Home Bambino Psicologia

Crisi di rabbia nei bambini, perché avvengono e come intervenire

di Sara De Giorgi - 04.07.2024 - Scrivici

rabbia-bambino
Fonte: Shutterstock
Quali sono le motivazioni delle crisi di rabbia nei bambini? Come intervenire e calmarli? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Paola Scalari, psicologa, psicoterapeuta e psicosocioanalista.

In questo articolo

Le crisi di rabbia in alcuni bambini sono molto frequenti e, talvolta, sembrano davvero interminabili. Quali sono le motivazioni? È possibile prevenire gli scoppi d'ira dei piccoli? Come intervenire e calmare il bambino? 

Abbiamo chiesto di più alla dottoressa Paola Scalari, psicologa, psicoterapeuta e psicosocioanalista, che ci ha spiegato i meccanismi psicologici che portano i più piccoli ad avere le crisi di rabbia e ci ha offerto alcuni consigli per prevenirle e per farle terminare.

La dottoressa Scalari è docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia e supervisore alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG Istituto di Milano. È anche consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.

Crisi di rabbia, perché molti bambini tendono ad averle?

`«I bambini hanno naturali modalità oppositive perché vogliono affermare quello che loro desiderano e faticano a differire tra i loro desideri e la realizzazione di questi. Tutta l'educazione che si dà ai piccoli è un contenimento di questi desideri e una possibilità per loro di sentirsi contenuti.

È il contenimento saldo e sicuro (da parte dei genitori) che permette loro pian piano di rinunciare alla realizzazione immediata dei desideri e di differirli. Per poter far questo i genitori non devono spaventarsi del fatto che il bambino non sia contento o compiacente.

Riporto un esempio: se il bambino ha fame e la mamma pensa che deve farlo aspettare perché ha già mangiato, il bimbo può sentire che non gli viene dato quello che desidera.

Il segreto per una corretta educazione è nel fatto che il genitore non deve aver paura di non accontentare il figlio.

Spesso madri e padri di oggi hanno paura di rendere i figli infelici. Magari gli dicono di "no", ma quel "no" non è né convinto né sicuro e veder piangere il bambino procura un senso di inadeguatezza.

I bambini per crescere devono anche poter soffrire funzionalmente all'età che hanno. All'inizio, per esempio, diamo il latte a richiesta al bebè, ma pian piano regolamentiamo quando diamo la poppata e quando no.

Oppure cerchiamo di tenerlo attaccato quando è piccolissimo, ma gradualmente dobbiamo abituarlo a stare nella culla ed è possibile che lui qualche volta pianga. Un buon genitore comprende il pianto, che è sofferenza, dà al bambino ciò di cui ha bisogno, ma non ha e non deve aver paura di questa sofferenza», specifica la dottoressa Scalari.

Esistono dei meccanismi psicologici riconoscibili che fanno scattare le crisi?

«Quindi i bambini hanno crisi di rabbia perché non riescono a contenere i loro desideri, e ciò avviene poiché in passato i loro genitori si sono spaventati nel vederli soffrire quando dovevano rinunciare a qualcosa.

Ci sono bambini non si sentono mai al sicuro, urlano in vario modo, sperando di trovare braccia solide, forti e rassicuranti. La rassicurazione è alla base della fiducia dei bambini. Se i piccoli hanno fiducia nei genitori, allora ascoltano e obbediscono per amore, perché sono contenti di sentirsi gratificati.

Invece tanti padri e madri li accontentano tanto per non farli soffrire, poi, quando perdono la pazienza, vanno in un atteggiamento rabbioso e punitivo, ed invece di calmare il bambino lo mettono nella situazione di sentirsi ancora di più abbandonato e insicuro. È così bambino alza il tiro, e non finisce più di urlare e piangere.

Inoltre, anche il carattere del bambino è determinante. Ci sono bambini più facili e bambini meno facili. Quelli più assecondanti nascono con un carattere più pacifico. 

Proprio perché alcuni bimbi manifestano maggiore opposizione ed esuberanza, per questi sarà necessaria una dose maggiore di contenimento: andranno di essere presi in braccio e avranno bisogno di vicinanza fisica.

Nel momento in cui hanno la crisi di rabbia bisognerebbe riuscire a superare la voglia di dire "basta, smettila", andar loro vicino e stringerli forte.

I bimbi che hanno maggiori difficoltà a rappacificarsi hanno bisogno di un grande abbraccio, di sentire che il mondo fuori non è padrone di loro e che il genitore li aiuta a dominare gli impulsi.

