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Allenare alla vita: come riaffermare il proprio ruolo di genitori

di Sara De Giorgi - 23.05.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Come stanno gli adolescenti odierni? Qual è il compito di un genitore? È possibile riaffermare il proprio ruolo di genitori? A queste e ad altre domande ha provato a rispondere Alberto Pellai, celebre medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva.

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Cosa sta accadendo ai ragazzi e perché? Qual è il compito di un genitore al giorno d'oggi? Si può tornare ad essere genitori autorevoli? A queste e ad altre domande ha provato a rispondere Alberto Pellai, celebre medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, nel libro Allenare alla vita. I dieci principi per ridiventare genitori autorevoli (Mondadori, 2024).

Le ricerche e le evidenze cliniche rivelano che disagio e sofferenza sono in crescita tra gli adolescenti, sottolineando un'urgente necessità di comprendere le cause di questo fenomeno. Inoltre, la diffusione della cultura digitale e dei social media ha alterato il paesaggio educativo, generando un vuoto interiore che si pone come ostacolo alla felicità dei ragazzi.  

Nel suo nuovo libro Alberto Pellai, attraverso un'analisi approfondita, invita genitori e educatori a riscoprire e a riaffermare il proprio ruolo, fornendo strumenti per affrontare le sfide educative in modo più consapevole. L'obiettivo è quello di «allenare» i ragazzi a superare la complessità della vita attingendo alle proprie risorse, guidandoli così verso una felicità duratura.

Pellai è autore di numerosi libri e lavora come ricercatore presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Milano, dove è docente di Educazione Sanitaria e Prevenzione.

Siamo in una situazione di emergenza educativa?

«Noi abbiamo dati e indicatori di salute mentale in adolescenza, che ci dicono che c'è un livello di ansia, disagio, depressione, solitudine, isolamento che non abbiamo mai osservato prima in questa fase della vita. E per la prima volta assistiamo anche a tutta una serie di evidenze cliniche in adolescenza che non avevamo mai visto prima. In particolare il ritiro sociale è quello che ci preoccupa di più.

L'emergenza educativa corrisponde a un'emergenza rispetto a dati clinici che abbiamo: qualcosa non ha funzionato negli ultimi quindici anni».

Principali criticità, quali sono

«Dal punto di vista della crescita c'è stata questa combinazione forte tra aumento della protezione da parte del mondo adulto e riduzione dell'autonomia nella vita reale dei soggetti in età evolutiva, che si è integrata con l'enorme trasformazione che il digitale ha portato nella vita delle famiglie, nella vita dei bambini e delle bambine, nell'ambito delle sfide evolutive che devono essere affrontate in preadolescenza e adolescenza.

Si è verificato un trasferimento di moltissime attività dal reale al virtuale, che ha comportato in età precoce lo svilupparsi di problemi come l'isolamento e la deprivazione degli aspetti socio-relazionali della vita di chi cresce. Tutto ciò ha avuto un forte impatto sulle attività che i ragazzi e le ragazze fanno nel loro tempo libero e nella relazione con gli altri.

C'è stato anche il tema della deprivazione di sonno. Il sonno è un fattore di protezione importantissimo per la salute e il benessere dei minori, fortemente correlato al fatto che l'iperconnessione ha determinato anche l'addiction, cioè l'uncinamento fortissimo della mente di bambini e bambine, ragazzi e ragazze a molte esperienze dell'on line, in particolare ai videogiochi e ai social media.

L'effetto è stato doppio: da un lato si è verificato l'effetto diretto, della dipendenza, in cui il ragazzo impiega molto tempo on line. Dall'altro lato c'è stato anche l'effetto indiretto, nell'ambito del quale il tempo occupato dalla vita virtuale è però rubato a molte attività da cui i giovani hanno sempre tratto le abilità della vita (il gioco all'aria aperta, la relazione con gli amici, l'adesione alle proposte dell'associazionismo sportivo, il coinvolgimento con le attività proposte dalla comunità educante e la capacità di attraversare la noia sviluppando passioni e imparando a tollerare la frustrazione).

Proprio l'incapacità a gestire il tempo vuoto e a sapere rimanere in contatto con la propria dimensione interiore hanno rappresentato in parte la causa della fragilità emotiva dei ragazzi, che oggi sono meno capaci di autodeterminarsi e di autoregolarsi nelle sfide che arrivano dal quotidiano, anche perché molte di quelle sfide sono giocate dagli adulti, secondo il modello di iperprotezione che ha tolto autonomia a chi è in crescita.

In parole brevi, ci sono adulti che, laddove il figlio non è capace, si sostituiscono a lui».

Qual è il compito di un genitore oggi?

«È lo stesso compito di un genitore di 40 o 50 anni fa: si tratta di permettere a un bambino di crescere, attraversare le fasi dello sviluppo, acquisire quelle abilità della vita che permettono al figlio di abitare, in modo competente, l'adultità. Significa permettere a un bimbo o a una bimba di diventare quello che vuole essere.

Oggi gli adulti, nell'accompagnamento della crescita, devono fare attenzione a mettere sempre la dimensione dell'autonomia nella vita di bambini e bambine, a non sostituirsi in compiti e funzioni, che è importante vengano gestiti direttamente dal minore.

L'adulto oggi deve essere meno ansioso e preoccupato che il figlio diventi il numero uno, che abbia successo a tutti i costi. Bisogna mettere molta più attenzione al percorso che al traguardo e, infine, l'adulto deve oggi anche imparare a fare squadra con altri adulti. Basta con quel "tutti contro tutti", è necessario rigenerare un'alleanza educativa».

Cosa può fare quindi un genitore?

«Il genitore oggi deve davvero tollerare che il figlio assuma dei rischi nel proprio percorso di crescita. Deve ridurre la percezione della pericolosità del mondo, anche perché proprio il timore dell'esterno ha facilitato che i ragazzi rimanessero chiusi nelle loro camerette e che entrassero nell'on line.

Il genitore deve poi essere anche il buon testimone dell'adultità risolta: quando il figlio guarda l'adulto vede anche il proprio traguardo. La presenza di adulti soddisfatti del proprio posto nel mondo permette al minore di sentire che vale la pena di darsi da fare per trovare, a sua volta, il proprio posto.

Invece la narrazione catastrofica dell'adulto sia dal punto di vista personale ("sono stanco, depresso, triste, ecc.") sia sul fronte macro (narrazioni di crisi e precarietà, in cui il futuro sembra un rischio) porta i ragazzi a ridurre la spinta a desiderare il proprio futuro».

Quanto social e internet hanno complicato le cose?

«Di sicuro internet è un fattore di rischio, che 15 anni fa non era così presente. Molti ricercatori oggi chiedono al mondo adulto di fare un'inversione di rotta, e di ritardare, per i minori, l'accesso alla vita on line, il possesso di uno smartphone ad uso personale, l'iscrizione ai social media.

Dovremmo rivedere anche la digitalizzazione negli ambienti scolastici. Mentre la digitalizzazione dei processi legati alla salute e alla medicina ci ha fatto guadagnare quasi tre anni di vita, la digitalizzazione dei percorsi di apprendimento non ha prodotto dei super cervelli. Quindi forse è opportuno fare un ripensamento molto più generale intorno a ciò».

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