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Cos’è la danzaterapia e che applicazioni può avere con i bambini

di Stefano Padoan - 01.10.2021 - Scrivici

danzaterapia
Fonte: Shutterstock
Non tutti sanno che la Danzaterapia non è adatta solo a bambini e adulti con disabilità, né che non è rivolta a chi sa già o vuole imparare a ballare: ecco come funziona questa disciplina che esiste ormai dagli anni Cinquanta

Cos’è la danzaterapia e che applicazioni può avere

A causa della pandemia di Covid-19, ognuno di noi si è trovato costretto a ribaltare le proprie certezze, a modificare radicalmente la propria impostazione di vita, a perdere i contatti con gli altri. Per proteggerci da un male invisibile ci siamo "chiusi" - anche con noi stessi - e ora, quando sembra che possa aprirsi finalmente qualche spiraglio, siamo tutti un po' disorientati. I bambini e i giovanissimi hanno sofferto più degli altri. La Danzaterapia Clinica, in tal senso, può diventare un'occasione per accompagnare piccoli e grandi a ritrovare se stessi e le altre persone. Ma di cosa si tratta? Ed è necessario saper ballare per approcciarvisi?

Lo abbiamo chiesto a Laura Pezzenati, Danzaterapeuta e Direttrice della Formazione di Lyceum Academy di Milano.

In questo articolo

Origini della Danzaterapia

«Il corpo - esordisce l'esperta - è l'elemento che unisce l'emozione e la ragione di ogni persona. Ecco perché fin dalla notte dei tempi la danza è stata un canale molto forte per esprimere emozioni e impulsi o mettere in forma aspettative e angosce circa eventi futuri». E tuttora è uno strumento che esterna la nostra intimità più profonda e viscerale, soprattutto nella società di oggi che è guidata dalla razionalità: «In realtà, fino ai 24 mesi siamo solo corpo e emozione; poi iniziano a svilupparsi le competenze razionali e pian piano corporeità e "cuore" passano in secondo piano, anche per via dei percorsi scolastici che puntano quasi tutto sulle competenze cognitive. Sviluppiamo la mente pensando che possa fare qualunque cosa, e invece il nostro corpo, con i suoi confini, ci ricorda che come esseri umani siamo limitati».

Cos’è la Danzaterapia

La Danzaterapia punta proprio a far ritrovare una modalità integrativa e consapevole tra corpo, cuore e mente «affinché, di fronte ai disagi della vita, una persona non si ritrovi a tentare di correggere i propri squilibri solo con le risorse mentali: sono questi sforzi che possono portare a malesseri via via più gravi fino alle patologie psichiatriche». Si tratta di una terapia di secondo livello, che non sostituisce la terapia psicologica ma che può esserne alternativa per chi non può o non vuole affrontarla; oppure per lavorare su problematiche e situazioni esistenziali della persona, lavorando anche solo a livello di sostegno emotivo e relazionale. O ancora, per agire in forma preventiva come percorso di crescita e conoscenza di sé, senza specificità cliniche o terapeutiche.

Storia della Danzaterapia

La Danzaterapia nella sua accezione più ampia nasce negli Stati Uniti negli anni Cinquanta come terapia proposta da danzatori che lavoravano con disabilità e disagio psichiatrico. «Madri della disciplina furono danzatrici moderne come Isadora Duncan (1877-1927), Martha Graham (1894-1991) e Marian Chase (1896-1970), che ruppero con il formalismo del balletto per recuperare la dimensione "sacra" della danza come libera espressione dell'emozione e strumento di comunicazione tra persone, a partire dal "semplice" atto della respirazione». In questa accezione, la danza perde ogni carattere di performance e di rigore estetico e tecnico e diventa semplicemente corpo che si muove nello spazio, nel tempo e in relazione con me stesso e gli altri: «Ben presto osservarono quanto la danza così intesa faceva bene ad anima e corpo dei propri pazienti e la resero esplicitamente terapeutica con la nascita delle prime scuole e dei primi studi, come quello di Rudolf von Laban (1879-1958) sull'analisi del movimento».

Casi di applicazione della Danzaterapia

Tutta la Danzaterapia, nelle sue varie declinazioni, può essere applicata dagli 0 ai 100 anni e, proprio per il suo carattere non performativo, non è assolutamente necessario avere la benché minima esperienza nella danza: «Si tratta di un'esperienza trasformativa e relazionale in cui ognuno mette in gioco se stesso e non la propria abilità; e può avere funzioni diverse».

  • Preventiva. Rivolta a bambini e adulti senza patologie al semplice scopo di aumentarne il benessere.

  • Formativa. Nella formazione professionale e degli adulti per team building e dinamiche di gruppo, per educatori o per lavorare su leadership e autorevolezza.