Bisogna intraprendere un grande lavoro educativo: il contenimento è fatto dal "no" pacifico, adulto, autorevole. Bisogna dire di "no" prima di arrabbiarsi, il "no" detto con adultità è diverso da quello che esce fuori in modo scomposto».

Quale atteggiamento devono assumere i genitori davanti a questi comportamenti?

«Bisogna saper contenere i propri impulsi, così i bambini assorbono un clima in cui alla rabbia non si reagisce con la rabbia ma piuttosto con la tranquillizzazione della propria ansia. Se si è genitori nervosi e agitati e ci si aspetta che i bambini facciano quello che si dice, non si avranno mai figli tranquilli. 

Il "no" detto con rabbia non è efficace, il bambino non impara e, quando non avrà quello che vuole, lo cercherà con una crisi di rabbia.

Se un bimbo ha spesso grandi crisi di rabbia, la domanda primaria che i genitori devono farsi è se il clima familiare tra di loro e con il bambino è rappacificante. Ricordo che una delle principali funzioni genitoriali è trasformare l'odio in amore», chiarisce la dott. Scalari.

Urlare è giusto?

«Sicuramente se non vogliamo un figlio urlatore dobbiamo imparare noi stessi a non urlare.

Gridare è sovrastare. Urliamo quando vogliamo sottomettere qualcuno, il bambino lo assorbe e quando vuole ottenere quello che vuole a sua volta urlerà.

Quindi non conviene alzare la voce, è molto meglio essere decisi e non manifestare ombre di dubbio. Ad esempio, non c'è scampo se papà o mamma dicono con decisione e calma che bisogna tenere le scarpe.

Invece, se i genitori gli dicono che le scarpe possono essere messe e tolte, dandogli una comunicazione altalenante, a quel punto il dubbio lascerà il bambino privo di certezze, e poi, quando mamma e papà vorranno fargli fare quello che dicono, l'unico modo per sovrastarlo sarà urlare.

Urlare è espressione del potere dei "giganti contro gli gnomi". Se vengono rimproverati con rabbia, urla e agitazione, i bambini trovano il modo per vendicarsi e in questo sono bravissimi».

Strategie per prevenire o per far terminare le crisi di rabbia nei piccoli

«Per prevenire le crisi di rabbia è necessario dialogare con il bambino, attuando il contenimento con calma e decisione, così il piccolo dovrebbe sentire che non si scappa. In tal modo diventerà un bimbo che ha chiaro cosa si può fare. Se invece le figure genitoriali non sono d'accordo tra loro e fanno ognuna di testa propria, allora il bambino avrà sempre confusione».

Secondo la psicologa le punizioni severe non servono. Piuttosto il bimbo, per sua natura, deve capire il limite, che deve essere stabilito con certezza dai genitori.

«Se il bambino si comporta male, l'unica "punizione" attuabile è ritirare temporaneamente l'amore verso di lui, dirgli "ora sono dispiaciuto perché ti sei comportato così, per un po' non ti parlo, non ti ascolto e non gioco". Tutto il resto non serve a nulla.

Anzi spesso le punizioni date dai genitori sono ritirate presto, perché padri e madri non riescono a mantenerle. Ciò fa sì che i bambini non abbiano più paura degli adulti. Invece esprimere il dispiacere con il comportamento e con il modo di fare è l'unica cosa che si può mettere in atto, senza ovviamente esagerare», sostiene la dottoressa.

Per far terminare le crisi di rabbia, secondo la dott.ssa Scalari, si possono adottare anche le seguenti strategie:

  1. «quando i bimbi hanno le crisi di rabbia bisogna prenderli in braccio, mettendo in atto così il contenimento. È importante comprendere il dolore, ma non accontentare il bambino su tutto.
  2. Una strategia vincente è anche distrarlo. È importante cambiare scenario, possibilmente dedicandosi a lui, perché il piccolo pensa di non essere importante e di non contare, e reagisce con l'angoscia e con la rabbia perché non si sente considerato. Ad esempio, gli si può dire: "sei arrabbiato, ma ora andiamo di là che metti le manine sotto l'acqua, giochiamo con le spugnette, ecc.". 
  3. Infine, non bisogna spaventarsi. È necessario piuttosto pensare soltanto che ha bisogno di sentire che noi ci siamo e siamo sicuri. E il bambino ha anche l'urgenza di trovare coerenza nel modello educativo genitoriale, tra mamma, papà, nonni, educatori, insegnanti, ecc.».

I cinque migliori articoli sulla rabbia

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli