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Disciplina dolce: come affrontare i capricci senza punizioni

di Stefano Padoan - 28.10.2021 - Scrivici

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L’esperta consiglia un nuovo approccio educativo che si basa sull’ascolto e sul rispetto: la disciplina dolce permette di affrontare al meglio i capricci, ma non solo

Disciplina dolce: come affrontare i capricci senza punizioni

Quando si diventa genitori, accanto a un amore incondizionato per i propri figli ci si scontra anche con uno spauracchio in grado di mettere a dura prova chiunque: i capricci. Pianti e scatti d'ira spesso incomprensibili per gli adulti e di fronte ai quali non si sa come intervenire. È facile così ricorrere a metodi tradizionali ma decisamente superati come premi e punizioni. Ma perché urla e minacce non servono, e come affrontare in maniera intelligente i capricci dei bambini? Elena Cortinovis, pedagogista e autrice del libro "La guida definitiva sulla Disciplina dolce. Amarli incondizionatamente", ci fa conoscere la Disciplina dolce.

In questo articolo

Cos’è la Disciplina dolce

La Disciplina dolce è un approccio educativo empatico e rispettoso del bambino, che viene visto come portatore di bisogni. «Si basa sull'ascolto profondo del bambino - esordisce l'esperta - e sull'accoglienza delle sue emozioni e delle sue istanze. Così si impara davvero a conoscere il proprio figlio. Noi genitori spesso siamo convinti di conoscerlo a priori e invece non è così». La prima cosa da fare dunque è provare a capirlo come persona qual è, per non limitarsi a rispondere ad esigenze immediate (come ad esempio farlo smettere di gridare) ma per guardare al futuro e crescerlo autonomo, sicuro di sé e rispettato (e di conseguenza rispettoso): «Chiedetevi "Perché si comporta così? E come posso aiutarlo?". Questo metodo apre la comunicazione con il bambino, attraverso la pratica dell'alto contatto, della Comunicazione Non Violenta e della legittimazione delle emozioni proprie ed altrui».

Disciplina dolce vuol dire senza regole?

Educare senza regole è un ossimoro: la Disciplina dolce, nel filone dell'educazione positiva ed emotiva, non vuol certo ispirare una genitorialità permissiva e lassista. «Mettere al centro i bisogni di mio figlio - come anche i miei o quelli del mio compagno - non vuol dire concedergli tutto, anzi. Il rispetto di regole è precisamente un bisogno del bambino: se non stabilisci dei limiti, non stai seguendo la Disciplina dolce. Senza paletti i bambini sono persi, non sanno cosa possono o non possono fare. I bambini più "difficili" da gestire sono proprio coloro che non ogni loro azione urlano a educatori, insegnanti e genitori "Ti prego dammi delle regole"».

Disciplina dolce e capricci

Ascolto e regole sono fondamentali soprattutto nella gestione dei capricci, la cui stessa parola sottintende la natura futile e frivola di pianti e sfuriate spesso visti dagli adulti come improvvisi e immotivati. «Invece una motivazione c'è sempre, ed è da considerare in modo serio e dandole la giusta importanza. Chiedetevi sempre cosa c'è dietro una certa reazione di vostro figlio, per quanto sproporzionata, fastidiosa o socialmente inaccettabile essa possa sembrare. Solo la voglia di provocare? Tenete presente che i bambini fino ai 5-6 anni non sanno sfidare». La Disciplina dolce aiuta dunque i genitori a sintonizzarsi con i propri figli e a gestire i conflitti senza premi e punizioni: «Spesso i genitori si arrabbiano e vi ricorrono perché non capiscono cosa il bambino vuole esprimere e di conseguenza non sanno cosa fare; a quel punto reiterano più o meno consapevolmente i modelli con i quali a loro volta sono stati cresciuti e che quindi sentono tutto sommato giusti o necessari».

No a premi e punizioni: perché?

