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Come educare i bambini che non ascoltano: le frasi da usare

di Zelia Pastore - 13.08.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Iniziare ad ascoltare noi genitori per primi e utilizzare delle frasi che possono aiutare il processo: ecco tutti i consigli della pedagogista Laura Mazzarelli

Come educare i bambini che non ascoltano

Molti genitori si lamentano del fatto che i loro figli non ascoltino. E forse, per contrastare questa tendenza, mettono in atto metodi disciplinari tradizionali come urla e punizioni. Esistono invece strategia migliori per farsi ascoltare dai figli? Ecco 10 frasi suggerite dalla pedagogista Laura Mazzarelli, co-autrice del libro "Invece di dire… Prova a dire. Le parole per educare i bambini con amorevole fermezza" (Mondadori, 2019).

In questo articolo

Perché mio figlio non ascolta?

Quella che il proprio figlio non ascolti è una preoccupazione abbastanza comune dei genitori, ma non è un comportamento negativo di per sé.

Sta costruendo la propria identità

 «Innanzitutto - esordisce l'esperta - dobbiamo renderci conto che il bambino è un essere umano in evoluzione, che sta costruendo la propria identità: è normale dunque che si scontri con gli adulti di riferimento e con le regole, perché vuole vedere che margine di manovra ha. Insomma, non è che il bambino non ci ascolta sempre per scarsa disciplina o per fare il bastian contrario, ma per misurarsi con gli altri».

A volte per lui è davvero difficile

I bambini non sfidano sempre i genitori, ma talvolta sono mossi da desideri genuini che rendono loro molto difficile ascoltare le richieste dei genitori. «I genitori spesso pensano di essere l'autorità e che debbano essere ascoltati qualunque cosa dicano. Se però imparassero ad ascoltare i figli, si renderebbero conto che a volte ciò che gli stanno chiedendo non è la priorità in quel momento in relazione alle sue esigenze e difficilmente il bambino potrà rispettarla». È importante capire che bisogni e che necessità lo muovono  anche per fare le richieste giuste.

La sua struttura mentale è diversa

È importante sviluppare un linguaggio efficace affinché il vostro bambino possa ascoltare e comprendere le situazioni: «Per esempio la frase "Dopo lo facciamo" ha senso detta a un adulto, ma non a un bambino che non ha ancora la cognizione del tempo; poi sta ancora imparando a controllare gli istinti, il che rende più difficile per lui resistere alle tentazioni e aspettare; o ancora, non è completa la sua capacità di valutare i rischi».

Cosa fare quando il bambino non ascolta

Volete che vostro figlio vi ascolti? «Create una buona relazione con lui» suggerisce la Mazzarelli.

Ascoltate voi lui

«Per essere ascoltati bisogna saper ascoltare, altrimenti la relazione con vostro figlio passerebbe solo dall'imposizione. Con l'ascolto reciproco invece passa l'idea non che avete bisogno che vi ascolti, ma che egli vi segua abbastanza serenamente in virtù di una relazione che lo fa sentire capito e accolto nei suoi bisogni. Un buon rapporto di fiducia crea un circolo virtuoso che vi evita di dover lottare su tutto».

Fissate delle priorità

Chiedetevi cosa volete che davvero ascolti: «Non potete passare tutto il tempo a dare ordini e fare i gendarmi. Fissate dunque i paletti su cui essere intransigenti e per il resto mettete la relazione con vostro figlio al primo posto. Essere solo impositivi non costruisce la relazione».

8 frasi da usare quando il bambino non ascolta

1- “Facciamolo insieme”

Non essere sempre impositivi vuol dire ridurre il più possibile l'uso dell'imperativo: «Se qualcuno lo facesse con noi, non ci sentiremmo in una relazione libera e non avremmo voglia di ascoltare tale comando. Impariamo invece a usare il plurale, "facciamolo insieme", "lo faccio anche io con te"». Certo, ci sono regole che "valgono" solo per i bambini come l'ora di andare a dormire: «In questo caso l'importante è non dire la solita frase "Gli adulti possono e tu no", ma accompagnarlo sia con una routine che aiuti a elaborare la frustrazione ("quando ti sei lavato i denti chiamami che leggiamo la storia della buonanotte") sia con un incoraggiamento ("Sono sicuro che ce la puoi fare da solo, ora non posso farlo con te, ma quando hai fatto vengo a vedere"). È sempre la relazione che aiuta il bambino a vivere serenamente ciò che può fare o no».

2 - "Quando siamo più calmi ne parliamo"

Il compito più difficile e decisivo dell'adulto non è tanto quello di dire dei "no", ma di sostenere le conseguenze negative che questo provoca nel proprio figlio: «Tanti genitori iniziano a dare meno regole più che altro perché non sono in grado o non hanno la pazienza di reggere la "rottura" del rapporto causata da quel diniego. Oppure, come fanno spesso i nonni, attuano comportamenti compensativi come la caramella per consolare il bambino, che però distoglie totalmente l'attenzione dal problema. Invece è fondamentale spiegare il perché di una regola e capire perché il bambino voleva fare proprio quella cosa. "Capisco che ci sei rimasto male, ma quando ti sei calmato ne riparliamo" è una frase che mantiene sia la regola che la relazione aperta con vostro figlio. E che permette di far scendere la temperatura emotiva del bambino, ma anche dell'adulto che magari si è arrabbiato ma nel riaffrontare il tema deve mostrarsi più amorevole possibile».

