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Quando il bambino è bullizzato, cosa fare? Le parole giuste con cui affrontare il problema

di Giorgio Crico - 10.02.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Cosa si può fare quando il proprio bambino viene bullizzato? Come affrontare il problema con lui e con le altre parti coinvolte? Una rassegna di parole, termini ed espressioni adeguate ad una situazione difficile e da trattare con estrema delicatezza

Quando il bambino è bullizzato, cosa fare? Le parole giuste con cui affrontare il problema

A volte, specialmente tra i bambini più piccoli, il bullismo si manifesta attraverso le prese in giro, le aggressioni verbali e le denigrazioni (ma i genitori possono sempre trovare delle soluzioni per contrastarlo molto efficacemente). Tra i più grandi, invece, può capitare più spesso di trovarsi di fronte a degli episodi che hanno anche risvolti fisici e che si manifestano lontano dal contesto casalingo, magari proprio a scuola: in ogni caso, esistono contromisure adatte per ridimensionare e risolvere il problema.

L'educazione al rispetto è una delle basi su cui lavorare per evitare che il proprio bambino diventi un bullo: dall'altro lato della medaglia, quello delle vittime, gli esperti hanno individuato delle tecniche verbali, delle parole giuste con cui affrontare il problema. Bernadette Lemoine, piscologa e psicoterapeuta, e Diane De Bodman, scrittrice esperta di comunicazione sanitaria e sua collaboratrice storica, hanno scritto un libro che si intitola proprio "Le parole giuste: Cosa dire e cosa non dire ai nostri bambini in tutte le situazioni della vita quotidiana", dove consigliano a genitori ed educatori come parlare al proprio bambino quando ci si trova davanti un problema di bullismo.

In questo articolo

Se qualcuno ride delle caratteristiche fisiche del nostro bambino

La derisione può andare dal punzecchiamento al sarcasmo e può incrinare o addirittura demolire l'autostima dei bambini.

Ecco una serie di consigli utili che possono aiutare una famiglia ad affrontare il fatto che il proprio bambino sia diventato oggetto di prese in giro sono:

  • AMORE INCONDIZIONATO. Ricordategli che i suoi genitori lo amano incondizionatamente per quello che è, a prescindere da occhiali, altezza, peso, apparecchio per i denti o quant'altro. Il bambino non è una sua caratteristica (non è i suoi occhiali, non è il suo colore di capelli, etc…) e i suoi cari gli vogliono bene così com'è;
  • RELATIVIZZARE. Aiutatelo a relativizzare la questione, facendogli presente che nessuno è perfetto e quindi siamo tutti potenzialmente in grado di essere presi in giro;
  • NON SI PUO' PIACERE A TUTTI. Insegnategli che nella vita può capitare di non piacere a tutti e, anzi, è la cosa più normale del mondo;
  • TONO FERMO. Reagite se le prese in giro perdurano: usate un tono fermo e rassicurante quando parliamo col nostro bambino.

Se qualcuno ride del disegno o del compito del nostro bambino

Per salvaguardare l'autostima e la fiducia in sé stesso di un bambino, è sempre fondamentale distinguere accuratamente ciò che fa – i suoi disegni, i suoi compiti, i suoi lavoretti – da lui stesso: lui è una cosa, quello che "produce" un'altra. Sempre e comunque. Naturalmente, dobbiamo far presente al nostro bambino che capiamo che ci sia rimasto male per aver visto denigrato il suo lavoro, che la critica è stata sicuramente cattiva ma anche rassicurarlo per aiutarlo a continuare a esprimersi e fare disegni, compiti e quant'altro.

Piccoli accorgimenti pratici possono essere:

  • MOSTRARE EMPATIA.Consolatelo affettuosamente, mostrandogli compassione per la sua rabbia/tristezza/delusione;
  • DISTINGUERE.Aiutatelo a non lasciarsi abbattere dalle cattiverie altrui (per esempio gli si può dire: "Sappiamo che hanno detto che il tuo disegno è brutto e che ti sei sentito come se avessero detto che tu sei brutto ma tu non sei il tuo disegno e a loro, semplicemente, proprio non piace il tuo disegno, non tu");
  • INCORAGGIARE ALLA PERSEVERNZA.Incoraggiatelo a perseverare in maniera che continui a disegnare, fare i compiti ed esprimersi, facendogli presente che più disegnerà, più migliorerà e, in ogni caso, noi gli vorremo sempre bene a prescindere dalla qualità dei suoi disegni;
  • SPRONARE AL MIGLIORAMENTO. se è il caso, non nascondetegli che si può comunque migliorare (magari chiedendogli di continuare a mostrarci quel che fa, in maniera da verificare insieme i suoi progressi).

