Psicologia

Le emozioni dei bambini, tutto quello che c'è da sapere

Di Sara De Giorgi
bambina
23 marzo 2020
I più piccoli provano tante emozioni ed è importante aiutarli a riconoscerle fin dalla più tenera età. Ecco alcuni approfondimenti interessanti sul ruolo e sulla gestione delle emozioni nei bambini.
I più piccoli provano emozioni che hanno bisogno di essere interpretate. E aiutarli a riconoscerle è molto importante fin dalla tenera età. Abbiamo raccolto in questo articolo tanti approfondimenti sul ruolo e sulla gestione delle emozioni nei bambini.

 

Cosa sono le emozioni e come influiscono sull'apprendimento del bambino

 

Secondo Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo presso l'Università degli Studi di Padova ed esperta di psicologia dell'apprendimento, le emozioni sono stati mentali e fisiologici che agiscono e condizionano le persone. Sono associati a modificazioni psicofisiologiche per stimoli interni (battito cardiaco, salivazione, rossore, ecc.) ed esterni (pensieri, rumori o altro che generano paura o ansia). In genere, sono state apprese oppure sono caratteristiche dell'indole delle persone. «Quindi fanno parte della memoria, come la lingua che si parla, come gli studi che si fanno a scuola. Il dolore ad esempio nasce per avvertirci di un fattore di rischio, la sofferenza è invece la memoria del dolore sia a livello psichico che cellulare», ha affermato la studiosa.

 

«Può accadere che, a un certo punto, anziché funzionare da circuito di aiuto, le emozioni vadano in cortocircuito disfunzionale. Cioè diventano elementi che non ci consentono di funzionare bene. Avviene quello che noi chiamiamo il cortocircuito emozionale: le emozioni generano una sofferenza tale per cui si entra in un rischio e ci si blocca. Così molti dei disturbi del comportamento e dell'umore nascono da emozioni che generano forte sofferenza non identificata bene dal contesto educativo», spiega la dottoressa.

 

«Gli educatori, per aiutare i loro ragazzi, devono lavorare sulla sofferenza, perché alla memoria del dolore bisogna rispondere cambiando l'atteggiamento che lo ha determinato. Dobbiamo aiutare i nostri figli/alunni a togliere gli errori, a non giudicarli, a non determinare loro sofferenze e a trovare insieme una strategia migliore per aiutarli. L'atteggiamento giusto è riconoscere nell'altro la sacralità del suo mondo, così per un bambino: la sua personalità va conosciuta, modificata, non sostituita. Va poi riacquistato il principio del diritto di sbagliare, che non è solo dei nostri figli, ma anche nostro».

 

Secondo la Prof. Lucangeli, occorre anche imparare a chiedere scusa, un modo per aiutare a liberare dal senso di colpa, e promuovere un ottimismo prospettico: noi siamo stati educati all'idea che è difficile modificare le cose che non vanno, ma, invece, non è vero. Per modificare l'atteggiamento emotivo, non si può far a meno di reimparare le emozioni warm (calde), perché sono le chiavi di accesso all'anima, alla persona viva e profonda.

 

I bebè e le emozioni

 

I bebè sanno fin troppo bene come comunicare i loro stati d'animo. Ma sono in grado di riconoscere le emozioni degli adulti? A rispondere a questo quesito ci ha pensato una ricerca dell'Università di Ginevra (UNIGE), che ha analizzato le reazioni di alcuni bebè per capire se questi fossero effettivamente capaci di associare le emozioni al loro reale significato, o se piuttosto si limitassero a distinguere le caratteristiche espressive e vocali dei vari stati d'animo.

 

In un primo momento i piccoli partecipanti venivano posti di fronte ad uno schermo nero ad ascoltare una voce neutra, felice o arrabbiata per una durata totale di 20 secondi. Successivamente, ai bebè venivano mostrate per 10 secondi delle immagini che ritraevano adulti in preda ad una chiara emozione (rabbia o felicità).

 

Dallo studio è emerso che, dopo aver ascoltato per 20 secondi una voce felice, i bambini tendevano a soffermarsi più a lungo di fronte alle foto che esprimevano rabbia.Questo perché i piccoli rimanevano sorpresi dall'accostamento e ciò ha permesso agli studiosi di affermare con certezza che anche dopo solo 6 mesi di vita, i bambini sono perfettamente in grado di elaborare le informazioni percepite (sia visive che uditive) e dunque riconoscere i vari stati d'animo.

