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Covid-19, la paura e le altre emozioni dei bambini: come accoglierle, come gestirle

di Valentina Murelli - 02.05.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Rabbia, nervosismo, svogliatezza, paura. Sono emozioni e atteggiamenti comuni nei bambini in queste settimane di isolamento sociale dovuto all'emergenza coronavirus. Ne parliamo con la psicologa Giusy Castiglioni

Aurora, sette anni, è sempre stata una bimba serena, anche se molto sensibile. Nelle ultime settimane, nel pieno dell'emergenza coronavirus, ha cominciato ad avere disturbi del sonno (ci mette ore ad addormentarsi) e comportamenti ossessivi (si lava le mani in continuazione) e si rifiuta di uscire in giardino. Se le chiediamo qualcosa su questi atteggiamenti ci dice di avere paura del coronavirus. Dobbiamo preoccuparci? (Mamma Viola e papà Francesco)

Le principali reazioni dei bambini al coronavirus

"Le reazioni dei bambini di fronte all'emergenza coronavirus sono state tante e diverse, a seconda dei bambini stessi, ma anche della storia e del contesto familiari, della disponibilità dei genitori a mettersi in ascolto e della loro capacità di autoregolare le proprie emozioni" afferma la psicologa Giusy Castiglioni di Gallarate, terapeuta dell'associazione EMDR Italia e specializzata nel lavoro con bambini e adolescenti.

Per esempio: "Alcuni bambini che facevano molta fatica con la scuola hanno reagito bene al lockdown, soprattutto all'inizio, perché l'hanno vissuto come una vacanza, un recupero della naturalità dei loro ritmi" racconta Castiglioni. "Altri sembrano non aver avuto alcuna reazione, ma questo non significa che non ci sia stato un impatto emotivo. Spesso in questi casi si tratta di bambini iperadattati alle situazioni, sempre puntuali e regolari, mai problematici, che sono abituati a non lasciar trapelare il loro mondo emotivo e a manifestare i loro bisogni".

Altri hanno sofferto e soffrono della perdita delle routine di riferimento, manifestandolo con rabbia, nervosismo, svogliatezza o anche vergogna (vorrebbero esprimere la voglia di tornare a scuola o di vedere gli amici ma non si permettono di farlo perché sanno che per via dell'epidemia molte persone sono morte o sono state male), mentre per altri ancora sono arrivati vari tipi di paure. "Per esempio paura di uscire, paura di ammalarsi o di vedere ammalati i propri cari, del buio, oppure preoccupazioni molto forti relative a quanto durerà ancora la pandemia, se sarà possibile trovare una cura e così via" precisa la psicologa. Sottolineando che non sempre i bambini danno voce a queste paure, come è accaduto nel caso di Aurora (e ovviamente non possono verbalizzarle se sono ancora molto piccoli), ma possono manifestarle con differenti atteggiamenti, dal malessere fisico alla svogliatezza, di disturbi del sonno a quelli dell'alimentazione.

Non solo paura

Dunque, anche se la paura è l'emozione che oggi più facilmente identifichiamo come legata al Covid-19, sbaglieremmo a pensare che la provino tutti i bambini colpiti da un impatto emotivo della pandemia.

"In realtà i bambini tendono a prediligere il canale emotivo più tollerato dai genitori e che i genitori stessi sanno gestire meglio ed ecco perché oltre ai bambini impauriti oggi vediamo bambini che si arrabbiano per niente, oppure tristi e inclini a piangere per quelle che agli adulti sembrano cose da poco (come un gioco che cade e si rompe, ma il pianto per quel gioco che non si può più aggiustare può nascondere il timore che le cose non tornino più come prima), o convinti di non saper far nulla".

Come accogliere e gestire le emozioni dei bambini

1 Autoregolarsi

Come sempre quando si ha a che fare con i bambini, la prima cosa da fare è lavorare su se stessi. "Se gli adulti per primi hanno pensieri catastrofici sul futuro, preoccupazioni anche legittime ma che non riescono a contenere, terrore di uscire, è molto difficile che non li trasmettano ai bambini, se non a parole magari con il tono di voce e la mimica del corpo" spiega Castiglioni.

Dunque occorre in primo luogo trovare un proprio equilibrio, per esempio cercando di non farsi sopraffare da informazioni negative e concentrandosi invece su quelle positive, come potrebbero essere l'aumento progressivo del numero dei guariti da Covid-19 o magari il fatto che nella propria cerchia di amici e familiari nessuno sia stato colpito in modo drammatico.

"Non significa sottovalutare il rischio, che va sempre tenuto in conto per attuare gli adeguati comportamenti protettivi quando si esce e si rientra a casa, ma cercare di togliersi da un senso di impotenza totale che può attanagliare se si rimane invischiati solo negli aspetti negativi".

2 Offrire una prospettiva di fiducia

Ricordare ai bambini che tanti professionisti come medici e infermieri stanno lavorando senza sosta per dare aiuto agli ammalati e che in tutto il mondo tantissimi ricercatori sono al lavoro per individuare nuovi farmaci e vaccini utili contro il virus. Non dimenticare di parlare delle buone notizie, come l'aumento del numero dei guariti. 

