Home Bambino Psicologia

Capricci dei bambini, strategie per evitare il conflitto

di Sara De Giorgi - 28.01.2021 - Scrivici

bambino-capriccioso
Fonte: Shutterstock
Spesso i genitori reagiscono con ordini o rimproveri ai capricci dei bambini. Ma lo stile impositivo, sul lungo termine, non funziona. Lo chiarisce Gianluca Daffi, autore del libro Genitori rispettosi e rispettati. Guida illustrata per risolvere i problemi quotidiani con i figli (Erickson).

Il bambino fa i capricci e non vuole riordinare la sua camera? I figli litigano e urlano per il programma da vedere in TV? Spesso i genitori reagiscono a queste situazioni con rimproveri o ordini, tentando di risolvere il problema nel modo più rapido. Ma lo stile impositivo, sul lungo termine non funziona.

Lo chiarisce Gianluca Daffi, autore del libro Genitori rispettosi e rispettati. Guida illustrata per risolvere i problemi quotidiani con i figli (Erickson), che si basa sull'idea che i figli sono maggiormente disposti ad ascoltare, se prima ci si è confrontati serenamente per capirli meglio o per trovare insieme una soluzione condivisa.

Nel testo sono identificate 20 situazioni comportamentali quotidiane illustrate, in cui tutti i genitori di bambini tra i 6 e gli 11 anni potranno ritrovarsi e per le quali scopriranno suggerimenti e strategie semplici ed efficaci, per un'educazione amorevole, rispettosa e coerente.

Gianluca Daffi, laureato in Psicologia, svolge attività di docenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia e già presso la Libera Università di Bolzano. Lo abbiamo intervistato per voi.

In questo articolo

“Genitori rispettosi e rispettati”, il libro

Gianluca Daffi ha spiegato che si occupa di bambini e ragazzini con disturbi del comportamento, ma, in generale, anche di capacità di autocontrollo.

«Dunque tratto nella mia professione anche la normalità e le comuni relazioni genitori-figli. Mi sono accorto che con sempre maggiore frequenza emerge una fragilità nel rapporto tra genitori-figli: ciò perché ci sono adulti che pensano di dover controllare totalmente i loro figli.

Questa idea è errata perché mentre l'adulto pensa (ed è naturale) di dover controllare totalmente il figlio, il figlio ha come obiettivo di sviluppo, nella sua crescita, l'opposizione, la separazione, l'allontanamento dal genitore. 

In totale ci sono due bisogni: quello del genitore di tenere sempre sotto la sua ala protettrice il suo piccolo (e questo bisogno va soddisfatto) e quello del piccolo che cresce, che ha necessità di allontanarsi per sviluppare il proprio io, mettendo in atto un'opposizione. Ho rilevato che questi due bisogni si scontrano e male: ad un certo punto mi sono chiesto, poiché queste due necessità sono ineliminabili, se ci fosse un modo di creare un dialogo», spiega Daffi.

Perché lo stile impositivo non funziona?

Secondo l'autore lo stile impositivo porta al conflitto. «Il modo di creare il dialogo esiste. È attuabile attraverso una forma rispettosa che non implichi una forma di controllo, ma un rapporto, un mutual respect, per cui il genitore fa presente le sue esigenze in modo rispettoso e in modo altrettanto rispettoso il bambino fa presente le sue necessità.

Da qui, per me, è venuta l'idea di indagare tale disciplina positiva e rispettosa, per suggerire ai genitori che cosa si può dire o non dire ai ragazzi, senza per forza scontrarsi. 

I genitori, dunque, possono approcciare ai figli in maniera strategica e devono pensare:"Io non sono l'adulto che comanda, io sono l'adulto che strategicamente guida".

Per questo abbiamo scritto il testo Genitori rispettosi e rispettati scegliendo situazioni tipiche nelle quali il genitore ha la necessità di guidare il figlio, dandogli dei suggerimenti». 

Situazioni comportamentali quotidiane in cui può innescarsi un conflitto, quali sono?

«Sono situazioni che tutti, come padri e madri, viviamo o abbiamo vissuto: c'è quella in cui il genitore è in macchina e il figlio fa i capricci, quella in cui il figlio non vuole andare a scuola o vuole non vestirsi, oppure quella in cui non gli va di riordinare la camera...