  • Socio-educativa/psicopedagogica. Per lo sviluppo di competenze emotive e relazionali di bambini, adolescenti, adulti e anziani (ad esempio in ambito scolastico).

  • Terapeutica. A supporto della riabilitazione di patologie come disagi psichiatrici o psicologici, disabilità intellettive e fisiche, disturbi di personalità, disturbi alimentari, dipendenze (alcol, droghe, cibo, sesso, gioco).

In particolare la metodologia della danzaterapia clinica - che integra l'opera della danzatrice argentina Maria Fux - lavora, appunto, mettendo in campo uno sguardo che si sofferma sulle risorse creative e vitali, oltre che sui limiti e sui deficit delle persone, fuori da ambiti performativi e coreografici. E con i bambini normodotati, per esempio, a scuola, può attivare specifici percorsi di prevenzione e lotta al bullismo, che lavorano sul gruppo classe a livello relazionale e puntando su accoglienza reciproca e assenza di giudizio.

Come si svolge una sessione di Danzaterapia Clinica

«Nella Danzaterapia Clinica il terapeuta è innanzitutto un osservatore dallo sguardo accogliente e non giudicante. Rispetta ciò che la persona in quel momento ha voglia o riesce a esprimere e non forza, però propone e mette a disposizione degli strumenti-stimolo». Un incontro può essere individuale o in gruppi omogenei o eterogenei per età e condizione e si svolge così:

  1. Sintonizzazione. Il danzaterapeuta si sintonizza con i partecipanti: l'obiettivo in questa fase è prendere atto e accogliere la condizione di partenza. «Se percepisco stanchezza, non punto a svegliarti o a trasmetterti energia. Le mie proposte per ora devono essere attività neutre di riscaldamento, come una semplice camminata all'interno dello spazio».

  2. Proposta. Successivamente il terapeuta valuta che spazio di esperienza può essere accoglibile dai partecipanti e la propone. Può essere l'esplorazione di una qualità del corpo (o del cuore) del momento. «offriamo cornici di senso, all'interno delle quali la persona agirà, come può e desidera, in quel momento».

Le cornici di senso, che la danzaterapia clinica chiama stimoli immaginativi, si costituiscono di:

  • Parole madre. sono parole cinetiche, non didascaliche, che parlano al corpo e al cuore, con le quali vengono proposti gli stimoli immaginativi. «Non suggeriscono che cosa fare, ma propongono metafore: siamo nuvole, farfalle, onde…».

  • Musica. «Per noi la musica non è un sottofondo, ma uno stimolo organico e coerente con la proposta: se ad esempio l'input è "noi siamo nuvole", la musica sarà aerea e darà l'idea di leggerezza».

  • Oggetti stimolo. Carta crespa, elastici, palloncini… sono materiali che sostengono gli stimoli immaginativi e vogliono essere mediatori delle qualità del corpo e delle possibilità relazionali tra persona e persona. «un elastico, ad esempio, per sua natura, crea tensione, e se uno tira, l'altro molla. oppure, no…. il terapeuta non suggerisce all'uno di provare a tirare o all'altro di mollare, osserva solo ciò che accade».

Il numero di incontri dipende dal lavoro che bisogna impostare, ma normalmente non sono meno di 10 (di solito 1 ora a settimana) perché possa instaurarsi il giusto clima di fiducia tra partecipanti e tra essi e il terapeuta.

Come diventare Danzaterapeuti

Quella del Danzaterapeuta è una figura professionale, normata dalla Legge 4/2013, sempre più valorizzata all'interno di strutture educative, assistenziali e socio-sanitarie pubbliche o private. In Italia ci sono una serie di scuole riconosciute dall'APID (Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapeuti) che per qualità sono equiparabili agli standard europei e statunitensi. In particolare, alla Formazione Triennale in Danzaterapia Clinica possono accedere laureati triennali (Psicologia, Medicina, Scienze dell'Educazione, Lettere e Filosofia o settore Socio-Sanitario), diplomati in Scuole di Danza paragonabili a un triennio o insegnanti di Danza e Teatro Danza. È composta da 1450 ore di insegnamento più un tirocinio formativo, al termine del quale il diplomato può iscriversi al Registro Professionale Nazionale.

L'intervistata

Laura Pezzenati è Direttrice della Formazione di Lyceum, Associazione ed ente di Formazione e Aggiornamento qualificata presso il MIUR, che opera a Milano dal 1999. Lyceum Academy ha al suo attivo tre Formazioni professionalizzanti: Arte e Danzaterapia Clinica (triennali) e Laboratori Artistico Esperienziali (annuale), riconosciute dalle rispettive Associazioni Professionali. Oltre a questi offre diverse tipologie di corsi brevi.

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