Se il bambino riceve insulti o botte a scuola

Il tipo di bullismo a cui si fa riferimento più spesso, tanto da esserne diventato la definizione per antonomasia: un bambino preso di mira dai compagni, che diventa oggetto di insulti o addirittura botte. L'aggressione, fisica (botte) o verbale (parole malevole), punta sempre a nuocere, a volte anche in modo decisamente grave. Per aiutare nostro figlio a difendersi, salvaguardando l'autostima e la fiducia in sé stesso, possiamo affiancarlo e consigliarlo in diversi modi:

  • DIFENDERSI. insegniamo al nostro bambino a non attaccare mai per primo ma a difendersi e a opporre resistenza se qualcun altro lo picchia o gli vuol far male;
  • ALLONTANARSI. facciamogli presente che non deve rispondere per forza alle provocazioni, anzi: la cosa migliore da fare, rispetto a chi ci rivolge offese e parolacce, è allontanarsi e andarsene (tranne nel caso in cui le offese arrivino da un adulto: in quel caso, insegniamo a nostro figlio a riferircelo immediatamente);
  • PRENDERE LE DISTANZE EMOTIVE. insegniamogli a lavorare su sé stesso in modo che le parole tossiche non lo offendano o lo abbattano troppo, magari facendogli presente che può sentire le parole ma può lasciarsele scivolare addosso, come se fossero pioggia, senza che lo feriscano o ricordandogli che lui non è come le parole sgradevoli che gli vengono rivolte o che può rifiutare gli insulti e rispedirli al mittente.

Se un membro della cerchia familiare rivolge osservazioni spiacevoli al bambino

L'obiettivo, in questi casi, è prendere immediatamente le difese del bambino, che vive le critiche esagerate o ingiuste e le cattiverie di un familiare – un individuo che dovrebbe proteggerlo – come una mancanza d'amore o, addirittura, un tradimento. Al posto di lasciare il bambino da solo e in balia della relazione con il nostro familiare aggressivo con la semplice scusa che bisogna andare d'accordo con chi fa parte della famiglia, può essere più utile lavorare sull'empatia e proteggerlo.

In questi casi, conviene che vi mettiate in sintonia con i sentimenti del bambino e lo consoliate, provando anche a rettificare la critica e cercando di non lasciarlo da solo a fronteggiare l'adulto che lo ha ferito. Un esempio di frase da rivolgergli può essere: "Non sono affatto d'accordo con quel che ti ha detto quella persona", per ricordargli che quel parere non è decisivo, o anche: "Anche se fosse vero, quella persona non aveva il diritto di parlarti così".

Conviene quindi:

  • EMPATIZZARE. consolare nostro figlio mostrandogli una comprensione profonda, mettendoci in sintonia con lui;
  • RETTIFICARE. rettificare la critica, magari anche di fronte a chi l'ha fatta per primo (a seconda dei casi);
  • SALVAGUARDARE. non affidare spesso il bambino, specialmente da solo, a chi lo fa soffrire (anche se si tratta dei nonni, magari).

Se il bambino è tormentato da un adulto o da un compagno

Il tormento continuo e il bullismo sono la ripetizione incessante e sistematica di azioni e/o parole aggressive: a lungo andare, possono finire per annientare completamente la vittima.

Per salvaguardare l'autostima del nostro bambino, incoraggiarlo a parlare subito del problema con i genitori e gli educatori ma anche imparare a distinguere episodi singoli e vessazioni costanti, può essere utile provare a mettere in pratica qualche consiglio:

  • PARLARE SUBITO. Bisogna insegnare al nostro bambino che è indispensabile parlare di questo problema con noi il prima possibile;
  • PROTEGGERLO. E' necessario liberare nostro figlio dal senso di colpa, rassicurarlo e capire in che modo proteggerlo, eventualmente andando a parlare della questione con l'insegnante o persino il compagno di classe che lo tormenta;
  • SAPER LEGGERE I SEGNALI. E' importante decifrare i segni di malessere che il bambino mostra, tenendo presente che in questi casi raramente i bimbi parlano di loro spontanea volontà. Questi segni possono essere vari e diversi, per esempio: disturbi di sonno e alimentazione, tristezza, peggioramento dei voti, depressione o enuresi improvvisa. Occorre sempre molta attenzione, perché tali segni possono essere indicatori anche di altri disagi;
  • DIALOGO CHE METTA A SUO AGIO IL BAMBINO. Sforzatevi di instaurare un dialogo totalmente basato sulla fiducia, un ambiente in cui il bambino si senta a suo agio nel confidarsi e dove non provi vergogna, visto che è sempre difficile raccontare di essere stati umiliati. Confortatelo e fategli sapere che può sempre contare su di voi ma, soprattutto, che non è affatto colpa sua, per esempio dicendogli: "Non tenere questo peso solo per te, non te ne devi vergognare né è colpa tua nel modo più assoluto. Nessun adulto, nemmeno un parente o un insegnante, ha il diritto di ferirti".
  • TERAPIA in caso di bullismo acclarato, consultare un terapeuta per intraprendere un percorso di ricostruzione dell'autostima del bambino, prima ancora di insegnargli a difendersi.

