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Deficit dell'attenzione: perché vivere in città aumenta il rischio di ADHD?

di Niccolò De Rosa - 26.04.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Secondo uno studio canadese vivere in aree inquinate e con poco verde accresce le probabilità di sviluppare disturbi da deficit di attenzione

Vivere in città aumenta il rischio di ADHD?

L'ambiente in cui un bambino si trova a vivere influenza in modo determinante la sua crescita, anche quando si tratta di disturbi da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). A dirlo è uno studio canadese pubblicato da un team di ricercatori della University of British Columbia di Vancouver, i quali hanno rilevato come abitare in città con pochi spazi verdi e molto smog accresca sensibilmente le probabilità di sviluppare disturbi dell'attenzione.

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L'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta nella difficoltà di mantenere l'attenzione, iperattività e comportamenti impulsivi, talvolta anche violenti.

Tale condizione viene di solito riscontrata nel 5/10% dei giovani (bambini e adolescenti) e le cause, come abbiamo potuto comprendere, sono ancora oggetto di dibattito all'interno della comunità scientifica.

Lo studio

I risultati della ricerca pubblicata nel marzo 2022 su Environment International si basano sulla raccolta di dati appartenenti a oltre 37.000 bambini nati tra gli anni 2000 nell'area metropolitana di Vancouver, i quali sono stati seguiti per sette anni lungo il loro percorso di crescita, con un focus particolare riguardo le condizioni dei rispettivi luoghi di residenza, rilevate attraverso un nuovo sistema di monitoraggio satellitare.Al termine dello studio, tra i bambini sono stati riscontrati 1.217 casi di ADHD, con un'incidenza del 4,2 % del campione totale.

Dall'analisi di simili numeri, incrociati con le informazioni raccolte nel corso degli anni, è dunque emerso come i bambini che avevano vissuto in ambienti con con poca vegetazione e alti livelli d'inquinamento da PM2.5 - le cosiddette "polveri sottili" - avevano un rischio fino al 62% più alto di sviluppare disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) rispetto ai coetanei che invece avevano la fortuna di abitare in zone con più parchi e meno smog.

In particolare si è notato come ad ogni aumento del 12% nella quantità di verde del territorio (parchi, alberi, giardini ecc...) corrispondeva circa il 10% in meno di possibilitò d'incorrere in casi di ADHD. Tale rischio s'incrementava invece di pari passo con l'aumento dei livelli d'inquinamento: 2,1 microgrammi di PM2.5 facevano salire dell'11% la possibilità di ADHD. Se dunque le polveri sottili dunque fossero in grado di causare danni neuronali, l'elevata concentrazione di smog potrebbe compromettere lo sviluppo celerbale e contribuire all'insorgere di condizione come l'ADHD, mentre la presenza di prati e alberi riuscirebbe a mitigare l'effetto nocivo delle polveri sottili.

«Sappiamo che l'inquinamento atmosferico può causare molte infiammazioni nel corpo, le quali possono riguardare anche il cervello - spiega nell'articolo di CBC Canada Michael Brauer, ricercatore della UBC School of Population and Public Health e co-autore dello studio - Così abbiamo pensato: l'ADHD ha ceramente una connessione con lo sviluppo cerebrale. Se l'inquinamento dell'aria portasse ripercussioni sullo sviluppo del cervello, potrebbe esserci un legame?»

I limiti della ricerca canadese

Benché lo studio di Brauer e dei suoi colleghi offra spunti molto interessanti, la ricerca può essere un ottimo punto di partenza nella ricerca delle cause legate ai disturbi dell'attenzione, ma non rappresenta certamente un punto d'arrivo definitivo.

Come evidenziato dalla studiosa Heidi Bernhardt, psichiatra e direttrice del CADDAC (Centre for ADHD Awareness, Canada), la ricerca esclude infatti dalla propria analisi diversi parametri rilevanti, come l'eventuale presenza di genitori portatoti a loro volta diADHD o le differenti condizioni socioeconomiche delle famiglie coinvolte.

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