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Educazione dei figli, consigli per costruire una comunità per crescere assieme

di Sara De Giorgi - 26.05.2023 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Come migliorare l'educazione dei figli, con l'obiettivo di costruire una comunità in cui crescere insieme? Lo abbiamo chiesto a Daniele Novara, pedagogista e professore universitario, il quale ha elaborato preziosi consigli per i genitori.

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Come educare i figli abituandoli a costruire una comunità in cui crescere insieme e a rendere ogni giorno il mondo un posto migliore?

Lo abbiamo chiesto a Daniele Novara, esperto sui temi della pedagogia e dell'educazione, pedagogista, autore, professore universitario e direttore del Centro Psicopedagogico per l'educazione e per la gestione dei conflitti (CPP).

Novara, oltre ad essere autore di numerosi libri sul tema, ha recentemente pubblicato il volume Nessuno si educa da solo. Una vita da pedagogista (Sonda Edizioni, 2023), nel quale, attingendo dalla propria esperienza umana e professionale, affronta i temi della crescita, dell'apprendimento e dell'educazione.

E non solo: nel testo si parla anche del ruolo dell'insegnante nella scuola di oggi, dei limiti della "scuola digitale", del diventare genitori all'altezza delle esigenze dei bambini e degli adolescenti e dell'importanza di alfabetizzare al conflitto per ridurre ogni tipo di violenza. Il libro è stato definito necessario in un Paese in cui le istituzioni pedagogiche (scuole e famiglie) sono ormai orfane della pedagogia, una scienza praticamente senza professionisti.

Abbiamo intervistato Novara per chiedergli alcuni consigli per i genitori, affinché questi ultimi possano trarre ispirazione per educare i figli alla costruzione di una comunità per crescere insieme.

Scuola, si impara dall'esperienza concreta

Il professore Novara ha affermato: «Sono un sostenitore della scuola attiva, non di quella gentiliana. Come affermava la stessa Maria Montessori, sono convinto che i bambini imparino nell'esperienza concreta, nel fare, nella condivisione sociale, nella logica del mutuo insegnamento.

Non è l'ascolto a creare apprendimento, ma l'applicazione pratica che passa per un atto motorio, non puramente intellettualistico o mentale.

La scuola deve liberarsi dei retaggi del passato centrati sulla triade spiegazione-studio-interrogazione.

La scuola non è soltanto spiegare una materia, ma vivere un'esperienza con gli altri. Per studiare la storia dell'arte, ad esempio, si può partire da una visita alle chiese antiche del territorio.

Ricordare soltanto a memoria fa perdere tempo e risulta difficile. La scuola dovrebbe essere un laboratorio in cui gli alunni imparano facendo. Grazie alle neuroscienze si conosce oggi la funzione dei neuroni specchio, che si attivano durante il compimento di azioni sociali».

Manifesto per una scuola come comunità di apprendimento

  1. «Si impara dai compagni, nella condivisione con gli altri. Copiare non solo è possibile ma è proprio l'imitazione reciproca che permette di apprendere.
  2. Si impara con le domande, quelle maieutiche che non cercano la risposta esatta ma attivano motivazione, interesse, curiosità e voglia di scoprire.
  3. Si impara nel laboratorio, nella concretezza delle esperienze dirette, nel cercare risposte ai problemi usando tutte le informazioni possibili, non ascoltando più o meno passivamente chi sta facendo lezione.
  4. Si impara valutando i progressi, evitando l'elenco degli errori, monitorando il percorso di crescita senza giudicare le incertezze.
  5. Si impara sbagliando, provando e riprovando finché la conoscenza smette di essere teorica e diventa capacità applicativa, padronanza, competenza concreta.
  6. Si impara con l'insegnante che fa da regista, che non vuole stare al centro e lascia sempre il protagonismo ai suoi allievi, predisponendo, più che disponendo.
  7. Si impara divertendosi. Se la didattica sorprende, è creativa, imprevedibile, diventa scoperta continua».