3 Trasmettere affetto, sicurezza e attenzione verso bisogni ed emozioni dei bambini

E ricorda: le emozioni manifestate dai bambini non vanno giudicate, banalizzate o rifiutate ma accolte, anche quando sono "negative" (come rabbia, paura, tristezza, disgusto). Per faciliare il dialogo sulle emozioni con i bambini ci si può anche rivolgere a libri e film adatti a loro, come I colori delle emozioni e Felix, il collezionista di paure tra i libri e Inside out o Lilo e Stitch tra i film. 

Se il bambino non vuole uscire di casa

Finora è stato possibile, per i bambini accompagnati da genitori, compiere brevi passeggiate intorno a casa e a partire dal 4 maggio cadrà il divieto di superare i 200 metri dall'abitazione. Ci sono però bambini che non hanno affatto desiderio di uscire, temendo di potersi ammalare. "In questi casi il bambino va rispettato e non forzato" suggerisce Castiglioni, ricordando tuttavia che si può parlare con il bambino portandolo ad acquisire più consapevolezza di quanto gli sta accadendo.

 

"Gli si può chiedere perché non ha voglia di uscire (mentre magari prima gli piaceva tanto), come si sente nel corpo, se c'è un nodino allo stomaco, mostrandosi disponibili all'ascolto. Poi gli si può raccontare qualcosa di sé: sai che quando ero piccola mi succedeva di preferire di stare in casa se c'era qualcosa che mi spaventava? Forse anche tu sei spaventato, dopo essere stato in casa tanto tempo. Quando io sono spaventata mi tremano le gambe: succede anche a te? Infine, provare a rassicurarlo: possiamo provare con una piccola passeggiata e mamma ti tiene la mano? Quando rientriamo ci laviamo bene le mani. Sottolineando che bastano alcuni semplici comportamenti per rimanere al sicuro.

4 Usare le parole giuste

Non serve sovraccaricare il bambino di informazioni: per raccontare quanto sta accadendo in modo comunque sincero bastano poche informazioni di livello adeguato, spiegate con parole semplici.

"Prestiamo attenzione ai termini che usiamo, senza eccedere con i riferimenti a morti, ambulanze o funerali, e all'esposizione dei bambini alle immagini. Non è necessario che vedano per forza i tg o che li vedano per intero. Se anche prima era abitudine della famiglia guardarli va bene continuare, ma alla quarta o quinta notizia sul coronavirus si può anche spegnere".

5 Preoccuparsi del non verbale

Quando un bambino manifesta emozioni molto forti in genere per calmarlo è meno importante ciò che gli diciamo rispetto a come glielo diciamo. "È molto importante che il tono di voce rimanga tranquillo e che gli parliamo alla sua altezza, abbassandoci o sedendoci. Benissimo anche abbracciarlo o prenderlo in braccio, se ce lo lascia fare".

6 Riflettere sulle risorse che il trauma può portare

Non si tratta di voler vedere opportunità in una tragedia ma di scoprire che anche un trauma può insegnare qualcosa. "Per esempio si può far notare al bambino che è riuscito a giocare a lungo con il fratellino più piccolo, che prima snobbava un po', o che è riuscito a consolidare competenze sulle quali prima, nella fretta quotidiana, tentennava un po', come allacciarsi le scarpe. O puntare sulle nuove competenze digitali che bambini e ragazzi possono aver acquisito per rimanere in contatto con i compagni o grazie alla didattica online, o sul tempo di qualità passato con i genitori" spiega Castiglioni.

Che chiama in causa anche un'attività molto praticata in queste settimane - la panificazione - per chiarire ulteriormente in punto. "Molte famiglie si sono organizzate per farsi il pane in casa e in questo modo hanno attivato un processo che non è solo di condivisione del tempo ma anche di insegnamento: di matematica (bisogna pesare i vari ingredienti e magari fare qualche calcolo) e di chimica". 

Quando “preoccuparsi” e come intervenire

Le emozioni negative non devono essere patologizzate. Sono normali e fisiologiche e sono uno strumento importante per salvaguardare la nostra sopravvivenza. Proprio la paura, per esempio, ci spinge in varie occasioni a mettere in atto comportamenti protettivi. "Allo stesso tempo, però, non devono neanche essere sottovalutate" avverte Castiglioni. Se il genitore si accorge che questa situazione di emergenza ha alterato in modo significativo i ritmi di base del bambino – cioè il sonno e l'alimentazione – o che il figlio è sempre stanco, svogliato o irritabile, è importante procedere con la richiesta di un colloquio con un esperto – uno psicologo, un pedagogista ma anche il pediatra, per cominciare.

Spesso vediamo come uno spauracchio il contatto con un esperto, ma in realtà può essere una grande risorsa anche per i bambini. "E non significa che servano percorsi lunghi" chiarisce la psicologa. "A volte è sufficiente che l'esperto si limiti a spiegare come funziona il nostro sistema nervoso e che la paura è naturale ed entro certi limiti benefica, mentre altre volte possono essere utili piccoli esercizi per imparare ad arginare i pensieri negativi. Altre volte ancora l'esperto darà qualche indicazione ai genitori, per aiutarli a modificare il proprio comportamento in modo che sia più in sintonia con i bisogni del bambino".

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