d'aria, di nodo in gola. È il soffocamento di un essere in gabbia. Il dilemma è se sia l'ansia a creare il blocco, oppure sia il problema di respirazione che va poi a intercorrere nell'aspetto psicologico. 

È per questo che io tendo a fare un lavoro integrato, applicando il metodo fisiologico alla componente psicologica, avendo la specializzazione come operatrice balbuzie ma avendo anche la specializzazione come psicoterapeuta.

Se si butta fuori l'aria, non si può che parlare in maniera corretta e non ci si blocca. Quindi l'intento è quello di andare a rinforzare la parte del benessere che si prova quando non il paziente difluente non si blocca. E' importante ristrutturare sostanzialmente il pensiero, perchè se ci si identifica con il malessere si rimane bloccati nella credenza di non riuscirci. E' importante far capire al paziente che lui può parlare bene, che può provare una sensazione di benessere. 

Bisogna anche tener conto che dietro un blocco c'è sempre una disistima importante, quindi sicuramente dietro a un bambino che ha la disfluenza tendenzialmente c'è anche una bassa autostima, quindi un non vedersi, un non valorizzarsi.

Ci sono degli esercizi che il bambino può fare in età prescolare per il controllo della respirazione?

Si, ci sono dei giochi pensati per far buttare fuori l'aria.

Se un bambino intorno ai tre anni e mezzo inizia ad avere una disfluenza, non diagnosticabile a quell'età, e ci si accorge che ha dei blocchi, dei tic, che si sforza, attraverso dei giochi lo si aiuta a buttar fuori l'aria, anzichè prenderla.

Il balbuziente, tendenzialmente, prende l'aria come se fosse in apnea, chiude le corde vocali (a livello fisiologico si occludono) non esce il suono e insieme la parola. Quindi bisogna ristrutturare la respirazione , insegnargli la repirazione diaframmatica, fare degli esercizi di rilassamento, etc.

Ci sono dei giochi pensati per far buttare l'aria quali l'uso delle bolle di sapone o spingere l'aria nella cannuccia piuttosto che soffiare le veline, che essendo molto leggere si spostano. 

Questi giochi sono alcuni dei modi per imparare a buttare fuori l'aria, solo così le corde vocali si apriranno.

Balbuzie nei bambini: cosa fare e come intervenire

La prevenzione in età evolutiva è importante quindi?

Non potendo fare diagnosi fino ai 6 anni, è molto importante prevenire. 

É per questo che a me piace molto l'idea di divulgare le informazioni che arrivino ai medici e a tutti coloro che sono a contatto tutti i giorni con i bambini e per i quali queste informazioni potrebbero essere molto preziose.

Oggi viviamo in una società in cui si va sempre di fretta e questo porta gli adulti a correre, a dire " sbrigati", muoviti" con il rischio di non rispettare i tempi di un bambino.  Se notiamo un'incertezza, un'esitazione, un blocco dell'eloquio improvviso, quello che si può fare è accoglierlo. In che modo? Mettendosi al suo livello, proprio chinadosi perchè questo vuol dire accoglierlo. Rimanere in piedi è un po' come prendere le distanze, mentre chinarsi dà l'idea della vicinanza, dell'essere lì per lui, per ascoltarlo. 

Concediamo del tempo ai nostri bambini e accogliamoli. Il bambino spesso si vergogna. Quindi si crea quella sorta di imbarazzo tra la figura di riferimento e il bambino. Il genitore distoglie lo sguardo come se non volesse vedere quello che sta succedendo, come se non volesse accettare questo problema e il bambino percepirà quello sguardo distolto come una non accettazione e vergogna. Quindi inizierà anche lui a non guardare negli occhi l'interlocutore, ma guarderà in alto o in basso, sposterà la sua attenzione, non guardando in modo diretto il suo interlocutore. 

L'intervistata

La dott.ssa Dora Siervo ha 42 anni, si laurea nel 2003 in psicologia, indirizzo clinico, presso l'università Bicocca di Milano.  Si specializza  come operatrice balbuzie presso l'istituto Rocca Stendoro di Milano, dove apprende metodo ben strutturato per poter curare soggetti disfluenti.
Inizia a dedicarsi esclusivamente all'attività nel suo studio privato in qualità di operatrice balbuzie in libera professione, sensibile al tema balbuzie.

Dato il disagio che la balbuzie provoca, decide di impegnarsi nella divulgazione del metodo attraverso incontri rivolti a genitori nelle scuole ed a scrivere vari articoli. Il metodo appreso durante il corso di specializzazione si può utilizzare dai sei anni in poi, così la dottoressa mette a punto un nuovo metodo innovativo per poter aiutare bambini in fascia d'età da tre a sei anni attraverso esercizi di gioco. La dottoressa coglie fin da subito la necessità di una formazione come psicoterapeuta per poter avere preparazione e competenza completa.
Si specializzerà quindi come psicoterapeuta presso l'istituto Nazionale di Ecobiopsicologia di Milano. inizia a integrare il metodo per la risoluzione della balbuzie con l'approccio psicoterapeutico clinico. La specializzazione come psicoterapeuta in psicosomatica le sarà utile per iniziare anche attività di cura di soggetti che soffrono di disagio psicologico soprattutto nei pazienti che somatizzano loro malessere. Come psicoterapeuta aiuta anche persone che soffrono principalmente di ansia, depressione, stress lavoro
correlato. Unisce l'attività nel suo studio a quella svolta nell'ambulatorio del Medical care del gruppo Humanitas come psicoterapeuta ed operatrice balbuzie.

Sposata con due figlie di 10 e 12 anni. Nutre la passione per l'arte e i viaggi che trova estremamente arricchenti.

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