 

Come insegnare ai bambini a riconoscere le emozioni?

 

Le emozioni sono come uno spettro di colori, ci attraversano, ma non sempre siamo capaci di dare loro un nome. Per questo motivo è importante imparare fin da piccoli a riconoscerle e a gestirle, per uno sviluppo equilibrato. Sara Agostini, insegnante e dirigente scolastico, le racconta in modo semplice e divertente nel libro Le sei storie delle emozioni, uno strumento utile per giocare a capire quello che si prova insieme ai propri figli.

 

Ecco, secondo la Agostini, in modi in cui mamma e papà possono "allenare" i propri figli a riconoscere le emozioni:

  1. Ascoltare. «Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di ascoltare e parlare tanto – continua Agostini –, spronando i bambini a dare un nome alle cose che provano, perché più è vasto il loro linguaggio, meglio riescono a descrivere ciò che sentono, e più saranno capaci di gestirlo. Questo vale anche con i bambini piccoli, che non hanno un vocabolario molto ricco».
  2. Disegnare. «Ci si può dedicare al linguaggio in modo giocoso, disegnando faccine e dando un nome alle espressioni: attraverso le parole impariamo a riconoscere quello che c'è dentro di noi».
  3. Leggere. «Non dimentichiamoci poi di dedicare tempo alla lettura, che è sempre un ottimo "aggancio" per parlare di mille cose».

 

Un esempio di come si può applicare in modo pratico il riconoscimento delle emozioni è la gestione di una situazione di conflitto, ad esempio un litigio tra fratelli, o tra amici. «A scuola chiediamo ai bambini di mettersi nei panni dell'altro, chiedendogli cosa l'abbia portato a comportarsi in un certo modo. Funziona anche attraverso le storie, immedesimandosi nei personaggi di un racconto. Poi chiediamo ai bambini di aspettare un attimo prima di presentare le emozioni, e prima di reagire. Interiorizzare, parlare, dire come ci si sente. Questo lavoro aiuta a sviluppare una capacità importantissima, che in futuro li aiuterà nelle relazioni, di ogni genere», chiarisce Agostini.

 

Come insegnare le emozioni attraverso i colori

 

«Imparare a conoscere le proprie emozioni, a comprenderle, separarle e identificarle permette di conoscere meglio se stessi e di costruire un ponte con i desideri e bisogni più profondi di ogni individuo» spiega Francesca Vavassori, psicologa che ha ideato il percorso "Vedo tutto rosa" per insegnare le emozioni ai bambini attraverso i colori.

 

Secondo la psicologa, i colori sono strumenti ideali per insegnare ai bambini, anche più piccoli, a riconoscere ed esprimere con più consapevolezza le emozioni che provano. Per farlo, si può utilizzare un approccio ludico: «In "Vedo tutto rosa" accoglievo i bambini in uno spazio strutturato: ogni materiale scelto veniva posizionato in maniera pensata e significativa, seguendo alcuni principi teorici di base delle arti terapie. Lavoravo con un massimo di otto bambini per dare loro la giusta attenzione. Al piccolo gruppo presentavo un'emozione partendo da quelle definite di base, come la rabbia, la paura, la gioia, la tristezza, il disgusto, e chiedevo loro di associare un colore e/o una forma a questa emozione», racconta Vavassori.

 

«Spesso i colori scelti per rappresentare le emozioni erano simili, quasi a voler ricordare che in ognuno di noi, anche nei bambini, è presente un inconscio collettivo. I piccoli associavano alla rabbia il rosso o il nero, alla gioia il giallo, alla tristezza il blu, e così via. Non a caso, i colori hanno avuto nella storia e tutt'ora hanno una valenza simbolica ed emozionale che li contraddistingue».