Sono situazioni quotidiane che possono, se gestite bene, portare a un confronto. Se gestite male, possono portare a un conflitto».

Come risolvere i conflitti ed entrare in contatto con i figli in modo differente?

Per risolvere i conflitti, non bisogna pensare che occorre controllare i figli: questo è sbagliato ed è il modo peggiore per appianare i contrasti.

Nelle situazioni in cui c'è qualcuno che pensa di dover dominare, c'è chiaramente qualcun altro che deve cedere ed essere dominato. Tutti comprendiamo che la reazione di chi deve essere dominato è la reazione di chi si vuole opporre: in qualsiasi contesto, anche - per esempio - professionale, quando c'è qualcuno che si impone, c'è anche qualcuno che deve cedere. Chi cede prova un risentimento: ciò non è positivo e la situazione conflittuale peggiora.

Noi suggeriamo piccoli passi per risolvere i conflitti in maniera positiva: la nostra idea è che ci sia dall'altra parte un ragazzino che deve sviluppare delle competenze e che quello che bisogna fare è accompagnarlo. Un esempio: un ragazzino la mattina fa molta fatica a vestirsi e ad essere puntuale per andare a scuola. Qual è il problema del genitore? Che il figlio non risponde ai suoi comandi... o che è ancora un bimbo non autonomo? 

L'obiettivo del genitore è sviluppare nel bambino una certa autonomia. Noi vogliamo che l'adulto capisca che non è un risultato avere un bambino che ubbidisce, ma è un risultato avere un bambino che ha sviluppato la capacità di vestirsi in tempo e di essere così autonomo

Il genitore non deve prenderla sul personale se il bambino non risponde alla sua richiesta. Il genitore non si deve arrabbiare, ma deve programmare un intervento che renda il bambino capace di risolvere quello che è un suo problema, non un problema dell'adulto. 

Noi vorremmo che si cambiasse il punto di vista: il genitore deve pensare che non occorre dominare il piccolo, ma che bisogno accompagnarlo nella crescita. Fondamentale non è essere autoritari, ma essere autorevoli, cioè proporre dei modelli (modeling). Ciò si concretizza nell'accompagnare il bambino, mostrandogli come si raggiungono certi risultati. "Rispettosi e rispettati" significa proprio ciò».

Strategie per evitare di urlare e di imporsi

Il prof. Daffi chiarisce che le strategie proposte nel libro sono di supporto alla crescita del bambino e che non sono invece strategie di punizione. Eccone alcune da lui suggerite.

  1. «In generale, ricordiamo che più i genitori sono rispettosi dei momenti di crescita dei figli, tanto più saranno rispettati dai figli. Il conflitto non porta al rispetto, ma ha molto spesso come risposta la mancanza di rispetto, il risentimento, la voglia di rifarsi, la chiusura. Basta pensare, per esempio, a ciò che avviene nel mondo del lavoro.
  2. Invece di investire le nostre energie alla ricerca di modalità sempre più incisive di intimidazione, possiamo impegnarci a motivare il bambino, facendo leva proprio sulle sue competenze. Invece di ripetere incessantemente: «Forza, è ora di lavarsi», possiamo ricordargli quanto sia grande e autonomo.
  3. I bambini sono maggiormente propensi a seguire routine e pratiche che hanno contribuito a creare anche loro, piuttosto che ubbidire a regole che sono state loro imposte. Partendo da ciò, se, per esempio, il piccolo non vuole svegliarsi la mattina, potreste trovare insieme a lui qualche strumento che lo aiuti a svegliarsi in tempo, come ad esempio una piccola sveglia semplice da usare e con un suono gradevole, da tenere accanto sul comodino e da impostare in autonomia.
  4. Se il bambino è demotivato, ad esempio, a scuola e non vuole fare i compiti, aiutatelo a formulare pensieri positivi che possano contrastare i pensieri negativi generati dalla sua mente. Aiutatelo poi a recuperare dalla memoria episodi specifici che possano testimoniare le sue capacità e, di conseguenza, contraddire l'idea «non sono capace».

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli