Bullismo al femminile

Cosa fare se tua figlia è una bulla

Di Giulia Foschi
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1 giugno 2018
Aggressive, subdole, insidiose. Le bulle sono più pericolose dei loro "colleghi" maschi, e il fenomeno al femminile è in netta ascesa. Come riconoscere i campanelli d'allarme, se si sospetta che la propria figlia possa essere una bulla? 

Si stima un aumento del 20% di bambine che agiscono con aggressività verso le coetanee, secondo i dati del Centro multidisciplinare dedicato al disagio adolescenziale del Fatebenefratelli di Milano. Nel 2015, da uno studio del Centro risultava che 1 bullo su 6 fosse una ragazza, mentre in seguito a un aggiornamento del 2018 emerge che l'incidenza delle bulle sia di 1 su 3.

Ma non sono solo i numeri a spaventare: le modalità messe in atto dalle bambine e dalle ragazzine che bullizzano le compagne, talvolta i compagni, sono più subdole, meno evidenti e per questo più insidiose rispetto alla violenza più palese dei bulli maschi. Non solo: anche fisicamente, le femmine sono più aggressive, e colpiscono consapevolmente per causare più danni e fare più male.

 

Un fenomeno molto preoccupante, che mette i genitori di fronte a domande e paure. Luca Bernardo e Francesca Maisano, rispettivamente direttore e psicoterapeuta del Centro del Fatebenefratelli, e autori del libro «L’età dei bulli - Come aiutare i nostri figli» (Sperling & Kupfer), delineano il quadro e consigliano ai genitori alcuni comportamenti da mettere in atto.

 

 

 

 

La storia di Giulia

 

«Giulia (nome di fantasia), 14 anni, è una bella ragazzina. Frequenta la seconda superiore ed è brava a scuola. Preparata, diligente, puntuale, ha un buon rendimento e tutti i professori la considerano un’alunna modello. La madre è orgogliosa: è difficile immaginarla bulla e invece lo è. Insieme al suo gruppetto di amiche, offende e tormenta una compagna di classe. È consapevole di quello che fa, ma si giustifica dicendo che a ben vedere il problema è dell’amica. Una debole, ai suoi occhi: "Deve pur imparare a vivere. E quante tragedie per un po’ di prese in giro. In fondo, la colpa è sua: non si sa difendere. Nessuno prende in giro me, ma lei tutti la prendono in giro", commenta senza mostrare alcuna compassione. "È una povera sfigata, non lo dico solo io, anche gli altri la pensano come me: ha il busto, porta gli occhiali, fa schifo. Deve imparare a essere come me e non come mia madre, che quando mio padre l’ha lasciata non ha fatto altro che piangere. Io ero piccola ma una cosa l’ho capita: se non ti fai valere, se non sei una dura, gli altri ti mettono i piedi in testa"».

 

 

Come riconoscere una bulla

 

Tra i segnali che ci fanno capire che nostra figlia sia una bulla ci sono i repentini cambi di comportamento, una crescente aggressività e mancanza di empatia: «Naturalmente si deve trattare di comportamenti costanti, non fate caso al giorno "no", in cui magari c’è stato un litigio o è andato male il compito in classe».

Alcuni segnali del bullismo possono essere scambiati per normali atteggiamenti oppositivi adolescenziali: «la situazione va valutata caso per caso, anche in base alle caratteristiche della famiglia, ma in generale nel caso di bullismo si tratta di comportamenti
più marcati e soprattutto persistenti nel tempo, tali da diventare elementi fondanti del carattere della ragazza».

 

 

1. Come si comporta all'esterno

 

«La bulla femmina è un’ape regina circondata da api operaie. A differenza del bullo maschio, va bene a scuola, è carina, è apprezzata dagli insegnanti. Identifica la vittima e insieme alle sue sottoposte crea attorno a lei una cintura d’insicurezza, fa in modo che si senta sola, allontanandola dal gruppo. Poi, passa all’azione con gli adulti mettendo in giro cattiverie e dicerie sul suo conto, facendola passare per una poco di buono: anche gli insegnanti rischiano di cadere nel tranello, serve molta attenzione».

 

 

2. Come si comporta in famiglia

 

«Una bulla manifesta una crescente aggressività e cattiveria anche in famiglia, verso genitori, fratelli o nonni. Tende a denigrare gli altri, a colpire nei punti deboli: non lascia mai spazio ai familiari, s’impone, risponde male, usa molte parolacce. Ma attenzione: la bulla, a dispetto della rabbia che riversa sulle proprie vittime, è profondamente sola e triste; spesso lo è sin dalla più tenera età, basti pensare che le bulle di 5 o 6 anni sono in netta ascesa. La bulla si pone in modo strafottente, cerca bersagli su cui scaricare la sua aggressività; è priva di empatia: si mostra incapace di riconoscere emozioni e sentimenti altrui, così come di provare compassione. Appare impermeabile. Allo stesso tempo, è invece bravissima a identificare i punti deboli e le fragilità degli altri. Inoltre può manifestare forme di sadismo verso soggetti deboli o contro gli animali».

 

 

 


 

 

1. Rivolgersi agli insegnanti

 

«Parliamo di un disagio nato all’interno della scuola, e del quale ancora non conosciamo bene le ragioni e le modalità. È fondamentale coinvolgere gli insegnanti, metterli al corrente dei propri dubbi, descrivere il comportamento della propria figlia e raccogliere informazioni su quanto accade in classe, senza timori. L'aggressività della ragazza va gestita in un contesto collettivo: grazie al lavoro di gruppo imparerà a esprimere il proprio disaccordo in modo costruttivo e non più violento».

 

 

2. Parlare con la bulla

 

«Non sarà facile, inizialmente non parlerà. Ma è fondamentale mostrarsi pazienti e aperti all’ascolto. Ogni percorso di recupero parte dall’accoglienza. Il dialogo deve essere innanzitutto tra i genitori, e poi tra genitori e figlia. E non sentitevi in colpa, non caricate su di voi il suo disagio: questi comportamenti possono avere molte cause».

«È importante parlare con la propria figlia delle regole condivise e dei bisogni dell’altro, che non sempre corrispondono ai propri, lontani dai giudizi o dai pregiudizi. Altri punti chiave sono l’affettività, la riscoperta di emozioni ormai anestetizzate e la consapevolezza che pur esprimendo un pensiero fuori dal coro non si viene penalizzati. Quello che si deve comunicare è che nella diversità è possibile non solo convivere, ma cogliere molti aspetti arricchenti e che fanno crescere».

 

 

 

 

3. Gestite correttamente la rabbia

 

«Quando vi trovate a gestire l’aggressività, è importante capire che cosa sta succedendo prendendo le distanze, osservando la scena dall’esterno. Non minimizzate né ignorate la situazione: affrontatela. Le punizioni non servono, serve invece il calore, la presenza: dietro la rabbia c’è sempre la paura. Questo vale in modo particolare quando si ha a che fare con le ragazze, più abili nella dissimulazione dei sentimenti: cercate di mantenere la lucidità necessaria a non cadere nei loro tranelli, perché anche gli adulti ne sono vittime».

 

 

4. Rivolgersi a un centro specializzato

 

«Non sono situazioni semplici. Bisogna farsi aiutare, non c’è nulla di male in questo, e accettare il coinvolgimento dell’intera famiglia. Oggi sono tanti gli interventi messi in atto per contrastare il bullismo, dai percorsi educativi nelle scuole dell’infanzia, in cui si assiste a una vera e propria alfabetizzazione delle emozioni, a quelli sulle famiglie, dai gruppi di aiuto per i nuclei genitoriali alle attività creative».