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Dismorfofobia tra bambini e adolescenti: cosa è?

di Niccolò De Rosa - 11.03.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Vedersi brutti anche quando si ha un bell'aspetto: ecco cos'è la dismorfofobia, un disturbo che può complicare drammaticamente la vita di un giovane

Timori e insicurezze riguardo il proprio aspetto sono elementi tipici dell'adolescenza e della preadolescenza. Tuttavia, quando tali angosce assumono dei connotati patologici, tanto da alterare l'equilibrio psicofisico di una ragazza o un ragazzo, allora si parla di dismorfofobia, ossia la paura di non avere un aspetto piacevole, spesso scontrandosi con la realtà oggettiva relativa al proprio fisico.

In questo articolo

Cos'è la dismorfofobia

Il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, più comunemente noto come dismorfofobia, è una condizione che porta chi ne soffre a percepire difetti fisici nella propria persona, ingigantendoli anche quando tali difetti appaiono oggettivamente lievi o, addirittura, inesistenti. 

Persone dal fisico normale o addirittura muscoloso che si vedono magri e gracili, ragazze carine che ritengono di avere occhi troppo distanti, adulti piacenti che ricorrono all chirurgia plastica per modificare un naso reputato troppo storto: il dismorfismo corporeo porta insomma un individuo a vedersi molto più brutto di quanto in realtà sia, causandone un forte disagio psicologico ed emotivo.

I risvolti di tale disturbo infatti possono sfociare in ansie e preoccupazioni ossessive riguardo il proprio aspetto che finiscono immancabilmente per interferire con comportamenti e relazioni sociali del quotidiano.

I sintomi della dismorfofobia

Normalmente la dismorfofobia inizia a manifestarsi durante l'adolescenza, anche se le prime avvisaglie possono verificarsi già intorno agli 12-13 anni, e la statistica segnala una leggera predominanza dei casi tra le donne. Attualmente i dati rivelano come questo disturbo riguardi circa il 2-3% della popolazione (fonte: Msdmanuals).

I segnali indicatori sono vari e molteplici, tuttavia non è sempre facile accorgersi del problema, poiché l'attenzione critica verso il proprio corpo è un elemento decisamente comune tra ragazzi e ragazze che stanno crescendo e quindi sono in cerca della propria identità (anche estetica).

Tuttavia alcuni comportamenti, se adottati in modo frequente ed ossessivo, potrebbero evidenziare la presenza di un malessere:

  • Guardarsi spesso e a lungo allo specchio, esaminandosi attentamente;
  • Fare costantamente confronti tra sé e altri conoscenti;
  • Lamentarsi ripetutamente di alcune caratteristiche del proprio corpo (naso, rughe, forme, capelli ecc...);
  • Avere costantemente l'impressione che le altre persone ci stiano fissando e giudicando per il nostro aspetto;
  • Passare molto tempo a curare il proprio aspetto cercando di nascondere alcuni presunti inestetismi con capi d'abbigliamento o, nel caso delle femmine, facendo ampio ricorso al trucco.
  • Paura di mostrarsi in pubblico.
  • Fare eccessivo esercizio fisico per rimediare a presunti problemi di peso o muscolatura.

Possibili conseguenze

Naturalmente la persistente convinzione di apparire sgradevoli alla vista del prossimo è un viatico per stress, ansia e difficoltà relazionali. Ciò spesso porta chi ne soffre a ricorrere, in età adulta, alla chirurgia estetica, talvolta anche con più interventi nel corso della vita.

Le conseguenze più preoccupanti associate al disturbo da dismorfismo - che specifichiamo, riguardano i casi più gravi e non rappredentano una regola assoluta - sono però asocialità e depressione cronica, a sua volta collegata spesso all'abuso di alcool e dorghe, nonché a tendenze suicide.

Molti soggetti con dismorfobia soffrono anche di altre malattie mentali come il disturbo ossessivo-compulsivo.

Come si cura la dismorfofobia

La diagnosi non è facile non solo perché, come già scritto, molti comportamenti vengono facilmente imputati alle classiche tribolazioni da teenager, ma perché anche da adulti chi ne è soggetto o è sinceramente convinto di essere brutto o teme così tanto il giudizio del prossimo da vergognarsi a condividere il proprio problema. 

Una volta individuata però l'origine psicologica del malessere però, la terapia cognitivo-comportamentale risulta essere uno degli strumenti più efficaci per il superamento graduale del disturbo. Supportato da un professionista infatti, il paziente viene aiutato a maturare una percezione più oggettiva di sé stesso e ad accettare più serenamente gli eventuali piccoli difetti della propria persona.

In casi specifici il terapeuta potrebbe prescrivere l'utilizzo di farmaci antidepressivi, anche se naturalmente casi simili riguardano solo le situazioni più delicate, specie se il soggetto coinvolto è un minore.

FONTI: Msdmanuals; International OCD Foundation; Mayoclinic.org

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