Premi e punizioni comportano lo stesso danno collaterale: quello di rendere il bambino dipendente dalla figura adulta nella comprensione di cosa è bene e cosa è male:

  • Perché le punizioni non vanno bene. Rispettare una regola per paura di una punizione o sotto minaccia fa leva su una motivazione che non ha nulla a che fare con la bontà della regola stessa, ma con qualcosa di esterno, scollegato e spesso incomprensibile. «La regola posta (e non imposta) va spiegata affinché mio figlio possa rispettarla perché persuaso che essa faccia il suo bene. Ad esempio spiegate perché il bicchiere non va lanciato… altrimenti sarà logico che proverà a lanciarlo finché non lo romperà». Certo potrà pure provare a ribellarsi o non comprendere le vostre ragioni, e a questo punto interviene la vostra autorità. «Le punizioni poi portano paura, e la paura porta bugie: ma come volete impostare la relazione con vostro figlio se non sulla fiducia reciproca e sull'empatia? Pensate se il vostro capo vi dicesse ogni mattina "vieni al lavoro altrimenti ti licenzio" e non provasse invece a creare il miglior clima possibile in ufficio affinché andare a lavorare possa essere un piacere. Poi quando il bambino crescerà sarete costretti a usare punizioni ogni giorno e ogni giorno più dure, oltre che minacce sempre più difficili da portare a termine».

  • Perché i premi non vanno bene. Anche qui il tema è: motivazione intrinseca o estrinseca? «I premi possono essere materiali o anche gratificazioni emotive e rinforzi positivi. Non si tratta di non dire mai "bravo" ai bambini, ma di sapere che essi sono perfettamente in grado di essere fieri di loro stessi. Quando raggiungono lo scaffale in alto sono felici e soddisfatti da soli: abituarli a doversi aspettare la reazione entusiasta del genitore (cui non sono certo indifferenti) li rende dipendenti dal suo giudizio e li porterà anche crescendo ad attendere una conferma della loro emozione o a fare i "bravi" per compiacere gli adulti. Quanti adulti ancora oggi scelgono in base a cosa i genitori potrebbero pensare di loro...». Il premio dunque svaluta il bambino perché non lo reputa in grado di autovalutare le proprie azioni. La continua ricerca di approvazione poi si incepperà in preadolescenza o in generale quando vostro figlio comincerà a "sbagliare", o non sarà più così bravo come vorreste: «Maria Montessori diceva che gli errori sono occasioni di apprendimento, ma se sono vissuti serenamente e non come fallimenti».

Come gestire un capriccio con la Disciplina dolce

genitore non acconsente e comincia la "scenata": cosa fare?

  • Cosa sono i capricci. «I capricci sono manifestazioni prorompenti di una o più emozioni che i bambini non riescono a gestire. Come possiamo dunque considerarli cose senza senso o addirittura dispetti verso gli adulti? Sono a tutti gli effetti delle richieste di aiuto: mio figlio sta provando emozioni così forti da non riuscire a controllarle e da farlo scoppiare. E per questa incapacità si sente in colpa, non vorrebbe urlare e "fare il matto"». Se iniziamo a leggere così i capricci, probabilmente riusciremo a vedere oltre e accoglierli in maniera meno brusca.

  • Legittimazione emotiva. Il primo passo è trasmettere a vostro figlio che tutte le emozioni sono giuste e vanno vissute. Non si tratta di scavare nella sua giornata per ipotizzare motivi reconditi di una tale reazione: voleva fortemente il dolcetto ma il vostro diniego lo ha frustrato, tanto basta. «In questo frangente la frase più forte da dire è "Ti capisco" e non "non piangere, non essere arrabbiato": vuol dire che non lo reputate sbagliato perché sta piangendo, ma nello stesso tempo non per questo pensate che la sua richiesta sia da assecondare. Però siete emotivamente vicini a lui, dalla sua parte».

  • Fermezza ma mediate. Non cambiate idea, ma spiegate il perché di quel "no": «Capendo la sua frustrazione sarete più propensi a dare spiegazioni: "Oggi hai mangiato già tre cioccolatini, basta". Però capite che lo voleva tanto e quindi proponete una soluzione, come quella di fare una torta insieme a casa la sera o scrivere il cioccolatino sulla lista della spesa per la prossima volta. Così inserite la regola in una relazione e in un rapporto di fiducia: state cercando di capire il bisogno di vostro figlio, che poi è ciò che vorremmo che gli altri facessero con noi, provare a capirci».

