Bambini contro il razzismo

Come educare i bambini a non essere razzisti

Di Giulia Foschi
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24 giugno 2020
I bambini assimilano dagli adulti parole e comportamenti. Per questo è importante trasmettere un atteggiamento di apertura e di curiosità verso l’altro, anche attraverso piccoli gesti quotidiani

 

Come educare i bambini a non essere razzisti

 

Nonostante la crescente integrazione tra culture e popoli diversi, il razzismo, nel 2020, è tutt'altro che sconfitto. Basti pensare al recente ed eclatante episodio dell'uccisione di George Floyd negli Stati Uniti da parte di un poliziotto bianco, caso tutt'altro che isolato, o al muro di odio contro il quale si è scontrata Silvia Romano al suo rientro in Italia dopo la sua liberazione. Purtroppo, ancora oggi, il diverso, il lontano, lo sconosciuto fanno paura e generano reazioni di chiusura e timore, quando non di esplicita violenza.

I bambini, per fortuna, sono più facilmente immuni al razzismo, perché sono capaci di vedere le persone per quello che sono, senza sovrastrutture. Se mettono in atto un comportamento razzista, è perché lo stanno emulando o lo hanno assimilato dall'esterno, a casa o a scuola.

Ecco perché è importante che i figli crescano in un ambiente improntato al rispetto reciproco e aperto alla multiculturalità. Ne parliamo con la professoressa Mariagrazia Santagati, sociologa e responsabile Settore Educazione Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità di Milano.

 

Prevenire il razzismo: il contesto di crescita e di sviluppo del bambino

 

"I bambini non crescono nel vuoto sociale" premette la professoressa Santagati. "Crescono all'interno di determinati contesti culturali e familiari, che possono essere più o meno aperti all'alterità. Attenzione: quando si parla di apertura all'altro non ci si riferisce solo agli stranieri, ma ​tutte le diversità, quindi anche al genere, all'appartenenza sociale, ​alla religione, e così via.

I bambini sviluppano una categorizzazione sociale, imparano a distinguere, a collocare i soggetti in diverse tipologie ​sulla base delle loro caratteristiche: ​si tratta però di un processo di apprendimento, non ​di qualcosa di innato, che avviene in primo luogo nella famiglia e poi negli altri contesti educativi. È chiaro che se in questi luoghi ci sono adulti che pensano alle differenze e alle diversità ​solo come fonte di pericoli, paure, problemi, il bambino li farà suoi".

 

Gli stereotipi da cui nasce il razzismo

 

"I maschi non vestono di rosa. I neri sono indigenti. Il povero è sporco. Il ricco è bravo. Il medico è migliore dell'operaio. Queste e altre distinzioni che spesso purtroppo trapelano dai discorsi quotidiani vengono assorbiti dai bambini in un processo di apprendimento nell'esperienza quotidiana. Attenzione, allora, a quello che diciamo: da questi luoghi comuni, può ​originarsi un pensiero ​ostile verso alcuni gruppi, anche ad esempio sulla base del colore della pelle ... ecco allora che si manifesta in forme più o meno evidenti l'atteggiamento razzista".

 

"Attenzione a quello che diciamo: da questi luoghi comuni può originarsi un pensiero ostile"

 

Come contrastare il razzismo

 

Se quindi dobbiamo stare ben attenti a non catalogare in maniera sommaria e superficiale ​i gruppi e le persone, è altrettanto importante lavorare già con i bimbi su un cambiamento culturale più ampio.

"In generale, non si dovrebbe passare ​l'idea che diversità ​è solo un problema, bensì essa può essere vista anche come una ricchezza e valore aggiunto. Inoltre, oggi, sviluppare competenze come l'adattabilità, un pensiero flessibile, la conoscenza di tante lingue e culture diverse non solo costituisce un antidoto al razzismo, ma diventa anche una risorsa strategica per inserirsi a pieno titolo, professionale e umano, nella società contemporanea a futura. Sproniamo quindi i nostri ragazzi ​ad essere curiosi verso le diversità, a studiare lingue diverse, cuciniamo insieme ai nostri figli piatti di altre culture, invitiamo a casa compagni di classe originari di Paesi stranieri: questa può essere la strada per costruire legami positivi e di amicizia fra persone con diverse appartenenze".

 

“Ti racconto una storia”: fiabe contro il razzismo

 

Fondazione ISMU, attiva nella promozione del dialogo e della diffusione di una conoscenza corretta dei fenomeni migratori, ha recentemente promosso un'iniziativa online rivolta ai più piccoli: "Ti racconto una storia. Audiofiabe dai 5 continenti": fiabe raccontate a voce alta liberamente ascoltabili a questo link. L'iniziativa, promossa dal Centro di Documentazione di Fondazione ISMU, diretto da Laura Zanfrini, evidenzia l'importanza che le fiabe hanno nella crescita e nella formazione della personalità dei bambini, soprattutto in questo momento in cui la pandemia mette a nudo tutta la fragilità e la precarietà dell'essere umano.

"Ci preme sottolineare la prospettiva interculturale che viene fuori dalle fiabe, perché le fiabe sono di per sé interculturali – spiega Mariagrazia Santagati -. Fiabe con cui vogliamo arrivare ai bambini e ai ragazzi che crescono nelle scuole italiane multiculturali per creare curiosità, consapevoli che esse provocano scoperta, stupore, meraviglia. Queste storie ci permettono di educare all'apertura, allo sguardo plurale, all'ascolto di lingue diverse".

Uno strumento molto utile per educare i bambini a non essere razzisti, da ascoltare insieme in famiglia e dal quale prendere spunto per esplorare o, perché no, inventare altre fiabe.

 

Razzismo e il ruolo di tv e social

 

"Tv e social sono strumenti che veicolano dei contenuti che possono essere positivi e negativi – chiarisce la professoressa -. In questo senso non sono neutri. Dipende naturalmente da come li utilizziamo. Il ruolo dei genitori consiste nel selezionare quello che c'è di buono, evitando di lasciare sia i bambini che gli adolescenti in balìa del web. Suggerisco inoltre di limitare il tempo di esposizione a strumenti passivi come tv e social, prediligendo appunto esperienze come la lettura delle fiabe capaci di dare spazio all'immaginazione".

 

Libri e film per bambini e adolescenti

 

ISMU dispone di un Centro di Documentazione (CeDoc) sulle migrazioni internazionali e la convivenza interetnica con oltre 12.600 titoli fra libri e video e più di 150 periodici tematici.

Il catalogo è consultabile on line, e i materiali si possono sia consultare sul posto che prendere in prestito gratuitamente. Anche in vendita si trovano numerosi libri per bambini che insegnano, con un linguaggio divertente e leggero, la multiculturalità.

Tra questi,

  • "ABC dei popoli" di Liuna Virardi
  • e "A braccia aperte", una raccolta di storie di bambini migranti.

Una lettura interessante per i più grandi è "No" di Paola Capriolo, il racconto di un rifiuto contro il razzismo nell'America degli anni '50, così come "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda, l'incredibile viaggio del piccolo Enaiatollah Akbari che, partito dall'Afghanistan per salvarsi, arriverà in Italia.

L'intervistata

Mariagrazia Santagati, sociologa e responsabile Settore Educazione Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità di Milano e docente di sociologia dell'educazione presso l'Università Cattolica del sacro Cuore