3 - “Andiamo tra 15 minuti”

Anticipare al bambino cosa succederà e dargli il tempo per elaborare la cosa è molto diverso da dirgli a bruciapelo "Dobbiamo andare adesso, sbrigati!". «In questo modo, oltre a rispettare i suoi tempi, lo renderete partecipe di quello che accade o sta per accadere, avvenimenti che d'altronde coinvolgono anche lui e che non dovrebbero sentire solo di subire. Prepararlo a ciò che accadrà vuol dire ad esempio che avranno il tempo di staccarsi gradualmente da quel gioco che li sta prendendo così tanto (a nessuno piace essere interrotto bruscamente) e quindi che eviterete uno scatto d'ira dell'ultimo minuto, ma anche che non saranno presi alla sprovvista di fronte, ad esempio, alla visita di uno sconosciuto».

4 - “Cosa vorresti fare?”

Non fraintendiamo questa frase: non vuol dire far decidere al bambino, ma chiedere cosa gli passa per la testa aiuta a mettersi nei suoi panni e a capire quanto quel "no" lo sta contrariando e perché non lo voglia ascoltare. «Anche con questa frase lo rendiamo un po' collaboratore di quello che accadrà, facciamo sì che la sua giornata non sia solo un susseguirsi di comandi monodirezionali. Interessarsi a come sta, ma anche ai suoi desideri non vuol dire dargli potere, ma ascoltarlo, chiamarlo in causa e non metterlo perennemente sulla difensiva. Poi se possiamo concedergli piccole scelte, magari semplici tra solo due opzioni, facciamolo. Quando sono più grandicelli è anche un modo per aiutarli a costruire il senso di responsabilità: "Non vuoi fare i compiti subito? Ok, ma quando vorresti farli, che soluzione mi proponi?". Poi però li aiutiamo a mantenere l'impegno e ricordiamo loro il patto che abbiamo fatto insieme».

5 - “Ho paura quando fai...”

L'ascolto parte anche dal verbalizzare le proprie emozioni. «Se l'adulto riesce a dire cosa prova, è più facile che il bambino lo ascolti. Date un nome alle vostre emozioni: è molto diverso dire "Non voglio che ti bagni sotto la pioggia" da "Ho paura che ti ammali se ti bagni sotto la pioggia". Dire "non voglio" è un divieto che omette il passaggio emotivo che c'è dietro e che motiva quella richiesta rendendola umana e non impositiva. Ancora una volta, il bambino comprende ed è più propenso ad ascoltare la richiesta».

6 - “Quando avrai fatto… faremo”

Non ha senso spaventare o usare punizioni per farsi ascoltare, questo non insegnerà al bambino perché le sue azioni sono sbagliate o quali sono le conseguenze. «"Se non fai questo, allora succederà questo" è una minaccia dispotica che rompe la relazione. Le minacce sono il fallimento del ruolo educativo perché portano il bambino a rispettare la regola non perché l'abbia interiorizzata, ma per cause esterne ad essa e le conseguenze. Meglio sostituire questa frase allora con "Quando avrai fatto… faremo". Non una condizione, ma una possibilità che apre alla fiducia».

7 - “Qui si cammina”

È molto diverso dire "qui si cammina" rispetto che "non correre": «Quando usiamo la forma negativa per dettare una regola, sappiamo che i bambini si concentrano sull'azione vietata e omettono inconsciamente il "non" che sta davanti. Si tratta proprio del linguaggio meno efficace che possiamo usare. Aiuteremo invece nostro figlio se gli faremo visualizzare l'azione che desideriamo compia, come ad esempio usare modi gentili con un amichetto invece che intimargli "Smettila di strattonarlo!", possiamo dirgli "Usa le mani in modo gentile"»

8 - “Aggiungiamolo alla lista dei desideri”

Quanto è difficile fare accettare un "no" di fronte a una vetrina di giocattoli? Anche qui è importante usare questo spunto per entrare in relazione con vostro figlio. «Parlate con vostro figlio, dategli modo di esprimere i suoi pensieri: "Ti piace molto? Perché? Che gioco potresti farci?"; "Lo chiediamo a Babbo Natale? O lo vuoi comprare con i tuoi soldini quando ne avrai abbastanza?". Sono domande che lo aiutano a desiderare quella cosa, lo fanno sognare e lo fanno pensare al valore che ha per loro quella cosa, se insomma è un desiderio importante. Non è dunque un distogliere l'attenzione del bambino, ma allontanare il discorso dalla dinamica "sì" o "no", che invece di creare un legame è separativa. Aprirsi al dialogo con lui invece lo fa sentire ascoltato nel suo desiderio indipendentemente dall'acquisto immediato o meno».

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