 

«Dopo la scelta e la rappresentazione delle emozioni facevo raccontare ai bambini, solo se volenterosi di voler condivide in gruppo, com'era nato il loro disegno, se l'emozione provata ricordava qualche episodio in particolare e dove la sentivano nel corpo. Essere ascoltati dagli altri e poter condividere le proprie storie, senza giudizio, era un momento fondamentale del percorso, perché permetteva loro di rielaborare e prendere coscienza del proprio vissuto accolti e contenuti dal gruppo. Inoltre, i bambini imparavano che le emozioni hanno una risonanza corporea e che questo segnale può essere davvero utile per comprendere i propri vissuti e gestirli».

 

Questo percorso può essere ripetuto anche a casa con mamma e papà, basta solo lasciare spazio ai bambini di esprimere, attraverso il disegno, il loro mondo interiore in uno luogo apposito, protetto e sicuro.

 

Come insegnare ai bambini a gestire le proprie emozioni

 

"Molti genitori trascurano di insegnare ai più piccoli a gesstire le emozioni", ha spiegato Laura Jana, dell'American Academy of Pediatrics, "ma è tanto importante quanto qualsiasi altra abilità da trasmettere ai nostri figli". Infatti da questo dipenderanno le scelte che faranno su temi importanti, come: cosa mangiare, quanto dormire, quanto studiare, ecc. Ecco alcuni consigli.

 

  1. Come affrontare un suo momento di rabbia. Cosa dovreste fare quando vostro figlio va in escandescenza perché deve raccogliere i suoi calzini dal pavimento del soggiorno? Piuttosto che sgridarlo urlando dovreste: - Riconoscere che è arrabbiato, ma non discuterne in quel momento. Fategli capire che siete dispiaciuti per lui, ma non provate a risolvere il problema mentre è infuriato, rischiereste di essere travolti in un litigio. - Dategli tempo per riprendersi: non è necessario mandarlo nella sua stanza, ma suggeritegli di andare da qualche parte a rinfrescarsi. Anche l'attività fisica aiuta i bambini a bruciare la frustrazione. Provate a mandarlo fuori a fare una passeggiata o a fare due tiri di pallacanestro. - Quando è calmo, allora se ne può parlare. Dopo che è calmo, allora si può parlare. Ora potete chiedergli di spiegare perché si è tanto arrabbiato e trovare insieme una soluzione razionale. In questo modo state insegnando ai vostri figli ad accettare il malumore, calmarsi in modo sano, e trovare una soluzione insieme.
  2. Migliorare la comunicazione. "È importante che i vostri figli si sentano a loro agio nel condividere con voi ciò che provano", dice Roberta Golinkoff, dell'American Psychological Association. "Sapere cosa sta succedendo nelle vite dei vostri figli può aiutarvi a superare potenziali problemi". Ecco come praticare queste buone abitudini: -Mangiate assieme: quello del pranzo o della cena è uno spazio importante per comunicare e confrontarsi sui problemi. -Fategli domande giuste. Non chiedete: "come è andata a scuola?" avreste risposte tipo: "tutto bene"; piuttosto fategli domande mirate, ad esempio: "come è andato il corso di teatro?"; o "come va il tuo compagno di banco?". I vostri figli si sentono più a loro agio se non sono l'argomento delle domande. -Parlategli mentre state facendo altre cose. Se vostro figlio vede che vi sedete davanti a lui per parlare seriamente, le sue difese potrebbero salire. Al contrario, tenete la conversazione informale, meglio facendo altre cose, come: guidare, fare shopping o cucinare.
  3. Sistemate le routine quotidiane. Abituateli alle buone abitudini. Le routine quotidiane aiutano a creare stabilità emotiva. - Impostate un programma giornaliero. Stabilite un ritmo regolare per le attività dopo la scuola: i compiti, la cena, l'ora di andare a letto. - Assicuratevi che faccia attività fisica regolare. Sappiamo che l'esercizio fisico può rilasciare sostanze chimiche nel corpo che fanno sentire bene. E altre ricerche dimostrano che l'esercizio fisico regolare può anche rendere i bambini più sicuri di sé e farli stare meglio con se stessi. - Aiutatelo a trovare il modo giusto per rilassarsi. Anche i bambini si stressano, ed è importante per loro trovare il modo di rilassarsi che non sia solo sdraiarsi davanti alla TV o con uno smartphone in mano.

