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Fratelli che fanno squadra. Consigli per fare andare d'accordo i figli

di Sara De Giorgi - 20.07.2020 - Scrivici

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I fratelli possono fare squadra: è questo il segreto che contraddistingue le famiglie unite e felici. Lo ha spiegato la scrittrice tedesca Nicola Schmidt nel libro Fratelli che fanno squadra (Erickson), suggerendo alcuni consigli per fare andare d'accordo tra loro i figli.

I fratelli possono fare squadra? Certamente sì, e ciò contribuisce a rendere le famiglie più unite e più forti. Ma qual è il segreto di una convivenza serena e felice? 

Il «segreto» è il modo in cui i genitori parlano con i propri figli, come risolvono i conflitti, impartiscono compiti e sostengono i bambini in quanto squadra, lasciandoli anche in pace al momento giusto. Lo spiega la scrittrice tedesca Nicola Schmidt nel libro Fratelli che fanno squadra. Consigli e strategie per rendere la tua famiglia più forte (trad. di Valentina Freschi e Marco Bonciani, Erickson Editore). 

Nicola Schmidt è giornalista, autrice di libri e docente. Scrive articoli scientifici per quotidiani e riviste online su temi inerenti alla psicologia dello sviluppo e alla biologia evolutiva e comportamentale. È membro della "World Association for Infant Mental Health" (WAIMH) e dell'Initiative Babyfreundlich.org. 

Abbiamo intervistato Nicola per chiederle qualcosa in più sul suo libro e per avere alcuni suggerimenti validi.

Essere fratelli: quanto è importante avere un fratello o una sorella?

«Avere fratelli può avere molti vantaggi, ma anche molti svantaggi. Idealmente, i fratelli imparano presto a negoziare, condividere, andare d'accordo. Hanno sempre qualcuno con cui giocare, qualcuno che li protegga e che loro possono proteggere. Apprendono responsabilità, lavoro di squadra e fiducia. Ma ciò funziona solo se noi genitori li accompagniamo per bene.


Nel peggiore dei casi, può accadere che i fratelli non riescano a sviluppare correttamente la loro personalità perché un bambino domina o opprime l'altro, perché i genitori preferiscono uno di loro o lo mettono in un ruolo fisso ("Tu sei il piccolo", "La matematica non fa per te", ecc.).

Io non potrei mai dire che è meglio o peggio avere fratelli. Ma se abbiamo più figli, è giusto sapere che possiamo offrire loro un sacco di regali per tutta la vita, se noi stessi sappiamo come farlo. Nel libro ho scritto molti suggerimenti su come "prendere la strada giusta" con bambini che sono fratelli molto piccoli e su come comportarsi con i bambini più grandi, che potrebbe essere più difficile».

Esistono famiglie, come tu affermi, nelle quali i fratelli non litigano tra loro: qual è il segreto della convivenza pacifica?

«Ci sono tre cose che i genitori non dovrebbero mai fare:

  • Non mettere mai a paragone i bambini! A volte, per esempio, diciamo: «Guarda, tuo fratello si è già messo le scarpe!». Ma il paragone è "la fine della felicità", come dice Kierkegaard. Se valutiamo costantemente i bambini, generiamo litigi tra loro.
  • Non giudicare mai un bambino e non prendere posizioni: non siamo arbitri o giudici. I genitori dovrebbero essere allenatori e mediatori, soprattutto nel caso di litigio tra due bambini che non parlano ancora la stessa lingua. Non chiedere mai, per esempio, "Che vuole quello?", ma sempre "Di cosa hai bisogno per andare d'accordo con lui?".
  • E terzo, non perdere mai il controllo. Bisogna insegnare ai bambini come risolvere i conflitti con calma e strategia piuttosto che con violenza e urla».

Come possono i genitori aiutare i bambini a non litigare?

«Dobbiamo cambiare le nostre domande, dicendo loro, per esempio: "Ehi, sento delle urla, come posso aiutarti?". Fermiamo la nostra rabbia, se necessario separando i bambini quando litigano e aspettando che si calmino. Nel frattempo, non ci innervosiamo e non li rimproveriamo.

Prima di tutto dobbiamo imparare ad ascoltare senza giudicare: cosa prova ognuno dei due? Cosa è successo? Ascolteremo due storie completamente diverse, ma non importa perché non siamo giudici, siamo solo allenatori. Non è meraviglioso? Non dobbiamo scoprire chi ha iniziato la lotta! Vogliamo solo sapere come rimettere insieme i due lottatori.

Quindi diamo loro una lezione sull'empatia, definendo la situazione: "Okay, sei arrabbiato perché volevi giocare da solo" oppure "Sei frustrato perché sei annoiato e non riesci a divertirti", ad esempio. E solo allora offriamo anche qualche soluzione o chiediamo ai bambini (ai più grandicelli): "Cosa possiamo fare in modo che tu/voi possa/possiate continuare a giocare in pace e io possa cucinare la cena?". I bambini ci diranno di cosa hanno bisogno. All'inizio ci vorrà un po' di tempo, ma vale la pena farlo perché presto impareranno come risolvere i conflitti e poi useranno questa tecnica quando sono da soli».

Consigli pratici per aiutare i genitori a far andare d’accordo i figli (rendendo così la famiglia più forte e unita)

Nicola Schmidt

Nicola Schmidt

Fonte: Nicola Schmidt

Ecco i consigli per aiutare i genitori a fare andare d'accordo i figli, secondo Nicola Schmidt:

  1. «Impara a respirare e a calmarti, in modo da poter andare tranquillamente dai bambini mentre litigano, aiutandoli a risolvere il conflitto.
  2. Impara a non prendere i conflitti sul personale. I bambini non vogliono infastidire i genitori, devono solo imparare a vivere pacificamente insieme.
  3. Gioca molto con i tuoi figli: questo rafforza la cooperazione tra i vari membri della famiglia. I semplici giochi con la palla, anche una volta al giorno, sono fantastici!
  4. Crea spazi separati in cui ogni bambino può ritirarsi, anche si tratta solo di una poltrona con una coperta personale.
  5. Trascorri del tempo speciale con ogni bambino. Solo 30 minuti alla settimana o un progetto condiviso possono fare miracoli!
  6. Crea progetti comuni che funzionano solo se li fate insieme: preparate torte, lavate la macchina, fate escursioni e campeggi.
  7. Di' ai tuoi figli quanto sei felice del fatto che loro sono fratelli. Dillo loro una volta al giorno. E se i bambini sono estremamente fastidiosi, diglielo due volte al dì».
Fratelli che fanno squadra

"Fratelli che fanno squadra", Erickson Editore

Fonte: Erickson

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