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Come educare i bambini a tavola

di Zelia Pastore - 14.08.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Adeguare le richieste in base all’età, capire quando introdurre le posate e quanto far stare a tavola un bambino: tutti i consigli della pedagogista per come educare i bimbi al piacere della convivialità

Come educare i bambini a tavola

A chi non è capitato di dover sopportare capricci e pianti dei propri figli che non vogliono stare seduti a tavola o assaggiare una pietanza? Per noi italiani in particolare, i pasti sono momenti importanti di convivialità e socialità e vorremmo che anche i più piccoli potessero viverli al meglio. Elena Urso, pedagogista dello Studio Rossini Urso, ci ha dato qualche buon consiglio per educare i bambini a tavola.

In questo articolo

Cosa potete chiedere a tavola ai vostri figli

«Per prima cosa - esordisce l'esperta - è importante dire cosa vuol dire un bambino educato a tavola. È un concetto che varia molto in base all'età del bambino e alle aspettative dell'adulto».

Poco tempo a tavola

Prima di parlare di galateo, infatti, i bambini devono acquisire il piacere della tavola e del cibo, «che è una cosa che non hanno solitamente fino ai 6 anni, ma a volte anche fino agli 8-10. I bambini tendenzialmente vogliono sbrigare la pratica "pasto" il prima possibile per tornare ai loro giochi: per loro mangiare è solo funzionale al nutrimento e non ha altri significati».

Richieste adeguate

«I genitori dunque devono richiedere al bambino un comportamento adeguato alla sua età, soprattutto se non ci sono fratelli grandi da cui prendere esempio: è l'unico modo per non creare tensione a tavola e non rendere i pasti momenti stressanti per grandi e piccini. Se riusciamo invece a rendere breve e piacevole questo momento per loro, possiamo gradualmente formarli ad atteggiamenti rispettosi via via più articolati».

Un bambino può mangiare con le mani?

Essendo per noi mangiare con le mani un comportamento inadeguato, potremmo volerli costringere ad usare le posate il prima possibile.

Sbagliato: «Fino ai 3-4 anni va bene se si aiutano con le mani: è giusto che provino a fare da soli, non si tratta di mancanza di rispetto verso il cibo. Se non li si lascia sperimentare a quell'età, è più facile che lo facciano quando saranno più grandicelli e la cosa sarà meno accettabile».

La dimestichezza con le posate può arrivare pian piano: chiedete loro ad esempio di aiutarvi ad apparecchiare.

Come educare i bambini a tavola: quando introdurre le posate

I bambini sono portati naturalmente verso l'uso delle posate, perché le vedono usare dagli adulti e vogliono provare anche loro: «Fino a 6 anni avere un set di posate, piatto e bicchiere colorato e tutto per loro li aiuterà a vedere il pasto come un momento piacevole. Ma se volessero provare a versare l'acqua da soli non limitateli: mettetegli a disposizione una bottiglietta per loro più maneggevole e poi se la rovescia, è davvero grave un po' di acqua sulla tovaglia?».

I bicchieri di vetro e i bambini

Sempre per l'attrazione che suscitano gli oggetti usati dagli adulti, vostro figlio potrebbe voler provare a bere dal bicchiere di vetro prima dei 6 anni: «I bambini si rendono conto che è una cosa da grandi e che devono stare attenti: non intimategli di non toccare il bicchiere, ma piuttosto consigliate loro di prenderlo bene con due mani e vedrete che saranno capaci».

Quanto far stare a tavola un bambino

«A un bambino fino ai 6 anni non possiamo chiedere di rimanere a tavola dopo che ha finito di mangiare». Certo, il galateo suggerisce che si aspetta che tutti abbiano finito e che poi ci si attardi in chiacchiere, ma in questo caso funziona di più l'esempio indiretto dei genitori: «Se vedono che gli adulti, anche quando non hanno ospiti, rimangono a tavola dopo che loro sono andati via, iniziano a cogliere che è piacevole fare così. È un codice di comportamento che inizia a passare. Se invece li seguiamo subito appena loro decidono che il pasto è finito, ne deducono che, in fondo, abbiano ragione loro».

Un gioco a tavola

Entro i 6 anni è poi tollerabile che portino qualcosa a tavola: «un pupazzetto, un pezzo di Lego rappresentano il filo rispetto a quello che stavano facendo prima e li tranquillizzano sul fatto che presto torneranno a giocare».

Se vostro figlio non vuole mangiare

Fino a 6 anni è sbagliato anche forzare un bambino a mangiare più di quanto il suo corpo richieda.

Quanta fame ha il bambino?