 

La gestione dell'umore ai nostri figli per step

 

Per un bimbo che sta crescendo, capire come gestire il proprio umore è importante tanto quanto imparare a camminare e a parlare. Soprattutto per i piccoli diventa cruciale apprendere il giusto approccio emotivo per affrontare le sfide di tutti i giorni (la scuola, lo sport, le relazioni sociali...) senza diventare schiavi del buono o del cattivo umore.

 

Ma come può un bambino imparare a diventare "padrone" delle proprie emozioni? Il controllo delle emozioni non è una pratica che ciene naturale: sono necessarie alcune strategie. Ecco alcuni step per imparare a farlo, ripresi dal sito WebMd:

 

  1. STEP 1. È fondamentale che siano i genitori in primis a capire come gestire i momenti di "turbolenza umorale" dei piccini. Inutile sgridare il bambino e metterlo in castigo; è molto più costruttivo prendere coscienza del suo disagio, lasciargli il tempo di "sbollire" (magari suggerendogli di fare una passeggiata in giardino o due tiri al pallone) e poi farlo tornare sul suo comportamento una volta che si è calmato.
  2. STEP 2. Secondo la Dott.ssa Roberta Golinkoff poi, il passo successivo consiste nel migliorare la comunicazione tra genitori e figli. È importante che i bimbi siano a proprio agio quando parlano con mamma e papà.
  3. STEP 3. Creare una routine "sana" aiuta molto i bimbi a sviluppare una maggiore fiducia in loro stessi e ad orientarsi con le loro emozioni. È una buona idea dunque programmare la settimana con momenti che alternino attività regolari e stimolanti a momenti dedicati interamente al tempo libero. Fondamentali lo sport e la limitazione delle ore passate davanti a Tv o tablet.

 

Come stimolare l'intelligenza emotiva

 

Donatella Celli è autrice del libro "Il sentire dei bambini" (Tecniche nuove), rivolto ad educatori e insegnati proprio per aiutarli nel catalizzare in maniera positiva, costruttiva ed educativa ciò che i più piccoli sentono. Attraverso indicazioni metodologiche chiare e semplici, l'autrice fornisce delle linee guida per affrontare situazioni complesse e per favorire l'apprendimento. Ecco qualche spunto, secondo la Celli, che mamme o papà possono replicare facilmente anche a casa:

 

  1. A ognuno il suo linguaggio. Alcune persone sono portate per la scrittura, altre dipingono, altre ancora trasferiscono in musica le loro emozioni: anche per i bambini è così. Il consiglio che dà la maestra è di far scegliere al bambino il linguaggio con cui comunicare.
  2. Le conquiste vanno festeggiate. Definite dei piccoli traguardi e istituite dei riti con cui festeggiarne il raggiungimento: il primo compito finito senza alzarsi dalla scrivania, la litigata risolta senza picchiarsi, il vestirsi da soli senza capricci la mattina…
  3. Le aspettative vanno innalzate. Dopo aver festeggiato una nuova conquista, può essere utile porre al piccolo un nuovo obiettivo, più difficile da raggiungere quanto basta per stimolarlo a fare nuove conquiste e acquisire nuove consapevolezze, ma non tale da spaventarlo.
  4. Mai dimenticare le proprie emozioni. Bisogna dare valore anche al proprio stato d'animo, dire al proprio bimbo quando ci si sente particolarmente stanchi, arrabbiati, ma anche felici.

 

L'importanza del gioco per "imparare" le emozioni

 

"Il gioco, che rappresenta sempre qualche piccolo frammento di 'commedia umana', è proprio il mezzo con il quale i bambini imparano a esplorare e conoscere il mondo, e dunque le emozioni, proprie e altrui". Lo afferma Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, al quale abbiamo chiesto di illustrare alcuni aspetti fondamentali della relazione tra gioco ed emozione, partendo da un'analisi delle più comuni attività ludiche dell'infanzia. Eccone alcune.