Cos’è l’alto contatto

La Disciplina dolce parla di alto contatto sempre perché si sintonizza con i bisogni dei bambini. «Nella fascia 0-3 anni avere molto contatto corporeo con il genitore è un bisogno imprescindibile del bambino, che è stato per 9 mesi nella pancia e che ricerca ancora molto una accoglienza anche fisica». Può comprendere:

  • Allattamento a termine

  • Babywearing, ovvero tenere vicino a sé il proprio figlio con una fascia

  • Cosleeping o bed sharing, fino al passaggio definitivo al proprio lettino

Il distacco dal genitore dunque deve avvenire quanto più gradualmente possibile, ma questi sono solo consigli che non devono allarmare i genitori che non riuscissero o volessero seguirli: «La prima cosa è la serenità e benessere personale e della coppia, perché genitori tristi e insoddisfatti crescono figli tristi: ad alcuni bambini la fascia dà sicurezza e calma, altri la rifiutano; non tutti possono allattare e quindi si può dare il biberon magari pelle a pelle; dormire qualche volta con i genitori fa rilasciare endorfine e rasserena i piccoli, ma una coppia può voler preservare la propria intimità. Sappiate che più riuscite a fare ciò più assecondate un loro bisogno, ma fatelo a modo vostro e rispettando voi stessi».

Cos’è la Comunicazione Nonviolenta

Ideata nel 1960 dallo psicologo statunitense Marshall Rosenberg, la Comunicazione Nonviolenta (CNV) nasce rivolta agli adulti ma è un utile strumento anche nella relazione con i bambini: «Parte dall'assunto che gli uomini e le donne siano essere empatici, ma che la società tende a trasformarci in persone violente. A dominare è il "Linguaggio sciacallo", governato da giudizi, pregiudizi, pretese e minacce: qui la comunicazione avviene non per cercare uno scambio con l'altro, ma perché voglio ottenere qualcosa da lui. A questo si contrappone il "Linguaggio giraffa", che è il mammifero con il cuore più grande e che con il suo lungo collo può guardare lontano: si basa sull'ascolto dei bisogni propri e altrui, sulla legittimazione delle reciproche emozioni e senza la pretesa di far cambiare idea all'altro, ma ricercando insieme strategie e soluzioni win-win». Le fasi della CNV sono:

  1. Osservazione dei fatti. Senza valutazioni o preconcetti, nel modo più oggettivo possibile.

  2. Identificazione dei sentimenti. Verbalizzare come ci sentiamo.

  3. Riconoscimento dei bisogni. Esprimere quale bisogno ha generato le emozioni provate.

  4. Espressione delle richieste. Cosa mi piacerebbe che l'altro facesse per me.

Poi si ascolta l'altro: come si sente, che bisogni ha e cosa vorrebbe che facessimo per lui. «Essere osservati, legittimati nelle emozioni e riconosciuti nei bisogni è qualcosa che meritano anche i bambini: hanno bisogno come ogni essere umano di essere capiti, accolti, contenuti, abbracciati. Gli scambi di CNV finiscono spesso con una domanda: "Ti piacerebbe una coccola?", "Cosa ne pensi?". Lasciano insomma la comunicazione aperta, sono il contrario di dire: "lo fai perché lo dico io".

L'intervistata

Elena Cortinovis è educatrice professionale, pedagogista e formatrice. Tramite il suo profilo Instagram (@elenacortinovis_), il suo blog elenacortinovis.com e la sua Community su Facebook "Bambini e Genitori: dalla Disciplina Dolce all'educazione quotidiana" divulga a educatori e genitori il metodo della Disciplina Dolce, su cui nel 2020 ha scritto anche il libro "La guida definitiva sulla Disciplina dolce. Amarli incondizionatamente".

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