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Come essere una mamma calma

di Rosy Maderloni - 06.10.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
E' il sogno di tutte le madri: non perdere mai la pazienza, trovare le parole giuste senza scomporsi di fronte a capricci o discussioni in famiglia. Senza ambire a una fuorviante perfezione, ecco come ritrovare la serenità in casa ed essere mamme più autentiche secondo Annalisa Carrera, psicologa e psicoterapeuta di HelpingMama

Come essere una mamma calma

Farsi sfiorate dal pensiero di diventare definitivamente una mamma calma è quantomeno pericoloso: innanzitutto perché ci troviamo di fronte a una fantasia probabilmente utopica e poi perché avrebbe senso chiedersi: ma lo vogliamo davvero?

Confidenti nel fatto che le madri perfetti non esistono, anche quelle imperturbabili potrebbero essere un inganno. Come gestire, allora, al meglio le proprie emozioni senza farsi sopraffare dalla rabbia quando il bambino fa i capricci o non vuole eseguire una richiesta? Ne abbiamo parlato con Annalisa Carrera, psicologa e psicoterapeuta della piattaforma HelpingMama, attiva tra Milano e Lecce.

In questo articolo

Mamme autentiche e mamme calme

"Innanzitutto concediamoci di essere persone: questo vale per tutti, dunque anche per le mamme – premette Carrera –. Nella vita di ciascuno si alternano momenti o periodi di relativa di tranquillità ad altri di stress o preoccupazione, di stanchezza e nervosismo. E questo per diversi fattori. Nascondere la verità del proprio sentire o pretendere di poter sempre dominare le proprie emozioni è impossibile. Per questo non penso che l'ambizione di una madre debba essere quella di diventare una mamma calma, quanto forse sarebbe meglio parlare di mamma sincera o mamma autentica".

Verbalizzare le emozioni

"Soprattutto nella relazione con i figli è importante non tralasciare di verbalizzare e spiegare se si sta attraversando un periodo particolarmente teso e che questo abbia delle conseguenze sulle proprie reazioni e sui propri atteggiamenti – continua la psicologa e psicoterapeuta -. Quando si è alzata troppo la voce o quando ci si è arrabbiati più del dovuto la cosa più importante da fare è cercare di normalizzare la situazione ed essere sinceri su cosa si sta provando: fare questo viene prima di qualsiasi strategia si voglia attuare per calmarsi perché non esistono schemi infallibili per cui facendo questa cosa e non un'altra mi calmerò e sarò contenta".

Comunicare apertamente, dunque, è il primo passo per allentare le tensioni. "Certamente occorre fare le giuste distinzioni perché a ogni età si parla in modo diverso. A partire dai due anni e in età prescolare si possono utilizzare parole semplici ricorrendo all'utilizzo di libri e strumenti o giochi che aiutino nella comprensione del mondo delle emozioni come il disegno, il mimare una scena o recitarla: in questo modo il piccolo può visualizzare quanto sta provando lui e la sua mamma e comprendere che anche la rabbia fa parte delle emozioni per diventare grandi".

"Con i più figli più grandi invece, si può apertamente affrontare la questione andando dritti a condividere i motivi per cui la mamma è arrabbiata e come si può trovare insieme una soluzione. Il nostro perdere le staffe può addirittura essere un vantaggio perché permette una conoscenza più sincera e può aprire a occasioni di incontro profondo".

Strategie per non perdere le staffe

"Un genitore lo sa quando è arrabbiato per motivi esterni a quanto avviene in famiglia come un'ansia legata al lavoro o per altre ragioni – chiarisce Annalisa Carrera -. Tendenzialmente si riconosce sempre la ragione del proprio umore e della propria rabbia, anche se a volte è difficile ammetterlo a noi stessi e a chi vive con noi. Questa prima distinzione è utile per dare alle situazioni il giusto valore e per capire se la reazione che stiamo per tirare fuori è disfunzionale. Se le cause sono altre ed estranee al comportamento dei figli, è essenziale riuscire a fermarsi prima di manifestare una rabbia dirompente perché risulterebbe comunque incomprensibile. Il segreto è sapersi ascoltare prima di tutto, ma anche mantenere una relazione di dialogo sincero con i figli e il partner.

"Il suggerimento pratico più immediato da attuare se invece la rabbia è già esplosa è quello di allontanarsi dal luogo della "sfuriata": cambiamo stanza e andiamo a prendere un bicchier d'acqua per smorzare la tensione e sbollire se la sfuriata l'abbiamo già fatta".

Se la rabbia è frutto di una aspettativa delusa

"A farci arrabbiare con i figli può essere un'aspettativa delusa. – conclude Carrera -. Magari vorremmo che nostro figlio fosse sempre ordinato, educato, in grado di svolgere tutte le richieste che gli facciamo ma se non vediamo quanto ci aspettiamo perdiamo la calma. In questo caso è importante riconoscere quali sono i desideri che noi abbiamo verso i nostri figli e quali sono i loro: bisogna fare delle distinzioni, infatti, tra cosa sono le aspettative e cosa è giusto che venga rispettato in ordine di regole che diamo. Nel primo caso si tratta di ammettere che ci aspettiamo che nostro figlio sia in un certo modo e ci arrabbiamo perché non corrisponde ai nostri criteri. Arrabbiarsi per questo motivo è certamente sbagliato e non è il miglior modo per circondarsi di serenità. Una mamma è calma e serena quando anche il partner lo è e i figli lo sono".

Mamme: spazi per coltivare la calma

La calma non si ottiene schiocchiando le dita, ma si coltiva. Ecco come:

  • Un tempo per scaricare. Concedersi settimanalmente un ritaglio di tempo in attività che siano passioni, hobby o attività motorie che scarichino le tensioni e permettano di distrarsi producendo momenti di serenità. Anche cantare o frequentare un corso di canto, ad esempio, permette di incanalare le emozioni in maniera sana.
  • Condividere (in modo sano) con altre mamme. Condividere i propri motivi di rabbia e stress con le amiche, altre mamme o persone di fiducia fuori dal contesto familiare può essere utile e produttivo, a patto che non diventi un motivo di confronto costante o di competizione con l'esterno.
  • Chiedere aiuto. Non aver paura di ammettere se da sole non ce la si fa: chiedere aiuto, anche professionale è la risposta più adeguata se si percepisce che l'inquietudine diventa invalidante nelle normali attività quotidiane.

L'intervistata

Annalisa Carrera è psicologa e psicoterapeuta della piattaforma HelpingMama, attiva tra Milano e Lecce.

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