Avvertiamo il bambino delle possibili molestie sessuali e insegniamogli a reagire

È responsabilità dei genitori educare i propri figli alla sfera emotiva, affettiva e sessuale: è necessario iniziarlo a questi temi fin dalla più tenera età per poterlo sensibilizzare in merito al possibile pericolo delle molestie sessuali. Si può iniziare a parlare a nostro figlio del fatto che esiste questo rischio dai quattro anni in poi, naturalmente adattando a lui il linguaggio che intendiamo usare; allo stesso modo, è estremamente importante fargli capire che è fondamentale che parli con un adulto di fiducia se si sente turbato e che non deve mantenere a tutti i costi un segreto pesante e tossico. Inoltre, il bambino deve imparare a maturare la volontà di rifiutarsi di vedere o ascoltare ciò che è malsano. Per riuscirci, ci sono delle buone strategie:

  • Specificare e spiegare al bambino, senza falsi pudori, in quali situazioni e circostanze concrete c'è bisogno che stia in stato di allerta;
  • Dare le indicazioni di cui sopra con calma e sobrietà, senza drammi né dettagli inutili. Ecco un esempio di frase che gli si può rivolgere: "Siamo qui per ascoltarti, non per punirti o giudicarti; quando ti chiedono di fare qualcosa che ti pare anormale o sbagliato, soprattutto se poi ti chiedono di mantenere il segreto, devi invece parlarne subito con noi. Ci sono ragazzi e anche adulti che non rispettano il corpo degli altri e che magari vogliono toccarti in una maniera che non ti piace o vogliono giocare al dottore: quando nella tua testa ti viene da dire "no", devi rifiutarti di fare le cose che ti chiedono e dire "no" anche ad alta voce!";
  • Insegnare al nostro bambino che deve avere la forza di respingere le persone che vogliono mostrargli immagini degradanti o che hanno intenzioni malsane;
  • Vigilare attentamente sull'accesso a internet e tutto ciò che comporta;
  • Mantenere un buon dialogo con il proprio figlio, in maniera che non si tenga tutto dentro anche quando prova vergogna e si confidi coi genitori invece che con i propri compagni;
  • Stare molto attenti a eventuali cambi repentini di comportamento nel nostro bambino.

Se il bambino è timido o non ha fiducia in sé stesso

A volte, può capitare che un bambino venga preso di mira per via della sua timidezza. Questa è una difficoltà che i piccoli vivono in maniera dolorosa (e alle cui radici c'è quasi sempre il timore dello sguardo degli altri). Alcuni bimbi vengono quasi paralizzati dalla timidezza, soprattutto fuori dalla propria casa: gli adulti si devono accostare a loro con comprensione e tatto, perché molto spesso il bambino timido o sfiduciato ha paura di essere aggredito.
Dei consigli pratici per rassicurare un bimbo timido o con poca autostima possono essere:

  • Usare parole incoraggianti nel quotidiano e sia lavorare per dare fiducia al bambino, sia lavorare perché lui costruisca la fiducia in sé stesso;
  • Offrirgli occasioni di successo in quelle situazioni in cui sappiamo che può riuscire;
  • Favorire la sua autonomia nei piccoli compiti di tutti i giorni;
  • Abituarlo ad accettare l'idea che non si può riuscire in tutto sempre e subito ma che, provando e riprovando, le possibilità di farcela aumentano sempre di più;
  • Lodare molto il bambino, soprattutto sul piano dell'impegno, sottolineando ciò che abbiamo apprezzato in particolare.  Buone frasi da usare in questo caso possono essere: "Mi piace molto il rosso che hai scelto per disegnare questa macchina e come hai fatto le ruote" oppure "Non sarà facile riuscire in questa cosa, anzi, sarà difficile ma tu puoi riuscirci: hai quello che serve per farcela. Più ci proverai, più possibilità avrai di riuscirci".

Le autrici del libro

Bernadette Lemoine è una psicologa e psicoterapeuta, è autrice di numerosi saggi che sono stati tradotti in diverse lingue. Con lei collabora ormai da anni Diana De Bodman, scrittrice e responsabile della comunicazione in ambito sanitario nonché mamma di quattro figli. Le edizioni Salani hanno pubblicato il loro volume "Le parole giuste: Cosa dire e cosa non dire ai nostri bambini in tutte le situazioni della vita quotidiana".

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