 

  1. Giochi a due, con mamma e papà. "Pensiamo ai giochi ai due che i genitori fanno con i loro figli piccoli, come il cavallino sulle ginocchia, il battimani, le storie con le dita" racconta Di Pietro, che è anche presidente del gruppo di ricerca sul gioco dei Cemea, Centri di esercitazione ai metodi dell'educazione attiva. "Sono giochi che si fanno 'a tu per tu', a stretto contatto fisico, e nei quali si sperimenta una forma di comunicazione basata sulla capacità di ciascun giocatore di mettersi in ascolto delle emozioni dell'altro".
  2. Gioco simbolico. Il gioco simbolico è uno di quelli più praticati dai bambini fino a cinque/sei anni, nel quale il bambino può anche decidere quale emozione mettere in scena e in quale ruolo recitare. "A volte – racconta Di Pietro - mettono in scena loro stessi: facciamo che io ero il bambino e tu (rivolto alla mamma) la mia mamma, oppure facciamo che io ero la sorellina piccola e tu (rivolta al fratello grande) il fratello grande. In questo modo possono ripercorrere emozioni che hanno provato in particolari situazioni, magari la rabbia durante una lite, oppure la gelosia per il fratellino appena nato, o la gioia per un regalo". Spesso le emozioni esplorate con queste finzioni sono molto forti, ma il fatto di arrivare a "toccarle con mano" in una cornice che è quella del gioco, che può essere spezzata in ogni momento, aiuta a non farsi coinvolgere troppo. 
  3. Cucù e nascondino. Anche il nascondino è uno dei giochi più praticati, e lo è per una lunga fase della vita: i bambini cominciano a sperimentarlo da piccolissimi, a partire dal "Cucù/Bubù settete" (dove l'adulto nasconde il proprio volto), e possono farlo fino all'adolescenza. "Qui l'emozione maggiormente in gioco può essere relativa a una delle paure più grandi che si possano provare, quella di essere abbandonati, di rimanere da soli".

 

Bambini, attività per esplorare le emozioni

 

È molto importante abituare i piccoli a riconoscere le emozioni. Un bambino che riesce a verbalizzare quello che prova, troverà più facilmente aiuto, e, a sua volta, sarà più empatico con gli altri. Ecco alcune attività per esplorare il mondo delle emozioni.

 

  1. Maschere delle emozioni. Prendete dei cartoncini colorati e disegnateci sopra le varie emozioni. Poi incollateli sopra dei vecchi CD decorati con cartoncini colorati e piegati a forma di raggi di sole. Potete giocare con i bambini a indossare le "maschere" delle emozioni e riconoscerle assieme.
  2. Pupazzi delle emozioni. Prendete dei rotoli di cartone, tagliateli in modo da avere altezze diverse. Poi ritagliate un cerchio. Su un foglio a parte disegnate varie espressioni per ogni rotolo. Infine inserite il foglio in modo che si possa scorrere e cambiare faccia. I bambini si divertiranno a giocare con questi pupazzi e a cambiare loro le emozioni a seconda del gioco.
  3. La faccia delle emozioni. Costruite una faccia delle emozioni: da un cartoncino ricavate un grosso cerchio per il viso e delle forme più piccole per bocca, naso, occhi, sopracciglia. Poi puntatele con dei ferma campioni all'interno del cerchio. Fate vedere al bambino come gli elementi della faccia si modificano a seconda delle emozioni: felice, triste, arrabbiato, sorpreso... In questo modo il piccolo imparerà a nominare e a riconoscere le diverse emozioni. 

 

Genitori e figli, ecco perché non bisogna reprimere le emozioni

 

Secondo uno studio condotto da ricercatori della Washington State University Vancouver la tendenza a reprimere emozioni negative davanti ai piccoli non solo non serve a molto, ma anzi comporta alcuni effetti negativi sul loro modo di agire. Sara Waters, firma principale della ricerca, sulla rivista Emotion, ha spiegato che  dati a supporto della teoria sono stati raccolti osservando il comportamento di 109 genitori - madri e padri - nel rapporto con i figli successivamente ad un episodio spiacevole.

 

Ma allora come bisogna rapportarsi con i figli quando c'è qualcosa che non va?

«Se i bambini avvertono che sta accadendo qualcosa di negativo, ma i genitori continuano a comportarsi normalmente, essi ne rimangono confusi, perché vengono inviati messaggi conflittuali - ha detto la Waters - Lasciamo dunque che i figli vedano l'intero quadro. Ciò aiuta i bimbi ad imparare a regolare le loro stesse emozioni e a capire che i problemi possono essere risolti. È sempre meglio quindi spiegare loro perché si è arrabbiati e dire cosa si farà per migliorare la situazione».