«Nel preparare il pasto chiedetevi quanto appetito può avere il bambino: quando ha fatto merenda, che attività fisica ha fatto durante il giorno, quanto hanno mangiato a pranzo. Ascoltateli un po' di più, ci sta che non riescano a mangiare tutto. Se li costringete non sperimenteranno il piacere legato al cibo e non vedranno il mangiare come soddisfazione di un bisogno ma come legato all'aspettativa altrui, cioè "mangio perché così la mamma è contenta"».

Le giuste porzioni

Per questo è meglio partire con poco nel piatto e nel caso dare il bis: «Un piatto troppo pieno fa venire un atteggiamento rinunciatario al bambino, che vedrà impossibile riuscire a finirlo. E mai sgridarli se non mangiano, portare il conflitto anche a tavola non ha senso. Abbiate piuttosto il coraggio di fargli sperimentare la fame dopo: se fa i capricci o ha fretta di tornare a giocare, dite "se pensi di non avere più fame, vai pure ma sappi che dopo non si può mangiare"».

Come fare mangiare tutto ai bambini

Ognuno ha le sue preferenze in campo culinario, ma soprattutto per i bambini è importante una dieta varia e completa. Ese quella verdura proprio non la vogliono nemmeno assaggiare?

I capricci a tavola

«I periodi di selettività nel cibo sono normali e si possono presentare ad ogni scatto nella crescita. Nei primi tempi mangiano tutto, poi può capitare che escludano alcuni cibi per forma, colore o consistenza. Non pensate che siano solo capricci: i bambini hanno davvero sentimenti ambivalenti nei confronti di quell'alimento e nel loro mondo magico pensano seriamente che faccia loro "male" anche se voi lo mangiate tranquillamente».

Proponete sempre

Il consiglio è dunque di non costringere a provare un cibo nuovo, ma anche di monitorare che sia un rifiuto temporaneo e che quindi il bambino non si privi di un nutriente fondamentale per molto tempo. Inoltre «non smettete mai di proporre in tavola quell'alimento, primo perché se a voi piace non è giusto che il bambino orienti i gusti familiari, secondo perché così non passa l'idea che in fondo è vero che quel cibo fa male, perché non lo mangiate nemmeno voi adulti».

No ai piatti creativi

Insomma, cucinate tutto e non modificate troppo il vostro menu: «Accettate però che lui possa non voler nemmeno assaggiare quella verdura. Se per una volta salta nella sua dieta, non c'è problema ed è sempre meglio che preparare un menu differenziato apposta per lui. Potrebbe essere un'ipotesi percorribile preparare due alternative di verdura e permettergli di scegliere».

Sconsigliato invece preparare piatti invitanti esteticamente, perdendo tempo nella food art con faccine o scenette: «Attirano forse l'attenzione del bambino ma lo fanno ingannandolo. Il bambino si chiederà: "se quell'alimento è buono di per sé come dice la mamma, perché me lo sta proponendo camuffato?".

Spesso poi i bambini un piatto troppo bello non lo vogliono mangiare, non lo vogliono rovinare».

Fatevi aiutare in cucina

Bene invece farsi aiutare in cucina nella preparazione proprio di quella pietanza "odiata": «Lavare le verdure, scegliere la pasta o ancora, se abbastanza grandi, tagliare alcuni ingredienti sono tutte attività di manipolazione che fanno prendere famigliarità con il cibo e anche con la sua trasformazione nei piatti che poi mangiano. Non aspettatevi però che miracolosamente poi assaggerà quel cibo, potrebbe non accadere ancora per qualche tempo».

Per i bambini dopo i 6 anni

Dai 6 anni in su le richieste possono aumentare: «L'interruzione di un gioco non è più così drammatica e poi hanno ormai sviluppato una piena proprietà di linguaggio che permette loro di affrontare molte più conversazioni».

Raccontatevi la giornata

Per cominciare a far assaporare loro il bello della convivialità, coinvolgeteli nei discorsi: «Se quando sono più piccoli è importante che sentano voi raccontare la vostra giornata, quando sono più grandi chiedere loro cosa è successo di bello trasformerà il pasto in un piacevole ritrovo di tutti i componenti della famiglia».

Siate d'esempio

Anche sulle norme del galateo è l'esempio degli adulti a educare più di mille strategie: «Lavorando per imitazione, dire "grazie" e "per favore", non dire "che schifo" al cibo o non parlare con la bocca piena verrà loro naturale quanto più lo vedranno fare da voi quotidianamente. Quando invece proveranno a infrangere una regola come quella di ruttare, consiglio di non sanzionarlo pesantemente facendogli capire che in quel modo ha catturato l'attenzione di tutti. Piuttosto dite "non è divertente", minimizzate e cambiate discorso». 

Altri utili consigli li potete trovare nel libro "Educare a tavola. Piccola guida pratica" (Elledici, 2014).

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