(Dal libro Nessuno si educa da solo. Una vita da pedagogista)

Perché il pensiero magico fa fare molta strada?

«Trattare i piccoli come mini adulti, in una sorta di anticipazione che non dà spazio al sogno, alla magia, al gioco, li manda in confusione e li spaventa. È una violazione del loro pensiero, del loro diritto a essere bambini.

Il pensiero magico risulta pertanto fondamentale per i più piccoli. Bisogna lasciare che credano a Babbo Natale, alla fatina dei denti, a Santa Lucia ecc. Si tratta di figure salvifiche che rompono lo schema della dicotomia tra il mondo infantile e quello degli adulti. Mamma e papà partecipano ai preparativi e nascondono i regali di Babbo Natale perché il mistero venga preservato.

L'allestimento del presepe a Natale rappresenta un'attesa, quella di una nascita, del miracolo della vita che si compie. In famiglia si cerca quindi di rendere la capanna il più accogliente possibile, si mette la paglia per il bue e l'asinello affinché siano nutriti per affrontare il compito che li spetta: scaldare il piccolo nascituro».

Come costruire una comunità per crescere assieme, consigli per genitori

Di seguito alcuni suggerimenti, secondo il professor Novara, per genitori, perché possano abituare i bambini a crescere assieme in una comunità.

  1. «Esiste oggi la tendenza ad adultizzare i bambini e, viceversa, a trattare gli adolescenti come se fossero ancora piccoli.
  2. Oggi il bisogno dell'accudimento viene spesso spostato sugli animali domestici.Piuttosto che buttarsi nella maternità si preferisce prendere un cane. Non è un atteggiamento sano.
  3. Per aiutare i genitori a prendere decisioni adeguate propongo che all'uscita dai reparti di maternità venga consegnato un libro di istruzioni educative per i figli contenente informazioni utili per crescere i figli nelle varie fasi educative.
  4. Occorre che, oltre al pediatra, i genitori possano avere a disposizione anche un consulente pedagogico gratuito per avere le informazioni sulle fasi educative con i loro figli. Pensiamo all'attuale "crisi del padre": la sua figura è fondamentale in adolescenza, ma viene costantemente messo in panchina. Molte famiglie improvvisano, vivono nella confusione e, senza chiarezza, si possono manifestare scompensi. 
  5. Non diamo retta all'idea che oggi un bambino di 3 anni debba essere digitalizzato: si possono solo creare danni. Anche al riguardo occorre mettere a disposizione una formazione adeguata per genitori e insegnanti».

«Da sempre sostengo che gli insegnanti della prima infanzia (0-6) debbano essere pagati di più dei docenti delle superiori perché hanno una responsabilità enormemente maggiore. Con bambini così piccoli si possono fare dei danni che restano tutta la vita.

Se non sai spiegare Hegel, non puoi provocare danni; ma se una maestra urla tutto il giorno con i bambini, questi non se la passeranno bene. Serve qualità. Nel resto d'Europa gli stipendi per la scuola dell'infanzia sono ben più alti».

(Dal libro Nessuno si educa da solo. Una vita da pedagogista di Daniele Novara)

"Nessuno si educa da solo", il libro

Daniele Novara ha spiegato che il libro è nato per caso.

«Nel lavoro mi nutro sempre di un impianto scientifico ed empirico, ma anche della mia storia, che è un grande repertorio a cui attingo. Ho commesso degli errori, senz'altro. Eppure nella mia crescita si trovano interstizi che possono essere d'aiuto per gli altri, qualcosa di utile. Il libro narra a tutti gli effetti il mio percorso di pedagogista.

Il profilo del pedagogista è soltanto accademico. Una grande lacuna dell'Italia. La mancanza della professione del pedagogista costituisce un limite drammatico, soprattutto per la scuola».

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