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Come farsi rispettare da un figlio adolescente: la tecnica del silenzio attivo

di Rosy Maderloni - 06.04.2023 - Scrivici

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Come farsi rispettare da un figlio adolescente? Perché la tecnica del silenzio attivo di Daniele Novara è meglio di inutili punizioni.

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Come farsi rispettare da un figlio adolescente: la tecnica del silenzio attivo

Sono anni che mettono alla prova quelli dell'adolescenza, un'età che tanto può togliere alla serenità in famiglia ma in cui anche si gettano le basi per aiutare i nostri figli a diventare adulti consapevoli. Vista da lontano, sembra una fase dello sviluppo dei nostri ragazzi quasi da "temere", tanto che farsi rispettare da un figlio adolescente pare più una questione di principio che non un obiettivo educativo. Ma quali strategie possiamo mettere in atto affinché un quattordicenne, un un quindicenne possano prendere atto di un comportamento scorretto senza sentirsi sminuito o mortificato, ma piuttosto presi sul serio? Daniele Novara, pedagogista, formatore e autore di libri di successo come "Punire non serve a nulla" ha approfondito una strategia comunicativa basata sul silenzio attivo allo scopo di riportare i figli a un comportamento più rispettoso verso le regole che mamma e papà hanno indicato.

Perché è improduttivo che i genitori inizino uno scontro verbale con gli adolescenti?

"Gli adolescenti puntano a livello psico evolutivo ad allontanarsi dai genitori - esordisce Novara -: non hanno particolare interesse nella condivisione comunicativa in casa, in quanto il loro interesse è fuori dal nido materno, infantile, che ha rappresentato la dipendenza da figure adulte genitoriali. In quest'età vogliono uscire dal guscio.

Il tentativo di voler risultare genitori gradevoli, amici e dialoganti rovesciando secoli e secoli di rapporti fra genitori e figli, risulta così patetico e sfocia inevitabilmente nelle urla e nello scontro verbale in quanto non libera i ragazzi nella loro ricerca di allontanarsi dal nido. Una buona organizzazione educativa è la premessa per aiutare questi ragazzi nella loro crescita".

Come mettere dei limiti quando gli adolescenti non rispettano le regole o varcano il limite dell’insulto?

"L'emergenza Covid ha reso più difficile per i ragazzi trovare fuori casa gli spazi per crescere: due anni di convivenza forzata hanno contribuito a creare situazioni di eccesso di confidenza da parte dei genitori, vissute dai figli come un tarpare il loro desiderio di allontanarsi e questo nell'adolescenza è un valore quasi sacro - chiarisce il pedagogista.

Da qui, l'accentuarsi di atteggiamenti volti al respingimento che può sfociare nell'insulto o nella distruzione di mobili in casa in un contesto di rabbia. Il silenzio attivo potrebbe funzionare in un quadro come quello appena descritto".

Esattamente in cosa consiste la tecnica del silenzio attivo? Ci potrebbe fare un esempio pratico preso da una situazione di vita reale?

"Il silenzio attivo è una strategia comunicativa che non ha carattere punitivo, è come un semaforo rosso: corrisponde a una sospensione drastica di comunicazione nel momento in cui i figli adolescenti hanno comportamenti aggressivi che violano il rispetto che occorre sia connaturato alla relazione coi genitori; è una soluzione che possiamo adottare di fronte alla trasgressione di regole, perché segnala l'oltrepassare del confine del limite educativo su cui i genitori hanno titolarità".

Il silenzio attivo non è una reazione emotiva. "Intendiamoci, non significa dire ai figli 'Non ti parlo più' - chiarisce Daniele Novara -: si tratta di una asserzione che i genitori condividono creando un distanziamento che permetta ai ragazzi di vedere cosa stanno realmente facendo".

Situazioni in cui adottare il silenzio attivo

"Poniamo che a pranzo della domenica a casa dei nonni accada questo: l'adolescente aggredisce i nonni dicendo che è stufo di passare le domeniche da loro, gridando loro che sarebbe meglio andarli a trovare in un un ospizio e mostrandosi conflittuale con tutta la famiglia. Di fronte a un'aggressione del genere, si può decidere che per mezza giornata la comunicazione è sospesa. Si chiarisce al figlio cosa ha portato a questa decisione e si mantiene il proprio proposito".

Quanto dovrebbe durare in teoria il silenzio attivo? Che tipo di dialogo si può avere con i figli nella fase di silenzio attivo?

"Il silenzio è tale nel vero senso della parola - precisa il pedagogista -: dev'essere una sospensione senza dialoghi. Il silenzio attivo è particolarmente efficace nella preadolescenza e tenere una sospensione della comunicazione per un paio d'ore è una misura assolutamente adeguata. Già più in là negli anni è meno efficace: pensiamo a un diciassettenne, vedrà l'assenza di dialogo come un regalo ed è il caso di fare leva su altro a lui caro, il denaro ad esempio".

Perché questa tecnica dovrebbe funzionare di più rispetto ad altre?

"Fatto salvo che non conosco altre tecniche che non siamo punitive, sono convinto che una buona organizzazione permette di educare senza mortificare. Il silenzio attivo è una tecnica che produce attesa ma di cui non bisogna abusare - aggiunge l'esperto -. Suggerisco di non utilizzarla più di una volta a settimana, e già è molto. Il silenzio attivo deve rappresentare qualcosa che viene vissuto come grave, non come una routine comunicativa. Il ragazzo deve, in quell'occasione, riflettere e stabilire un contatto con quello che che è successo".

È possibile applicare il silenzio attivo con i bambini? Se sì da che età? E con che modalità?

Nei miei anni di studio di questa strategia e nel mio osservarla su genitori di bambini più piccoli ho appurato che il silenzio attivo è adatto già dai 3 anni - conclude Novara -. Le condizioni che abbiamo visto per gli adolescenti valgono sempre:

  1. occorre comunicare per quale trasgressione si sta adottando questa soluzione
  2. i genitori sono d'accordo e collaborano 

In questo caso dovrà durare proprio qualche minuto. Quando i piccoli crescono, si può aumentare per arrivare a mantenere il silenzio per alcune ore con bambini fino ai nove anni e più là anche per mezza giornata".

L'intervistato

Daniele Novara ha fondato il CPP nel 1989, un centro che offre diversi corsi per insegnanti e genitori. È autore di numerosi libri e pubblicazioni, alcuni dei quali di largo successo e tradotti in altre lingue. È ideatore del Metodo Maieutico nell'apprendimento e nella relazione d'aiuto. Ha ideato il metodo Litigare Bene, per gestire i conflitti dei bambini. È docente del Master in Formazione interculturale presso l'Università Cattolica di Milano.


Mercoledì 12 aprile alle 20.45 al teatro Oscar di Milano Daniele Novara condurrà "Urlare non serve a nulla", una serata per scoprire come gestire i conflitti con i figli e guidarli nella crescita: si tratta del primo appuntamento della  Scuola Genitori di Milano, patrocinata dal Comune di Milano e da Fondazione Cariplo, con la collaborazione di Crescendo by Sodexo. La partecipazione è gratuita: va prenotato un posto qui.

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